La cultura si potrebbe pure mangiare

Non voglio, in questa piccola sede, infierire sull’ infelice frase “la cultura non si mangia” con cui si è cercato di giustificare tagli assai dannosi alle istituzioni culturali del nostro Paese.
Del resto lo stesso autore è apparso sulla via del ravvedimento, benché il ravvedimento appaia un po’ stizzito, del tipo “Volete la cultura ? E io vi aumento la benzina.”
Non è il massimo dell’ eleganza, diciamolo.

E diciamo anche che quei tagli andavano ad incidere su una spesa culturale in Italia già molto inferiore rispetto a quella degli altri Paesi d’ Occidente con i quali (su altri temi) amiamo confrontarci continuamente. Per esempio per il fatto di essere nel G8, cioè fra i paesi più avanzati e più forti economicamente del mondo.

Ho cercato i numeri, ed i numeri parlano chiaro.
Prima dei tagli, la situazione della spesa per i beni culturali era più o meno la seguente (fonte UE – Economy of Culture):

Francia     8,4 Mld di €
Germania  8,0
Spagna  5,1
Gran Bretagna 5,1
Italia 1,8
Austria 1,8


Ora, tutto andrebbe bene se non fossimo noi per primi a legittimare aspettative di tutt’ altro genere.

C’è un dato, che si sente citare assai spesso, un primato che siamo assai orgogliosi di possedere e di cui tendiamo persino a vantarci con gli stranieri quasi fosse merito nostro e non di antenati più o meno lontani di cui siamo assai inadeguati discendenti.

L’ Italia possiede i due terzi del patrimonio artistico mondiale.

La frase è in genere detta con tale perentorietà da non lasciare spazio ai dubbi, anche se, a dire il vero, il dubbio sarebbe più che legittimo. Da dove viene questa affermazione ? Da quale fonte ? Come la si giustifica ? Quale censimento di patrimonio artistico ha dato questo risultato ?
Siccome quando scrivo cerco qualche evidenza di ciò che affermo, mi sono dato da fare, con deludenti risultati.

L’ unico elemento oggettivo che ho trovato è il censimento, operato dall’ Unesco dei siti dichiarati “Patrimonio dell’ Umanità” in base al loro particolare valore artistico, culturale o naturale.
Anche questo censimento, a ben vedere, non è del tutto neutrale essendo l’ Unesco un’ agenzia “occidentale”, ma è quantomeno in ambito Onu, e quindi in qualche modo sufficientemente autorevole da poter essere preso sul serio.
Ora, l’ Unesco ha dichiarato “Patrimonio dell’ Umanità” 890 siti fra culturali, naturali e misti.
Ed effettivamente, l’ Italia risulta in testa alla classifica, potendo vantare 44 siti, anzi 47 se comprendiamo il Vaticano e San Marino che in Italia, piaccia o no, geograficamente si trovano.

Nessun altro paese ne ha altrettanti, la Spagna, che è al secondo posto, ne ha 41, la Francia e la Germania sono dietro con 33 siti ciascuna (per la verità la Francia 32, visto che uno sta in Oceania), la Gran Bretagna ne ha 28, di cui solo 25 sul territorio nazionale, la Grecia ne può vantare 17 e l’ Austria appena 8.
Persino la Cina, con un territorio nazionale che è 30 volte più vasto del nostro, si ferma a 38 siti patrimonio dell’ Umanità e gli Stati Uniti, che piccoli non sono nemmeno loro, a 20.

Insomma, non sono i due terzi del patrimonio mondiale, ma un primato pur sempre ce l’ abbiamo, un primato rafforzato dal fatto che l’ Italia è un paese molto più piccolo, ad esempio, della Spagna, il che vuol dire che i nostri tesori sono per così dire più “concentrati”. Non a caso il viaggio in Italia faceva parte della formazione di ogni giovane rampollo di buona famiglia, ed in Italia (a Firenze) Stendhal, che pure alla bellezza doveva essere piuttosto abituato, fu sopraffatto dalla sindrome che da lui prese nome.

Insomma, un qualche primato di patrimonio artistico ed ambientale lo possediamo davvero, e non farebbe scandalo se nella cultura investissimo cifre vicine se non superiori a quelle di Francia e Germania. Invece navighiamo dalle parti dell’ Austria, il cui patrimonio secondo l’ Unesco è un sesto del nostro, e su quello continuiamo per di più a tagliare.

