Nomination per un lavoro

 

 
Raramente guardo la televisione, e quando capita è di solito perché qualcun altro l’ ha accesa ed io me la sono trovata davanti, per cui quello che io vedo in genere sono frammenti senza logica, che spesso neppure perforano il muro della consapevolezza.
La televisione ha su di me un effetto anestetico, lo so da tempo, per cui vi faccio ricorso come se fosse un sedativo, al bisogno e con misura.
Per il resto, evito, e se questo appare snobismo, pazienza.
 
A volte però arriva qualcosa che riesce a perforare quel muro, costringe il riluttante orecchio a tendersi e l’ ancor più riluttante cervello a sintonizzarsi.
Stanno pubblicizzando un programma, a quanto pare, che ha tutta l’aria dell’ ennesimo reality, in cui i concorrenti competono fra di loro mettendocela tutta per non farsi eliminare e per conquistare l’ ambito premio finale, che ovviamente spetterà ad uno solo, il più in gamba, audace, simpatico o paraculo, spudorato o brillante, sincero o marpione a seconda del tipo di reality e del target desiderato.
Quello che pare distinguere questo specifico reality da tutti gli altri è però il premio finale.
Un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
 
Sulle prime penso di avere capito male, non riesco a credere che dicano sul serio, poi mi devo arrendere all’ evidenza. Parlano sul serio.
Tre giovani candidati selezionati da un’ azienda verranno seguiti nel periodo di prova, al termine del quale uno solo dei tre verrà assunto. A tempo indeterminato, come si diceva prima.
 
Forse sono io che non capisco, ma forse invece no.
Forse sono altri che non hanno ancora capito che il lavoro è il dramma principale, il dramma per eccellenza dei giovani nel nostro Paese, l’ angoscia quotidiana di chi si trova a sbattersi per anni, che talvolta diventano decenni, fra contratti precari, borse di studio, stages, senza mai poter poggiare la propria vita su qualcosa che sia più solido di una vaga promessa, di un “vedremo” che mai diventa un “ci siamo”.
Senza un lavoro a tempo indeterminato non è solo difficile pianificare un futuro, una famiglia, una casa, è persino difficile ottenere una tessera bancomat.
 
Della instabilità tipica della società contemporanea è la precarietà lavorativa il cardine principale, quello che aggancia tutti gli altri, quello in grado persino di corrompere l’ atteggiamento mentale e culturale di chi lo vive, e di appiattirne l’ orizzonte temporale sul presente.
È inutile persino pensare alla costruzione di un qualsiasi edificio finchè si cammina sull’ arenile, finchè i piedi non poggiano su un terreno non dico roccioso ma perlomeno solido abbastanza da reggere una capanna. È tale la rilevanza di questo punto in un qualsiasi progetto di vita che si comprende facilmente come, per raggiungere appunto questo obiettivo, tanti giovani siano tentati dai compromessi, accettino mortificazioni ed umiliazioni, non scartino a priori persino condotte spregiudicate, all’ occasione.
 
Certo, è altrettanto comprensibile come tutto questo fornisca materia ghiotta per un reality.
Lotte, scorrettezze, servilismi, stratagemmi più o meno leciti per conquistare il premio finale sono accettabili mezzi per alzare l’ audience e persino gradevoli e divertenti per chi apprezza il genere, quando si gioca. Non più quando è in ballo la vita ed il futuro delle persone.

Il lavoro non è un gioco, né il premio di un reality, il lavoro è un diritto, sta scritto nella Costituzione e nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’ uomo.
 
E se un giorno qualcuno avesse l’ idea di mettere in palio un permesso di soggiorno fra concorrenti immigrati clandestini, per favore non ditemelo.
Preferisco non sapere.
 
 

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38 commenti su “Nomination per un lavoro

  1. Lillopercaso ha detto:

    Sembra un vecchio libro di fantascienza

  2. AromaEssenziale ha detto:

    Ho 25 anni, laurea e master e non riesco a trovare un lavoro che possa dirsi tale, retribuito e che mi permetta di posare delle basi per il mio futuro di "persona". Ricevo rifiuti opppure proposte di stage non retributio.
    Ho un affitto da pagare e se non mi aiutassero i miei e il mio ragazzo, so che non ce la farei. Non dormo la notte per via del lavoro. Ci sono momenti in cui mi prende un'angoscia fortissima, un senso di depressione. Ci sono settimane in cui mi pare di aver studiato per nulla. Poi mi do una scossa e mi impongo di continuare a cercare. 
    A me fanno schifo queste cose del tipo reality, mi paiono prese in giro e mi chiedo come mai non abbiamo messo ina tto ancora una rivoluzione seria come quella che accade nel Medio Oriente.

