Della libertà abdicata

 
 
“Io ti dico che non vi è per l'uomo affanno più grande che quello di trovare al più presto qualcuno a cui rendere il dono della libertà che quell'infelice ha avuto nascendo. Ma si impossessa della libertà degli uomini solo chi pacifica la loro coscienza.
 
 
Anziché impossessarti della libertà umana tu l'hai potenziata e hai oppresso per sempre con il fardello dei suoi tormenti il dominio spirituale degli uomini.
 
Ma è mai possibile che tu non abbia pensato che alla fine avrebbe contestato e ripudiato anche la tua immagine e la tua verità, se lo si fosse oppresso con un fardello così terribile come la libertà di scelta?
 
Abbiamo corretto la tua opera, fondandola sul miracolo, sul mistero e sull'autorità. E gli uomini si sono rallegrati di essere guidati di nuovo come un gregge e di vedere il loro cuore finalmente liberato da un dono tanto terribile che aveva arrecato loro tanti tormenti.
 
Oh, noi li convinceremo che saranno liberi soltanto quando rinunceranno alla loro libertà in nostro favore e si assoggetteranno a noi. “
 
F. Dostoevski – I Fratelli Karamazov
 

 
 
 
 
Questo è il punto di partenza, il famoso monologo dell’ Inquisitore, che qualcuno ha definito la pagina più alta della letteratura occidentale, una pagina incastonata all’ interno dei “Fratelli Karamazov”, che già di per sé rappresenta una discesa nelle abissali profondità dell’ animo umano.
Per l’ uomo e per la società, sostiene il vecchio Inquisitore, non vi è mai stato nulla di più intollerabile della libertà.
 
Da qui dunque vorrei partire per dire che, sì, certo, l’ uomo aspira alla libertà, ne ha bisogno più dell’ aria che respira, e la libertà non è solo un diritto, ma un bisogno primario dell’ Uomo. Tutto giustissimo.
Ma le cose hanno spesso due volti, basta cambiare appena di qualche centimetro il punto di osservazione, e la faccia oscura della libertà si chiama responsabilità.
Il suo opposto, la servitù, ha quanto meno questo lato consolatorio, una volta che il servo abbia scrupolosamente fatto tutto ciò che gli è stato comandato, difficilmente potranno essergli addebitate le conseguenze di ciò che ha fatto, appunto, sotto comando. Al servo competerà semmai la sterile soddisfazione di un “l’ avevo detto, io”, sussurrato a mezza voce.
Non voglio certo dire che la servitù sia condizione desiderabile, ovviamente. È anzi cosa che a chiunque riuscirebbe intollerabile, ciascun uomo della modernità è geloso, gelosissimo della propria libertà.
 
È però un dato di fatto innegabile che, se riuscisse a tenersi stretta la propria libertà svincolandosi al contempo dal peso associato della responsabilità connessa alle conseguenza delle stesse libere scelte, molta gente si sentirebbe assai meglio.
Ed in fondo è per questo motivo, credo, che si sente così forte la nostalgia dell’ infanzia innocente, e tanto più forte la si prova quanto più è difficile il periodo che si attraversa, quanto più opprime l’ animo il peso delle scelte fatte, non fatte e da fare. Si vorrebbe tornare bambini, in quei momenti.
È libero un bambino ? Certamente no. Non è libero perché non è responsabile.
L’ età d’ oro dell’ infanzia proprio per questo è d’ oro, in quanto comporta l’ esenzione dalla responsabilità, sia pure al prezzo della rinuncia alla libertà. Una rinuncia che pesa, naturalmente, tant’ è che ogni bambino proprio per questo sogna di diventare grande, per poter fare ciò che vuole “come i grandi”.
Questo è dunque il dilemma. Della libertà si è gelosi, e tocca dunque tenersi sulle spalle anche il peso della responsabilità. Non si scappa. 
A meno che.
 
