Prateria


 
Eccomi sbalzato senza sapere come dalla ormai pressoché familiare Dubai alla assai più lontana Houston, quasi agli antipodi se si pensa che ci sono  nove ore di differenza nel fuso orario. Praticamente, uno arriva in ufficio che quell’ altro è andato via, e se di mezzo ci si mette anche un partner giapponese, il risultato è di sentirsi davvero globalizzati, con il blackberry d’ ordinanza che emette mails a tutte le ore del giorno e soprattutto della notte, senza sottrarsi al compito neppure la domenica, ottimo giorno lavorativo nei paesi islamici.
Ma non divaghiamo.

Eccomi dunque, accasciato in una “Steak House” che più americana non si può sorseggiando un Margarita mentre lo sbalzo di fuso orario si fa sentire, sono in piedi praticamente da ventiquattro ore e se non arriva in fretta la bistecca mi sa che mi addormento con la testa sul tavolo. Il che sarebbe un errore gravissimo, come un viaggiatore professionale e casuale turista impara presto.
Il miglior modo per combattere il jet lag è quello di prenderlo in contropiede e dunque, un attimo dopo il decollo (non prima, per scaramanzia) spostare già l’ orologio sul fuso orario di destinazione e cominciare a regolarsi di conseguenza. E la conseguenza è che in Italia saranno pure le tre di notte e a Dubai le cinque del mattino, ma qui sono solo le otto di sera ed io non intendo andare a letto con le galline, costi quel che costi. Se riesco a tener duro ancora un paio d’ ore, ci sono buone possibilità che il sonno riesca a durare fino a domattina realizzando il miracolo di integrarmi nel bioritmo americano, Central Time…
 
Mi trovo – dicevo – proiettato nel cuore dell’ America, in uno dei cuori, perlomeno.
Ed è così nonostante il fatto, o forse a maggior ragione, perché questa – a dire il vero – è un po’ la periferia di Houston, e “un po’ periferia” da queste parti vuol dire cinquanta o sessanta chilometri dal centro, come se periferia di Milano fosse Varese oppure Casalpusterlengo.

Più precisamente, mi trovo in un posto che si chiama Sugarland, come se volessero addolcirmi la pillola,  terra di pionieri e cowboys, tanto che sulla piazza principale un gruppo bronzeo a grandezza naturale raffigura un cowboy a cavallo che cerca di trascinare fuori dal fiume un  altro cavallo che rischiava di essere travolto dalle acque. Sembra Tex Willer.
Fede speranza carità famiglia educazione sono parole incise sul muretto che circonda l’ opera. Manca solo la torta di mele. Puro succo d’ America tradizionalista, insomma, quella all’ antica che considera non dico Obama, ma persino Clinton un pericoloso sovversivo.
 
Da queste parti se va al rodeo, ci si fa vedere in giro in stivali e Stetson, e qualunque cosa ordini ti chiedono se vuoi il “Texas Size”. Ora, sapendo che gli americani scarseggiano di moderazione pure quando fanno i “regular”, lascio immaginare come si presenti una porzione Texas Size”. Da noi ci mangerebbe una famiglia.
 
Tornando negli Stati Uniti di tanto in tanto, e di solito a distanza di anni, capita di percepire i mutamenti meglio di ci viva in continuità.
Houston non è mai stata una città particolarmente attraente, per un europeo, è la quintessenza del modello americano, vastità spaziale, autostrade che si intrecciano, nemmeno esiste un vero e proprio centro cittadino a meno che non si voglia considerare tale la Galleria che altro non è se non una shopping mall (ed anche questo, se vogliamo, potrebbe voler dire parecchio).
Una shopping mall, peraltro, non certo in grado di impressionare chi provenga da Fantasyland
 
Una città strettamente a misura di automobile dove le strade sono spesso persino prive di marciapiede, i trasporti pubblici quasi inesistenti ed è persino difficile trovare un taxi, in genere occorre telefonare e farsene mandare uno.
 
