Riprendersi i valori

arcobaleno -


 
Dopo le feste viene sempre naturale riflettere.
 
In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un curioso paradosso, una sorta di arcana inversione dei ruoli tra destra e sinistra, iniziata con una sorta di “espropriazione” da parte della destra di parole d’ ordine tradizionali della sinistra.
Un esempio su tutti, il riformismo. Quale termine più di questo può rivendicare un’ appartenenza storica alla sinistra, un termine nato e cresciuto all’ interno del movimento socialista ?
Eppure, nell’ ultimo decennio, la percezione comune è stata quella di una destra innovativa e riformista, contrapposta ad una sinistra (in particolare il PD) conservatrice ed arroccata, “capace solo di dire no”.
Non sono io a dirlo, sia chiaro, ma un sondaggio IPSOS commissionato dallo stesso PD più o meno un anno fa sulla percezione che dei vari partiti ha l’ opinione pubblica.
Non è poi così sorprendente, del resto. Le “innovazioni” e le “riforme” di cui sentiamo parlare si sono rivelate nella realtà manipolazioni e tentativi di demolizione della democrazia rappresentativa, a partire proprio da quella, scandalosa e forse ai tempi sottovalutata che ha permesso ai capi partito, tramite l’ abolizione delle preferenze, di “nominare” i parlamentari indipendentemente dal parere dei propri elettori. Un circolo chiuso in cui si entra soltanto per cooptazione.
Da lì in avanti, tutte le riforme annunciate sono andate nella direzione della progressiva demolizione dell’ equilibrio fra i poteri e dell’ assoggettamento di tutti gli altri ad uno solo, il potere del leader scelto dal popolo, al quale riconoscere sia il diritto di fare le regole che quello di sottrarsi ad esse.
 
Di fronte ad un tale scenario, quale possibilità rimane se non quella, appunto, di “dire no”, di manifestarsi conservatori nel senso proprio di salvare il salvabile, resistere fin quando è possibile “conservare” un ordine che si sa imperfetto ma che è pur sempre preferibile all’ arbitrio fatto sistema. E quale posizione assumere d’ altra parte di fronte alla “deregulation” se non – appunto – difendere almeno la necessità che regole ci siano.
Difendere e conservare, parole mai appartenute al popolo della sinistra, che si è sempre riconosciuto viceversa nell’ innovazione, nell’ apertura, nell’ allargamento delle libertà individuali, nel cambiamento.
 
Quasi a compensare uno “scippo”, la sinistra si è trovata viceversa ad ereditare valori un po’ meno familiari…
Il sentimento nazionale, l’ orgoglio di appartenere al proprio Paese, la fiducia.
Chi l’ avrebbe mai detto ?
Eppure, viene da pensare che la prima crepa, il primo segno di scollamento, il primo sentore che il consenso che ha tenuto per decenni Berlusconi al riparo da qualsiasi responsabilità per il proprio operato s’è intravista proprio quel 17 maggio, quando l’ Italia si è spontaneamente stretta attorno ad una festa mal vista e mal sopportata quando non apertamente derisa.
Possiamo dire che è stata la prima volta il cui la Lega è apparsa spiazzata e presa in contropiede anche nei suoi territori ? La scrivania in piazza ed il cordone di poliziotti a proteggere Salvini dall’ ira dei cittadini saranno l’ immagine iconica del cambio di stagione incipiente ?
 
Che altro dire ? Vogliamo parlare del senso dello Stato e delle istituzioni, dell’ etica pubblica, della cultura delle regole ? L’ attenzione alla cosa pubblica, la lotta contro la prevaricazione ed il privilegio, la rivendicazione della competenza e del merito ?
Non è forse questo un patrimonio di credibilità dilapidato, buttato via dalla incultura e dall’ arroganza del berlusconismo ? Sperperato da una destra che ne era tradizionale custode, perso per strada insieme agli alleati più presentabili e raccolto dalla sinistra, almeno quella più coerente e rigorosa, quella capace all’ occorrenza persino di atti inauditi come le dimissioni ?
Un patrimonio trovato, che nel lungo periodo comincia a pagare, quando la gente, semplicemente, non ne può più.
 
