Pensieri incompetenti sul fare le macchine

 


Non mi occupo di solito di attualità, su questo blog, ma ogni regola ha le sue eccezioni, ed in fondo non voglio neppure finire prigioniero di me stesso.
Insomma, questo ho elucubrato e questo vi propongo, senza pretese.

 

Fare le macchine e non perdere soldi, questo pare il problema, o almeno questi sono i termini in cui il problema è stato posto davanti alla pubblica opinione.
La Fiat produce macchine in vari paesi del mondo, in particolare in Polonia ed in Brasile, oltre che in Italia, e dovunque produce profitti fuori che in Italia. Nemmeno un euro.
Il motivo è stato chiaramente indicato: la scarsa produttività per addetto, che in Iatlia è appena un sesto di quella polacca.
 
Se questo è vero, è un dato devastante, e dovrebbe procurare allarme, prima di tutto nei sindacati. Con un rapporto di questo tipo, non solo la Fiat, ma tutta l’ industria italiana è in pericolo, e ben prima di pensare ad attrarre investimenti stranieri, qui c’è da chiedersi come possano le imprese italiane sopravvivere. 

Però.
Però si dà il caso che io abbia realizzato un paio di progetti in Polonia, costruendo impianti all’ interno di stabilimenti polacchi e collaborando con personale ed imprese polacche. E con tutto il rispetto, non credo possibile che un operaio polacco produca sei volte di più del suo collega italiano, a parità di condizioni.
 
Dunque, c’è qualcosa che non mi spiego, ed in primo luogo non mi spiego come mai un dato così spaventoso come quello sulla produttività non abbia sollevato un accanito dibattito pubblico.

A me sorge il dubbio, ad esempio, che nel calcolare la produttività (numero di macchine prodotte diviso numero di addetti) siano stati considerati anche operai che in quel momento erano in cassa integrazione, la cui produttività non può che essere zero per definizione.
Mi viene anche il dubbio che un altro fattore possa influenzare il confronto, e cioè il fatto che in Polonia la produzione è concentrata in un unico mega stabilimento (peraltro moderno), mentre in Italia è frazionata su sei siti produttivi.
Sei siti, naturalmente, vogliono dire sei magazzini, sei uffici del personale, amministrazioni, guardianie, ecc. In altre parole, la produzione frazionata su tante fabbriche fa aumentare il peso delle staff, cioè di quel personale indispensabile al funzionamento della fabbrica ma non direttamente impegnato nella produzione.
Io non so se le cose stiano davvero così, ma mi piacerebbe saperlo.
 
A questo punto mi soccorre anche la considerazione che il costo del lavoro, in Italia, non è affatto fra i più alti.
Tutto è relativo, naturalmente, ed i dati calcolati dalla OCSE si riferiscono a salari netti a parità di potere d’ acquisto, quindi si tratta di dati elaborati che vanno presi con cautela. E ciononostante il risultato è che gli operai meglio pagati al mondo sono i coreani (!) e che gli operai italiani guadagnano sensibilmente meno della media europea, circa il 30%meno dei loro colleghi tedeschi.  Chi l’ avrebbe mai detto.
Sorge così un dubbio ulteriore: come possono reggere la concorrenza i tedeschi, con stipendi così elevati ? Una parziale spiegazione me la do osservando che nell’ industria automobilistica il costo del lavoro incide in misura modesta sul prodotto finito: in Italia circa il 7%.
Da questo però si ricava anche che riuscendo anche a ridurre il costo del lavoro in misura sensibile, diciamo del 15-20 %, il risultato sarebbe una riduzione del costo di produzione dell’ 1 – 1,5 % al massimo. È davvero questo il punto critico, lo snodo attraverso cui passa il futuro dell’ industria automobilistica d’ Italia ? Ancora una volta, mi riesce difficile crederlo.
 
È un dato di fatto che, in campo automobilistico, l’ industria tedesca, nonostante gli alti stipendi, rappresenta di gran lunga il modello di maggior successo in Europa, e forse nel mondo. Bastano i  nomi di BMW, Mercedes, Audi, Volkswagen, Porsche per convincersi.
 
