Antitestamento biologico


 
Nessun uomo libero sarà arrestato, imprigionato, multato, messo fuori legge, esiliato o molestato in alcun modo, né noi useremo la forza nei suoi confronti o demanderemo di farlo ad altre persone, se non per giudizio legale dei suoi pari e per la legge del regno.
Magna Charta – 1215
 
La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
Costituzione Italiana, Art. 13
 
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Costituzione Italiana, Art. 32
 
Non vale nascondersi dietro un dito, i progressi della scienza medica sollevano interrogativi profondi e questioni davanti alle quali è impossibile non provare ansia.

Ci sono circostanze, ad esempio, in cui la medicina è incapace di guarire il paziente, ma può stabilizzarlo impedendone la morte, intrappolandolo così in una semivita che non è vita come la intenderebbe chiunque di noi, non c’è emozione, non ci sono sensazioni, meno che meno ragionamento, ma non è neppure morte propriamente detta, perché le funzioni biologiche persistono, tenute artificialmente attive.
 
Chiunque di noi, credo proverebbe orrore al pensiero di trovarsi un giorno in una condizione del genere, uno zombie o morto vivente, senza poter andare né avanti verso il definitivo oblio, né indietro verso una vita che sia una vita.
 
E credo che a tutti sia venuto in mente che, in tali condizioni, si desidererebbe solamente una mano pietosa a spegnere tutto e lasciarci morire serenamente, essendo venuta meno la possibilità di vivere. E neppure mi pare valida obiezione dei credenti che all’ uomo non è dato disporre della vita che ha ricevuto in dono, perché in realtà proprio quello la macchina fa, dispone della vita impedendone la fine “naturale”. Esiste infatti qualcosa di meno naturale del vivere attaccati ad una macchina che respira per noi, ci nutre per endovena, filtra il sangue, fa tutto ciò che il nostro corpo non è più in grado di fare ?
 
Per questo l’ idea di una legge sul testamento biologico, che preveda la possibilità di lasciare scritte le proprie volontà nel caso non si fosse più in grado di esprimerle, trovandosi nelle sciagurate condizioni descritte sopra, è una cosa sommamente giusta sulla quali moltissimi non possono che convenire.
 
Se il senso della vita sta nel realizzarsi, esprimere le proprie potenzialità, “diventare se stessi” come dice Nietzsche, principio e causa delle proprie azioni, allora proprio quel senso impone di essere padroni della propria vita.
E chi vuol essere padrone della propria vita difficilmente può accettare che nel momento culminante a decidere di questa stessa vita sia un medico, un giudice, un prete o chiunque altro.
La propria vita non si delega a nessuno.
 
Nessuno mi contesta il diritto di vivere come voglio, perché mai dovrebbe essermi negato il diritto di morire come voglio ?
 
C’è un però.
Il però è il fatto che la legge correntemente in discussione non è affatto una legge sul testamento biologico ma una legge contro il testamento biologico.
È una legge che consente sì di lasciare dettagliate indicazioni sulle cure che, nel caso, si desidera (ma non su quelle che non si desidera ricevere). Per di più, consente al medico di non tenere conto di queste indicazioni.
 
Si badi bene al fatto che, se le stesse indicazioni fossero date dal paziente in condizioni di intendere e di volere, il medico dovrebbe necessariamente rispettarle, perché è un diritto di ciascuno scegliere di non essere curato. Il fatto che stiano scritte sul testamento, a quanto pare, le svaluta a pura opinione non vincolante.
 
E per essere ben sicuri che non ci siano equivoci, il testo della legge si premura di vietare sia al paziente che al medico, la decisione di interrompere alimentazione e idratazione, proibendo esplicitamente al medico, quand’ anche lo desiderasse, di dare corso alla volontà del paziente.
 
Ora, è chiaro che, per quanto opportuna sia l’ idea di regolamentare per legge una materia così delicata, piuttosto che trovarsi una legge simile è meglio rimanere senza.
 
