L’ Africa, la Rete e la Libertà

 

 

Che cosa sta succedendo in Africa ?
È l’ equivalente della Rivoluzione Francese, la presa della Bastiglia ?
O piuttosto l’ equivalente della caduta del Muro ?
È un momento storico, questo, oppure no  ?
 
Credo sia ancora presto per dirlo, ci troviamo (essi si trovano) ancora in bilico sul ciglio del muro di confine, ed è ancora impossibile dire da che parte salteranno giù, come si evolveranno le cose, se verso una restaurazione cruenta dei regimi precedenti, verso la liberalizzazione che quelle folle chiedono e per cui pagano un prezzo di sangue, o verso la trasformazione, che molti temono, di quei paesi in regimi integralisti islamici.
È ancora presto per sapere come si metteranno le cose, ma non è presto per provare a fare qualche considerazione.
 
La prima è quella, ovvia adesso, ma del tutto inaudita fino a pochi mesi fa, che un’ alternativa laica e democratica esiste, persino da quelle parti. E questa non è una considerazione banale, non lo è affatto.

Per anni l’ Occidente ha teorizzato la necessità di sostenere i peggiori regimi totalitari,  non escluso, per lungo tempo, lo stesso Saddam Hussein, giustificandosi con la paura che l’ unica alternativa all’ orizzonte – il fondamentalismo islamico – fosse persino peggio. Peggio per loro, e certamente più pericoloso per noi.
E quindi da scongiurare ad ogni costo, anche a costo di chiudere entrambi gli occhi di fronte alla reale natura di quei regimi.

 
Oggi per la prima volta pare di intravedere che le cose non stiano necessariamente così.
Perché ce ne accorgiamo solo ora ? Che cosa ci ha tratto in inganno, ci ha impedito di vedere ?

Questo sembra ormai chiaro davvero. 
L’ elemento nascosto, quello che ha fatto sbagliare i conti, si chiama Internet.
In queste settimane è apparso chiaro il ruolo della Rete, dei blog, di Twitter, dei social network, è apparso chiaro il ruolo senza precedenti della comunicazione, il tam tam, la rete informale che ha permesso ai dimostranti di tenersi in contatto fra loro, di trovarsi in piazza a darsi man forte, di agire collettivamente su una scala numerica che questo secolo non aveva ancora visto. 
In queste settimane, appunto.
Ma prima ?
 
Chi mai ha avuto sentore di cosa accadeva da quelle parti in questi anni sommessi e silenziosi, in cui la Rete ha nutrito pazientemente l’ immaginario di quei popoli, aggirando blocchi e censure, mostrando come dal buco della serratura che un altro modo di vivere è possibile, un modo che non è utopia né innocenza, non è il paradiso ma nemmeno l’ inferno, una realtà che è – anche – corruzione, volgarità, chiasso, prepotenza. Ma è – in fondo – soprattutto libertà.
Libertà da un regime dispotico e libertà da una religione asfissiante, contemporaneamente.

E quanti invisibili inviati speciali, quanti immigrati hanno contribuito, con le loro stesse comunicazioni, con i loro racconti e le loro testimonianze a diffondere nei loro Paesi questa immagine ? Tacciati qui da invasori, chi può dire se non siano stati proprio loro l' invisibile elemento catalizzatore di una specie di controinvasione modernizzatrice nei loro paesi d’ origine ?
Questo è il cibo che, sotto la superficie, sembra avere nutrito le coscienze fino ad ora.
 
Credo che questo possa essere motivo di riflessione anche da questa parte del Mediterraneo. Dovremmo riuscire a capire, ormai, che la realtà sociale è cambiata e non può più essere interpretata con le categorie del Novecento, che non c’è più la classe operaia come protagonista sociale, che la coscienza di classe è svanita per mancanza del suo oggetto, è più proletario un operaio specializzato e sindacalizzato o un giovane laureato interinale in un call center o praticante a cinquecento euro al mese in qualche studio legale ?
Chi in questi anni si è davvero assunto il compito di rappresentare questi ultimi ?
Chi si è davvero reso conto che le cose sono cambiate, che la vera linea di frattura passa ormai tra chi un lavoro “vero” ce l’ ha e chi lo cerca, tra chi può progettare una vita e chi deve viverla giorno per giorno ?
 
La politica non passa più per i luoghi classici, le sezioni di partito, le assemblee di studenti, i consigli di fabbrica.
La politica semmai oggi passa dalla Rete, dove milioni di proletari acculturati e riluttanti a tale definizione si incontrano, si trovano, si specchiano.