Quali siano i motivi di questo successo, questa mi sembra una domanda interessante.
È curioso che nei giorni in cui si discuteva dei contratti Fiat non si sia tentato almeno di comprendere affinità e divergenze fra il modello tedesco e l’ industria italiana.
Io un paio di differenze sostanziali ce le vedo, una di tipo gestionale ed un’ altra più strettamente industriale.
Quella gestionale consiste nella cooptazione dei rappresentanti dei lavoratori nella governance delle aziende, la cosiddetta “cogestione”. In pratica, al di sopra del consiglio di gestione dell’ azienda siede un “consiglio di sorveglianza”, il quale ha il compito di approvare il bilancio, ed al quale è garantito l’ accesso ad ogni tipo di informazione. In questo consiglio di amministrazione, metà dei delegati solo rappresentanti dei lavoratori.
Facendo una rapida digressione, c’è qui da dire che il modello Chrysler è ancora più “estremo”, in quanto in Chrysler il fondo pensione del sindacato dei lavoratori è addirittura, di gran lunga, l’ azionista di maggioranza, con il 63% delle azioni, ed è in grado, quindi, persino di licenziare Marchionne se non dovesse portare risultati convincenti.

Ora, una cosa è chiara: la presenza di rappresentanti degli operai negli organismi di vertice dell’ azienda fornisce una legittimazione fortissima a qualsiasi piano che preveda tagli e sacrifici, proprio perché condiviso. Ed è al contempo una garanzia che, nei tempi di vacche grasse, i profitti siano distribuiti a tutti. È insomma un meccanismo che, a mio parere, favorisce la produttività creando in ciascuno un interesse “personale”, tangibile, rendendo meno lineare e più intrecciato, per così dire, il rapporto fra capitale e lavoro. Certo, ci vuole la mentalità giusta, non ci si arriva in un giorno, ecc, ecc, però se mai si comincia mai si arriva, da nessuna parte.

 

Il secondo punto è più strettamente industriale.

I costruttori di macchine tedeschi hanno avuto successo puntando non sul basso prezzo e sul prodotto “popolare”, ma su un’ elevata qualità che giustificasse un prezzo più elevato della concorrenza.

Si sono in questo modo sottratti all’ assalto dei nuovi arrivati (coreani, indiani, cinesi) che non sarebbe stato possibile battere sul piano dei prezzi, presidiando in modo forte la fascia alta del mercato. In altri termini, facendo in modo che anche il cinese o l’ indiano benestante si rivolga all’ acquisto di un’ auto tedesca e non di una Tata più grande. Non a caso (forse) il meno fortunato dei produttori d’ auto che hanno fabbriche in Germania appare la Opel, che al di là del fatto di appartenere a General Motors, mi sembra abbia da una decina d’ anni abbandonato la strada che pure aveva intrapreso  verso l’ elevata qualità per ritornare verso modelli di livello più popolare ed economico.

Non è una scelta facile, intendiamoci, quella della fascia alta di mercato, non è mestiere per chi ami la vita tranquilla, la clientela “premium” è assai esigente, e per di più la concorrenza ci mette sempre di meno a colmare i divari, qualsiasi innovazione “esclusiva” diventa nel giro di pochi anni un “must” che nessuno più trascura di offrire sui propri modelli. Ma ne vale la pena. Trovarsi davanti a tutti, e quindi poter imporre un  prezzo “premium” dovrebbe consentire anche di trovare più agevolmente le risorse per finanziare lo sforzo, in una specie di circolo vizioso.
Dovrebbe essere un discorso abbastanza naturale per noi italiani, quello di cercare l’ eccellenza e la distinzione, del resto è su quello che – per dire – prospera la Ferrari. Ed è il recupero verso l’ eccellenza che, dopo anni assai appannati, sta oggi tentando la Maserati.
Ed allargando lo sguardo ad altri tipi di prodotti, il Made in Italy non è forse un sinonimo di "fascia alta", prodotti costosi per clienti esigenti ?
 