  3. melogrande ha detto:

    Lillo, pensavi alla Decima Vittima ? 
    Non ci siamo ancora ma ci stiamo lavorando.

    AromaEssenziale
    Con franchezza tutta friulana hai fotografato esattamente quello che cercavo di dire, ed il motivo per cui trovo offensivo che qualcuno abbia voglia di giocarci sopra.

  4. Pannonica ha detto:

    mi viene in mente Moravia che, parlando del degrado dell'Italia, lo racconta come "un paese di ricchi senza cultura e di poveri senza dignità"…
    sono schifata e senza parole.

  5. AromaEssenziale ha detto:

    Col paradosso che quando cerchi di fare cultura, le persone si lamentano e vanno a chiedere esattamente la scorciatoia. Vorrei dare risposte più propositive, serene, vive… ma mi è difficile.

  6. astrogigi ha detto:

    Primo articolo della Costituzione: L'Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro.

    Possiamo solo pensare di ripartire da qui.

    Ciò che accade in Medioriente purtroppo è fra le soluzioni, la peggiore.

    Vi si fa ricorso quando non ci sono altre vie.

    Per trovarle da noi, basterebbe uno solo se ne andasse via.

    Poi però tutti  a farsi su le maniche…..

    GB

  7. melogrande ha detto:

    AromaEssenziale, chi comanda ti risponderebbe che la cultura non si mangia, presupponendo chiaramente che “fatti fummo a viver come bruti” e dandone peraltro adeguata rappresentazione.

    Astro, per mandare via quello bisognerebbe coninciare col non votarlo, ma qui casca l’ asino, come sappiamo fin troppo bene.

  8. astrogigi ha detto:

    Melo, intendevo che preferirei caccairlo per vie elettive piuttosto che con i carri armati: finiremmo dalla padella nella brace.

    Certo se l'alternativa è MonnaBindi ….. (non me ne voglia MonnaLillo per l'orrendo accostamento….)

    per schiodare l'opposizione sembra altro che carri armati ci vogliano….

    uffa

    me ne torno al lavoro dato che il privilegio di mantenerlo mi porta 56 ore a settimana (di cui forse 39 pagate…)

    però tenere duro si deve

    GB

  9. Lillopercaso ha detto:

    Melo, no, pensavo solo ad un libro che avrebbe potuto essere scritto.
    La decima vittima non l'ho visto, ma avendo letto il racconto originale direi che ci azzecca.
     Però, parlando di film, m'è venuto in mente 'Non si uccidono così anche i cavalli'.  Hai presente?

    Astro, ennò, eh!!  Tu dici Monna a tutte!!!

  10. feritinvisibili ha detto:

    Quando in una società si comincia a calpestare i limiti del rispetto della dignità umana inizia un declino che è come una discesa nello sprofondo, e mi sembra che da parte di chi ci governa c'è anche un buon tornaconto nell'andare sempre più verso lo sprofondo. 
    Questa cosa che racconti, come molte altre in questo paese, suscitano un disgusto insopportabile, però mi rendo conto pure che il disgusto è pericoloso: io perlomeno corro il rischio di accontentarmi del mio disgusto. Dopo il disgusto viene la rabbia, che mi piacerebbe tanto poter usare bene, ma mi sento terribilmente impotente e il sentimento dell'impotenza è uno dei più terribili da sopportare, e allora mi tengo il disgusto.
    Stasera m'è presa così, e per fortuna che non guardo la tv…

  11. Lillopercaso ha detto:

    Una cosa simile è stata fatta in USA,  ma riguardava giovani imprenditori e il premio era un anno di apprendistato presso grandi uomini d'affari, mi pare di aver capito. 'The Apprendice' , copiato da un reality della BBC a sua volta preso da Dragons, giapponese (Wiki)

  12. capehorn ha detto:

    Credo che non siamo più oramai sull'orlo del baratro.
    Il cornicione si é già rotto in più punti e il terreno sottostante frana inesorabilmente.
    Non so quanto quanto potrà essere lunga la discesa, in termini di tempo e spazio.
    Di diritti violati e calpestati non abbiamo ancora fatto indigestione.
    Quando saremo bene ben intossicati allora, qualcuno meno intossicato di altri, riuscirà a darci dei motivi per ricominciare la lunga  e difficile salita.
    Per ora non ho udito neppure una risibile giustificazione.
    Stiamo attraversando uno dei peggiori momenti, che il consorzio umano abbia mai vissuto.
    Ogni giorno bombardano Dresda e a quanto pare nessuno ha iniziato a pensare di scrivere, seppur in lontananza, la parola fine.

  13. SAMOTHES ha detto:

    Che tristezza… veder bombardare Dresda.. ancora e ancora. L'indignazione forse è il punto di partenza, per risalire. Forse. Sempre meglio della rabbia che invece non costruisce, ma distrugge. Indignarsi per poi agire. Ci sarà chi guarda una roba così se la producono. Ci sarà chi "ne fa uso"… sono gli stessi che alle elezioni poi rivotano "il dannoso", perchè rimbambiti da programmi come questi. La dignità, la Persona… dove stanno?! Nelle mani di un branco di programmatori senza scrupoli? Ma non c'è di meglio? Un punto strategico dove colpire, non c'è? E se il punto strategico fossero proprio i media? Sono loro che manipolano tutto e chi li manipola è dannoso. Non può essere che l'unico modo per scardinare questo sistema sia la rivolta violenta. Se così fosse davvero l'umanità non si è mai evoluta, non c'è stato mai miglioramento. Siamo gli stessi di migliaia di anni fa. Le stesse bestie. Che tristezza.

  14. astrogigi ha detto:

    Ieri ho messo insieme un nuovo post.
    è dedicato ai 18 anni di mia figlia.
    ed è basato su un suo scritto.
    lo ha composto per una ricerca ed un concorso, ma lo ha tessuto su una lettera che mi ha conseganto al compimento del suo 18 anno.
    Melogrande sa quanto misantropo io sia diventato e come io sia feroce critico delle umane follie e miserie, al punto da descrivere anche in queste pagine l'umanità come un brufolo nell'Universo.

    Eppure confesso che quel che mia figlia mi ha scritto ha riacceso in me la Speranza.
    Quella vera.
    Quella che sgorga potente da cuori induriti fuori, ma ancora generosi dentro.
    Quella che non riconosce alla violenza nessuna capacità ne ruolo.
    Quella che costruisce con le proprie mani il suo destino
    Quelal che tanti anni fa mi portò sulle barricate ad urlare viva el Chè…
    Quella che non ci sta.
    Quelal che non dice basta. lo fa.

    se volete leggere poche riche scritte da una ragazza che crede in un futuro migliore, condivido volentieri il dono grande che ho ricevuto.

    E se ne uscisse un piccolo contributo al riprendere fiducia che le cose possono cambiare, ne sarò felice.

    non mi è consueto, ma è un saluto sereno quello che allego a questo invito.

    GB

     

  15. egle1967 ha detto:

    E venne il momento in cui la sofferenza altrui non lì sfamo più: ne pretesero lo spettacolo!
    La nostra è una società malata che finge di deplorare la sofferenza-spettacolo, ma non ne perde mai una puntata.
    La "Decima vittima" del grandissimo Petri lo conosco bene e ,anche se azzardando un po', mi sembra che il prossimo passo sia quello.
    Conosci "Acido solforico" di Amelie Nothomb? Tratta con una prosa impareggiabile e ammaliante, lo stesso argomento. Lo show protagonista ha come titolo "Concentramento" e, in effetti, i partecipanti sono sottoposti ad ogni genere di angherie da parte di altri che interpretano ruoli da Kapò, i telespettatori decidono ogni settimana chi eliminare attraverso il televoto.
    Per divertimento ho scritto pure io un raccontino sul tema intitolato "Il Grande Fratello 2050", in cui la spettacolarizzazione della morte diviene fine ultimo dell'individuo.
    Non so cosa si può fare riguardo a questo schifo. Io la televisione non la guardo da anni ormai, ed è difficile far capire quanto ci sia di offensivo e poco dignitoso nel guardare questi programmi ai ragazzi Io ci provo, in ufficio ne parlo ogni tanto, lavoro con ventenni che, tra loro discutono, su cosa è successo nella puntata della sera prima al "Grande Fratello".Io spiego loro il motivo per cui non lo guardo e loro non capiscono, anzi mi guardano come si guarda un vecchio.
     

