Il té nel deserto


 

Esistono figure, nei paesi mediorientali, che non trovano equivalente da altre parti. Sono da una parte antiche tradizioni, dall' altra, sospetto, anche un po' usate come reliquie di un passato colonialista, ufficialmente superato, si capisce, ma sotto sotto sopravvivente e resistente a tutto. Ma siccome tutto sommato fa comodo che sia così, e fa comodo da entrambe le parti, intendo, ecco che certe cose non tramontano. 

Esiste ad esempio, in tutti i cantieri, la figura professionale del tea boy. Che come dice la parola, prepara il tè.
 
“E che ci vuole ?” viene subito da dire, in quanto la pedissequa traduzione “ragazzo del te” non rende piena giustizia alla dignità professionale di questo lavoratore, che non si limita a preparare il tè, anzi si può dire che questa nemmeno sia la sua occupazione principale essendo invece la sua principale incombenza quella di preparare piuttosto il caffè, a tutte le ore ed in tutte le sue declinazioni, che a queste latitudini non sono poche.
 
Diciamo subito che se si vuole un caffè come lo intendiamo noi, occorre specificatamente chiedere un “espresso” rivolgendo uno sguardo supplichevole e speranzoso come davanti alla statua di San Gennaro, in quanto non è la cosa più normale del mondo che l’ espresso sia previsto e praticato, a meno che non sia un cantiere italiano, questo va da se.

Lascito del colonialismo passato o egemonia culturale contemporanea che sia, certo è che, chiedendo puramente e semplicemente un caffè, si viene inevitabilmente ed impietosamente serviti di un caffè anglosassone, quello lungo lungo e semitrasparente nella tazzona col manico, il cosiddetto “mug”, quel tipo di caffè che da noi viene affettuosamente soprannominato “beverone” e che se lo bevi in un nostro bar vuole sicuramente dire che sei straniero. Ci sono cose che un italiano non fa e basta, come ordinare un cappuccino a mezzogiorno.

Declinazione alternativa della tecnica caffeinica, e ben più pregiata, è il “turkish coffee”, vero test specialistico del tea boy, in quanto preparazione non alla portata di tutti.
La polvere di caffè, finissima, viene fatta bollire nel pentolino, e poi lasciata sedimentare. Abilità accessoria ma fondamentale del tea boy è di conseguenza quella di riuscire a trasportare le tazzine col caffè senza scuoterle o agitarle nel tragitto. E va da se che l’ indicazione sul tasso zuccherino vada dichiarata senza incertezze all’ atto dell’ ordinazione, il caffè una volta servito non è più in alcun modo mescolabile senza disperdere nuovamente in sospensione la polvere, e se si attende che questa torni a depositarsi, nel frattempo si raffredda tutto. Pertanto occorre mettere contemporaneamente sul fuoco tanti caffé quanti sono i diversi gradi zuccherini desiderati e tenere a mente la distribuzione richiesta.
Insomma, il caffè turco è faccenda de tea boy “senior” e navigato…

 

Ancor più difficile e raro a trovarsi è il vero autentico caffè arabo, preparato con chicchi di caffè verde, non tostato, erbe aromatiche e spezie, in primo luogo zafferano e semi di cardamomo.

La preparazione viene fatta nella tradizionale curcuma araba detta "dallah", ed il “caffè” è in realtà una specie di decotto che si lascia al calore, tipicamente su brace di carbone, per ore.

 Questa bevanda richiede una filtrazione, ottenuta con della rafia inserita bel beccuccio della curcuma, nonché di una breve sedimentazione nella tazzina, che non è quella del caffè, ma una ciotola minuscola che va riempita davanti all’ ospite con una certa eleganza. 


La regola del galateo è che l’ ospite manifesti il suo gradimento facendosi riempire la tazzina due o tre volte prima di restituirla.
Dal momento che il caffè arabo non viene mai zuccherato, lo si serve di solito accompagnato da un piattino di datteri.

Naturalmente, il tea boy prepara anche il tè, se richiesto, ed anche lì c’è qualche variante da osservare, non si pensi che un tea boy professionale si limiti a portare l’ acqua calda e la bustina.
Tutt’ altro.


Un autentico tè arabo viene preparato infatti con il “samavar”, variante (ma non troppo) del samovar russo.  Il tè, un vero e proprio concentrato, denso e quasi sciropposo, imbevibile puro, si lascia a macerare nella piccola teiera in cima al samavar; al momento di servirlo, nella tradizionale tazzina di vetro, ne viene versata una piccolissima quantità, che poi viene allungata con acqua bollente ed anche, talvolta, guarnita con foglioline di menta fresca.
 

 
Che poi, la tradizione mediorientale vorrebbe che la pausa caffè fosse arricchita da un narghilè a disposizione degli ospiti, ma questo è pur sempre un ufficio, e ci siamo già allargati troppo, direi.