A meno che un individuo non decida liberamente di affidare le proprie scelte a qualcuno che pensi per lui, provveda per lui, s’ incarichi di tutto al posto suo. Che bello, essere accuditi e senza pensieri, non è forse questo il segreto del successo di ogni villaggio vacanze ?
 
Qui non si parla, naturalmente, di una semplice delega conferita di volta in volta su argomenti specifici e limitati, ma di qualcosa di più generale e profondo, un affido, una cambiale in bianco che riguarda ogni aspetto della propria vita.
Ceduta liberamente, e non per costrizione, a qualcun altro.
Un dio, il priore di un monastero, il Grande Inquisitore.
Oppure un leader politico.
 
Queste sono le considerazioni che vengono in mente leggendo dichiarazioni di numerosi esponenti politici che si concludono immancabilmente, come con una specie di mantra “la decisione finale spetta naturalmente al Presidente” e “mi rimetterò comunque a ciò che il Presidente riterrà opportuno”.
 
È questo, né più né meno, il punto essenziale del populismo.
Una libera cessione della propria autonomia in cambio affiliazione, della protezione, della cura, del successo assicurato comporta come ovvio corollario l’ insindacabilità delle scelte e l’ incontestabilità dei comportamenti del leader stesso, a cui può e deve essere concesso praticamente tutto.
 
Si potrebbe obiettare che non molto dissimile da questo è il meccanismo del “bene del partito” a cui assoggettarsi, di infausta memoria novecentesca. Anche se in quel caso, il partito si identificava quanto meno con un’ idea prima che con un uomo, mentre oggi l’ idea non c’è più e resta solo l’ uomo, libero persino di cambiare idea a piacimento.
 
E non sorprende, in questo contesto, individuare oltre all’ autorità, gli altri elementi del discorso dell’ Inquisitore, vale a dire il mistero (giudiziario) ed il miracolo (imprenditoriale).
 
Rassegnare la propria libertà in cambio della protezione (non disgiunta da una partecipazione, anche  minima, ai privilegi) e del sollevamento dalla responsabilità delle scelte è cosa che particolarmente riesce in tempi difficili, in tempi di paura e di nemici alle porte.
Non è dunque da attendersi che la retorica di chi fa leva su questo sentimento venga  infarcita di espressioni bellicose, di chiamate alle armi, di denunce di agguati, complotti e pericoli, di identificazione di nemici ?
 
Essere liberi è un peso, ma questo peso lo si sente maggiormente quando ci si trova sotto attacco, o si teme di esserlo.  O si fa apposta ad esserlo.
 

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14 commenti su “Della libertà abdicata