Adesso che si intravede il tramonto dell’ ideologia che ha dominato l’ Italia nell’ ultimo quindicennio, è tempo per la sinistra di riprendersi anche il maltolto, di tornare a parlare dei suoi valori di sempre.
Perché la sconfitta dell’ avversario e la propria vittoria non sono esattamente la stessa cosa.
 
Tempo di tornare a parlare, a questo Paese frastornato, di uguaglianza, di dignità, di rispetto per le persone e per l’ ambiente.
Parlare della tradizione libertaria e riformista, riformulare un programma di apertura della società, che è stata invece rinchiusa nelle corporazioni e negli egoismi per troppi anni. Riprendersi ciò che è suo.
 
Riprendere i valori di prima,  ma non le categorie interpretative di prima.
Quelle vanno cambiate, perché le categorie del passato non spiegano più.
Le classi sociali si sono profondamente modificate, il precariato (cioè i nuovi proletari) costituiscono una classe trasversale che raccoglie soprattutto giovani, un taglio sociale che si è attuato per via generazionale e non per ceto, e di fronte al quale la difesa dei punti di riferimento del passato suona, questa sì, obsoleta.
 
Ma, soprattutto, occorre ripartire con la consapevolezza che la dimensione nazionale non basta più, che nessun contratto collettivo mette efficace riparo alla globalizzazione di un potere economico che oggi viaggia bene al di sopra dei confini nazionali, e sposta capitali ed investimenti su tutto il pianeta.
 
A ben vedere però, anche in questo, di fronte ad un localismo che esaspera i problemi ed i conflitti sociali, si tratta di recuperare un altro  grande valore tradizionale della sinistra come l’ internazionalismo.
 
 
 
 
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19 commenti su “Riprendersi i valori

  1. capehorn ha detto:

    Di tutta questa tua analisi, non mi rimane che sottoscrivere parola per parola.
    L'ultima consultazione popolare ha sancito, credo, l'inizio dell'agonia del Partito Personale, che é riuscito proprio a demolire i principi fondanti della "destra".
    Destra che da liberale e conservatrice, si é ritrovata ad essere liberalizante con l'allegria dilapidante di chi vuole vivere sopra ogni possibilità. Incurante della protervia, saccenza, arroganza che ha bruciato a man massa e continua a bruciare in un delirio da infimo impero.
    Fa strano che un uomo come il nostro Capo dello Stato, che ha conosciuto e cavalcato l'Idea della Rivoluzione permanente o quasi, ora si arrocchi come un mitile al senso dello Stato. Lo reputi come pilastro inderogabile ad ogni azione, politica o amministrativa che sia. Riconosce nell'Unità della nazione una sorta di ancora cui legarsi per non vedere affondare definitivamente questa nostra società, che ha perso troppi punti di riferimento. Che si trova ogni giorno di più vicino ad un baratro, di cui non si conosce il fondo. La Storia é cambiata e anche noi siamo cambiati, ma a quanto pare questo tipo di lettura non é ancora arrivata nelle stanze del potere. Potere che sente sciovolare la sua eessenza ogni giorno di più, sotto la spinta di nuove e non facilmente governabili esigenze.L'economia, che sa spostare capitali schiacciando un tasto, non riesce neppure a comprimere la sua naturale tabe che é la speculazione, affidandosi ale leggi del mercato, convinta della bontà di leggi che hanno fatto il loro tempo. La trasversalità del nuovo proletario, non si ferma solo ai giovani, che trovano nel precariato la loro unica bandiera, ma data l'innaturale senescenza galoppante di questa società, anche gli anziani stanno gonfiando quelle fila. Personalmente ne comincia ad avvertire il disagio, ora che mi ritrovo ad andare incontro balzellon balzelloni verso quel traguardo.
    Ora come ora, neppure il tempo pare quel galantuomo, cui per anni ci si é rivolti afidandogli le nostre speranze. Ora c'é bisogno di un atto di forza, che sta nel recuperare proprio quelle virtù, che ora sono tanto vituperate o quasi.
    on ci stupisca che la "sinsitra" voiglia recuperare, dignità politica, etica di servizio, moralità nell'amministrare. Se ricordate bene sono valori quelli, che  sono stati sempre curati, forse on da tutti e in maniera esplicita, ma facevano parte del DNA. Già solo la relazione più o meno segreta tra Togliatti e la Iotti, fu malvista se non osteggiata all'interno del partito. Frutto forse di quella sostanziale educazione cattolica, che rimane a fondamento di noi tutti. C'é voglia di cambiamento per ritonare a riappropriarsi di queli valori che hanno governato la società civile. Occore l'umile fantasia di cercere di metterli in pratica, l'attenzione al dialogo e la forza del coraggio di applicarli quei valori. Per il nostro futuro, vedo olio di gomito e costanza, credo nel passaggio dall'IO al NOI, perché oramai abiamo visto che il Re é nudo e sinceramente vorrei superare questo ribrezzo, che vivo da troppo tempo.