Del resto, con la cultura non si mangia, dicevamo.
Eppure, c’è qualche altro numero che è rilevante e che dovrebbe far riflettere, e che invece noi continuiamo ad ignorare, non so quanto consapevolmente.
Se i turisti si muovono per vedere le cose che meritano di essere viste, si dovrebbe immaginare che i flussi turistici vadano più o meno in corrispondenza della classifica che abbiamo visto prima.
D’ accordo, non tutto il turismo è culturale, ci sono i turisti che si muovono soltanto per fare le vacanze al mare o in montagna, ma anche su quello non siamo messi così male, no ?
Certamente meglio di Germania e Gran Bretagna.

Insomma, ci si aspetterebbe che un paese come il nostro, per tutto quello che abbiamo detto, si trovasse al primo posto per numero di turisti che ogni anno lo frequentano.

Invece è al quinto.

La Francia vanta ogni anno 76 milioni di turisti, la Spagna 56, gli Stati Uniti 50, la Cina 47. Noi 36 milioni, meno della metà rispetto alla Francia, 20 milioni in meno della Spagna, e poco più della Gran Bretagna.

Intendiamoci, per il poco che spendiamo, facciamo già miracoli, evidentemente l’ attrattiva del nostro patrimonio è tale che i turisti testardamente ci frequentano nonostante si trovino generalmente male.

Sì, perché nella classifica della “soddisfazione” globale, della capacità di attrarre turisti e far fronte alle loro aspettative, risultiamo solo ventottesimi, preceduti praticamente da tutti.

Insomma, ad investire in cultura non butteremmo via i soldi, forse persino mangeremmo tutti un po’ meglio.

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32 commenti su “La cultura si potrebbe pure mangiare

  1. astrogigi ha detto:

    Giusto per rimanere in tema caro a Sam: siamo i primi nel mondo in fatto di cucina ed affini: pizza è patrimonio dell'umanità così come il nobel dei vini l'ha il brunello di montalcino
    a questi primati inece le risorse non si tagliano ne si lesina nel condire l'imago italica di calici e porchette.

    meno panza e più cervello mi piacerebbe vedere nelle scale dei valori
    meno libagioni e più maniche arrotolate e bicipiti in funzione invece di cinture allentate e bilance sotto pressione….

    sai Melo, probabilmente la cultura del cibo mangia assai di più della cultura dell'arte, del pensiero, della ricerca, del sapere tutto.

    mah

    resto sempre interdetto di fronte all'importanza che si da al cibo mentre stiamo decadendo come cultura, etica, e tutto ciò che si situa al di sopra dell'ombelico….

    sarà perchè mangio poco, non bevo e mi vesto alle bancarelle del mercato rionale, mi muovo in panda 750 young (giovane perchè non ancora ventenne…) e dilapido il mio misero stipendio in libri, telescopi e computers…

    mah
    mah
    mah

    GB

  2. SAMOTHES ha detto:

    tu fai vita simile alla mia Astro, con l'unica differenza che io ho una Clio vetusta e amaccata, ma revisionata da poco e che mi ha lasciata a due km da casa in una fredda notte di tre giorni fa. Quindi in attesa di un salasso per recuperare le sorti del mezzo, mi dedico alle passeggiate per raggiungere il luogo di lavoro, ma lo faccio serena, ormai ho metabolizzato lo sconforto iniziale. E così smaltirò i pasti e non è detto che mi converta, seppure solo in parte, alla religione tua. La cultura del cibo tuttavia, può essere un'ottima esca per la cultura dell'Arte, perchè i piaceri attirano, c'è poco da fare. Il connubio Arte – cibo non è da sottovalutare in un paese dove l'attenzione massima la ottengono insulsi programmi d'intrattenimento che hanno l'unico scopo di manipolare la componente più bestiale dell'intelletto umano. Il cibo può essere un alleato per arrivare a comprendere i valori che proponi. Se si insegna a mangiare bene, si insegna a mangiare meno; se si insegna a bere bene, si insegna a bere meno; se si insegna a gustare e a degustare, si insegna l'attenzione alle proprie reazioni, non solo fisiche, ma anche intelettive. E per di più c'è tutta la componente legata alla provenienza di cibi e bevante e questa non ha nulla a che vedere con insulsi programmi di intrattenimento, ma forse più con un certo tipo di conoscenza. Anche questa, per certi versi, può essere un'introduzione all'Arte.Dipende molto da come viene gestita, come accade con tutto, del resto, no?  