  16. Lillopercaso ha detto:

     Per maturare l'idea di staccare la tv , ci si dovrebbe staccare un po' dalla tv
    (ripetite eccetera)
     

  17. Lillopercaso ha detto:

    Ripetite juvant, ripetitore nocet…..    ?

  18. utente anonimo ha detto:

    Sono del gruppo di quelli per i quali la televisione non esiste.
    Se sono sola in casa nemmeno mi ricordo di avere un televisore.
    Non conosco i programmi e meno ancora conosco i nomi, i volti, le vicende  di quelli che in quei programmi ci lavorano o vi partecipano.
     
    Non è snobismo ma semplice mancanza di bisogno, di interesse.
    Il mio mondo è fatto di libri, quotidiani, persone, sogni. idee, pensieri.
     
    Qualche volta però mi devo arrendere.
    E così mi è capitato di vedere la pubblicità del programma di cui scrive Melogrande.
     
    Dapprima ho pensato fosse solo un altro modo per pubblicizzare un prodotto.
    Poi ho capito che in realtà stavano  pubblicizzando un nuovo reality il cui premio sarà un contratto di lavoro.
     
    Un contratto di lavoro come premio!
    Sono rimasta sconcertata.
     
    In ufficio mi sono sentita dire è una bella idea. Un'idea nuova.
     
    Ho risposto che il lavoro non è e non deve essere un premio
    Bensì un diritto ed un dovere.
     
    Il lavoro è uno dei valori fondanti della nostra carta costituzionale.
    Sembra però che pochi lo sappiano o abbiano voglia di ricordarlo.
     
    Conservo lo sconcerto per questo nuovo programma.
    E molto di più per il messaggio che questo nuovo reality veicolerà.
     
    Una ragione in più per scordarmi del televisore.

    hesse

  19. feritinvisibili ha detto:

    Forse hai ragione Samothes, meglio agire sotto la spinta del disgusto piuttosto che della rabbia. Però mi sono accorta che il disgusto non mi spinge ad agire, piuttosto ad isolarmi, ha l'effetto di farmi sentire "diversa", è una vocina che dice: mi dissocio da questa melma, sono diversa… e così via..
    Credo che il problema in questo momento sia creare aggregazione, che sia per disgusto o per rabbia, siamo una società in cui ormai da anni ognuno coltiva il proprio orticello, cerchiamo di cavarcela ognuno nel proprio piccolo, al massimo andiamo in piazza una volta ogni tanto..
    Cosa ci sta succedendo? Le riflessioni in merito sarebbero di un genere lungo e complesso, condivido quello che dici Capeh: forse non abbiamo ancora fatto indigestione, e pure quello che scrivi tu a proposito dei media Samothes.
    Continuo a sentirmi impotente e non mi piace per niente…

  20. astrogigi ha detto:

    la melma il cui siamo immersi è anche nostra responsabilità

    i giovani ci stanno chiedendo aiuto

    non possiamo restar chiusi nell'orticello a leccarci le ferite piangendoci addosso

    ai tempi delle mie lotte studentesche non c'era internet: avevamo solo il ciclostile e i nostri ideali

    cosa c'è di più piazza del Web ?

    e allora coraggio
    facciamolo per loro: sentiamoci più vivi e iniziamo a far sentire la voce di chi non ci sta

    lo dobbiamo ai nostri figli
    non hanno chiesto loro di venire al mondo in questo mondo

    sarà MonnaLillo che mi inviata a guerreggiare o mia figlia che mi regala una Speranza, ma io sono pronto a offrire all'uomo una possibilità di meritarsi i Cieli Stellati

    uniamo cervelli e cuori e facciamoci sentire.

    sono certo che in molti risponderanno

    al silenzio è difficile faccia seguito alcuno suono….

    GB Chisciotte….