 
 
 
 

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15 commenti su “Il té nel deserto

  1. SAMOTHES ha detto:

    E' stato un po' come sentirne il profumo e sentirne il sapore; le foto sono bellissime ed è incredibile in quante varianti è possibile preparare la medesima bevanda spostandosi in posti diversi. E attraverso qulle bevande sentirne il profumo ed il peculiare pensare di quei posti. I luoghi plasmano l'uomo ed il modo che l'uomo adotta per godere e per vivere di questi luoghi plasma le menti, crea culture e tradizioni in varianti, penso si possa dire, potenzialmente illimitate. E' una sinergia bellissima, se ci si pensa. Ed è magico che si possa leggere un popolo partendo da una tazza di tè o da una tazza di caffè. Bello 🙂

  2. feritinvisibili ha detto:

    mi hai ricordato il Khafa bosniaco, di origine turca, naturalmente…

  3. shappare ha detto:

    Davvero un bel viaggio, mi hai fatto venire ancor più voglia di qualcosa che non posso bere. Ma i samovar mi fanno sempre commuovere, io ne ho alcuni bellissimi e vecchissimi a casa (sono persiana, per parte paterna) e li custodisco gelosamente!
    Quindi brindo al tuo post con dell'ottimo chaì!

  4. melogrande ha detto:

    Sì, SAMOTHES, credo che si capisca molto del Medio Oriente da queste cose. Non di rado in un incontro di lavoro, o persino in un negozio non si comincia a parlare se non dopo che tu abbia accettato di prendere il té e mangiato qualcosa. Un rifiuto è il modo più sicuro per partire in salita…

    Feriti, sì pare proprio un caffè alla turca, mi sorprende un po' vederci le zollette di zucchero nelle tazzine, l' ho sempre visto servire già zuccherato per il motivo che ho detto.

    Shappare, non sapevo fossi mezza persiana. Sono stato a Teheran parecchie volte per lavoro, ma molti anni fa, poi non ho più avuto occasione di tornarci. Il samovar è tradizione asiatica, e credo sia arrivato nei paesi arabi proprio attraverso la Persia, alcuni di  samovar, specie quelli antichi  sono vere opere d' arte..
    Un buon chai a te !

  5. feritinvisibili ha detto:

    Infatti nella versione tradizionale bosniaca viene bevuto mangiando a piccoli morsi una specie di caramella gommosa, che non è altro che zucchero cotto..

  6. melogrande ha detto:

    Ah, ecco !
    Adesso ci siamo.

  7. Lillopercaso ha detto:

    Io mi ero risolta a bere il tè a Londra, primo, perché il caffé era imbevibile, ma soprattutto perché era inevitabile: have a cuppa tea. Indispensabile per affrontare e risolvere questioni personali, più che di lavoro.




        (il video non parte)

    Però sono riaffiorati ricordi lontani: un viaggio fatto a diciott' anni in Egitto, la Cashba, un tè in ogni negozio, e nemmeno un bagno..!
    E poi i chai indiani col ginger e il cardamomo, che buoni!, ma perché sempre superstrabollenti, col caldo che c'è in quei posti? me lo sai dire?
    E al freddo, invece, il tè col burro di yak. Garantito: c'erano pure i peli che galleggiavano!!!
     

  8. melogrande ha detto:

    Lillo, sento che non avrò pace finchè non avrò assaggiato un té al burro di yak.

    … ma anche no, forse !

  9. capehorn ha detto:

    Mio padre, vecchio coloniale in quanto come tanti della sua età furono ammaliati dal nascete Impero, mi ha parlato molto del caffé abissino.
    Leggermente salato, stacotto e da bere assolutamente, pena offendere grandemente l'ospite che te lo offriva.
    In Dancalia ha bevuto un thé , sciropposo alla menta e altre spezie. Dolcissimo e bollente.
    Che però, diventava termoregolatore, soprattutto nelle ore più calde della giornata. A + 45° tra 1/2 giorno e le 3 del pomeriggio, faceva quasi bene.
    Questi post antropologici, sono sempre di mio massimo gradimento.

  10. Lillopercaso ha detto:

    Melo: però scalda le mani!

  11. Lillopercaso ha detto:

    Capeh, mi dicono che si beve tè bollente perché così si suda, e sudare abbassa la temperatura corporea.
    Ok.
    Ma è come dire che si va in palestra per dimagrire, così si mangia per ingrassare e per avere la scusa di andare in palestra per dimagrire,
    così…

  12. melogrande ha detto:

    Il caffé della Dancalia !
    Per la miseria !

    Non si finisce mai di imparare, questa è la verità.

    Lillo, quindi in agosto bisogna dormire col piumone ? 
    Non vedo l' ora di provare…

  13. SinuoSaStrega ha detto:

    Il caffè di casa mia. Accendi interruttore, aspetti accensione spisa, inserisci apposita cialda, abbassi la leva, premi la spia con immagine "tazzina".
    Naturalmente tazzine Ikea 🙂
    Stregaccia 🙂

  14. SinuoSaStrega ha detto:

    * spisa sta per spia

  15. melogrande ha detto:

    Strega !
    Ma come !
    Ma te mi aspettavo minimo minimo un tè, fatto come si deve…

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