  3. feritinvisibili ha detto:

    Questo per esempio.
    Quanti turisti, italiani per primi, vanno in Sardegna a sbruciacchiarsi le chiappe e non hanno mai visitato un nuraghe..
    E pensare che quella nuragica è una delle civiltà più antiche (era del bronzo), di grandi e misteriose conoscenze, che ci scommetto è snobbata pure nei libri di testo a scuola, dove mi aspetto ci sarà al massimo qualche accenno

  4. astrogigi ha detto:

    Stuzzichino stuzzichino appena si parla di cibo si scatenano tutte quaggiù.
    Resto del parere che siano tutti alibi per trovare una giustificazione elegante al gesto immondo di provvedere sempre e comunque a soddisfare la panza first of all.
    Io non credo assolutamente (ma ormai devo dire "vorrei NON dover credere …") che la gola possa essere veicolo di attivazioni neuronali dato che essa è collegata ad organi che di intelletto non necessitano.
    se poi DEVO pensare che per attirare turismo colto devo presentare la cucina come motivo di visita al mio paese resto deluso per il primato dei ravioli a discapito delle vestigia di Caput Mundi.

    posso Sam essere deluso dal fatto che funzioni di più l'odore di spiedo che il respiro del tempo che fra i nuraghi è fermo ?

    posso esternare profonda amarezza che sia più la dolcezza del moscato  che il rinascimento fiorentino ad attirare visitatori ?

    inzomma: più della magna grecia qui tira di più il magna magna.
    io non ne vado fiero
    tutto accà

    capiscisti ?
    ci resto maluccio

    va ben, mi prenderò una ciucca di the della lidl

    notte

  5. SAMOTHES ha detto:

    Astro, per cortesia, il tè della lidl no! 
    Se ciucca dev'essere, che sia perlomeno degna di tal nome. Piuttosto l'acqua del rubinetto che è più sana e contiene meno porcherie chimiche. Forse. Dipende da dove vivi.  
    Ma l'amore per la Grecia, che c'è, può essere anche amore per il cibo greco ad esempio. Lo so, lo so non te ne frega niente e tu parlavi di Storia, di Teatro, di Cultura Antica ecc… ma io credo che attraverso i sapori che un popolo assimila tu ne possa capire il pensiero, oltre che il tipo di territorio, ecco. A  me sembra così scontato… non capisco perchè non comprendi. Dici che non c'azzecca nulla perchè le attivazioni neuronali legate al cibo non necessitano di intelletto? ok, ma l'intelletto puiò arrivare a nutrirsi anche di sensazioni che non necessariamente vengono attivate con le attivazioni neuronali delle quali parli tu, ma magari con altre. Io so, ad esempio, che il cibo Krukko non è come il cibo mediterraneo; lo so perchè sono un po' krukka e un po' mediterranea. Ed i due tipi di cibo assomigliano tantissimo ai due tipi di popoli che lo consumano. Scontato, ma se è così, allora il cibo non è solo alimento da ingurgitare per tenere attive le funzioni vitali. Il cibo è ben altro e "parla" di persone, di terre e di culture. Non è necessario ingurgitarne quantitativi esagerati per capire di che si tratta, ma è necessario provare. Se lo rifiuti, rifiuti una parte di un mondo da scoprire. Per te sarà superfluo, perchè conosci il respiro del tempo che fra i nuraghi è fermo, ma in quanti hanno modo di aver a che fare con i nuraghi? E in quanti hanno invce modo di aver a che fare quotidianamente con il cibo? Non puoi biasimare il mondo perchè mangia; puoi biasimare solo chi potendo mangiare meno e bene mangia troppo e male. E non puoi biasimare chi non ha accesso a meraviglie che nemmeno avrà mai modo di conoscere nell'arco di un'intera esistenza perchè il contesto dove vive non glielo permetterà mai. Puoi biasimare solo quelli che potrebbero e non ci provano nemmeno, ad arrivare a quelle conoscenze. Mica tutto è semplice e lineare come sembra. Il cibo è semplice e alla portata di tutti. Il buon cibo un po' meno. 