Perché in assenza di legge resta salvo il diritto di chiunque a rifiutare le cure, pur opportunamente edotto delle conseguenze anche estreme di questa sua scelta. E se uno dovesse trovarsi nelle condizioni di non potersi esprimere, vale comunque l’ idea di non poter in buona fede escludere che, messo davanti alla morte, le cure alla fine le accetterebbe.
Ma se la legge c’è, ed il testamento biologico è redatto, nero su bianco, convalidato e non impugnabile, beh allora non dovrebbe essere proprio possibile fare finta che non ci sia.
 
Una legge che prevarichi la volontà inconfutabilmente espressa secondo le modalità previste dalla legge stessa o che addirittura proibisca di esprimere quella volontà è una legge che, semplicemente, espropria l’ individuo della propria vita.
È una legge violenta nel senso che viola, che infrange quel principio dell’ “habeas corpus” cioè, letteralmente “che tu abbia la disposizione del tuo corpo” su cui dal 1679 si sono basate le democrazie moderne.

Sì, perché proprio di ingiusta detenzione qui, letteralmente, si tratta.
 
Grazie, ma preferirei di no, signore.

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17 commenti su “Antitestamento biologico

  1. capehorn ha detto:

    Argomentino lieve per passare un pomeriggio estivo.
    Però questo é forse quello che risveglia una parte della nostra coscienza, che molti vorrebbero silente, se non morta del tutto.
    Di fronte ad una situazione, che preclude ogni possibilità, ogni possibile successo,   come già ho scritto in precedenza , rimangono i dubbi e le incertezze di chi si trova, normalmente solo, ad affrontare un dramma che va al di la di ogni immaginzione.
    Ben venga quindi una legge, ma sicuramente non é quello il dispositivo che tanti , io compreso, ci si aspettava.
    Il soggetto diventa oggetto e la norma viene già vanificata in nuce.
    Certo che é già il superamento di un vuoto, che solo la volontà di pochi e con la diatriba che si é portata appresso, é stato colmato.
     Mi pare che il tappo se vogliamo chiamarlo, lo si é chiuso con un colino.
    In aggiunta quest'atto legislativo nasce in un quadro politico che ben si discosta dal quadro sociale.
    Sembra buttato lì a scopo deviante e in un clima vacanziero nel quale i sensi sono ottusi dal caldo e dal desiderio di vacanza.
    Il legislatore pare non abbia assolutamente cercato una giusta interazione tra il disposto dell'art.13 e dell'art.32 della Carta.
    La risposta é il disinteresse sulla reale volontà del paziente e se vogliamo anche sull'effettiva capacità della medicina di trovare una soluzione, che non sia altro che una sospensione ad libitum delle normali funzioni vitali.
    Se é vero, che la vita ci é stata donata, é pur vero che con essa ci é stato dato il libero arbitrio, tale da poter fare della stessa, ciò che più ci aggrada; non vedo perché se lo stato morboso che mi affligge raggiungerà un punto tale che mi sarà impossibile fare altro se non sopravvivere e, quindi stanti così le cose, perché non mettere fine con ogni dignità possibile, alle mie personali sofferenze e a quelle di chi mi circonda?
    E' vero che scaricare sul medico, tutta la rsponsabilità di un fatto così drammatico viene graduata con una serie ben precisa di norme e "paletti" e a questi si dovrà strettamente tenere.
    Però alla coscienza del malato si sostituisce quella del medico, che si vede costretto ad agire in vece di una persona che quella coscienza per motivi che esulano dalla propia volontà, non può più governare.
    Rifiutare una vita non vita e esprimere chiaramente la mia volontà con un atto che ha valore giuridico, a questo punto "ope legis", viene però ridotto a carta straccia.
    Si parla di naturalità, ma é naturale vivere sospeso in un tempo indefinibile, senza possibilità di interagire, seppur flebilmente, con il mondo esterno?
    E' naturale demandare ad un'altra persona la decisione di continuare a vivere una non vita, per i motivi espressi in precedenza?
    Il legislatore ha disatteso, secondo me, la maturità attuale del corpo sociale. Non credo che sia una decisione facile da prendersi, ma chi la assume credo che abbia riflettuto assai e che quindi debba essere ascoltato e guidato attraverso quei passi che lo porteranno all'esito richiesto.
    Questa società così cinica e perversa di fronte ad una morte dignitosa, annunciata e voluta, improvvisamente s'ammanta di una pietà che mi fa specie. La trovo meschina e pelosa. Alibi imbarazzante.
    E' vero, siamo nati e viviamo per essere felici (credenti e no) o per lo meno tendere alla felicità, ma se in una fase della nostra vita, che chiaramente preclude ogni possibile sforzo per ragiungerla, per uno stato  differente dalla nostr volontà ci é precluso, credo che si debba avere la possibilità, con tutta la dignità possibile, di fermarsi a quella raggiunta e non  aggiungere ulteriore dolore a se e agli altri.
    La responsabilità di vivere é personale e ciascuno se la assume sino alle estreme conseguenze.Anche chiedendo una morte dignitosa.

