La prudenza un po’ ci vuole

 


 
 

“…una cosa ho imparato, ossia che questa vita va vissuta. Questa vita è la via, la via a lungo cercata verso ciò che è inconoscibile e che noi chiamiamo divino. Non c’è altra via. Ogni altra strada è sbagliata.”
C. G. Jung – Il Libro Rosso

 
 
È come se al momento cruciale mancasse sempre qualcosa, come arrivare a costruire una nave fermandosi prima del varo, è come salire a piedi la montagna innevata senza poi scendere con gli sci ai piedi. È come se.

Certo, il rischio è rischio, nessuno lo nega, e senza un po’ di sana fifa codificata nel DNA a quest’ ora ci saremmo probabilmente già estinti, vittime degli eventi naturali o cibo per predatori.
Certo, la prudenza salva la vita, a volte. Il più delle volte.
È proprio questo il punto.
Il più delle volte non è tutte le volte.
 

Fare il morto a volte salva la vita, può servire a non farsi ammazzare, però non funziona la volta che ci si imbatte in un branco di iene, quelle che non cercano altro che saporiti cadaveri ben frollati. E allora in quel caso sarebbe stato meglio afferrare pietre bastoni ed armi improprie di ogni tipo.
 
La prudenza e la paura non avrebbero la diffusione che hanno se non funzionassero.
Funzionano, certo che funzionano.
Però.
 
C’è sempre quella volta che era meglio buttarsi, lasciarsi andare, giocare il tutto per tutto.
 
Certo, ad averlo saputo prima che quella era la volta buona.
 
 
  
 

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21 commenti su “La prudenza un po’ ci vuole

  1. SinuoSaStrega ha detto:

    Ho sempre pensato che le scelte cosiddette giuste sono riconoscibili per il senso di quiete a cui si accompagnano, così mi era stato detto/insegnato, questo ho accettato per valido con piena adesione. Invece esiste uno stato di periodico rimuginamento e di ritorno sui propri passi. E' come se le non-scelte, o le altre vite possibili, esistessero da qualche parte in noi stessi "come se" ci inviassero segnali che ripropongono inquietudini o rimpianti. Inutile, nessuno può mai sapere cosa sarebbe stato se… Molto spesso la via è una, anche se non sempre. Capita che quella decisione scartata si riproponga con modalità diverse, a significare che c'è da girare ancora un po' intorno a un vuoto, una domanda, un problema. Non serve scacciare e caparbiamente dire "Ma io avevo scelto bene! non voglio grane, io!". Occorre l'umorismo degl'Immortali per sopravvivere alle scissioni, diceva Hesse. E credo che avesse ragione.

  2. Lillopercaso ha detto:

    "La strada che non presi" ?

  3. melogrande ha detto:

    Non è facile avere la convinzione di avere scelto giusto.
    Trovo più facile semmai "sentire" che una decisione è sbagliata. 
    Ma siccome la controprova non c'è, è assai meglio imparare a riderne.

    E visto che citi Hesse…

  4. melogrande ha detto:

    Lillo, non ci avevo pensato,ma …

    Sì, credo che inconsciamente io abbia sempre scelto proprio in questo modo.

    Due strade divergevano in un bosco giallo
    e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe
    ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo
    a guardarne una fino a che potei.

    Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella,
    e aveva forse l’ aspetto migliore,
    perché era erbosa e meno consumata,
    sebbene il passaggio le avesse rese quasi simili.

    Ed entrambe quella mattina erano lì uguali,
    con foglie che nessun passo aveva annerito.

    Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!
    Pur sapendo come una strada porti ad un’altra,
    dubitavo se mai sarei tornato indietro.

    Lo racconterò con un sospiro
    da qualche parte tra anni e anni:
    due strade divergevano in un bosco, e io –
    io presi la meno percorsa,
    e quello ha fatto tutta la differenza.

     

    Robert Frost

  5. egle1967 ha detto:

    NIENTE CHE SIA D'ORO RESTA

    In Natura il primo verde è dorato,

    e subito svanisce.

    Il primo germoglio è un fiore

    che dura solo un'ora.

    Poi a foglia segue foglia.

    Come l'Eden affondò nel dolore

    Così oggi affonda l'Aurora.

    Niente che sia d'oro resta.