  6. astrogigi ha detto:

    Io non comprendo
    lo so
    mi rendo conto di essere limitato
    ma se sono limitato dal non poter viaggiare, ho semrpe un cervello che viaggia ben aldi là dei confini spaziali e temporali che la mia misera condizione impone
    e quando viaggio (studio in generale o leggo o lavoro o dormo…) l'ultima cosa che mi viene in mente è mangiare
    non perdo tempo per sedermi ore a degustare non so bene cosa
    i popoli lasciano ben altro che l'odore di ciò che cucinano
    e se non ci posso andare ad assaggiare il cibo greco non è quello che mi fa soffrire
    il non poter passare una notte al partenone ad ascoltare socrate platone aristotele a disquisire di tempo elementi verità quello si mi stritola le budella, e forse è quel che mi impedisce di mangiare

    pensala come vuoi Sam, non cerco davvero di convincerti o di vincere una causa
    ma va là
    permettimi solo di dire ciò che sento
    nulla più

    sarà più facile che io muoia senza aver assaggiato l'ouzo che non che io non vada ad Atene
    e nella vita dopo tramerò per rinascere almeno a sparta……

    ( in altre oarole: in un viaggio insieme, pensaci tu a cogliere i frutti locali del desco e delle tradizioni. Io mi occupo del resto ncosì totrneremo ciscuno soddisfatto nei prorpi appetiti.)

    ti garantisco che il the della lidl è assolutamente bevibile così come quello straordinario succo di mela che hanno solo loro….

    non so invece capire cosa ci trovini di favoloso nel brunello, nel morello, nel berlucchi o…..azz non ho altri nomi di vini che mi vengano in mente: per me tutti uguali sono….beh, chifo)

    da noi però ci sono molti indiani: in quello ti do ragione: cucinano DIVERSO da noi: lo avverto anch'io a 5 km di distanza…….

  7. melogrande ha detto:

    Non riesco proprio a vedere un' opposizione fra le due cose, mi sembra una forzatura.
    Non amo le abbuffate e non mi piace ubriacarmi, ma se posso avere al posto del the preconfezionato una tisana alla mela o un calice di chardonnay profumato sono più contento.

    Ora, senza tirare in ballo il Simposio di Platone (simposio vuol dire bere insieme) o il Convivio di Dante (convivio vuol dire mangiare insieme) mi sembra che il riunirsi attorno ad una tavola non sia atto nemico della cultura, tutt' altro.

    Perciò non mi rammarico che l' Italia abbia cibi e vini di qualità, e li valorizzi (anche su questo, va detto, i Francesi la sanno assai più lunga di noi).
    Mi rattrista invece veder trascurare l' altro aspetto.

    Mi pare che un politico che si vanti per il fatto che il suo Paese possegga metà, o due terzi del patrimonio culturale dell' umanità dovrebbe come minimo sentire il peso di questa affermazione e della responsabilità che ne consegue, e dovrebbe chiedersi, se questo fosse vero, come mai il suo Paese non spende per difenderlo metà o due terzi di quello che spende tutto il mondo, ma meno di un quarto di quello che spende la sola Francia.

    Così, solo per una questione di logica…

  8. astrogigi ha detto:

    appunto: questione di logica

    così come il politico si riempie la bocca di parole, l'italiano medio si riempie la bocca di cibo
    siamo un paese di obesi e di mbriagoni
    purtroppo 
    non lo dici certo con orgoglio ma i ragazzi sono già da piccini rotoloni di ciccia e bevono bitrra dai 12 anni in su
    e questo non per colpa dei politici soltanto….

    per cui se la cucina è spesso espressione di cultura, dovremmo far si che in italia fosse magari rimessa al posto 2, cioè DIETRO la cultura
    invece si spende di più per mangiare e non si va per musei o città d'arte
    ma si fanno i tour delle enoteche
    quanto ai gusti melo, non dico che i miei siano i migliori in fatto di bevande
    semplicemente io non bevo e non mangio ne patè de fois gras ne champenoise.,
    perchè ?
    non perchè sono proletario, ma perchè NOn MI PIACCIONO

    non è lotta di classe
    è lotta di senno
    mangiamo bene ?
    meglio
    beviamo buono ?
    meglio
    ma perbacco sembra che ormai siano le sole cose che contanooooooooooooooo