  1. SAMOTHES ha detto:

    Avere qualcuno che pensa per noi, che si prende cura di noi, che si prende le responsabilità al posto nostro, che si preoccupa di non farci mancare nulla, che è pronto a tamponare le nostre mancanze è ciò che avviene (o dovrebbe avvenire) quando si è bambini, perchè i bambini non sono autosufficienti. Ma lo scopo è la crescita, il divenire menti pensanti autonome ed individui in grado di agire e di provvedere a se stessi e a chi ha bisogno di cure. Anche questo dovrebbe significare essere individui consapevoli, attivi e maturi; mi chiedo se l'incapacità di essere politicamente attivi delle nuove generazioni sia dovuto al fatto che vi è stata un'educazione mediatica alla non-crescita, alla deresponsabilizzazione in termini di attenzione al prossimo in virtù della mitizzazione dell'individualismo spinto e dell'autoreferenziazione; e a supporto di questo tipo di educazione mi chiedo se non ci sia stata una latitanza importante da parte delle istituzioni nel formare una coscienza civica che riuscisse quantomeno a limitare i danni. Credo che la percezione del sociale sia il più delle volte avvertita come un qualche cosa di ostile per il singolo, di pericoloso quasi, come se l'altro fosse un elemento dal quale doversi difendere più che un individuo del quale, in caso di necessità, farsi carico facendosi nel contempo carico di se stessi. E si avverte più un senso di paura che di solidarietà. Credo sia un problema di percezione, come tu ben descrivi Melo: il senso di libertà non è vissuto attraverso l'impegno per preservarlo, ma attraverso il disimpegno per arrivare a liberarsi delle zavorre che la responsabilità collettiva comporta. In questo consiste l'idea di egoismo spinto che è alla base dei meccanismi mentali odierni. Non importa molto se qualcun altro pensa per noi nella gestione delle problematiche che non toccano direttamente il nostro quotidiano; l'idea di libertà di oggi è: se non mi tocca direttamente io ne sono libero. Il punto è cghe è un'idea illusoria; il punto è che chi pensa in questo modo non ha gli elementi per rendersi conto di quanto questa sia un'idea illusoria; il punto è che non si sta facendo molto perchè questo tipo di pensiero sia dirottato verso una consapevolezza collettiva più matura. Ed è per questo che viviamo in un contesto dove nessuno sa più da che parte guardare, perchè quali riferimenti si possono avere in un mondo fatto di bambini spauriti, dove gli adulti non sono in grado di prendersi le loro responsabilità? Forse vorrebbero, ma non lo sanno fare, non hanno gli elementi per poterlo fare, gli sono stati tolti nel tempo e non se ne sono nemmeno accorti. E di quale libertà si può parlare in un mondo dove la maggior parte degli individui è "vittima" di meccanismi che nemmeno conoscono? La libertà non è solo un'idea, perchè le idee possono essere manipolate, contraffatte, gestite a piacimento. La Libertà è una condizione della Persona ed è un qualcosa che si vive o non si vive. Se non si vive perchè una Persona non è consapevole delle proprie scelte e non può essere incisiva sulla propria esistenza, allora vuol dire che non è una Persona libera; vuol dire che della Libertà gli rimane solo un'idea illusoria. Un'idea preconfezionata ad arte, ma fasulla.

  2. Diaktoros ha detto:

    La libertà è tanto grande quanto è grande la conoscenza. Visto che la nostra conoscenza delle cose è minima, minima sarà la libertà, cioé la capacità di decidere. Nemmeno i politici, che hanno, per delega, la capacità di scegliere, hanno una sufficiente conoscenza delle cose e pertanto si rifanno a veri o presunti esperti, che esprimono per lo più esigenze economiche. Il problema è che, se, in passato, molti erano avvolti da un'illusione di conoscenza, dovuta all'adesione a una verità ideologica o religiosa, oggi la maggior parte ha perso quest'illusione e quindi la loro reazione è: visto che io non ho le idee chiare sui problemi da affrontare, occupatevene voi e non mi rompete le scatole, purché io non sia troppo danneggiato o disturbato dalle vostre scelte. Ovviamente, manca totalmente il culto eroico della libertà, quello che fa scegliere la morte all'adeguarsi, come nello Straniero di Camus.

  3. SinuoSaStrega ha detto:

    … E qual è il primo obiettivo su cui "lavorare" con un bambino nella prospettiva della responsabilità? L'autonomia, renderlo capace di fare da solo, ovvero di sfruttare il proprio potenziale. Potenziale= potenza. E non potere. Potere è parola triste, è parola del prete e del servo, diceva Spinoza. Tutti e due si fondano sul debito, sul dovere scontare una colpa, una mancanza… Il contrario della gioia della potenza che è creatività, messa in atto ( e prima ancora coscienza) delle proprie capacità di "creare, fare, essere in grado di generare il nuovo". Potenza vs potere. La potenza è gioia, il potere è tristezza. Se è vero che di una quota di potere è impossibile e controproducente esimersi, la mancanza di potenza e di gioia creativa di essere, fare, decidere è depressione. E mi pare si voglia questo, gente triste e depressa, convinta di non avere possibilità e chances.
    Il problema è come cambiare tutto ciò.