Ma si tratta di comunità virtuali, non di piazza vera, manca la partecipazione, la dimensione collettiva, si dice. Eppure, il popolo viola, le manifestazioni di Grillo, non sono forse  diventate all' occorrenza piazza vera, esempi di comunità virtuali uscite dalla virtualità e diventate reali, tangibili, folle cortei movimenti ? E la stessa manifestazione delle donne, apartitica per scelta esplicita, non è forse riuscita “oltre le aspettative” proprio perché le aspettative non avevano tenuto conto del grado di connettività raggiunto tramite la Rete ?
 
Certo, si può dire che si tratta di una politica ingenua e non strutturata, priva di veri riferimenti, vagamente qualunquista, una politica che si aggrega come fronte del no, della protesta e del rifiuto, ma non  capace di esprimersi costruttivamente.
Sarà, ma di chi è la colpa ?
Chi ha mancato l’ appuntamento, chi ha disertato le agorà virtuali, chi si è barricato nelle stanze asfittiche di una politica vecchia e ormai autoreferenziale ? Chi ha fatto venire meno il contributo di strumenti di analisi, esperienza, cultura, che poteva – doveva – dare ?  Forse un po' di autocritica ci vuole.
 
E se non abbiamo saputo aprire gli occhi su ciò che accadeva in casa nostra, come sorprendersi che non abbiamo capito ciò che bolliva nel pentolone sulla sponda opposta del Mediterraneo ? 
Certo, la ruota del Maghreb  gira e non si è ancora fermata, la pallina danza sul nastro della rete e non si capisce ancora bene da quale parte cadrà, e se questa protesta partorirà davvero un nuovo equilibrio laico e liberale.

Ma si capisce bene che quello che sta succedendo è, per una volta, ispirato dalla parte migliore dell’ Occidente, quella libertaria e laica, ed il desiderio che muove le folle è il desiderio di avvicinarsi ad un modello che con tutti i suoi difetti appare come una boccata d’ aria fresca, un mondo in cui è lecito tutto ciò che non è vietato, ed è vietato solo quello che pregiudica i diritti altrui, un mondo in cui ad ogni uomo o donna è concesso il diritto all’autorealizzazione.

Quello che cercano questi popoli è di diventare un po’ più simili a noi, e di diventarlo a casa loro.

Che cosa possiamo fare, da questa parte del Mediterraneo, e soprattutto che cosa è logico fare ?
 
A me pare che serva una risposta di apertura, dare credito a questo movimento, incoraggiarlo con lo stesso spirito con cui l’ Occidente si è aperto ad accogliere la caduta del Muro.
Dovremmo acquisire la consapevolezza che l’ apertura sociale migliora e non peggiora le condizioni di vita a parità di tutto il resto, e di conseguenza riduce e non aumenta, nel lungo periodo, la spinta all’ emigrazione alimentata della disperazione e dalla paura. 
Così come avvenuto, appunto, ai paesi dell’ est vent' anni fa.
 
L’ ultima cosa da fare, invece, sarebbe chiuderci, ancora una volta, nella paura dell’ invasione.
 

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14 commenti su “L’ Africa, la Rete e la Libertà

  1. astrogigi ha detto:

    Si comprendono meglio alla luce di questi recenti avvenimenti, i tentativi di imbrigliare al rete, di ridurre i gradi di libertà delle pubblicazioni on line, delle campogne contro i peer to peer, dei pretesti per demonizzare internet come il regno di pornomani e pedofili.

    Lo snobismo delle vecchie ammuffite classi dirigenti ha permesso il radicamento della rete ed ora essi stessi ne paganole conseguenze, e presto potrebbe iniziare anche da noi la movimentazione telematica….magari riuscendo ad evitare la pesante compagnia della violenza più o meno armata.

    Dovresti girare questa tua sagace disamina a coloro che detengono le redini del nostro paese per dimostare loro in modo palese quanto l'intelligence governativa è surclassata dall'intelligenza della rete, frequentata da tutt'altro che maniaci repressi.

    "Dilettanti" ebbe a dire grillo dei governanti (io non lo amo ma in questo purtroppo ha visto bene)

    Anche l'islam potrebbe non bastare al processo di crescita dei popoli del Nordafrica così come di quelli del Medio Oriente.

    Non è certo il Vaticano che ci impedisce di rifiutare il suo credo con editti o scomuniche.

    dio non mi sembra navighi con noi….

    a meno che non sia stato lui a dare l'ispirazione nefasta a Bill Gates quando ha inventato windows, castigo divino…..