    ecco la mia frustrazione
    cibo e calore siamo a posto no ?
    allora decidiamoci a salirla ste scala dei valori

    sul fatto che gli affari si facciano poi con le gambe sotto al tavolo, ho opinione assai negativa, per il semplice fatto che se in vino veritas, vuol dire che siamo disonesti se rimanaimo sobri
    il convivio si fa anche senza la tavola imbandita. mai viaggiato per ore in treno  con altre persone in compartimento ?
    che belle chiacchiere nascono talvolta….
    a me capita ovunque e molto spesso: 
    basta aver voglia di ascoltare a magri di scambiare opinioni

    ma francamente preferisco avere la bocca libera ed il cervello ben sveglio

    solo così rispetto chi ho vicino

    mangiare si deve
    ma ciò non significa che vi debba dedicare più di 7 minuti/die

    ipse dixit ed ora cambierò tavolo
    non mi va di parlare ne di cibo ne di vini

    non tornerò più sull'argomento

    vado al bar
    a bere un caffettone 

    mi manca tanto Lillo….sapete coem sta ?

    GB

  9. SinuoSaStrega ha detto:

    Il tuo ragionamento è lineare e logico, in effetti non basta dire l'Italia ha tanto se quel che abbiamo non viene curato e valorizzato. L'investimento culturale per molti paesi è strategico per l'economia, ma da noi no… "Abbiamo tutto" e ci dovrebbe bastare. Non considero la rozzezza dell'espressione, che di per sè direbbe già molto.
    Condivido le riflessioni di Samothes, la quale sottolinea il binomio tra cibo e cultura. Recentemente sono andata in un'osteria- enoteca del Chianti, e una cosa è bere un vino, un'altra è vedere la cura che viene posta nell'offrirlo e la competenza con cui ti viene descritto perchè quel certo vino deve essere servito a 16 gradi anzichè a 18, e perchè si abbina bene con una determinata pietanza invece che con un'altra. Sono convinta che la cultura alimentare vada di pari passo con l'educazione alimentare, su questo concordo in pieno con Samothes.
    Per il resto, mi pare che con la cultura si possa mangiare, e anche bene. Aumentando gl'investimenti ovvio, ma anche con altre iniziative che denotano una filosofia di base. Rischio di essere campanilista se cito nuovamente la Toscana; a me è piaciuto che a Firenze, dalla fine dello scorso anno, sia attiva una Carta dei Musei, con la quale, con cinquanta euro, in un tot di ore (purtroppo poche, mi pare 72), si possono visitare i principali musei fiorentini, utilizzare il bus e la tranvia senza fare code snervanti, ecc… E' un incentivo importante, che in Italia solo Torino attua, mentre nel resto dell'Europa molte città importanti già utilizzano da tempo. Era solo un esempio.
    Certo la storia dell'aumento della benzina è vecchia e stravecchia. Benzina… e sigarette?? Non si aumenta più il prezzo delle sigarette? Toh, un cambiamento!

  10. melogrande ha detto:

    Sinuosa, pare che aumentare il prezzo delle sigarette induca la gente a smettere di fumare, se non altro per ripicca.

    Con la benzina si va più sul sicuro…

  11. astrogigi ha detto:

    "Recentemente sono andata in un'osteria- enoteca del Chianti, e una cosa è bere un vino, un'altra è vedere la cura che viene posta nell'offrirlo e la competenza con cui ti viene descritto perchè quel certo vino deve essere servito a 16 gradi anzichè a 18, e perchè si abbina bene con una determinata pietanza invece che con un'altra. Sono convinta che la cultura alimentare vada di pari passo con l'educazione alimentare, su questo concordo in pieno con Samothes."

    su questo mi prendo una pausa di riflessione: in effetti 2 gradi di temperatura possono introdurre un gradiente entropico rilevante, ma non ho mai applicato a materia così sofisticata le poche conoscenze di chimica-fisica che posseggo.
    Di solito mi muovo in ambiti più elementari, diciamo dai leptoni in giù, dove le cromodinamiche quantistiche assumono rilevanza significativa.
    Certo ammetto con malcelato disagio che non sapere come mescere un vino potrebeb indurmi al ritiro dalla vita sociale a favore di eremitaggio australe; tuttavia vedrò di porre rimedio a siffatta grave lacuna del mio presunto background culturale consultando lo scibile senz'altro reperibile in rete o nelle varie osterie che ancora esistono nelle mie campagne.
    ho sempre sognato di poter un giorno vestire i nobili panni del sommelier che con voce falutata decanta i retrogusti di un tal vinello piuttosto che il corpo sostenutoi di tal altro fermentato d'uva.
    Invidio chi ha uno scanner al posto delle papille gustative….mi sa che le mie che non rticonoscono alcuna differenza fra un vino e una broda mista si sono consumate alla mensa universitaria…..