In compenso, qualsiasi tassista ci tiene a farti sapere che, per quanto associato ad una compagnia, è un professionista indipendente, insiste per lasciarti il suo numero di telefono e ti assicura che lo puoi chiamare per ogni esigenza ed in particolare quando ripartirai, per andare in aeroporto, che si trova al capo opposto della città rispetto al mio albergo, e cioè a circa ottanta chilometri.
 
Terra di frontiera da sempre, Houston nondimeno ha subito un cambiamento accelerato nella composizione della popolazione. Divenuti ormai minoranza, i WASP (bianchi anglosassoni protestanti, i “visi pallidi” insomma…), per le strade e nei luoghi pubblici la presenza dominante è ispanica, ovviamente, ma con abbondante visibilità di neri ed asiatici, ivi compresa un sorprendente numero di indiani, chissà come arrivati fin qui, e con una singolare prevalenza di nigeriani fra i tassisti, almeno quelli che sono capitati a me.

 
E’ altrettanto evidente, all’ occhio del visitatore ad intermittenza, l’ importante calo nel tenore di vita degli americani rispetto al passato, più piccole le auto, più modesto il vestire, più umili i modi persino qui in Texas.
I tagli alle tasse e le spese militari hanno precipitato questo Paese in un baratro finanziario il debito ha ormai superato il 100% del PIL, un valore degno dell’ Italia degli anni Settanta, ed è aumentato di 10 punti nell’ ultimo anno.
Ora, dietro gli altri Paesi dell’ Occidente c’è pur sempre l’ America, ma dietro l’ America non c’è nessuno, per cui questo debito prima o poi occorrerà pagarlo ai debitori, cioè prima di tutto ai Cinesi, e gli americani cominciano oscuramente a percepirlo.
Hanno vissuto forsennatamente al di sopra dei loro mezzi, si sono indebitati fino al collo e cominciano adesso ad intuire che il loro tenore di vita dovrà ancora ridimensionarsi un bel po’.

Sui giornali non si parla d’ altro che di “gasoline price”, che ha ormai raggiunto il livello – per loro inaudito – di un dollaro al litro (settanta centesimi di euro, roba che noi ci metteremmo la firma subito…) e le pubblicità automobilistiche non fanno che battere sulla “fuel efficiency”, un concetto del tutto alieno vent’ anni fa.
Hummer LimoInsomma, gli americani tirano già la cinghia, ma intuiscono che il peggio deve ancora venire, nonostante che le faraoniche limousines continuino sporadicamente a vedersi, persino nella interpretazione più estrema di un Hummer che ho malamente immortalato a futura memoria, più che altro per convincermi che una roba così esiste davvero…
 
Di contro, gli americani sembrano avere già mollato la battaglia per la fitness.

Ci sono di nuovo in America obesi che non sono semplici obesi, ma autentici fenomeni della natura. Dalle nostre parti verrebbe spontaneo recarsi dal medico, curarsi, prendere provvedimenti drastici. Qui no. Qui l’ obesità viene esibita con noncuranza, quasi con sfacciataggine. L’ obeso tipico non mastica compresse e non si nutre di crudità, lo vedi piuttosto in giro con l’ inseparabile bicchierone di Coca Cola (nemmeno Light…) mentre addenta ciambelloni ed ingurgita patatine fritte, insomma in qualche modo sembra voler preservare a tutti i costi se non ulteriormente ampliare la sua condizione di grande obeso. Una condizione che peraltro sottolinea indossando magliette aderenti e fuseau colorati (se donna).
 Anche la musica pare avere un po’ tirato i remi in barca.

La festa di Sugarland alla quale mi capita di assistere, con annesse esibizioni live, si svolge nella più stretta e canonica tradizione, a parte il rap non si sente nulla di veramente nuovo, southern rock alla Lynyrd Skynyrd, oppure i pezzi dei più classici senatori, da Sting ai Rolling Stones, sarà che il Texas è una roccaforte tradizionalista anche in questo?


