Destino


 

Pur bello il viaggio,
s’ arriva da soli
spaventati, feriti
da stelle taglienti
come mare glaciale,
chiuso impassibile
naufragio.

Piccole, rosse braci
fra sassi di notte,
così piccola parte
d’ universo ho scaldato.

 

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22 commenti su “Destino

  1. astrogigi ha detto:

    Mi è più facile capire il senso di una varietà a 6 dimensioni di Calabi-Yau
    oppure trovare il bandolo di una simmetria di Escher

    oppure (addirittura) intuire un processo logico di una donna….

    ma in questo post non c'è post per me

    (di la verità che l'hai fatto apposta per togliermi di torno……)

    GB

  2. melogrande ha detto:

    Ma no, Astro, non e’ poi cosi’ oscuro… e” che non ti applichi, ecco !
    :- ).

  3. feritinvisibili ha detto:

    Io mi riconosco in questa immagine: siamo un'umanità di naufraghi e, nel migliore dei casi, qualcuno di noi lascia qualche brace accesa al suo passaggio. Pure tu Astrogigi, anche se le tue braci magari non le vedi, ma noi che andiamo a visitare il tuo blog le troviamo…

  4. Lillopercaso ha detto:

    Ma è il pezzetto l'universo che abitiamo.

  5. Lillopercaso ha detto:

    D'universo, questione di sfumature.

  6. SinuoSaStrega ha detto:

    Io mi nasconderei dietro quel fuoco. ( L'immagine è tua? E' bella).
    Ho paura dei grandi spazi, qualche volta anche davanti al mare tremo, specie di notte. In special modo ho paura del vuoto e delle altezze. Per questo quelle braci mi rassicurano; quello sarebbe il posto da cui respirerei l'immenso spazio intorno senza esserne troppo spaventata.
    Si arriva soli sempre. In questo mondo e, forse, anche altrove.

    Molto, molto bella…

  7. astrogigi ha detto:

    Piu' conosco gli umani piu' cerco la solitudine degli  Spazi Immensi.

    Non siamo soli nell'Universo.

    Lo siamo fra gli uomini.

    GB

  8. SinuoSaStrega ha detto:

    @astrogigi: prova a dirlo a un agorafobico…

  9. astrogigi ha detto:

    non hai fobie se sei in sintonia con l'Universo

    le fobie sono frutto di limiti umani

    le particelle elementari non soffrono di stress ed altre quisquillie e pinzillacchere.

    e' inutile insistere

    c'è chi ama cantare gli uomini e le loro paure, ansie, voglie, aspirazioni, morti ed amori (arma virumque cano….)

    c'è chi invece guarda oltre

    io oltro.

    salut anca ti.

    GB 

  10. astrogigi ha detto:

    Ciao Melogrande.

    evaporo per un altro pò.

    prima che mi evaporino i tuoi amici e compagni di viaggio.

    ci si rilegge al prossimo equinozio..

    garzie per gli spunti magnifici.

    GB

  11. Lillopercaso ha detto:

    Sinuosa, credo che non si possa capire una fobia, se non la si prova. O almeno se non ne si prova un qualche tipo, fosse pure opposta.
    Io, che sappia, non ne ho, ma sono, diciamo, al limite del claustrofobico: pensa che mi capita di sentirmi costretta su questo pianeta! Assurdo, no? Come abbassare la testa quando passo sotto un ponticello di due metri… Io, che sono un tappetto! Eppure…

    Certo che, pur non capendo, sarebbe da evoluti prenderne atto e accettare che non tutto ciò che sfugge alla comprensione sia fuffa, no, Astro?
    Proprio tu che navighi gli sconosciuti spazi interstellari mi esci con questi discorsi.