    cosa mi perdo ragazzi…..

    mi ritiro in convento….
    no, meglio di no
    li il vino scorre….

    meglio in osservatorio

    li solo via lattea
    e stelle….

    (che si vedono anche senza alchimie in corpo…)

    (mi piace quando sono due mondi che si scontrano…sembra di essere al CERN…bello scagliarsi contro posizioni rocciose e blindate in turris eburnee di conoscenza…)

    dai dai che ci scappa un bosone di Higgs…..

    certo che se adesso salta fuori che il vino è il sangue di cristo mi rimangono ben poche fiches da calare sul piatto…ops…..desco….convivio…

  12. melogrande ha detto:

    Astro !
    Mi meraviglio di te !
    Due gradi sono un' ENORMITA', per meno di un grado di differenza nel perielio di Mercurio Einstein fece fuori Newton. 

    Ne parlarono in tutti i simposi scientifici (ops… ho detto simposi ?)

  13. astrogigi ha detto:

    quelli erano gradi ma non di temperatura…

    grande dimostrazione cmq…grande Einstein…..

    ce ne vuole cmq per sostenere che la massa deforma il tessuto spaziotemporale e piega a tutti gli effetti la struttura che veicola il segnale elettromagnetico

    dici che il buon Albert deve a 2 gradi termici di chianti la sua geniale intuzione a proposito della gravità ?

    mi sa che io me ne devo fare alcuni milioni per giunere all'accettazione della tesi delle gentili signore qua dentro

    apprezzo in ogni caso la tua mossa elegante (as usual) per stemperare la miscela alcoolica prossima a deflagrazione…
    ed accetto di ritirarmi silente nell'angolino dei cattivi che non amano ne tavole imbandite ne vini ne piaceri biomeccanici.

    però ti avviso: se toccano troppo duro ti chiedo sostegno almeno in qualità di maschio di scienza….se no mi riducono a trippa per gatti magari con scarto di vino annacquato…fine ingloriosa anche per un villico like me