    ps: scusate il debordo, ma le dita oggi sono ingovernabili.

  2. melogrande ha detto:

    Lasciale debordare, Cape.
    Quando ci vuole, ci vuole…

  3. SAMOTHES ha detto:

    Il ribrezzo di fronte a sto re nudo lo provo anch'io, eccome e sottoscrivo. Come dice Cape: olio di gomito e costanza!! Purtuttavia mi scuserete… ma mi sorge una domanda: da dove si comincia ?

  4. utente anonimo ha detto:

    Riprenderci i valori.
    Dici bene.
    Ma quali valori?
    Chi ne è custode?
    Una destra conservatrice che preserva soltanto i propri interessi?Che ha sradicato valori e che ha fatto del nazionalismo, anziché un ancoraggio alle proprie tradizioni e alla cultura, che delineano   una identità di Stato (Patria) che è, si, diversità, ma da vivere come opportunità di incontro con le altre Patrie all'insegna del dialogo, scambio,arricchimento…   solo violenza e intolleranza? 
    Una sinistra senza più capo né coda, che anziché battersi per portare avanti i valori che l'hanno fondata insegue la destra per abbatterla senza proporre alternative valide che possano risollevare le sorti del nostro disastrato Paese?
    Per non parlare, poi, di quello che per me è il terzo polo, la Chiesa, che non prende posizioni nette contro il lassismo che impera, urla i suoi no su questioni che andrebbero affrontate senza chiedersi, in questo momento storico, "cosa è bene essere" ma "cosa è giusto fare"…
    Noi? con quanta facilità e consenso abbiamo smarrito i valori…Perchè abbiamo lasciato che ci venissero sottratti?

    Il destino della politica, del nostro Paese, il nostro futuro, appare oggi, legato alla ripresa dei valori, forse dell'unico grande valore, quello della giustizia (che sottintende tutti gli altri ), ma i valori non si possono imporre li dobbiamo ricostruire, dobbiamo ricostruire noi stessi a partire dalla  formazione della coscienza…
    E' un atto di volontà. un lavoro lungo, impegnativo, faticoso….
    Probabilmente noi non ne godremo, ma  voglio, fortemente voglio, che i nostri figli, i figli dei nostri figli, giungano a comprendere che il bene comune deve prevalere su quello privato: è la condizione basilare di convivenza nelle società, che aiuta a crescere tutti i propri componenti, presenti e futuri.

    Luna

  5. SAMOTHES ha detto:

    Io sottoscrivo pure quello che dice Luna! 🙂 Ma il dubbio mi arrovella ad oltranza: da dove si comincia? Concretamente parlando, intendo.

  6. utente anonimo ha detto:

    La mia banale risposta è che dobbiamo cominciare da noi, agire nell'ambiente in cui viviamo, stravolgere gli schemi e continuare a dire, fare, credere che possiamo essere miglior(come? basta sfogllare la dichiarazione universali dei diritti umani per capire come orientarci! :)).
    Il mio dilemma non è come/ dove/cosa fare ma quanti realmente desiderano il cambiamento?
    Quando il cambiamento implica il disinteresse per il proprio "particulare e un sentire di agire per il bene di tutti?

    Luna 
     

  7. astrogigi ha detto:

    Luna, si chiama Utopia, e da sempre alberga in poeti, sognatori, visionari.

    ieri sera per punirmi di un evitabile rimbrotto  sfuggitomi per rabbia, mi sono imposto di seguire annozero.