In fondo, in questo contesto mi pare anche significativo che il vero grande successo Fiat di questi anni sia stata la 500, che non puntava affatto sul prezzo basso, bensì sull’ immagine “trendy”per la quale il cliente fosse disposto a pagare di più, pretendendo però anche un prodotto di alto livello. Un filone non a caso aperto proprio dalla BMW con la riedizione della Mini. Un approccio un po’ modaiolo, (legato forse anche alla personalità un po’ “esuberante” di Lapo Elkann ?), ma che mi sembra abbia pagato. Un filone che purtroppo la Fiat pare avere già smarrito o abbandonato, tornando a modelli più economici ed anonimi, che puntano sul prezzo competitivo. Della “nuova Topolino”, annunciata come l’ anti-Smart, sembrano perse le tracce.
 
Ecco, magari c’è del vero in quello che dico, magari no, però a me nel corso della vicenda Fiat sarebbe davvero piaciuto sentir discutere di tutte queste cose.


 

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24 commenti su “Pensieri incompetenti sul fare le macchine

  1. feritinvisibili ha detto:

    Non sono minimamente in grado di colloquiare su questi argomenti (causa ignoranza) che però trovo molto interessanti.
    Mi viene in mente: perché non mandi il tuo post allla rivista il Diario (per fare un esempio, ma ne conoscerai altre altrettanto qualificate, immagino) e vediamo cosa ti rispondono loro, che forse sono abbastanza informati per dare risposte interessanti ai tuoi quesiti?
    E poi magari, se hai voglia, ci fai anche sapere anche cosa ti rispondono…

  2. SinuoSaStrega ha detto:

    Pensavo fosse un post erotico…

  3. melogrande ha detto:

    Sono altrettanto ignorante, Hannah.
    Ho scritto quello che mi passava per la testa in quei giorni, tutto qui.
    Ed è una sensazione che sempre più frequentemente provo, quella che si continui a discutere all' infinito e di tutto, fuorché dei veri punti critici, tanto siamo diventati un paese di guelfi e ghibellini.

  4. melogrande ha detto:

    Strega, non mi stuzzicare ….

  5. feritinvisibili ha detto:

    Allora facciamo una gara di ignoranza Melo e ti giuro che lo sono molto più di te, questo tuo post per me è ricco di informazioni e buone domande che mi sembrava meritassero spazio, per quello ho pensato al Diario.

  6. melogrande ha detto:

    Non saprei nemmeno come fare, hannah. 
    Hanno un sito ?

  7. feritinvisibili ha detto:

    Sto cercando il sito web, ma mi da "errore caricamento pagina".. forse la cosa migliore è comprare la copia di questo mese (negli ultimi due o tre anni è diventato un mensile, prima era un settimanale)
    l'indirizzo della redazione: via Melzo 9, 20129 Milano, il fondatore è Enrico De Aglio, il direttore attuale (da una copia del 2009) è Massimo Rebotti, indirizzo email redazione: redazione@diario.it

  8. SinuoSaStrega ha detto:

    No, no, io stuzzico… Più leggo post così e più mi si accende la stregosità 😉

  9. astrogigi ha detto:

    Per i post erotico-pruriginoso basta aprire un qualsivoglia quotidiano, sia online che cartaceo.

    Questi post fanno crollare ogni velleità erotica.
    (in altro contesto avrei scritto che fanno cadere le palle poichè in modo inequivocabile ti fanno capire quanto veniamo trattati da idioti.)

    Lo sai Melo che uno dei miei crucci teorici è stato proprio quello di provare ad elaborare un modello di analisi per il rapporto costo-qualità ?

    Da semplice matematico, sai che Fiat sembra avere un primato assoluto ? Il peggiore rapporto prezzo /qualità/innovazione.

    Inoltre, la prevista realizzazione di un SUV alfa va contro ogni futuro ecologico ed energetico che invece sembra animare l'industria mondiale.

    Prima ancora di iniziare, FIAT è già vecchia.

    ma tant'è.

    ritorneremo a bearci delle cronache bunga bunga ghe ne minga minetti manga…..