    ciao

  14. Diaktoros ha detto:

    Certo che si potrebbe guadagnare anche con la cultura, ma occorre una mentalità che in Italia non esiste o è minoritaria. Per decenni la cultura dominante è stata quella dell'inefficienza e della supponenza. I beni culturali sono stati sin dall'inizio un bacino di lavoro, in cui assumere disoccupati che per ridotte capacità lavorative, cattiva salute, o insufficienza intellettuale non avrebbero trovato posto in altri ambiti. Oggi si assiste a una superburocratizzazione del lavoro, alla creazione di una caterva di inutili manager con qualche conoscenza amministrativa, che evita loro di finire in galera, il cui stipendio è ricavato dalla compressione sindacale dei funzionari, assimilati agli impiegati d'ordine in un contesto fantozziano.
    L'attività si svolge per slogan, parole d'ordine derivate da una cultura pseudomanageriale di vent'anni fa. Manca la volontà di innovare realmente e di assumere una reale mentalità imprenditoriale, anche perché spesso mancano i fondi e, se ci fossero, sarebbero riversati su progetti inutili o cervellotici, selezionati dalla nostra classe amministrativa o baronaluniversitaria, con l'ottica di dare lavoro a qualche impresa con le amicizie giuste. Amici miei, con questa classe dirigente, selezionata in base alle conoscenze-parentele sindacalpoliticouniversitarie, per cambiare qualcosa in meglio bisognerà attendere almeno un'altra generazione.
    Esempi? Se ne potrebbero fare a centinaia. Lo Stato preferisce pagare ingenti somme per la locazione d'immobili, anziché acquistarli per i propri uffici; di conseguenza mancano spesso gli spazi idonei per fare cultura in modo redditizio. La maggior parte degli istituti non può gestire fondi provenienti dalla vendita di prodotti o servizi. Per ovviare a questo si è deciso di promuovere fondazioni che quasi mai si sviluppano perché taglierebbero o limiterebbero servizi non monetizzabili e personale. Si vuole tenere in piedi tutto e finanziare tutto, anche se è manifestamente impossibile e antieconomico.
    Naturalmente, gli errori peggiori vengono fatti dalle persone meglio intenzionate e preparate e di maggior sensibilità culturale. Un esempio? La nuova legge (2004) sul deposito obbligatorio degli stampati, idealmente perfetta e garantista, elaborata da sottili filosofi e uomini di cultura. Tutte le pubblicazioni edite in Italia (sintetizzo) vengono conservate in due biblioteche nazionali, nella provincia in cui ha sede l'editore e in un archivio regionale del libro, da individuare o creare. Ben quattro copie cartacee di tutto il pubblicato devono essere conservate, a spese dello Stato, regione e altri enti pubblici. Sicuramente in questo modo non si rischia di perdere nessun prodotto culturale; ma qualcuno ha pensato all'aggravio di spesa? Qualcuno sperava di poter fruire di cospicui finanziamenti per la costruzione di nuove biblioteche o l'adeguamento delle attuali, il tutto in un mondo che va verso la gestione digitale dell'informazione. Sarebbe bastato assicurare la conservazione delle copie digitali del materiale pubblicato e la spesa si sarebbe ridotta al minimo; ma nessuno dei professoroni incaricati delle consulenze ci poteva pensare, considerata l'età veneranda. Conseguenze? Le biblioteche non hanno più i fondi per rilegare il materiale, per gestire i trasporti dai magazzini esterni, per assumere il personale (anche esterno) necessario per i trasporti, visto che i libri ancora non viaggiano da soli. Anzi potrebbero viaggiare, in pdf, o in qualche altro formato ad ampia diffusione, tramite una comunissima rete; peccato che nessuna delle geniali e illuminate (e ben pagate) creature che ci dirigono, le gemme della nostra cultura, non ci abbiano proprio pensato, rimaste come sono ai tempi di Vittorini, di Calvino o di Argan, se non di Benedetto Croce. Se avessimo affidato le sorti della nostra cultura a un paio di quei ragazzini che sono costretti a emigrare all'estero, per fare qualcosa di buono, forse sarebbe venuto fuori qualcosa di meglio.

  15. SAMOTHES ha detto:

    Io voglio bene a Diak quando parla così! Davvero. 

  16. SinuoSaStrega ha detto:

    Peccato che la benzina non si beva allora!
    Quanto al discorso di astrogigi (che ci piglia… parecchio): se vuoi ovviare puoi sempre acquistare un wine dispenser, impostare la temperatura e inserire la bottiglia nei piccoli vani con differenti gradi centigradi. Si mesce direttamente dal dispenser. Costa diverse migliaia di euro, ma è pratico, per chi non ha la cantina.
    "Quando la cultura si beve".

  17. astrogigi ha detto:

    Grazie Madame Sinuosa….credo sarà il contenuto della mia prossima letterina a Babbo Natale…   :-))

    per ora i miei risparmi vanno un uno spettrografo di massa e ad un filtro interferenziale per tagliare inquinamenti fastidiosi.

  18. melogrande ha detto:

    Spettrografo ?
    Filtro ?
    GB !!!!

    Il vino lo si analizza con l' olfatto e basta (il naso riconosce odori anche a livello di parti per miliardo, meglio di un analizzatore da laboratorio).
    E non devi filtrarlo mai, al massimo lo decanti se c'è un po' di fondo.

    Ma proprio tutto ti devo spiegare ?

  19. SAMOTHES ha detto:

    Io mi berrei un amarone a guardar le stelle, fatto respirare per un po' in un decanter posto lì in alto, attraverso il quale mi piacerebbe veder riflesse le luci notturne del firmamento e se non si riflettono, dopo tre sorsi, le vedo lo stesso perchè me le so immaginare. Ma dicono che a volte la realtà supera la fantasia… forse non ce ne sarebbe bisogno, di immaginarle intendo. Bastertebbe un cielo terso. 

