Istantanea

Montmartre by MaD

“Aveva un ramo di mirto e gioiva

E un fiore bello di rosa.

                                   La chioma

Copriva d’ ombra gli omeri, le spalle.”

Questi pochi versi di Archiloco sembrano un’ istantanea. Una foto.

Sembra quasi di poter descrivere l’ inquadratura. Una giovane donna, sorridente, gli occhi brillanti, il mirto e la rosa tra le mani, i lunghi capelli sciolti.

Sembra di averla davanti agli occhi fino a quando non ci si sofferma a pensare che, in realtà, questo frammento non descrive quasi nulla, e di quella figura ci dice pochissimo.

Siamo noi ad immaginare che quella donna sia giovane, che stia sorridendo, immaginiamo (io immagino, almeno) che abbia i capelli scuri e gli occhi profondi, che tenga la rosa ed il mirto tra le mani. E poi, è giorno o sera ? E la donna è all’ aperto o in casa ? Ci sono altre persone vicino a lei ?

Tutte queste cose non sono dette.

L’ immagine di quella donna si crea nella mente del lettore, utilizzando pochissimi indizi che il poeta mette a disposizione.

La poesia e’ arte di fare entrare il mare in un bicchiere, diceva Calvino. E quest’ arte si basa sul fatto che, nella poesia, il bicchiere ce lo mette il poeta, ma il mare ce lo mette il lettore. È lui che costruisce l’ immagine integrando i pochi elementi a disposizione.

E proprio in questa operazione di integrazione consiste la capacità di penetrazione profonda della poesia vera, nel fatto di forzare il lettore a guardarsi dentro estraendo da se stesso la ricchezza del significato.

In questo infatti si caratterizza la poesia, nel fatto che ogni verso, ogni singola parola quasi, concentri una molteplicità di significati, un valore letterale ed uno fonetico, per il suono stesso della parola con o senza l’ ausilio della rima, e per il potere evocativo di quel suono. Ed infine un valore metaforico, lo “stare per qualcos’ altro” che al lettore non viene detto ma che deve lui trovare da solo, seguendo la propria sensibilità e persino andando oltre le intenzioni dell’ autore.

È dunque, la poesia, un’ istantanea di tipo molto particolare, un’ istantanea “censurata” o meglio, intenzionalmente costruita con pochi dettagli e molta oscurità.

Ma allora si dovrebbe dire della poesia che è più simile allo schizzo di un pittore piuttosto che ad una foto istantanea ? E la fotografia, potrà mai avvicinarsi alla poesia o dovrà lasciare sempre il passo alla pittura come veicolo di emozioni ?

Andiamo con calma.

La prima considerazione è che la fotografia, per sua natura, non fa che riprendere tutta quanta la realtà presente davanti all’ obiettivo, con una abbondanza di dettagli assolutamente superiore a quella di qualunque testo scritto. È una questione di byte, una foto anche a risoluzione non elevata genera un file di dimensioni superiori ad un file di testo che contenga tutta la Divina Commedia. Non sembra esserci molto spazio per quell’ “indefinito” evocativo, per quel non detto che appunto genera il coinvolgimento poetico.

Questo è senz’ altro vero nel caso di una fotografia didascalica, descrittiva, “oggettiva”, come quelle che si usano per corredare un testo specialistico o scientifico. Quel tipo di fotografia è agli antipodi della poesia. Non lascia nulla all’ immaginazione, ed è proprio quello il suo intento.

Però non sempre le fotografie sono di quel tipo.

Ci sono delle foto in cui l’ autore applica di proposito una selezione del campo ottico dell’ obiettivo.

Seleziona, con la profondità di campo, la messa a fuoco, il taglio dell’ inquadratura.

E seleziona tenendo presente non tanto ciò che nella foto vuole far vedere, quanto ciò che intende NON far vedere, perché deve rimanere suggerito, stimolato, lasciato da completare all’ osservatore., ciò che deve rimanere nel dubbio e nell’ ambiguità che è tipica della creazione artistica.

Il fotografo opera una forzatura del reale inquadrandolo in una maniera particolare che si sforza propriamente di non essere didascalica o piattamente descrittiva.

È qui che si gioca il salto verso la poesia, nel deliberato impoverimento dell’ immagine.