  4. feritinvisibili ha detto:

    E se fosse che noi, poveri umani ottusi, dovessimo ciclicamente regredire allo stato della privazione della libertà per rianimarci e ricordarci che possiamo essere liberi?
    Siamo in tempo di Pasqua ebraica (è iniziata ieri al tramonto per la precisione), e la storia del popolo ebraico che passa dalla schiavitù alla libertà (Pesach, dall'ebraico significa passaggio) ha proprio questo significato simbolico. E mi dà da pensare il fatto che nessuno tra coloro che fuggirono dall'Egitto arrivarono vivi alla terra promessa, neanche Mosè.
    Un detto di un antico maestro ebreo è: "è molto più facile dare la libertà fisica al popolo d'Israele che togliere la schiavitù dalla testa del popolo", infatti una delle letture della storia dell'esodo e del vagare nel deserto, ricevere le tavole della legge ecc. è che un popolo che è stato schiavo ha bisogno di essere "educato" per lasciare la condizione di schiavitù e creare una possibile libertà. Una generazione di schiavi non potrà mai riscattarsi del tutto da quella condizione.
    Mi chiedo cosa bisogna aspettarsi da questi nostri tempi riflettendo sull'Esodo…

  5. astrogigi ha detto:

    Buon compleanno Melo: non so come, ma una mail mi ricorrdava che avresti compiuto gli anni.
    Non sono più libero nemmeno di dimenticarmi….

    cmq: potranno toglierci ogni libertà fuorchè quella di sognare, pensare, usare la mente.
    non so chi lo disse, lo scrisse o lo morì
    ma sono in pieno accordo
    libertà credo sia prima di tutto uno stato mentale
    mi penso libero nonostante sia cosnapevole di non esserlo per nulla perchè, giacchè uomo, sono ingabbiato in un involucro limitante anche solo al volo.
    devo mangiare, devo bere, devo dire sissignore per avere pecunia con cui esercitare la mia libertà di comprare qualcosa che gli altri mi dicono io sia libero di scegliere.

    diciamo che non ho il coraggio di fare ciò che mi piacerebbe di più: piantare il mondo civile e rifugiarmi in un angolo remoto del pianeta (great red in Australia ) per vivere con gli aborigeni madre Terra e le sue sorelle Stelle.
    Ma è una libertà cui ho rinunciato per la più grande delle libertà: quella di amare.
    ed è per mia figlia e mia moglie che io mi penso libero
    libero di amarle al punto di rinuciare alla mia libertà personale per un bene più prezioso.
    riuscire a dare un senso scelto da me a questa vita che io non ho chiesto
    il popolo ebreo mi ha sempre mosso a profonda tristezza per le catene ferree ed eburnee cui si è legato e cui impone di legarsi al di la del tempo e della ragione
    come può un dio inquisitore parlare di libertà ?
    e' solo meglio mascherata
    ma è sla chiavitù più subdola
    quella della paura del castigo
    e poi parlano di libero arbitrio lasciato da dio agli uomini di sceglere fra male e bene.
    ma ci vuole un dio per dirci di non riubare, ammazzare, struprare, uccidere ?
    ci vuole un dio per scoprire che siamo tutti uguali e tutti piccoli esserini inermi ?
    ci vuole un dio per corpire le nostre malefatte in nome di qualcosa di insindacabile come la volontà dell'altissimo…ecco a cosa serve dio: a permettere il potere dell'ignoranza e della paura del castigo.

    l'altro giorno ad una paziente che mi cheideva se io pregassi in tempo di quaresima, ho risposto che non recito preghiere: preferisco viverle in ogni istante della mia giornata portando un sorriso, una carezza, una speranza;: parlando di uguaglianza, di pace, di valori che abbiamo in noi senza che un qualsisi dio ci scagli contro l'infedele.
    Vedo molti più sorrisi sui volti degli extracomunitari che mi accolgono nel parcheggio che non nelle miss che scendono dai SUV.
    Io parlo con i "negretti" delle perline e loro mi hanno detto proprio ieri: tu non sei un uomo buono: sei un uomo santo perchè ti fermi con noi anche solo per un ciao.
    non darci soldi
    ma dacci un sorriso ed un saluto

    io sono libero di abbracciarli

    io sono libero

    perchè l'ho deciso io

    sarà molto difficile che dio non mi perdoni se davvero ci fosse a vegliare sui miei atti: non faccio ciò che faccio perchè lo dicono i preti: lo faccio perchè me lo dice il cuore.

    ciao Melo
    Buon compleanno

    GB

  6. SAMOTHES ha detto:

    Mi piace moltissimo quello che ha scritto Astrogigi, dall'1 alla z; tutto quanto! 🙂 E condivido! 