    GB 

  10. SinuoSaStrega ha detto:

    ti sei offeso, Melo?
    sai che scherzo… poi ti spiegherò il nesso tra un post così e l'eros

    @  astrogigi: non trovo niente di erotico nei blog che indichi, ma so di essere un caso piuttosto anomalo. Comunque grazie per la premura 🙂

  11. astrogigi ha detto:

    premura ?

    Forse mi sono espresso male.
    Il post di Melo ha un taglio che porta ad amare conclusioni.

    Temo da ruvido razional-matematico di non riuscire a cogliere la sottile linea che puo' correre fra le concrete riflessioni di Melogrande e le morbide sinuosita' erotiche che tu cercavi.

    Nel mio commento intendevo che post come questi di melo te le fanno proprio cadere perche' ti senti molto pirla per come ti trattano. 

    invece se apri un qualsiasi quotidiano scopri che le pagine sono piene di belle figliole che mostrano anche cio' che non hanno e si evocano scenari da mille ed una notte che agli attributi maschili dovrebbe dare ben altre scosse

    Non me ne volere ma sono un vecchio rincoglionito che a differenza di altri vecchi rincoglioniti non ha alcun potere ne volere per volare oltre la siepe a fare bunga bunga.

    chiedo scusa e me ne torno alle sfide di Riemann
    non provo pero' solitudine fra i numeri primi….

    GB

  12. SinuoSaStrega ha detto:

    @ astrogigi, mi riferivo a questa tua frase:

    per i post erotico-pruriginoso basta aprire un qualsivoglia quotidiano, sia online che cartaceo.

    So benissimo riconoscere il significato del brano di Melogrande, e mi trovi concorde sulle tue osservazioni. Non ero avvolta in sinuose morbidezze, stavo scherzando con Melogrande, ovviamente lui mi conosce un poco di più rispetto a te, e sa interpretare questi interventi un po' bislacchi. Almeno così spero.

    Mi scuso per le parole fuori luogo. Ehm* Ehm*. Torno seria.

  13. Diaktoros ha detto:

    Da non esperto, mi pare assurdo costruire un SUV, ma anche abbastanza difficile fare concorrenza ai tedeschi sulla fascia alta, in cui sono da tempo superiori. Ma dove è andata a finire la creatività italiana? Mi sa che, se continua così, non solo chiuderà la Fiat, ma l'unica azienda italiana che si salverà sarà la Fininvest e le uniche orfferte di lavoro saranno per escort (non Ford) ed esperti di bunga-bunga. Pensate un po' al successo che riscuoterebbe una serata (a pagamento) di bunga bunga al Colosseo. Attireremmo qui da noi turisti di tutto il mondo in cerca di "pilu" per un nuovo Miracolo Italiano.

    PS: Ma di produrre automobili, anche in un periodo in cui gli automobilisti sono criminalizzati, ce l'ha ordinato il medico?

  14. SAMOTHES ha detto:

    La mia ignoranza nel campo è vasta come le steppe artiche e quindi mi guardo bene dall'etrare nel merito dell'argomento, ma da oggi forse un po' meno vasta, grazie a questo post e ai commenti che ne seguono. Credo sia di questo che siamo stati privati: della capacità di "guardare oltre", di innescare un processo di analisi e valutazione logica e critica personale in merito a problematiche comuni. C'è da dire che gli elementi per fare un'analisi approfondita non è che vengono forniti da chi deve fare informazione. Preferiscono fornire varie parti anatomiche di corpi più o meno perfetti o più o meno rifatti come spunti di riflessione quotidiani. Non li amo i quotidiani perchè non mi aiutano a crescere, anzi, ho sempre lasensazione che mi stiano prendendo un po' per il c…;  e parlo per me ovviamente, ma visto che di post come questi non se ne leggono poi tanti, presumo di non essere la sola. Dalla lettura assidua quotidiana di più giornali, sono passata al rifiuto categorico dovuto alla saturazione dei vuoti di contenuti e al fastidio dato da immagini come quelle che cita astrogigi. Da ciò che è emerso qui, in fatto di presa di coscienza, presumo di poter dire che nulla cambia nel tempo: gli italiani si limitano a barcamenarsi in attesa di tempi migliori e nel frattempo si lasciano intrattenere dal nulla mediatico, come se l'intrattenimento fine a se stesso fosse la soluzione ai problemi del mondo. Perchè pensare alle escort delle quali parla diaktoros, è molto meno impegnativo e scomodo del mettersi a ragionare sulle problematiche reali di un Paese, magari in cerca di una qualche soluzione. Credo che molti non sappiano più ragionare nemmeno sulle problematiche reali del proprio quotidiano. Non sono pessimista, ma insomma… se non si vedono idee innovative ed efficaci fra una popolazione di un intero Paese, ci sarà pure un perchè.