    è una tortura disumana ascoltare fronti opposti che si accapigliano sul nulla proposto e sul nulla realizzato.

    ci mettiamo un grillo ululante ed un cantante pontificante…

    ha fatto figura del moderato il vecchio ex giudice DiPietro.

    E intanto il brasile ci nega una delle poche cose buone fatte, la condanna ad una pena certa di un terrorista certo e assassino.

    capisco che rimpatriare tutti i trans da qual paese importati priverebbe il cittadino frustrato di salutare sollazzo…ma io li caccerei tutti a pedate imbarcandoli su una nave chiusa e imponendo loro di sollazzare tutto il gotha politico nostro con loro imbarcato.

    chiaramente il buon Vendola andrebbe delimitato da inviolabile teca di cristallo per vedere ma non toccare….

    Tocca noi umili peones della base alzare i toni del confronto, riaprendolo fra di noi in primis e coinvolgendo con esempi l'immediato vicino.

    Nemmeno le feroci dittature del passato hanno potuto resistere all'onda lunga di una marea di uomini alla ricerca della libertà negata.

    Questa classe politica ci nega il diritto alla dignità, il diritto al riconoscimento del dono dell'intelligenza, il diritto alla capacità di critica e di proposta.

    Il grande fratello ha rotto le balle.
    Il quarto stato usava vanghe e picconi.
    noi usiamo mail, mouse e la rete.

    avanti popolo suona come un'eco lontana.

    ma se ha sollevato luna sfiancata e fatalista africa, non potrebbe risollevare una ben pasciuta ed obesa italia ?

    basta solo volerlo.

    ma lo vogliamo ?

    Oppure dobbiamo aspettare l'esaurimento delle risorse per tornare tutti al badile e riscoprire i valori bucolici del lavorare per vivere anziche vivere per lavorare per gli altri che non fanno un c …. ?

    svegliaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

    qui ci vuole una sveglia galatticaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

    Il Sole è incazzato come mai registrato prima…..chissà che le sue eruzioni di plasma ci sveglino un pò..

    Forza Soleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

    alè

    GB

  8. SAMOTHES ha detto:

    Credo che Luna abbia detto una cosa molto importante. Chi vuole il cambiamento si è chiesto se è solo lui, o pochi come lui che lo vogliono? E se sono in pochi a volerlo (non lo so se sono in pochi, ma bisognerebbe chiederselo e con una certa onestà), perchè gli altri non lo vogliono? Che cosa pensano quelli ai quali tutto ciò che subiscono inconsapevolmente rivoterebbero forse nello stesso identico modo di qualche anno fa? Perchè la gente pensa in questo modo? perchè le persone "non sanno rendersi conto"? E chi si rende conto, che percorso ha fatto per arrivare a questo? E che percorso non hanno mai fatto quelli che non si rendono conto? Chi sono? Che possibilità viene loro data perchè siano politicamente più consapevoli? Che strumenti ha la maggior parte della gente per difendersi dai bombardamenti mediatici? E poi, concretamente… io mi chiedo: da dove si comincia?

  9. melogrande ha detto:

    Che fare ?
    La mia personalissima analisi è che la sinistra abbia oggi un’ occasione storica, soprattutto, ma non solo, in Italia.
    In Italia, la volgarità al potere in questi anni ha fatto perdere alla destra ogni credibilità rispetto a valori che sono di per se onorevoli come il senso dello Stato e delle istituzioni, il riconoscimento del merito, il senso della giustizia ed un orgoglio nazionale che non sia necessariamente becero o violento verso gli altri.
    Questi valori sono stati per così dire persi per strada dalla destra più che conquistati dalla sinistra.
    Al tempo stesso, i valori tradizionali della sinistra, quelli stessi della Rivoluzione Francese, non sono affatto tramontati. Il mondo non ha meno bisogno di prima di libertà, di uguaglianza, di solidarietà, ne ha forse più bisogno di prima.
    Sono però cambiate le categorie di riferimento, la classe operaia non è più il protagonista centrale delle dinamiche sociali in un’ economia di servizi, ma i proletari ci sono ancora, eccome.
    Sono i milioni di giovani precari che senza il sostegno delle famiglie sarebbero meno che proletari, non avevdo abbastanza per sposarsi e fare figli. Sono i colletti bianchi disoccupati di ritorno, espulsi dal mondo del lavoro in età avanzata a seguito di qualche crisi o “bolla speculativa” che scoppia.
    Tutta gente che con le vecchie categorie sarebbe classificata come “borghesia”, avversari della “classe operaia” e che oggi invece si ritrova molto più povera e meno protetta di quest’ ultima.
    Il capitalismo ha conquistato il mondo, ma ha dimostrato di non essere affatto un sistema autoregolato, la mano invisibile del mercato, se lasciata fare, non produce prosperità ma bolle speculativa, che scoppiano una dopo l’ altra lasciandosi dietro disastri economici e sociali di dimensioni crescenti.
     
    È evidente che c’è spazio per un’ azione politica, ma è altrettanto evidente che questa azione non può essere locale. Se l’ economia è globalizzata, anche la difesa dei diritti deve esserlo, altrimenti il risultato è la migrazione degli investimenti verso le condizioni più favorevoli. È matematico, una questione di convenienza.
    Se i capitali e le merci si muovono in tutto il mondo, anche le idee e le iniziative politiche devono farlo. Si comincia timidamente a vederlo, con la difesa dell’ ambiente e la consapevolezza ecologica di fronte alla prospettiva dei mutamenti climatici. Nessuno da solo può fare nulla, o ci si muove tutti insieme o non si va da nessuna parte. Ance in questo la sinistra dispone a mio avviso di una grande opportunità, sia per la tradizione solidaristica sia per quella internazionalistica.
     
    La giustizia a mio avviso è un mezzo ma non un fine, una condizione necessaria ma non sufficiente. La giustizia è, per dirla con una meravigliosa formula di vaclav Havel, poeta e politico insieme, “il potere di chi non ha potere”.
     
    Lo spazio dunque c’è; non sono invece sicuro che ci siano le persone in grado di occuparlo, qui servirebbero grandi menti, visionari capaci di volare alto, non miopi che vedono solo le poltrone da occupare ed i consensi da guadagnare nell’ immediato della prossima scadenza, anche a costo di compromettere il futuro di tutti.
     
    Quello che possiamo fare è uscire dal guscio, non vergognarci più di pensare e dire queste cose, dare insomma la percezione che se leaders visionari esistono, non sarebbero necessariamente votati alla sconfitta.

    La maggior parte della gente si forma un' opinione davanti alla TV, neppure più sui giornali, a noi tocca fare i dissidenti, pungolare come il tafano a cui si paragonava Socrate (nel caso di Astro trattasi di un tafano delle dimensioni di un elicottero).

    Esiste una cosa che si chiama “massa critica”, raggiunta la quale scatta una forza di attrazione di massa. A volte succede.A quel punto, buona ultima, di solito arriva in soccorso persino la Chiesa…
     

  10. melogrande ha detto:

    Oddio quanto ho scritto !
    Perdonate…

  11. utente anonimo ha detto:

    Ci sopno gli spazi e non ci sono le menti? E allora a che serve lo spazio? Io non ci credo. Che si facciano vive le menti, per cortesia! Grazie.

    sam slog

  12. Diaktoros ha detto:

    Credo anch'io che servirebbero grandi menti e invece io vedo solo discreti sofisti, giornalisti pugnaci, politici furbi, ma ancorati al passato. Non vedo studiosi capaci di inventare una nuova economia, pensatori in grado di elaborare nuove teorie politiche. La terra si sta trasformando, forse in parte anche l'uomo, sicuramente le società umane, ma non si riesce a pensare a nulla di diverso dalle nostre vecchie e solite formule, dal lavoro come obbligo e non come voglia di fare, dal guadagno come fine e come strumento di potere, dalla competizione e dall'odio per l'altro considerato come ostacolo e non come compagno di vita. Continuando così le cose, la Terra si liberera presto da questo fastidioso animale che ha creduto di essere il dominatore dell'universo

  13. utente anonimo ha detto:

    @Astrogigi
    Sono una sognatrice, forse visionaria, per giunta mi diletto a descrivere i moti dell'anima (non azzardo a chiamarli poesia!:)).
    Soprattutto sono una donna che ama e spera, che si misura con la storia e la quotidianità nella ricerca della costruzione di un futuro migliore(del mondo che desidero, l'unico possibile per non votarci all'autodistruzione).
    "Un' utopia" scrivi, pensarlo, secondo me, equivale ad arrendersi (non sto dicendo che tu ti sei arreso:)).