  7. feritinvisibili ha detto:

    .. Ho parlato della storia dell'esodo solo come riferimento simbolico all'uomo in condizioni di "schiavitù" e di "libertà", anche perché quello che è raccontato nella Thorà va considerato un linguaggio simbolico con molti strati di profondità e di lettura, e non la storia del popolo ebraico reale.
    Ci tengo a precisarlo perché la mia intenzione non era di parlare degli ebrei e forse non si è capito..
    In ogni caso dal tuo commento Astro mi viene il dubbio che a proposito di ebrei e del nostro rapporto con la dimensione divina hai un'idea personale che non risponde molto alla realtà, ma non ho voglia di approfondire la cosa, rischia di diventare una polemica e non è questa la sede per parlare di ebraismo, né intendo mettere in discussione le idee alle quali ognuno di noi è affezzionato.
    Buone vacanze a tutti!

  8. astrogigi ha detto:

    Ferite non ne voglio aprire altre.
    proprio per il concetto di libertà che io adotto, lascio che ognuno creda ciò che vuole, anche all'oroscopo (cosa che richiede grande dose di coraggio e da parte mia naso ben chiuso ed orecchie spente).
    Desidero altresì che analogo atteggiamento venga riservato al mio modo di intendere la dimensione fede, credo, divinità.
    Dopo una vita a contatto con l'Universo, dopo anni a contatto con gli uomini, dopo ciò che ho visto subire proprio dal popolo ebreo, preferisco orientare i miei moti di fede in direzioni divine di matrice del tutto diversa da quelle definite da qualsiasi religione rivelata o comunque di umana invenzione.
    Non sono nemmeno ateo perchè non ho ancora smesso di voler credere.
    Ma non voglio insultare nessuna divinità con comportamenti che se fossi anche un dio buonissimo, condannerei e punirei.
    Per cui vivo la mia non fede con molto più fede di molti fedeli peccatori.
    Ogni occasione per onorare pace, uguaglianza tolleranza speranza che mi si presenta nella vita di ogni giorno è vissuta come una possibilità di dare; non so cosa, non so some, ma ci provo.

    Verba volant, scripta manent, sed exempla tahunt.

    Non sono un teologo ne mi interessa esserlo, devo confessare.

    Sono un Astronomo prima, e purtroppo poi solo un uomo.

    Se dio c'è, sa che ammiro il suo creato; un pò meno gli uomini, ma mi ci metto anch'io fra i suoi errori e siccome sono un uomo buono, lo perdono per avermi fatto scettico, burbero, bruttino e pure molto stronzo……
    Lo ringrazio invece ogni giorno per avermi dato mia moglie e mia figlia.

    serve altro ?

    si: ferite: leggi i miei simboli, a tutti i livelli che vuoi: troverai semrpe molta molta fede; solamente espressa in modi diversi, fuori dagli schemi delle intepretazioni di migliaia di anni di rilettura approfondimenti, intepreatazioni, estrapolazioni, decerebrazioni (pensa solo all'estremismo fanatico di certe correnti tristemente attuali): troverai semrpe che basta un passaggio per capire: ho avvertito molto profondamente la miseria e la solitudine dell'uomo a confronto con la sterminata magnificenza dell'Universo: ho sentito nel cuore e sulla pelle la paura di vivere, il timore del dolore, la morsa dell'angoscia: abbiamo bisogno di credere.
    Solo che preferisco credere nelle cose semplici. Pace, Amore, Uguaglianza.
    Se dio fosse un fisico, sceglierebbe la semplicità
    Noi abbiamo solo complicato le cose.
    Ha sctitto una pagina con 10 comandamenti
    Noi, miliardi di parole a commento e milioni di morti per conflitti di fede.