    GB

  2. capehorn ha detto:

    Di carne al fuoco, come sempre c'é ne molta.
    Forse é meglio toglierne qualche pezzo, prima che si bruci tutta.
    Perché ce nè da fare una scorpacciata.
    Lascerei sulla graticola la rivoluzione verde e internet.
    La rivoluzione verde. Ora anche i grandi della terra, si sono accorti che c'é una spinta polpolare, ecco che si accostano a queste vedendo nuovi germogli di una democrazia, che per anni hanno tentato d'importare, ma mai sono riusciti compiutamente.
    C'é quasi una sorta di corsa forsennata a supportere tutti questi rigurgiti.
    Vuoi vedere che gli analisti delle strategie energetiche, questa volta ci hanno azzeccato.
    Vuoi vedere che effettivamente nel giro di un secolo ciao ciao petrolio.
    Perché in quelle scatole di sabbia, score ancora la possibilità, per me di scrivere queste poche confuse righe.
    Chissenefrega, se il petrolio che ho bruciato per andare a zonzo anni fa fosse macchiato del sangue di chi chiedeva un diverso modello di vita.
    Komeini gridava al satana statunitense, ma non gli dispiaceva l'odore dell'inchiostro con cui si fanno i dollari.
    Eppure internet é stata capita e percepita dalle nuove rivoluzioni, come il mezzo più rapido per raccogliere nuove idee e per elaborare, alla luce dei risultati positivi escludendo quindi i negativi, quelle strategie democratiche di cui abbisognano.
    E' vero, la rete é anarchica, confusa, caciarona, vive dell'emozione momentanea, si nutre del tutto e del suo contrario, eppure nelle sue maglie si fermano e solidificano  quei propositi, che si possono trasformare in belle realtà.
    Bisogna che ci siano quegli illuminati che convogliano idee e pensieri in giusti binari, prorpio per evitare l'anarchismo virtuale.
    La politica gessata, anzi incementata d'oggi dì, trova facilmente la strada della rete per lanciare dubbi e paure, incertezze, falsità in genere, giusto per non predere quel potere di cui ancora si ammanta,
    Ma sappiamo dell'evidente sua nudità, della pochezza delle idee che esprime, se non attraverso le vuote immagini che spaccia, quasi fosse un'eterna Scampia.
    La boccia sul biliardo degli eventi non si é ancora fermata.
    Chissà se passato e presente troveranno un punto d'incontro in questo presente così giovane e così scalpitante.

  3. Lillopercaso ha detto:

    Sull'imbrigliare l'anarchia virtuale (perché anarchismo?) ci devo pensare.
    Il ragazzo libico che dalle barricate scatta foto col cellulare e le spedisce per il mondo, lo può fare proprio grazie a quello.  Neda , la ragazza uccisa durante una manifestazione a Teheran due anni fa, è diventata il simbolo trainante della lotta antigovernativa grazie allo stesso mezzo.

    E' proprio così, la vera rivoluzione non è in rete, ma è la rete.

  4. AromaEssenziale ha detto:

    Colgo l'occasione per dirti che ho segnalato questo articolo nel mio blog, cercandodi ampliare leggermente il discorso. Sarei felice se facessi un salto a dare un'occhio.

  5. Diaktoros ha detto:

    La rete è stata sottovalutata per molti anni; poi hanno iniziato a criminalizzarla. In futuro, se l'accesso sarà sempre più libero (a minor costo), tutti potranno disporre di uno strumento di crescita culturale e d'informazione molto meno mediato di giornali e televisione. Quando ogni cittadino disporrà di una firma elettronica certificata sarà possibile esercitare forme di democrazia diretta altrimenti impensabili. Non avrà più senso pagare eserciti di pigiatori di bottoni secondo i riti parlamentari. Potremo avere nuovi politici che siano soprattutto esperti di gestione e di settori economici e culturali, che avranno la funzione di pensare e trovare soluzioni. I cittadini, tramite la rete, potranno discutere, elaborare proposte alternative e, alla fine, votare, come in un'immensa piazza ateniese. Sarebbe interessante se proprio i popoli di nuova democrazia, proprio perché non hanno ancora una vera democrazia parlamentare, trovassero modi utili per superarla andando avanti, con strumenti più avanzati.

    Non possiamo che incoraggiarli, aiutando le loro economie a svilupparsi, evitando che, come da noi, per far quadrare i bilanci, si debba risparmiare in cultura. Ricordiamoci che con la libertà e la cultura non si può sviluppare l'estremismo e che una buona istruzione di base è essenziale perché possano crescere forme di democrazia diretta. Una massa ignorante e indottrinata a suon di slogan riesce solo ad affossare qualunque forma di democrazia ed elegge leader folli e sanguinari. La democrazia non può essere esportata nel regno dell'ignoranza e, se lo si fa, poi si è costretti a puntellarla con i cannoni, e sappiamo a quale prezzo.