  20. AromaEssenziale ha detto:

    Sai a cosa ho pensato non appena ho visto i risultati nella tabella? … "Si vede!" ho pensato. Si vede che da noi non si investe sulla cultura, sul patrimonio artistico, nella ricerca.
    Hai voglia a dire che l'Italia è un Paese di scrittori (o aspiranti)… quando manco a loro importa qualcosa della cultura, delle bellezze artistiche, librarie, storiche e non solo che abbiamo qui!

    Il Paese della fuffa…direi…

  21. astrogigi ha detto:

    Melo, io lo spettrometro non lo userei con il vino: volevo solo essere garbato nel rispondere a Mme Sinuosa che se investo in attrezzature, tutto acquisterei fuorchè bazzeccolle e pinzillacchere legate a cibarie e tantomeno ai vini per x cui nutro interessi descritti da funzioni monotone tenedenti a meno infinito.  

    in altre parole, piuttosto mi faccio un mese in una spa
    almeno mi rifanno bello che sono un pò decaduto in ultimi tempi dato che qui sono tutte belle signore che hai come interlocutrici.

    sarei pessimo commensale: almeno cercherei di essere un bel tomo chiacchierone….

    melo: non ce la farai mai a farmi bere. credimi
    più facile farmi diventare tifoso di calcio
    cioè meno di zero

    Purtroppo ho una visione della cultura che non annovera usi e costumi, superstizioni o mode fra i suoi tags.
    non mi occupo ne di cucina, ne di astrologia, ne tanto meno di happy hours, per cui nemmeno come chicchiera da relax potrei essere interlocutore preparato.

    se un giorno vorrai pubblicare qualcosa che sfiori il mio mondo, amgari mi ci butto a pesce.
    ma in questo, mi sento davvero fuor d'acqua…anzi fuori di vino……

    salute con ottimo the lidl (guardate che è eccellente….)

  22. melogrande ha detto:

    Salute anche a te, Astro…

  23. MaSeTu... ha detto:

    Purtroppo l'italia è incapace di gestire le proprie risorse a causa della mediocre classe dirigente che la governa ….

  24. SAMOTHES ha detto:

    cin- cin… Signori! 🙂
    Un solo appunto: chi non intende bere vino decantato in bicchieri di vetro e alle temperature giuste, ma predlige il tè della lidl, beve il tè della lidl e nei bocchieri di plastica! Non c'è problema; l'importante è che non ci privi della sua presenza. Che ce frega a noi poi di che cosa beve e come? O no Melo? Personalmente oltre al vino amo l'acqua lisssia lisssia. Nessuno me ne vorrà, vero? 🙂
    I dirigenti italiani sono il frutto di ciò che l'Italia ha prodotto. Possiamo dargli all'untore o cercare di capire dove e come dare qualcosa di meglio alle generazioni future. Il discorso di Diak, a mio avviso fa riflettere molto. 

  25. astrogigi ha detto:

    frullati ?
    frappè ?
    polenta ?

    si può trovar eun punto di incontro ….ad un patto : i piatti li si lava un pò per uno…già a casa sono mio appannaggio quasi di default….

    assie

  26. feritinvisibili ha detto:

    Scrivo a nome di Lillo, che mi ha chiesto di farlo perché da una decina di giorni non riesce a inviare commenti e pvt: problemi spilderiani ancora in via di soluzione…
    Lillo dice che vi saluta tutti e che è frustrata perché vi legge e non può dire la sua.
    (sappiate che vi legge, quindi potete sempre approfittarne e dirgli qualsiasi cosa, tanto non può rispondervi… sono un po' sadica stasera, Lillo, mi perdonerà)

  27. SinuoSaStrega ha detto:

    Vorrei dire a Messer Astro di assaggiare una buona Ribollita. O, se preferisce, una bella fiorentina al sangue. Credo che a quel punto non disdegnerebbe di innaffiare il tutto con un buon rosso, a 18° ovviamente. Guai se no…

  28. SAMOTHES ha detto:

    Concordo, nell'ordine:
    1. con: Astro perchè 
    amo i frappè
    amo i frullati
    amo la polenta e non amo lavare i piatti, ma all'occorrenza mi ci dedico

    2. con Feritinvisibili perchè 
    è bello esser lievemente sadici, a volte. Ciao Lillo :).

    3. con Sinuosa perchè 
    amo le fiorentine, ma non propriamente al sangue; diciamo mezza cottura
    amo il buon rosso, anche a 19° se proprio

    4. Con Melo, che pazienta 🙂

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