  21. utente anonimo ha detto:

    Qui il richiamo alla Costituzione, per quanto sacrosanto, pare persino poco.
    Qui stiamo parlando di violazione dei diritti umani. Non sto scherzando.

    Se non ci credete, leggete l' Art. 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

    Articolo 23

    Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

    (…)

    Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.

    Ora, che il lavoro come premio di un reality passi come "normale" o addirittura come "una bella idea" dipende dal fatto che la maggioranza delle persone si forma un' opinione esclusivamente attraverso la televisione.

    Credo che sì, sia il momento di indignarci e di alzare la voce, AstroChisciotte, anche in queste piccole piazze virtuali … 

    Melogrande

     

  22. Lillopercaso ha detto:

    Cosa si fa? propaganda elettorale? Penso che il voto sia un'arma potente, certo è che è molto condizionata dai media. La mia proposta di minare i ripetitori è stata bocciata; Diak proponeva di non comperare i prodotti di consumo pubblicizzati durante certe trasmissioni, o su certi canali, il che è più che ragionevole:  è efficace. Ma si rivolge a chi la tv la guarda, e mi pare che qui…
    Tra noi siamo tutti più o meno d'accordo..
    Sulle pagine virtuali di molti blog mi chiarisco le idee, maturo, mi diverto in modo intelligente, trovo spunti da portare nel mondo reale…
    questa è la forza di queste piazze virtuali, di più non mi viene in mente niente di incisivo.
    …………………………………………………………………………………….
    Allora, che si può fare? Che si fa?

    Per cominciare: come si può boicottare quel programma?
    Si potrebbe scrivere a Gramellini, che magari ne parli a che tempo che fa, per esempio.
    Ma quelli che lo seguono son sempre di quelli che lo disapproverebbero comunque.

    Melo può spedire questo post -come articolo- a un giornale, ma sarebbe pubblicizzare il reality che si vuol condannare.

    CHE  SI  FA  ?

  23. feritinvisibili ha detto:

    L'idea di seminare l'indignazione attraverso i mass media la trovo buona: come lo vedi Melo il tuo post come lettera ad un giornale? Magari con la controfirma d'appoggio di tutti noi che l'abbiamo condiviso? O anche ad un programma di radio tre…

  24. feritinvisibili ha detto:

    p.s, ho trovato questa frase e ho pensato a questo tuo post Melo, ma pure ad un amico frequentatore di queste pagine vrtuali.. indovinate chi? (((:

    Due cose sono infinite: l'universo e la stupidita' umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi. (Albert Einstein)

  25. feritinvisibili ha detto:

    Questo, per esempio, è un programma di radio tre dove potrebbe essere proposta una discussione sul tuo post Melo:
    http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-a1e3b801-994a-41e8-8098-72f0c3bca667.html

  26. Diaktoros ha detto:

    Un reality come quello che si prospetta qualche anno fa sarebbe parso fantascienza. Oggi invece sembrano fantascientifici i "diritti dell'uomo". C'è una maggiore diffusa consapevolezza su ciò che è giusto e che si dovrebbe fare; ma si continua in varie parti del mondo a non farlo. Gli stessi diritti dell'uomo sono ispirati a una concezione ergocentrica che potrebbe essere tra qualche anno o decennio superata. Non sulla centralità del lavoro bisognerebbe puntare, ma sulla centralità dell'esistenza e dignità dell'uomo e di tutti gli esseri animati. L'uomo deve avere diritto alla sussistenza perché esiste, non perché lavora. Esercitare un'attività che possa essere in qualche modo utile agli altri esseri viventi è semmai un dovere, più che un diritto. Il problema di fondo che però qui si prospetta mi sembra di altra natura. Lo schiacciamento del pensiero di grandi masse su  un pensiero unico fondamentalmente nihilista e indirizzato alla soddisfazione immediata, priva del supporto di prospettive finalistiche di qualche tipo, produce l'assenza totale di progettazione (se non a brevissimo termine). Le forme politiche e le direzioni politiche che ne derivano si adeguano a questo pensiero, che è in qualche misura un rifiuto del pensiero. La maggioranza degli intellettuali, ovviamente, si oppone, non si adegua, si disgusta, ma rimane espressione di un'opposizione di élite; non riesce a comunicare con la maggioranza di non-pensanti perché non ne condivide il linguaggio e le prospettive.
    Da questo nasce la mia proposta di agire sulla sola leva che possa costringere il sistema a modificarsi, quella economica, in quanto il denaro è l'unico valore rimasto e riconosciuto. La perdita economica derivante dalla non collaborazione di una minoranza (ma consistente) di apocalittici può essere efficace nel cambiare le regole dell'integrazione.