  6. feritinvisibili ha detto:

    Diak il tuo pensiero è sempre di una ricchezza.. un mix di concretezza e  visionarietà di cui riesci a fare delle sintesi davvero invidiabili.
    Io mi nutro a sbafo dei vostri pensieri, mi sento un po' parassita perché ultimamente ne lascio pochi di miei. Prima o poi riprenderò a pensare, prometto (((:

  7. astrogigi ha detto:

    Melo posso citarti ? 

    Ok lo faccio

    "il confronto porta a condividere idee, elaborare pensieri, far circolare informazioni introvabili altrove, rendendo la società molto più trasparente, qualsiasi cosa finisca nella Rete comincia a rimbalzare e moltiplicarsi e non è più intercettabile, neppure arrestando chi nella Rete l’ ha introdotta per la prima volta.

    Il confronto porta, inevitabilmente, a riconoscersi fra simili, a creare comunità di elezione. 
    Niente dà più forza che il non sentirsi soli.

    Quasi quattro anni fa, scrivevo che:

    Noi non siamo deboli. Non siamo timidi. E nemmeno solitari. 
    Non necessariamente. 
    Siamo mutanti, siamo l’ umanesimo che ritorna.

    Non ci pensavo allora, ma a quanto pare, nel frattempo, siamo diventati anche pericolosi…"

    ************************

    Si Melo, mi piace pensare di essere diventato pericoloso…..

    GB

  8. Lillopercaso ha detto:

    Niente dà più forza che il non sentirsi soli

    anni fa parlavo con alcune donne israeliane e palestinesi che manifestavano insieme per la pace, e chiedevano adesione e sostegno. Alla mia domanda su quanto potesse influenzare una manifestazione sulle scelte politiche fatte là mi rispondevano: tantissimo, perchè il sentirsi sole e isolate è la cosa che più leva forza a un movimento.

    Intanto si parla di un intervento molto poco virtuale della Nato in Libia.

    Dite dite..

     ..

  9. Lillopercaso ha detto:

    Forse sì, Diak, sono popoli di giovani!

  10. melogrande ha detto:

    Scusate il ritardo, e grazie a tutti per gli interventi.
    Alcune cose vengono alla mente.

    L'  Islam non è certamente una religione che emancipi, non favorisce lo spirito critico, ancora meno del cattolicesimo. Quello che apre la mente è il confronto, quello che chiude le menti è lo scontro. I giovani "vedono" attraverso la Rete e le società tendono spontaneamente ad aprirsi, l' ultima cosa che dovremmo fare in questi casi è aggredirli, perchè così facciamo il gioco proprio di quell' ntegralismo che a parole cerchiamo di combattere.

    La visionarietà di Diaktoros è affascinante, ma prosuppone una società matura. L' dea di una funzione legislativa fatta con televoto in questo momento è terrificante per me, benchè possa invece apparire desiderabile ad altri. Il populismo è il modo più comune in cui una democraza muore, ed il populismo ha terreno fertile quanto più si abbassa il tasso culturale della società. E' una chiave di lettura di tante cose che accadono intorno, no ? L' intelligenza connettiva della Rete è un buon antidoto, secondo me.

    Astro cita una mia autocitazione, lasciata presso aromaEssenziale …per chi volesse, l' originale, redatto in tempi ibridati, sta qui.

  11. astrogigi ha detto:

    Ciao Melogrande; perdonami se ti ho inbridato nuovamente come ai vecchi tempi, ma è una sorta di prova sul campo di ciò che hai sintetizzato nell'ultimo intervento: mi sa che farò mia l'eccellente definizione " I giovani vedono attraverso la rete" quasi fosse un rovesciamento utile.
    Ricordi quanti confronti sulla realtà del virtuale ?

    garzie per gli inesauribili spunti, vero motore dell'autocoscienza e dell'auto formazione ed auto cultura. 

    alla prox

    GB

  12. capehorn ha detto:

    Vi confesso, che oggi, dopo aver letto e riletto i vari commenti che si sono succeduti, mi rendo conto di come la rete sia una vera arma, nelle meni di chi la usa.
    Sarà banale, ma abbiamo comunicato gli uni agli altri il nostro pensiero circa la democrazia.
    Soprattutto di come incide la circolazione delle idee sulla democrazia.
    Forse senza un filtro di sistema, in modo spontaneo, con contaminazioni anche populistiche, ma é la base di un incontro vero, del pensiero individuale.
    La ricerca di un punto o più punti comuni, come nel post precedente, ci permette di capire e il pensiero dell'interlocutore e anche il nostro di pensiero.
    Ci rendiamo conto che la nostra non é una solitudine di numeri primi, ma gli stessi aneliti percorrono anche altre persone, che di fronte a certe emblematiche situazioni, si pongono domande e danno risposte.
    Chi più articolate, chi meno, ma in ogni caso c'é voglia di partecipare.
    Per chiariisi le idee, per ripulirsi da luoghi comuni, per poter affrontare le stesse tematiche anche in luoghi diversi, anche con le persone che famigliarmente ci appartengono.
    Amici, colleghi, conoscenti.
    Sapere che ciò di cui parlo, é il problema del contendere, anche con chi abita a Terhan, piuttosto che a Miami o Bonn (al di là delle difficoltà linguistiche) o più semplicemente ad Avellino, rende la rete quell'agorà, di cui tanto sentiamo parlare e che nel "mare magnum" virtuale si frantuma.
    Eppure ciò non toglie che quest'agorà virtuale possa divenire o sia già uno dei pilastri della comunicazione futura.
    Ancora da sistemare, ancora da sfrondare, ma le radici poco a poco affondano nella coscenza e nella conoscienza che ciascuno di noi ha.
    La condivisione del sapere, la sua elaborazione da personale ed individuale si sposta sul piano comunitario.
    Io diventa noi.
    Ciò crea certamente dei problemi, delle paure in quelli che vorrebbero ottundere le menti.
    Quelli che vorrebbero e in molti luoghi e in molti casi riescono, ad ottenere un "blob", da tutti noi vituperato.
    La strada é lunga e difficile, ma non impossibile e forse riusciremo a vedere attraverso questa realtà solo continuando imperterriti a confrontarci.
    Sia nell'agorà virtuale, sia in quella reale.

  13. AromaEssenziale ha detto:

    Condivido il tuo pensiero

  14. melogrande ha detto:

     
    Sui temi di questo post ho intrattenuto un’ estasa corrispondenza privata con un amico, e benché l’ intero scambio sia troppo lungo da riportare, vorrei almeno citare i punti essenziali sollevati.
     
     
    La trasformazione  geopolitica che accompagna la globalizzazione, e i  livelli  e i piani differenti,  che pone rispetto al passato. (sia sul versante delle decisioni,delle forme di organizzazione, e  la costituzione di oligarchie di comando, sganciate da ogni controllo), e qui il problema della trasformazione delle democrazie, è enorme.
     
    a). ruolo della finanza, e delle multinazionali,come indirizzo,pianificazione,comando su un area mondiale,legate e non disgiunte da un comando militare.
     
    b) modifica delle politiche nazionali, in rapporto con il proprio territorio,e le relazioni con la finanzia,  le multinazionali, e i rapporti con altri paesi.
     
    c) trasformazioni degli strati sociali, all'interno dei vari paesi, le loro dinamiche interne ed esterne.
     
    d) formazione di logiche locali, di territorio, sia nelle sue forme di rappresentanza autonoma, sia come tentativo di difesa di un apparato tecnico/scientifico, che si dipana ed investe il mondo intero, senza escludere, le politiche, i comportamenti corporativi, razzisti, l’ isolazionismo presenti, (vedi Belgio, Austria,Italia) che possono avere sullo sviluppo (è qui che si pone il problema della  memoria).  
     
    e) su cosa e con quali strumenti promuovere forme di organizzazione collettive, su una stratificazione cosi, ampia e dispersa sul territorio? Come si può articolare, promuovere forme di circolazione di sapere, diritti all'interno della moltitudine, del lavoro part time, delle partite iva, dei collaboratori, ecc. questa è la domanda, e qui il discorso,diventa ancora piu' impegnativo, anche perchè solleva una serie di aspetti, valori, modi di pensare, e vivere, che  attengono direttamente al campo delle libertà,dignità, eguaglianza, diversità.
     
    Assistiamo alla fine, o superamento dell’ idea, a partire da Platone, in poi, che il pensiero, la ragione, e la forza, siano gli elementi centrali, che tendono a ridurre la dimensione umana, come una unità unica, plasmabile, negando e subordinando,il genere umano ? Dobbiamo considerare, le singolarità, ed unicità dell'essere, come elemento costitutivo dell'agire umano della sua ricchezza, diversità ?
     
    Trattare temi così vasti qui è praticamente impossibile, magari c’è materia per qualche post successivo.
     
    Tuttavia, la fotografia che fa capehorn della discussione mi sembra offra, almeno in parte, qualche abbozzo di risposta.

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