Ciò non toglie che la qualità media di questi misconosciuti artisti locali è davvero elevata, ma questa non è una novità.

Vi propongo l’ esibizione di una brava Theresa Grayson, presa dal festival dello scorso anno, visto che l’ esibizione di quest’ anno in rete non l’ ho trovata.

Nota.
Le immagini in bianco è nero sono tratte da una mostra di fotografia degli studenti della Jack Yates High Scool, scattate nei quartieri neri di Houston ed in mostra al Museum of Fine Arts.

  

  

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9 commenti su “Prateria

  1. CrisalideInversa ha detto:

    M'è piaciuto leggerti.
    Un saluto.

  2. melogrande ha detto:

    Grazie, mi fa davvero piacere.
    Un saluto a te,Crisalide.

  3. SAMOTHES ha detto:

    Credo che lì ci si possa godere della buona musica, da quel che sento. Credo che lì si possa andare in macchina per ore a vedersi il Mondo, da quel che leggo. Credo che lì i tradizionalisti mi starebbero un po' lì, da quel che capisco. Credo che però se ci sono gli ispanici, gli indiani, i neri e gli asiatici, forse qualcosa si salva in quest'America dell'eccesso. Forse, mi sembra di capire… che lì ci si può anche stare per un po', ma poi si deve tornare qui, che c'è una lieve brezza di rinnovamento e forse dura, forse porta un po' di sole. 🙂

  4. melogrande ha detto:

    L’ America e’ sempre stata fenomenale nel frullare insieme culture diverse e tirarne fuori qualcosa di nuovo. Spero ce la facciano un’ altra volta anche se, devo dire, li vedo un po’ appannati.

    Ed a proposito di appannamento, tornando a cose di casa nostra, ti diro’: più che una vittoria di questi (che non hanno fatto molto per meritarsela) mi sembra una sconfitta di quelli, anzi di quello.

    Questo l’ hanno capito anche i suoi, solo che nessuno ha il coraggio di dirglielo, e lui da parte sua fa finta di niente…

  5. SAMOTHES ha detto:

    L'indifferenza è il principio primo della nostra attuale democrazia. In fin dei conti è una questione di coerenza: sanno essere indifferenti fino in fondo, anche nella sconfitta. E chi vince senza merito, è indifferente al fatto di non avere merito; si concentra sulla vittoria. Non è molto confortante in effetti.  Denota una certa immaturità, se così si può chiamare… o forse è totale mancanza di consapevolezza… da entrambe le parti. Non dovrei star qui a ragionare con te… mi prende il consapevole pessimismo.
    Ma forse è sempre meglio dell'indifferenza. 

  6. melogrande ha detto:

    Non è tempo di pessimismo, è comunque il segno che un' epoca sciagurata pare arrivata alla fine.

    Però per vincere non è sufficiente che l' avversario perda, ecco. Sono due cose diverse. 

  7. astrogigi ha detto:

    Ebbi a dire in tempi non sospetti: comunque vada, sarà un dusastro….

    c.d.d.

    come dovevasi dimostrare…..

    certo se l'alternativa reale è grillo…mi sa che mi rintano……

    un passo per volta…..

    dai
    non è detto che rinasca un Che…..

    Gb Che G…..

  8. feritinvisibili ha detto:

    Beh, se ti può consolare sappi che tra i prodotti delle tue sofferenze per i jet lags c'è il godimento di chi ti legge, il mio sicuramente.
    Questi tuoi sono reportage sono come fotografie (nel senso che sono così ben scritti che mi sembra di vedere quello che racconti) di mondi che probailmente non vedrò mai. Quando scrivi ce li fai vedere un po' anche a noi…

  9. melogrande ha detto:

    Hannah, per me invece è una forma di compagnia l' idea di condividere da questa parti quello che vedo in giro…
    Continuiamo così !

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