  27. melogrande ha detto:

    Nel lavoro c' è assai più di un risvolto puramente economico, ed il lavoro è assai più di un dovere. 

    In realtà lavorare è in primo luogo un modo, il modo principale per esprimere se stessi, diretta continuazione di quello che è per il bambino giocare (i bambini sono serissimi quando sono impegnati in un gioco). 

    In questo senso vale dire che il lavoro è un diritto fondamentale, nello stesso senso in cui lo è la libertà di espressione.

    C'è un aspetto estetico e c'è un aspetto morale nello svolgere un' attività, che affiorano nel fatto che chi è disoccupato si sente avvilito, privato della dignità prima ancora che dei mezzi di sostentamento.

    Avere reso il lavoro  un puro obbligo contrattuale lo ha terribilmene impoverito, privato della sacralità, e qui non voglio attaccare con discorsi sull' alienazione, sull' espropriazione caratteristica della modernità che paiono provenire da un' altra era geologica, ma che hanno un innegabile fondamento. Sarebbe un discorso troppo lungo.

  28. SAMOTHES ha detto:

    E' verissimo quello che dici melo! E infatti uno dei metodi per mettere in difficoltà un dipendente è quello di evitare che trovi soddisfazione in quello che fa, a prescindere dalla cifra che recepisce in base al proprio contratto di lavoro. Se releghi un lavoratore in un angolo e non gli dai nulla da fare, dopo un paio di mesi comincia a dare segni di insofferenza e di depressione, specie se è una persona abituata ad essere autonoma ed attiva, ma anche se è semplicemente intenzionato a "sentirsi utile". E' un ottimo metodo per attuare la peggiore forma di mobbing quella dell'esclusione. Questo per dire che ha ragione (secondo il mio modesto parere) Diaktoros quando dice che un'azione mirata a colpire l'introito economico potrebbe essere efficace (anche se è rimasto in sospeso il discorso che si stava facendo proprio con lui sul COME attuare una cosa di questo tipo in termini concreti), ma nel contempo non si può fingere che non esista anche l'aspetto legato al valore che il lavoro ha di per sè per la Persona. Eppure esiste ed è importantissimo perchè consente all'uomo di riconoscersi in un'attività che gli conferisce dignità rispetto al contesto sociale in cui vive. Le Persone hanno bisogno di questa forma di riconoscimento; della soddisfazione di poter concretizzare un qualcosa in relazione al contesto umano in cui vivono. Che si tratti di lavoro intellettuale o manuale o di altro tipo, è necessario all'equilibrio di un individuo poterlo compiere liberamente e nel riconoscimento comune. Il lavoro dovrebbe consentire questo a prescindere dall'aspetto economico, o perlomeno un tempo era così; oggi in effetti, forse si pensa più a quanto una persona guadagna che all'utilità o al valore sociale del lavoro che svolge. Basti pensare a come sono trattati o visti gli insegnanti oggi. Se ci penso mi vien da piangere. La credibilità e la rispettabilità sono riconosciute in base all'entità del conto in banca più che dall'onestà o dell'impegno concreto del singolo. Ma questi ragionamenti oggi qualcuno li taccia come meri luoghi comuni; meglio non parlarne.

  29. astrogigi ha detto:

    E perchè invece non iniziare a parlarne ? Il silenzio assenso è il fonddamento del nostro mondo in declino.
    La rinuncia.
    La sensazione di impotenze che ti annulla.
    L'abitudine, l'orticello di cui parlava Feriteinvisibili.