  2. melogrande ha detto:

    Come ho già  in precedenza anche, ma stavolta su quello che scrivi ci metterei la firma.

    Grazie

  3. SinuoSaStrega ha detto:

    Credo che decidere sulla vita e sulla morte sia qualcosa che richiede una legislazione molto attenta, accuratissima; questa è una cosa inclassificabile.
    Ho sempre visto una strana asimmetria tra il potere  di creare la vita laddove sarebbe impossibile (con l'esaltazione della fecondazione assistita) e il respingimento della morte (che viene demonizzata). Entrambi questi estremi sono parte della vita di un individuo, della sua propria vita, ma è come se qualcuno, o qualcosa se ne volesse assumere un potere di gestione che non gli spetta. Non so, ci vedo un qualcosa di malato in questa dualità, qualcosa che si prende la libertà, anche l'ultima che ci spetta.

  4. melogrande ha detto:

    C'è coerenza invece.
    Chi pretende di espropriarti della morte non è forse lo stesso che se proprio procreazione assistita ha da essere, pretende almeno di contare gli embrioni ?
    Che rifiuta i funerali a Welby in quanto "suicida" ma si accoda a quelli di Con (e qui la coerenza è più sottile da cogliere, ma c' è).

  5. SinuoSaStrega ha detto:

    In particolare la Chiesa, volevo dire. Quando si tratta di fecondazione assistita si esprime negativamente sulla tecnica, ma la stessa tecnica viene accettata quando si tratta di rimandare la morte, nonostante la volontà del soggetto. Non ti pare assurdo? Si tratta di un potere che è nelle mani di chi non riesce a distinguere tra vita e non-morte. Ma perchè non si vuole mollare l'osso? Tu hai una risposta plausibile?

  6. melogrande ha detto:

    La Chiesa purtroppo si è evoluta storicamente in una struttura di potere, questo a me pare innegabile.
    Una struttura di potere che promette la salvezza in cambio non più della virtù ma della sottomissione. La confessione. Il suffragio. L' intercessione. L' indulgenza. Questi gli strumenti, caduti fortunatamente in disuso quelli più coercitivi.

    E' l' atto di libertà che viene rifiutato, non la tecnica in se. L' aumento di libertà e potenza dell' uomo che spesso (benchè non sempre) vi si accompagna.
    Ed è la rivendicazione della libertà che ha fatto proibire i funerali di Welby, non l' atto suicida.

  7. SinuoSaStrega ha detto:

    Più chiaro di così non avresti potuto essere. Mi hai chiarito tutto.