  12. SinuoSaStrega ha detto:

    @ astrogigi: sono fuori dall'armonia cosmica e sono alla ricerca di un centro di gravità permanente, che vuoi farci! Ancora non sono pronta per l'Oltre, mi manca da vivere ancora un millennio da strega. Questione di tempo, astro. Voi umani dovete evolvere troppo in fretta… mi spiace 🙂

    @Lillopercaso: ah sei una femmina? Oh bene… Quanta fantasia nella fobia, costretta su questo pianeta è davvero pazzesco. Credo di avere provato un brivido quando un giorno mio figlio- che all'epoca aveva circa quattro anni- mi disse "Mamma, ma com'è possibile che la terra sia tonda se il pavimento è tutto schiacciato". Lì mi vidi la scena dall'alto e mi fece paura… oddio siamo sospesi nel vuoto… mi salvi chi può!! non è una gag, è la verità 😦

  13. Lillopercaso ha detto:

    Eh, anche tu a immaginazione sei mica male!!

  14. melogrande ha detto:

    La paura c'è sempre, per noi che non siamo particelle elementari, anzi alquanto complicati, e più siamo complicati più ne abbiamo.
    Poi, ognuno sa la ritrova a modo suo, certo la claustrofobia del pianeta solo a Lillo poteva venire in mente…

    La foto non è mia, peccato, e non è neppure legata al testo, l' ho trovata all' ultimo momento quando stavo per pubblicare con un' altra immagine.

    La vorrei chiamare sincronicità, che suona scientifico anche se non lo è, ma temo che Astro non la beva…

    Quelle braci sono tutto quello che abbiamo, per quanto appaiano di scoraggiante piccolezza ed evanescenza, questo volevo dire. 

  15. SAMOTHES ha detto:

    Quello che spaventa di più è l'infinita sproporzione fra ciò che il nostro pensiero ci permette di percepire di noi stessi e ciò che concretamente siamo in relazione al tutto. Ed in relazione al tutto siamo semplici briciole di briciole; presenze effimere in un ambiente che nemmeno si accorgerebbe di noi se non fossimo formiche tanto fastidiose. Il pensiero va oltre alle nostre concrete minuscole presenze reali; è questa la nostra grande illusione; è il pensiero che ci vede grandi, ma nel concreto, in fin dei conti, cosa siamo?

  16. Lillopercaso ha detto:

    Melo, càpita solo a me, dici?
    (AAAARGH ! ! Attacco di MONOFOBIA !)
    Allora bisogna coniare un termine per questo disturbo, cosicché possa essere condiviso.

    Sam, il pensiero vola e il corpo non lo segue. Che sia questa una delle cause degli dei?

     

  17. melogrande ha detto:

    SINDROME MONOMONDOFOBICA LILLENSIS

    Incurabile ma non perniciosa…

  18. SAMOTHES ha detto:

    …hmmmm…sì, il corpo è zavorra.

  19. utente anonimo ha detto:

    tante sfavllanti taglienti stelle
    e
    solo piccole rosse braci
    ma quanta luce da quelle braci

    hesse

  20. capehorn ha detto:

    Ah Lillo, donna fortunata.
    Hai una sindrome sconosciuta e zak, te l'hanno già diagnosticata.
    (Pure la rima c'é. In questo blog succedono cose strane e meravigliose).

    Forse é proprio per sfuggire alla mia piccolezza che mi rendo qui.
    Tra particelle quantiche, limitatezza e finitizze somatiche ed espansione del pensiero.
    Stiamo come le foglie, naufraghi del nostro stesso mare di cui siamo vittime e carnefici.
    Sappiamo di non sapere. O meglio dovremmo saperlo, eppure per poter sopravvivere, nostro malgrado pensiamo di essere indispensabili all'universo.
    Di fronte alla sua immensità non abbiamo altro che il pensiero come arma definitiva.
    La imbracciamo un po' spaventati e rimaniamo lì, accanto alle braci di un fuoco, illudendoci di leggere la nostra storia tra quelle faville.

  21. Lillopercaso ha detto:

    Davvero si sta bene qui, grazie a quelle piccole braci.
    Tu veleggi sempre verso il Capo riuscendo a non doppiarlo…
    Io indosso da dio il mio TIGHT-EARTH blu..

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