    Non è colpendo gli introiti dei potenti che si sblocca il sistema, anche perchè da tempo ci prova grillo con campagne antibenzina che non hanno dato nessun effetto
    Una volta si diceva che portesse più una pennna di una spada
    Oggi internet potrebbe più di mille tv

    iniziamo da qui
    iniziamo qui a dire che parlare si può, anche di ciò che è scomodo
    per ora il grande fratello nonci ha chiuso gli IP
    e se anche lo facesse sono pronto a scommettere che ne troveremmo altri di sistemi

    hanno fatto la rivouzione francese senza cellulari e l'Africa sta insorgendo anche se sono molto più poveri di uno solo di noi

    dobbiamo solo decidere di iniziare a rompere le inerzie che ci hanno rammollito
    happy hours, audi, suv, sushi ed altre irrinunciabili amenità potrebbero ben presto non essere più una norma, perchè con la benzina a 2 euro, è più chic fare il pieno che una vacanza alle maldive…..

    O Temporaaaaaaaaaaa
    O Moressssssssssssssssss

    O ma cambieranno….

    O si…..

    Io perlomeno dico di yes……

    SVEGLIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
    ci vuole una SVEGLIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

    GB Trombettiere d'assalto

  30. capehorn ha detto:

    raccolgo le poche idee, confuse, che mi ritrovo e aggiungo anche la mia voce.
    Non ho l'età, lo confesso di ritornare ad essere un barricadero, però però con un po' di benzina e detersivo, riesco a fare la mia porca figura.
    Non chiedetemi perché o come si fa,però sappiate che ci sono.
    Detto questo, giusto per ingalluzzirmi, penso che iniziare a tormentare i giornali con una sorta di lettera aperta (son disposto alla firma immediata e con nome cognome ed indirizzo sia reale che telematico) non darebbe assolutamente fuori luogo.
    In verità quest'arma, forse spuntata o forse no, ci é rimasta  integra, nelle mani.
    Facciamo sentire la nostra indignazione, visto che per un boicottaggio (Di quali prodotti?) è difficile da imbastire.Lo possiamo fare singolarmente, come possiamo ad esempio parlare con i giovani, con gli anziani, con il nostro prossimo e non dei giovani, degli anziani, del prossimo.
    Ecco l'azione che all'apparenza é banale, ma si rivela rivoluzionaria.
    Tutti parlano di tutto, ma né si parla né si ascolta con .
    Iniziamo a superare i confini, con gesti semplici. basta una domanda : "Tu come la vedi?". Si faticherà all'inizio, per la confusione, la diffidenza che piano piano é stata instillata, ma confido nell'intelligenza personale degli uomini. Non siamo tutti così stupidi, come ci vogliono far credere.
    Non siamo bestie, anche se troppe volte lo dimostriamo.
    Anche il leone valuta se é meglio una gazzella, piuttosto di un bufalo, da preparare per pranzo.
    Riscoprire certi valori, per lo più negletti e considerati dei dis-valori: umiltà, pazienza, perseveranza. Pare che abbondino soprattutto negli sciocchi. Quelli stessi che non hanno paura a dire che i re é nudo.
    Barricate morali ed etiche più che cavalli di frisia e concertina.
    Un pugno di sale e un roccolo, mandarano a gambe all'aria un Impero.

    Capehorn a braccetto col Mahatma, ma con la pistola in saccoccia.

  31. melogrande ha detto:

    Sì, astro, credo che non si possa  continuare a tacere e subire, e mi piace assai l' osservazione di cape, serve parlare con la gente e non della gente mi piace assai, penso che (come al solito) abbia centrato il problema.

    Con pazienza ma anche con un po' di cocciutaggine.

  32. astrogigi ha detto:

    Mi aggrego al Capehorn cui debbo anche un grazie; sia mio che di mia figlia.

    io sono pronto: dove devo firmare ?

    GB

  33. feritinvisibili ha detto:

    Ci sono anch'io eh! Appoggio anch'io il pensiero di Capeh.
    Il post successivo mi sembra la diretta conseguenza di questo: i movimenti di piazza nei paesi di provenienza dei nostri migranti mi sembrano un motivo in più per stare desti e reagire all'inerzia.
    Per noi, per loro, per tutti

  34. SAMOTHES ha detto:

    Quoto Cape, in toto. 🙂

  35. melogrande ha detto:

    Il modello reality pare quello vincente…

    «Sei un insegnante precario della scuola? Sei disoccupato? Vuoi rimetterti in gioco e fare qualcosa di diverso? Contattaci, puoi vincere dieci anni di stipendio» è l'invito ai provini di «Non è mai troppo tardi», il nuovo reality che andrà in onda su Canale 5.

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