  15. melogrande ha detto:

    Strega, non vedo perché avrei dovuto offendermi, ci ho pensato parecchie volte, ma ho sempre temuto di cadere nel banale. Non è facile come sembra, la narrativa erotica…

    Però devo dire che mi hai davvero incuriosito sulle attinenze fra il mio post e l' eros…

  16. melogrande ha detto:

    IO sono convinto che siamo in grado di fare prodotti di eccellenza se vogliamo, anche in campo automobilistico, basta pensare alla Ferrari.
    Anzi mi sembra che la meccanica in generale sia uno dei campi in cui riusciamo meglio.
    Ed è nei prodotti di eccellenza che abbiamo successo, non nel low-cost.

    Il problema è che a parte la Fiat non abbiamo in Italia nessuna grande azienda a livello mondiale, né nei computers, né nelle comunicazioni, né nell' alimentare, nella chimica o nelle banche. Niente.

    Si può sopravvivere solo di piccola e media impresa ?

  17. feritinvisibili ha detto:

    .. visto che siamo in tema di informazione e stampa, credo che il mensile il Diario, di cui parlo sopra -uno dei pochi giornali italiani che ancora valesse la pena di leggere- sia sparito dalla circolazione  per problemi di sopravvivenza economica. Ne ho appena cercato una copia, ma in edicola sono caduti dalle nuvole

  18. Lillopercaso ha detto:

    .. e io che pensavo che quella di SinuoSaStrega fosse una battuta! Invece è stata presa stramaledettamente sul serio!! Del resto, c'è in giro uno che per aver accostato troppo automobilismo ed erotismo è finito fuori strada. E anche i pubblicitari ci marciano mica poco..
    Vabbè.
    Ho letto con interesse. Al punto 'modelli gestionali' ho pensato alle cooperative, che parevan chissà che roba da comunisti, Ma forse è proprio l'idea di cooperazione che qui sta assottigliandosi sempre più.
    Non ho seguito la discussione sul rinnovo dei contratti Fiat (ma và?), ma cogliendo qualcosa, alla radio, della manifestazione FIOM ho avuto il pensiero -forse un po' thatcheriano- che il benessere del lavoratore fosse visto sganciato da quello dell'azienda, cose che invece dovrebbero esser legate. Pensieri di una che ne sa men di zero, eh, anzi, ora appena un pelo più di zero. Poi.. bè,  rileggerò, và..

    Confermo la recente chiusura di Diario: ne ha parlato Radio Popolare di Milano, di cui Massimo Rebotti è stato direttore qualche anno fa.

    Ma la Skoda, chi la fa?

     

  19. melogrande ha detto:

    La Skoda è della Volkswagen, Lillo, e da quando lo è ha alzato di parecchio il livello di qualità, così come ha fatto la SEAT, da quando è passata da Fiat a VW. Quindi si può…
    Adesso vorrebbero prendersi anche l' Alfa Romeo e, certo, un po' di rabbia viene.

    Sulla cooperazione hai proprio ragione, non è più di moda.
    Ed è un tema su cui mi piacerebbe tornare, anche se molto è stato detto.