    Di simboli io ho sempre vissuto: la matematica e le sue formule sono la lingua del Cielo.

    se ci credete, buona pasqua

    GB

  9. astrogigi ha detto:

    Verba volant, scripta manent, sed Exempla trahunt.

    era solo l'ottavo commento, ma mi sembra discretamente fuori……

    ciao

    GB

  10. AromaEssenziale ha detto:

    Sarebbe un peso maggiore, una morte più dolorosa l'essere incatenati e immolati, con la mente ottusa e privata della sua capacità propria di ragionare, riflettere, decidere, scegliere, essere responsabile, dissentire, andare.  Essere liberi talvolta (spesso) significa essere soli o rifiutati o con alcune porte chiuse o altre che non si aprono perché non sei un adepto di una delle tre macro Chiese in Italia.
    Eppure, rinunciare alla libertà, sarebbe terribile. Come morire.

  11. melogrande ha detto:

    L' esercizio della libertà comporta sempre la necessità di scelte consapevoli in prima persona, e questa a loro volta impongono un carico di conoscenze da acquisire e criticare, ed un onere di partecipazione. 
    Processi faticosi, poco consoni ad un periodo storico in cui pare essersi persa di vista la dimensione collettiva del vivere, ed è sempre più forte la tentazione di arroccarsi nell' individualismo, sia pure "nobile", religioso o spirituale ce sia.
    La dimensione della libertà personale, del " finché non mi toccano".
    Ma è un ritrarsi illusorio e persino pericoloso quando i tempi sono bui.

    C'è una citazione, spesso attribuita a Brecht, che in realtà pare essere di Martin Niemoller (un teologo…), il che non ne diminuisce l' efficacia:

    Prima vennero per i socialisti, e io non alzai la voce, perché non ero un socialista.
    Quindi vennero per i sindacalisti, e io non alzai la voce, perché non ero un sindacalista 
    Quindi vennero per gli ebrei, e io non alzai la voce, perché non ero un ebreo. 
    Quindi vennero per me, ma non era rimasto più nessuno che potesse alzare la voce per me.

  12. astrogigi ha detto:

    basta andarsene prima che vennero….

  13. SAMOTHES ha detto:

    …il punto è Astro, che ti trovano, sempre…

  14. capehorn ha detto:

    E quì mi aggancio (grazie Samo).
    Ti cercano e ti trovano, perché in fondo ti temono.
    Cosa é più terribile di un uomo che é responsabile della propria libertà?
    Che agisce non in nome della libertà, ma é sinonimo di libertà.
    Di pensiero, di azione, di parola. E di tutto quello ne fa ragione  di vita e a ragione vive?
    E' l'essere che non demanda, non si piega, che chiede sempre e comunque delle spiegazioni, delle giustificazioni delle azioni che subisce.
    Anche perché non si sottrae a gistificare le proprie.
    Non ha timore di vivere nell'ordine morale ed etico delle cose.
    Non tituba, non opina, non cede facilemente alle troppe sirene, che insistenti ne chiedono il suo piegarsi, se non il suo spezzarsi.
    Sa che tutto ciò impone sacrificio e rinuncia, ma sente che cedere sarebbe cibarsi di illusioni e non mangiare delle certezze.
    Non é certo dell'uomo libero reputare che la corona della giustizia si é fermata sulla sua fronte ed é l'unico giusto.
    Anzi la libertà di scelta gli impone un giudizio più severo di se, prima che degli altri.
    La libertà impone prudenza, saggezza, amor proprio, rispetto e compassione.
    Scelte consapevoli, cui non recede per quieto vivere, ma la passione per la libertà lo fa vivere e sopravvivere alle troppe brutture.
    Consapevolemente ha voglia di essere uomo.

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