    Io spero in senso sociale, a partire dalla consapevolezza che "non esiste il nostro futuro senza il futuro degli altri".
    Solidarietà e giustizia sono i valori da rifondare, da porre alla base del nostro agire per combattere la povertà, non solo materiale, che non è un incidente storico (non giustifichiamoci!:)) ma la conseguenza di meccanismi che dobbiamo ribaltare.

    Economia e Politica.

    Non devono governare il mondo secondo gli attuali criteri che tendono ad un unico fine: raggiungere l'obiettivo economico che si sono prefissati e il consolidamento della proprietà privata.
    Economia e politica devono essere uno strumento al servizio dell'uomo e dell'umanità.
    Un primo gesto concreto, di valenza, mondiale,  non solo economica ma anche etico/morale,  potrebbe essere la cancellazione del debito estero dei paesi più poveri (che dici Samothes? Potremmo iniziare da qui?:));
    il "bene comune", della polis mondiale, prevarrebbe sulle regole tassative della finanza…

    Detto ciò, ribadisco che un mondo migliore è possibile se ciascuno di noi fa la sua parte, agendo nel microcosmo nel quale è inserito…

    La strada è percorribile, se il carro non si muove è perchè sono ancora in molti a non volerlo.

    Quando accadrà?
    Qaundo saremo "massa critica" (capace di pensare e volere:))
    in grado di invertire la rotta della storia per non disintegrarci contro l'iceberg del nostro egoismo?

    Cosa deve accadere, ancora, dentro e fuori di noi?

    Non voglio arrendermi all'idea che la pace ci sarà solo quando non ci saremo più noi (l'umanità!).

    Luna

  14. astrogigi ha detto:

    Ieri sera , gentile Luna, ho partecipato ad un incontro con una Filosofa, docente e titolare della prima cattedra di filosofia basata sulla centralità della Persona.
    Il tema di questo ciclo estivo di incontri è la Felicità.
    Tu dirai: ma che c'entra ?
    C'entra parecchio.
    Descrivendo la felicità "gentile" che ha vestito Piazza Duomo a Milano in occasione dei festeggiamenti per lo scossone politico delle recenti amministrative.
    Lei si trovava là, in mezzo alla "Gente" che man mano viveva il crescendo di questa unova sensazione di libertà, di partecipata azione ad un cambiamento, quasi ciscuno identificasse nelle guglie svettanti del duomo il propio anelito all'elevazione verso al maturità kantiana della critica della ragion pratica.
    La maturità di pensare, e poi agire nel sacrosanto rispetto del pensare dell'altro, dando spazio al prorpio ethos ma accettando naturalmente la libertà dell'altro di esprimere il suo.
    La base del suo luminiso pensiero era che alla base del cambiamento può esserci solo l'educazione, la conoscenza, il riappropriarsi adel diritto ad essere felici anche attraverso la partecipazione dell'individuo alla costruzione del suo sociale.

    Ce la faremo Luna.
    Ce la faremo.

    non riesco a pensare a nulla di più contagioso della felicità

    forse lunedì sera lo saremo ancora un pò di più….e il mese venturo ancora un pò di più…

    io ho provato ad essere un pò più felice votando stamane presto…

    ci vuol poco ad essere felici…

    a me basta cambiare il mondo….

    ciaoooooooooooooooooo

    GB

  15. SAMOTHES ha detto:

    Anche a me basterebbe cambiare il Mondo. 🙂

  16. utente anonimo ha detto:

    Una felicità da conquistare a piccoli passi!
    E il mondo da cambiare…
    obiettivi raggiungibili!
    Non chiediamo poi molto! 🙂

    Luna

    ps so che ce la faremo :))

  17. astrogigi ha detto:

    E allora proviamoci….

    qualcuno deve ben iniziare.