    Non ho un carattere che si sofferma sulle decisioni prese, che rimugina e immagina quali altre vie avrei potuto percorre se…mi lancio sempre a capofitto, entusiasta, convinta ed anche, sicura che me la caverò.Credo che il nostro essere SIA la scelta che facciamo. Certo sto parlando di scelte consapevoli delle ragioni che ci inducono a operarle. Parlo di scelte razionali, sempre….e non istintive, guidate da facili entusiasmi, d'altronde quest'ultime si risolvono nel niente in poco tempo. ….e poi niente che sia d'oro resta!

    nON 

  6. feritinvisibili ha detto:

    Egle dipende dagli istinti, a quanto il cervello -la funzione intuitiva in special modo- è in sintonia con l'istinto.
    Personalmente mi sono sempre lasciata guidare dall'intuito/istinto e continuo a farlo. Anzi: lo faccio sempre di più, e più lo faccio e più le scelte sono quelle più giuste per me. La conferma di questo la vedo soprattutto dai frutti che vedo crescere dalle cose che ho scelto di coltivare guidata da quell'intuito/istinto.
    Credo di aver coltivato bene soprattutto il mio animale interno, l'ho ben nutrito fin da bambina, a dispetto del contesto in cui vivo..

  7. SAMOTHES ha detto:

    Alla prudenza penso sempre con il senno di poi, quindi quando è inutile metterla in campo… per questo ci penso raramente. L'istinto è verità, è qualcosa che ci porta ad agire per quello che siamo, non per quello che gli altri vorrebbero che fossimo. A volte va bene, a volte non va bene, ma questo accade anche a chi pondera per mille anni prima di fare un passo e poi si ritrova una vita con pochissimi passi fatti; magari sono stati quelli giusti, ma magari nemmeno; e tutti gli altri passi che avrebbe potuto fare? Tutti quelli che avrebbe potuto fare se si fosse fidato un po' più di se stesso e del proprio istinto? Quelli non si recuperano. Credo che ognuno agisca per quello che è e questo va bene se non c'è forzatura, se non c'è conflitto che si protrae per troppo tempo, magari fino alla fine. Il conflitto serve per prendere coscienza, ma prima o poi deve finire, altrimenti si è sempre lì sull'orlo del nido a chiedersi se si è in grado di volare. Se non si dispiegano le ali e non si prova, non lo si potrà mai sapere. E quanta prudenza c'è in un salto nel vuoto di quel tipo? Nessuna direi, ma è ciò che permette e garantisce la sopravivenza, no? E' anche ciò che permette di godere dell'ebrezza del volo, no?

  8. SinuoSaStrega ha detto:

    Lupo della steppa, esatto, Harry Haller. Come si sopravvive alla molteplicità e alle insicurezze e contraddizioni che salgono come bolle facendoci sempre dubitare, sospettare, rimuginare… Umorismo, ridere di noi stessi. E anche rimettersi in gioco senza prendersi troppo sul serio. Come son brava  a dispensare consigli. E son saputella! 🙂

  9. Lillopercaso ha detto:

    Saputella, MA NON PER TUTTI !

  10. Lillopercaso ha detto:

    Sono una grande rimuginante. Forse proprio perché mi conosco, per non arenare la mia vita, ho mille trucchi per non pensarci, altrimenti rimarrei incagliata nei se e nei ma.
    Forse, invece, fa più male che bene, come il non piangere: meglio dar fondo ai se e alle lacrime fino a stufarsi.
    Comunque, una cosa da notare:
    rimuginerei a morte quando capita il disastro; non lo farei  pensando alle altre belle strade che mi si sarebbero potute aprire se.
    O perché sono tendenzialmente soddisfatta, o perché miro basso, o perché ho poca immaginazione, o, più probabilmente, perché credo che ci sia più vita che tempo, e che tutte le vie mi siano ancora aperte.

    Credo che dal tipo di reazione si capisca un po' il carattere di una persona, come si pone di fronte alla vita.

  11. capehorn ha detto:

    Forrest Gump diceva che la vita é una scatola di cioccolatini. Non sai mai cosa ci puoi trovare nel ripieno.
    Le scelte che compiamo, che siano di testa o di pancia, ci fanno percorrere strade volute o inaspettate.
    Abbiamo il supporto della ragione, evoluzione di quell'istinto bestiale, che nel corso dei millenni ci ha reso quel che siamo.
    A volte é ragione, a volte é alibi.
    Sottotraccia rimane una paura, quasi impalpabile che non riusciamo a scacciare del tutto, l'adeguatezza personale al mondo che ci circonda.
    Bisogna vedere se siamo coscenti della responsabilità che assumiamo nei nostri e altrui confronti.
    Occorre valutare come e in che modo le scelte compiute incidono.
    Si corre il rischio reale, dell'immobilità a furia di scavare, di sublimare.
    Eppure superando le paure, più o meno indotte, siamo riusciti a vedere l'alba del terzo millennio.
    Forse abbiamo trovato sempre il ripieno giusto o forse il nostro gusto é così rozzo, che non siamo ancora capaci di cogliere tutte le sfumature di questa strana avventura che é la vita.