  8. Diaktoros ha detto:

    Non si tratta di un'evoluzione o degenerazione della Chiesa, melogrande.
    La sottomissione è il valore supremo, per le religioni monoteiste. La sottomissione è il merito fondamentale, superiore al comportamento  positivo, alle buone azioni; la ribellione è il peccato da cui deriva ogni altro male. Il concetto nella Bibbia è molto chiaro. Daquesto deriva che, se la Chiesa è emanazione di Dio, alla Chiesa si deve essere sottomessi. Il dolore deve essere accettato, la disgrazia deve essere accettata, perché se la si accetta senza ribellarsi si rispetta la volontà di Dio, che non ha bisogno di giustificarsi in alcun modo, perché i suoi disegni vanno al di là del concetto umano di giustizia.
    Il principio non è però specifico della Bibbia. Anche i pagani la pensavano allo stesso modo. I loro dei antropomorfizzati, soggetti alle stesse manchevolezze e agli stessi desideri dell'uomo, richiedevano la stessa sottomissione.
    Siamo, noi, nipotini di Prometeo o Lucifero che dir si voglia, a ribellarci a un potere che vuole caratterizzarsi come superiore.
    La nostra cultura, nel momento in cui desidera sconfiggere il dolore e le difficoltà della vita, in cui sceglie la libertà, sceglie anche di liberarsi dal dominio di Dio e dei suoi rappresentanti. In fondo siamo dalla parte degli angeli ribelli.

  9. SinuoSaStrega ha detto:

    @ Diaktoros: però è vero che la Chiesa usa due pesi e due misure nel caso della procreazione medicalmente assistita e nel caso dell'utilizzo della tecnica, limitando le possibilità di aiutare la "natura" nel primo caso e permettendo di  tenere in vita chi "naturalmente" sarebbe morto nel secondo. Il testamento biologico determinerebbe, come sostiene melogrande -secondo me a ragione – un atto di libertà da osteggiare quanto l'utilizzo di embrioni congelati.

  10. melogrande ha detto:

    Il principio della sottomissione è insito nell' idea stessa di divinità, nel momento in cui la si riconosce come entità superiore, trascendente la natura umana.
    Questo vale per tutte le religioni, ma in particolar modo per quelle monoteiste. Nel politeismo, infatti, la sottomissione ad una divinità finisce spesso per provocare l' ostilità di un' altra, per cui la strategia migliore è quella di "barcamenarsi"senza compromettersi troppo, tanto più che non c'è nessuna salvezza ultraterrena da conquistare e nessuna dannazione eterna da temere.

    Però il fenomeno a cui mi riferivo non è quello della sottomissione ad una divinità o entità superiore che sia, ma la sottomissione a uomini che, si direbbe in brutali termini commerciali, "gestiscono il brand", dispensano prescrizioni e divieti, imposizioni e penitenze, amministrano sacramenti e concedono selettivamente assoluzioni ed indulgenze di cui, francamente, non vedo alcuna traccia nelle parole di Cristo. Come sai, al fedele è fatto divieto persino di leggersi per i fatti suoi le Sacre Scritture, in quanto anche l' interpretazione di queste è oggetto di una monolitica esclusiva a cui assoggettarsi.

    Questo approccio mi pare non abbia riscontro neppure nelle altre religioni monoteiste in cui esistolo scuole, sette, correnti, ma non un' organizzazione verticistica come la Chiesa.

  11. capehorn ha detto:

    Trovo assolutamente corretto il fatto di introdurre nella conversazione il cosiddetto " fattore umano".
    Assunte per vere alcune delle cose dette fino ad ora e cioé:l'assoluto attaccamento alla naturalità della vita. Ciò che la vita permette é cosa buona, ciò che non permette, se non forzandola, a questa bisognerà attendere caso per caso
    Cure contro il cancro sì, fecondazione assistita no (Es. fin troppo semplice, ma chiaro). 
    La religiosità dell'uomo e come questa influenzi scelte e opinioni, che vanno consolidandosi nel tempo.
    Ecco che il "fattore umano" entra nel gioco dei distinguo.
    Cioé a dire che se le religioni monoteiste hanno affrontato il problema della vita, come della morte e le reputano dei "beni", tali da non poter essere toccati se non entro determinati confini, che ciascuna religione si é data, così l'elaborazione culturale avvenuta nell'uomo e riflessa nel suo essere religioso, é tale che l'uomo stesso in qualche modo ha manipolato, secondo i tempi che viveva, la religiosità medesima.
    Purtroppo, ed é un dei dilemmi che più mi stanno a cuore: al centro della religiosità, c'é Dio nell'accezione del temine più grande e più esaustia che possiamo avere? Oppure c'é altro che asorbe ogni energia in questa ricerca?
    C'é l'uomo che cerca questo Dio, attraverso un sistema flosofico, che spazia dalla teologia all'etica, alla morale, all'estetica, ma queste sono categorie dell'uomo e non di Dio.
    L'esempio portato da Melo, cioé che la Chiesa non permette la lettura e la comprensione e l'elaborazione personale delle letture, se non attraverso il filtro di un rappresentante religioso, se da una parte é vissuta soprattutto dalla Chiesa cattolica, d'altra parte il Protestantesimo, declinato nelle sue varie sette, ha eliminato o tende a eliminare tale filtro, é parte prorpio di questa visione che abbiamo della religiosità umana. Esistono categorie di diffice estirpazione.
    Forse nel "sistema Chiesa" ciò porta al caos e al sorgere di nuovi e pericolosi falsi profeti, che possono far deviare dalla giusta interpretazione della parola.
    Non ho elementi tali e tanti da pronunciarmi sull'ebraismo o sul mondo musulmano, ma di certo filtri tali esistono e sono operanti.
    L'uomo si pone dei fini da raggiungere, ma nel contempo si pone dei limiti, come se avesse paura di ciò che vuol fare o fa.
    Credere in libertà, implica l'abbandonare i vecchi schemi che ci governano o comunque capire bene quali siano i meccanismi e correggerli ove necessita e ove é possibile.
    Cristo stesso ha detto: La libertà vi farà liberi. 
    Eppure ci siamo subito arenati sullo stabilire cosé la libertà, dove finisce la propria ed inizia quella dell'altro.
    Ci affidiamo fin troppo agli arzigogoli della menta e molto meno alla sempicità dello spirito.
    Almeno per ora.

  12. melogrande ha detto:

    La Riforma non si è limitata a rivendicare il libero esame, ha anche fatto piazza pulita di Santi, Madonne, miracoli, indulgenze e sacramenti, appunto non riconoscendone l' origine nel Vangelo.
    Ha fatto piazza pulita anche di gran parte della gerarchia ecclesiastica: il pastore protestante è una sorta di "primus inter pares", similmente a come accade nell' islam e (da quello che ne so) nell' ebraismo.
    E' una mia impressione, o nei Paesi protestanti certi dibattiti non iniziano neppure ?

    La posizione sulla naturalità della vita non pè poi così semplice: al "niente fecondazione assistita" (perchè non è naturale) dovrebbe seguire "niente accanimento su malati collegati alle macchiene" (perchè non è naturale): e invece no.
    Non è quello il criterio.

  13. egle1967 ha detto:

    Il criterio  quello del controllo su tutto senza nenache il tentaivo di una parvenza di coerenza.
    Un post con dei commenti bellissimi.
    Sei un Grande!

  14. egle1967 ha detto:

    Scusa i refusi , ma sto al pc da sette ore….

  15. melogrande ha detto:

    Io sono solo il Melo. Grandi sono i miei frequentatori.
    😉

  16. Ho letto (e riletto) con interesse e passione post e commenti.
    E vi ringrazio per l'aria buona di queste idee in costruttiva circolazione.

    Amo la congruenza, che chiede armonia fra sentire, pensare, dire e fare: per questo credo che anche la morte (che è dentro l'esistenza) dovrebbe poter 'conciliarsi' col modo di intendere e vivere la vita.
    E' una questione di libertà, come è stato detto da più parti ed è proprio "l' atto di libertà che viene rifiutato" dalla Chiesa, perché essa trova uno dei suoi millenari capisaldi nel patto che impone: 'speranza' in cambio della delega a decidere, 'salvezza' in cambio di obbedienza.
    Legge, dunque, vs libero arbitrio.
    E liceità d'addomesticamento insindacabile della legge stessa: a Welby niente funerali religiosi, a Cal sì. "naturalmente". 
    Un saluto alla pagina intera.

  17. melogrande ha detto:

    Grazie a te, cfdn, conosco ed apprezzo la tua sensibilità.

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