    Una fra le mille cose che mi hanno colpito nella conversazione di ieri è stata questa: già il Guicciardini scrisse una sorta di decalogo dell'homo particulare, dell'uomo cioè che rispetta solo il proprio punto di vista ed il proprio tornaconto.
    Ben altra cosa è l'uomo individuo, che ha nella sua personale aspirazione alla felicità, il motore per attivarsi nella pratica quotidiana.
    Ebbene, leggendo quelle righe in toscano antico, sembrava di sfogliare le pagine del manuale del perfetto berlusconiano, suddito oggi come allora del monarca o del tiranno.
    Noi dovremmo essere cittadini più che sudditi, in grado di far giungere voce delle nostre esistenze a chi le governa, senza tentare di godere di luce riflessa concedendo in cambio diritti che sono costati sangue sudore e lacrime ai nostri avi.
    Questa coscienza di se già in Kant aveva come premio il conseguimento della maturità, della possibilità cioè di assumersi le responsabilità di ciò che si fa o si dice di fronte a tutti.

    Non sono un filosofo.
    Non sono un politico.

    Ma mi sono stufato di essere quotidianamente insultato da un potere che manipola la dignità degli uomini a prorio vantaggio
    Non parlo del sommo maestro di quest'arte: parlo anche di tutta la corte di babbei annuenti, di commentatori che campano e incassano lauti compensi per cavalcare il grido di battaglia senza però mai combatterla, di connivenze corporative e di asset socio-economici che non sono in nulla diversi dalle società per massacri.

    Ci vuole Lady Gaga per darci la sveglia ?

    sorry: io mi sveglio da solo.

    per cui da oggi ricordate: Astrogigi for President.

    Luna: lascia le rime ed imbtaccia una tastiera sociale; scrivi a tutti che l'aria sta rinfrescandosi e frizza di aspirazioni nuove.

    Sam: convoca i lupi e gli abitanti dei boschi che facciano passa parola fra i monti: serve l'aiuto di tutti perchè tutti siamo in ballo su questa Terra.

    riprendiamoci la dignità

    Anche noi siamo fra coloro che vengono tutelati dalla dichiarazione dei diritti dell'Uomo. Si nasce liberi ed uguali.

    Non voglio morire suddito silente.

    Non ci sto come non ci sono mai stato

    Rivoluzione gentile.
    Mi piace.
    No becera
    no violenza.
    ma felice di essere in pista per fare un regalo a tutti.
    La collettività ha solo bisogno di sentire che non si è i soli a pensare
    "che schifo"
    faccimoglielo sapere

    il resto verrà da sè

    GB

  18. SAMOTHES ha detto:

    Astro, s'è fatta riunione in radura stasera! Lupi, orsi,  linci, cervi, camosci, caprioli, scoiattoli, marmotte, avifauna tutta, insetti comprese le termiti, mustelidi tutti, volpi e microfauna tutta aderiscono con entusiasmo a qualsiasi iniziativa che possa far smuovere coscienze e meningi nella direzione da te indicata. Nessuno di loro intende morire come suddito silente (a dire il vero non gli frega na pippola dei sudditi più o meno silenti, a loro interessa non morire e punto). Di conseguenza mi associo alla presa di posizione della maggioranza del consiglio di radura e a loro nome mi esprimo assolutamente a favore di tutto ciò che tutela i diritti dell'Uomo e degli Animali. Mi esprimo a favore della Libertà e dell'Uguaglianza; tuttavia il Consiglio di radura si è espresso a sfavoredi quest'ultimo principio, perchè sostengono che non ne vogliono sapere di assomigliare alla bestia umana fintantochè questa non si civilizzi quel tanto che basta per poter essere riaccolta nel Regno animale.

  19. SAMOTHES ha detto:

    Dimenticavo: hanno concluso la riunione ruggendo, squittendo, sibilando, bramendo, cantando, cinguettando, abbaiando, ululando tutti assieme e più e più volte: "Astrogigi for President!!"

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