  12. Diaktoros ha detto:

    Scelte? Se ripenso alla mia vita, mi sembra di non aver mai scelto veramente. Ogni mio passo è stato determinato dalle mie inclinazioni, dalla mia esperienza, dalle occasioni che ho avuto. In alcuni casi avrei potuto non fare determinale cose, ma l'assenza di azione, l'eccesso di prudenza, non mi sono congeniali. Peraltro, non mi sono mai buttato in avventure in cui non avessi buone probabilità di successo. In fondo, alla fine, non mi pento di nulla, perché forse, se ho sbagliato, l'ho fatto perché la mia natura mi portava a comportarmi proprio in quel modo e forse non ero mai completamente libero.

  13. Pannonica ha detto:

    "La poesia prudente e gli uomini prudenti durano solo lo stretto necessario per morire tranquilli."
    (C.Bukowski)

    Poi, qualcun altro (nonricordochi) diceva che la prudenza è la paura in punta di piedi…

    Oggi sto tappezzando la blogosfera di citazioni di Bukowski. Io la penso come lui, sulla prudenza. Il problema è che io NON sono come lui, quindi mi tiro sempre indietro e sono, ahimè, noiosamente prudente.
    Ma non posso essere che così. Così come sono.

    Il problema, secondo me, non è fare una scelta ma il rimuginarci sopra dopo averla fatta, prudenti o temerari che siamo stati.
    Guardare avanti è il segreto…

  14. melogrande ha detto:

    Mah, non è che mi capiti spesso di rimuginare sulle scelte fatte, quelle me le butto alle spalle, a meno che non prenda atto di avere preso una solenne cantonata.
    Una volta scelto, non ci penso più.
    PRIMA, però, è un' altra faccenda….

    Forse un corso di dudeismo mi farebbe bene, che ne dite ?
    Un po', solo un po'…

    Il sistema delle credenze dudeista è essenzialmente una forma moderna di Taoismo epurato da ogni dottrina medica e metafisica. Il dudeismo promuove e incoraggia la pratica di "seguire la corrente" e "prenderla con filosofia" o "non prendersela" di fronte alle difficoltà della vita, credendo che questo sia l'unico modo per vivere in armonia con la nostra natura interiore e con le sfide dell'interagire con altre persone. Cerca inoltre di attenuare i sentimenti di inadeguatezza che nascono in società che pongono grande enfasi su risultati e fortune personali. Conseguentemente, semplici piaceri giornalieri come fare un bagno, giocare a bowling, incontrarsi con gli amici sono visti come molto preferibili rispetto ad accumulare ricchezza e spendere liberamente denaro come metodo per raggiungere felicità e soddisfazione spirituale.

  15. Lillopercaso ha detto:

    Moderna mica tanto, mi pare…
    Ma se si veste da religione può darsi che abbia possibilità di farsi prendere in considerazione.
    (ma se venisse presa troppo in considerazione, sarebbe spazzata via?)

  16. Lillopercaso ha detto:

    Moderna mica tanto..
    Ma se si veste da religione ha qualche possibilità di venir presa in considerazione.
    (ma se venisse presa troppo in considerazione, verrebbe spazzata via?)

  17. Lillopercaso ha detto:

    OPPS..  gli ultimi due.. non prenderli in considerazione!

  18. capehorn ha detto:

    # 15 – # 16 = Da una ulteriore nuova e moderna religione seguendo il sempiterno rito del "togliti tu che mi ci metto io"
    Lasciando ad altri il compito di indagare, indicare, scoprire, sistemare, giustificare, elevare etc le cause e gli effetti.

    # 17 =  perché nò?
    Reiteri il commento e quindi un'ulteriore chiosa, cade come lo cacio su li maccheroni. Un invito troppo allettante.

  19. tanaxtutti ha detto:

    già…una collega ieri mi ha detto :ma perchè hai aspettato così tanto?
    io ho risposto :perchè avevo paura…
    e lei :e adesso non hai forse ancora paura? 
    e io: sì ne ho…come prima 

    ma forse la paura in fondo non esiste

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