  20. capehorn ha detto:

    E' il grosso limite che da troppo tempo l'industria italiana, soprattutto la grossa industria si é posta.
    Quella di volere arrivare a numeri "asiatici". Lasciando l'eccellenza alla piccola e media industria.
    Ma non é così che funziona evidentemente. Primo perché lo piccole/medie imprese non hanno un'impatto molto forte sul mercato generale.
    Secondo perché mirano a nicchie ben precise, nella quale qualità/prezo ha buon gico. Ma sono nicchie e quindi il rivolo é misero. Luccica é vero ma é solo un rivolo.
    Poi c'é anche la nostra indubbia esterofilia. Gli stranieri ci giocano e ci marciano da tantissimo tempo.
    Non ultimo é l'estenuante gioco delle parti. Si punta moltissimo ai diritti, ma non c'é una scuola dei doveri.
    Poi i diriti sono visti come privilegi, cui é difficile rinunciare.
    Farò confusione anch'io ma credo che ci si debba ripensare un po' tutti a tal proposito e vedre le effettive siniergie diritti/doveri e gli effetti sul prodotto finale, sia che sia una macchina, sia che sia il bullone della macchina.

    ps: eros e motori? Sinuosa io attendo.

  21. capehorn ha detto:

    Scusatre gli errori di ortografia.
    Data l'ora del commento sono in debito di zuccheri.
    Ho fame vado a amngiare.
    Ciao.

  22. melogrande ha detto:

    Mah, sai cape, nicchie fino ad un certo punto.
    La Fiat come marchio Fiat (non tutto il gruppo) ha prodotto 1,6 milioni di auto nel 2009. 
    BMW ha costruito 1,200,000 auto, Mercedes 1,250,000, Audi 1,000,000.

    E naturalmente, tutti e tre i tedeschi fatturano di più di Fiat, BMW  addirittura il doppio di Fiat Auto !
    Non stiamo parlando quindi di piccole produzioni semiartigianali come potrebbe essere la Ferrari o la Aston Martin o la Porsche, stiamo parlando del saper coniugare l' eccellenza tecnica con la produzione su larga scala .
    I tedeschi ci riescono.

  23. capehorn ha detto:

    # 22 = é quella coniugazione eccellenza e larga scala, nella quale non siamo ancora preparati e mi sa che non solo procrastiniamo, ma bigiamo le lezioni.
    Questo al di la dei grandi o piccoli numeri.
    Sembra che bene e tanto, in noi, non vadano d'accordo.

  24. leonem ha detto:

    La situazione che descrivi purtroppo è ampiamente rappresentata in tutti i settori produttivi italiani. Forse è la dichirazione iequivocabile del nostro essere "provincia dell'impero" questo non riuscire a visualizzare una situazione globale e quali possano essere i nostri punti di forza.
    Tempo fa ricordo che mi fu raccontato di una puntata di porta a porta inerente gli OGM. Si faceva sempre la vecchia (e un po' miope) polemica sul fatto che gli ogm possano fare male o bene. All'epoca era ministro dell'agricoltura Alemanno. Ricordo, proveniente da lui (fui sorpreso), un ragionamento puntuale e lineare, ma estremamente giusto: di fronte all'interlocutore che vantava gli aumenti di produttività agronomici lui osservò semplicemente che l'italia puntava all'eccellenza nell'agroalimentare: per cui la produttività di un campo era un fatto del tutto secondario. Certamente non è il mais italiano che può spuntare i prezzi più alti sul mercato.
    Purtroppo in realtà la situazione è assai grigia. Certamente la strada da seguire non è quella della produttività, ma quella della qualità: ma se si va a ricercare le radici della qualità, esse in cosa affondano? Mi verrebbe da dire, per il bene di lusso, nel binomio innovazione e tradizione. Di entrambi questo paese è disgraziatamente carente.
    Ben altro discorso si potrebbe fare per il discorso inerente la produttività dell'operaio italiano, e quella classifica (che io non conoscevo) così manomessa. Tali operazioni di disonestà intellettuale non sono rare: la pseudoscientificità delle affermazioni vorrebbe chiudere la bocca alle obiezioni: Schopenhauer gli ha insegnato bene.

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