Forse l’ esempio migliore di questa somiglianza di meccanismi fra poesia e fotografia d’ autore lo si può trovare in uno dei vertici della letteratura, l’ Infinito di Leopardi. La lirica, com’ è noto, prende le mosse da un luogo familiare al poeta, un luogo “sempre caro”, un colle delimitato da una siepe, niente più di questo. Ma il motivo per cui questo luogo è un “luogo dell’ anima” non è il paesaggio che da lì si ammira, ma esattamente il contrario.

Quella siepe infatti “da tanta parte / dell’ ultimo orizzonte il guardo esclude”.

È questo, precisamente, il meccanismo di cui si parlava. Il poeta  è costretto ad immaginare ciò che non può vedere, “nel pensier mi fingo”, e lo spazio dell’ immaginazione, forzato dall’ impedimento alla vista, è persino più grande e soverchiante rispetto a quello della realtà, al punto da generare straniamento, paura, senso di smarrimento, suggestione poetica.

Pare insomma di poter affermare che la poesia agisce per somma misurata e controllatissima di dettagli, la fotografia attinge al risultato artistico per sottrazione, altrettanto controllata e misurata, di dettagli.

L’ immagine è la rappresentazione in una frazione di tempo di un complesso intellettuale ed emotivo.

E’ meglio in una vita presentare una sola immagine piuttosto che voluminose opere.

Ezra Pound, 1913

 

 

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10 commenti su “Istantanea

  1. astrogigi ha detto:

    Cos'è, una mera provocazione ?

    mi sento tirare la giacchetta da mia figlia che mi dice: "vieni via….lascia stare…"

    per ora vince lei….

    …per ora…..

    ma lascia che si addormenti….

    GB

  2. melogrande ha detto:

    Provocazione, dici ?
    E perché mai ? 

  3. Come la descrizione può essere denotativa (e oggettiva) o connotativa (più vicina alla individualità del soggetto che descrive e più lontana dalla realtà oggettiva che viene percepita: il trionfo non dell' è ma del  mi sembra) così credo anch'io che la fotografia possa avere la stessa doppia valenza.

    Quando la fotografia si fa connotativa e si apre alle donazioni di senso di chi la guarda, ha in comune con la poesia la capacità dell'evocare, ottenuta attraverso selezione e sottrazione… (e qui il discorso si farebbe infinito, perché tutto significa, dalla direzione delle linee allo slittamento delle parole dalla consueta collocazione nella catena verbale…)

    Mi piace pensare che l'e-vocare sia la capacità di richiamare 'fantasmi di senso' che appartengono al lettore e consentono l'ingrappolamento delle emozioni e delle sensazioni, in reti che germinano e proliferano, grazie ai segni.

  4. Chapucer ha detto:

    molto intensa questa tua lettura delle immagini e della poesia
    come intensa è quella frase del grande Calvino (lo adoro:-)
    però il poeta non ci mette solo il bicchiere, il suo sentire immagina, ha gli occhi di un cieco, ma lui scava, scava, e scava, fino all'abisso.
    Poi la ragione lo scuote, cerca il limite, quello necessario a rendere una frase, un verso, un frammento…
    la lama che affonda nel suo desiderio e lo ferma.

  5. melogrande ha detto:

    Zena, il potere "e-vocativo" è quello di tirare fuori una "voce" dalle cose, e lo si ottiene (almeno, secondo la lettura che propongo) isolando determinati aspetti che innescano una costruzione di senso da parte di chi osserva o legge.

    Chapucer, il senso non può rimanere confinato nell' autore, deve trasmettersi. Quella che descrivi assai bene, io la chiamerei "disciplina".
    Una disciplina formale senza la quale il poeta dall' abisso probabilmente non riemergerebbe più …

  6. AromaEssenziale ha detto:

    Solo  una parola: affascinante.

  7. melogrande ha detto:

    Grazie, Carolina, sono lieto che ti piaccia !

  8. astrogigi ha detto:

    http://www.astrogigi.it/Jupiter_03_Oct_2011_Animated_gif.gif

    Dancing Europa….(ripresa effettuata dal mio giardino)

    Poetry ? What Else…..

    GB

  9. melogrande ha detto:

    E' una meraviglia, Astro…..

  10. Chapucer ha detto:

    si, per Giove! è proprio bello 🙂

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