Dana

 


 

 

Non c’è allegria in una stazione ferroviaria.
Le stazioni hanno un odore particolare, inconfondibile ed inquietante, un misto di ferro, olio, umido e stantio, un odore ansiogeno che già evoca malinconia, dispiacere, nostalgia, che abbatte ogni entusiasmo. Lì sta il loro fascino.
 
Lorenzo s' era sempre sentito triste, ogni volta che era salito su un treno, anche quando andava in vacanza, persino la volta che era partito per la prima vacanza da adulto, verso una Londra a lungo immaginata, e poi attraverso l’ Inghilterra verso le mitiche terre del Nord, fino a sua maestà la Scozia. No, non s’ era mai sentito felice su un treno, per quanto il treno rivelasse talvolta un insospettabile potere socializzante, trasformando compagni di viaggio occasionali in compagni di vacanza e persino, per qualche tempo, in veri e propri amici da frequentare.
Meno che mai si sentiva felice adesso che gli toccava tornare in caserma dopo quella disastrosa licenza.
 
Lucia l' aveva accolto con un entusiasmo un po’ forzato, che non riusciva a nascondere una punta di insofferenza. O almeno, così gli era parso. Niente di macroscopico, si capisce, piccoli segnali di cui neppure poteva dirsi certo. L’ impercettibile ritrarsi quando l’ aveva baciata, l’ attimo di irrigidimento mentre la prendeva sotto braccio.
Aveva un altro ?
Se l’ era chiesto, senza trovare risposta. Lucia era sempre stata un po’, come dire? Volubile ? No, non era la parola giusta. Era sempre stata più volatile che volubile, ecco, una bella ragazza cui bisognava prestare cure costanti, perché altrimenti, inesorabilmente, si allontanava. Non necessariamente per via di qualcuno, o almeno lui non aveva mai avuto questa  impressione, però di certo s' allontanava.
E questa sua necessità di cure costanti ed assidue, quasi fosse un delicato fiore di serra, lo avevano messo a dura prova.
Le ragazze belle sono così, pensava, bisogna stargli dietro, corteggiarle continuamente, si sa, non sono come tutte le altre. Sono belle. È proprio quello il problema.
Ma che cosa si potrà mai realizzare in questo modo, in questo perenne rincorrere e recuperare, come quei giocolieri che fanno roteare piatti in cima ai bastoni ed è tutto un correre avanti e indietro perché se un piatto rallenta finisce per cadere. Qual’ è lo scopo di tanto agitarsi ? Era così che voleva passare la vita, a correre dietro ad una compagna del genere, era questo il prezzo da pagare per avere al fianco una bella donna? Ne valeva la pena ?
Lorenzo allontanò infastidito questi pensieri guardando le luci del treno che s’ avvicinava.
Tutta colpa della stazione e della sua atmosfera deprimente. E di notte per di più.
 
“E saranno gemiti e stridor di denti” mormorò fra se mentre il treno si fermava davanti alla banchina, per l’ appunto, con metalliche urla e striduli lamenti dei freni.
Decisamente non era dell’ umore migliore.
 
Cercò di scuotersi dal torpore, batté i piedi per scrollarsi di dosso il freddo e l’ umidità e salì sul treno, dirigendosi verso lo scompartimento indicato sul biglietto.
Era quasi pieno. Addio all’ illusione di potersi stendere e dormire un po’. Fortuna che il suo posto era di fianco al finestrino e gli permetteva quanto meno di appoggiarsi contro la parete, nell’ angolo. Non pensava di dormire chissà quanto, si capisce, ma era sempre meglio che niente.
E poi magari qualcuno sarebbe sceso nelle stazioni intermedie.
 
Diede un’ occhiata ai compagni di viaggio.
Buona parte dello scompartimento era occupata da una famiglia, padre, madre e due figli, grandicelli e già addormentati. Non dovevano passarsela troppo bene, a giudicare da abiti e bagagli. Lui, un ometto piccolino con una giacca grigia di lana sulla camicia senza cravatta, ricambiò il saluto con un inconfondibile accento napoletano. La moglie, ancora più minuta, indossava un abito a fiori con un velo scuro in testa, e si limitò ad un cenno.
I due ragazzini dormivano sul sedile intrecciati in un abbraccio, e Lorenzo non riuscì neppure a giudicarne l’ età.
Sul suo stesso sedile, dalla parte del corridoio, stava una signora di mezza età, per usare un eufemismo, ed alquanto in soprappeso, per usare un altro eufemismo. Aveva una permanente vaporosa ed un foulard di seta attorno al collo. Sembrava un personaggio d’ altri tempi, del tutto fuori posto in quello scompartimento ferroviario come un ippopotamo in abito da sera. Lorenzo ne percepì il respiro pesante ed un po’ansimante. Quando lo salutò, lo fece con la voce roca di una fumatrice accanita.
Facendosi largo fra le gambe dei passeggeri, Lorenzo depositò il pesante zaino di tela militare sulla reticella e si accomodò con un sospiro rassegnato.
 
S’ era quasi assopito, quando la porta scorrevole dello scompartimento s’ aprì e la ragazza s’ affacciò.
Non particolarmente vistosa, di media statura, snella, coi capelli lisci di un colore biondo rossiccio, la carnagione chiara e niente  trucco, era vestita semplicemente con un paio di jeans ed una felpa scura. Una ragazza come tante, ma tutto sommato attraente.
La ragazza si fermò incerta sulla soglia dello scompartimento, si guardò in giro poi fissò Lorenzo come se cercasse una conferma.
“It’s here, sixtyone B?”. L’ accento era americano, senza dubbio.
Lorenzo alzò lo sguardo ed incrociò quello di lei. Lui era probabilmente l’ unico nello scompartimento a masticare un po’ di inglese.
“It’ right here” disse, indicando il posto accanto al suo. Proprio accanto a me, pensò.
“Oh, thanks” rispose la ragazza, ed entrò nello scompartimento.. Nella luce incerta dello scompartimento il viso di lei gli parve più bello di come l’ aveva inizialmente giudicato, gli occhi parevano di un colore blu intenso, brillante. Decisamente attraente, pensò Lorenzo.
Il colore scuro delle labbra e degli occhi risaltavano curiosamente contro la pelle chiarissima, dello stesso biancore della luna piena incorniciata dal finestrino. Gli occhi, soprattutto.
Nel fissarli, Lorenzo aveva provato una specie di inquietudine. Era certo di non avere mai visto occhi di un colore così profondo, benché nella semioscurità del vagone non fosse possibile stabilire con assoluta certezza la tonalità, blu, indaco, o persino verde smeraldo. Lorenzo desiderò che la ragazza lo guardasse di nuovo, ma lei gli dava le spalle adesso, impegnata a sistemare i bagagli sulla reticella, una borsa nera come quella dei medici ed una piccola tanica di plastica vuota, chissà che se ne faceva. Stava armeggiando, con le braccia alzate, e la felpa, sollevandosi, scopriva una sottile striscia di pelle dei fianchi, bianca e liscia. Lorenzo provò una fitta di desiderio che subito represse.
 
Lei si sedette di fianco e gli porse la mano.
“Dana”, disse, o qualcosa di simile, poteva anche essere “Donna” detto con la pronuncia aperta tipica degli americani, ma lui non chiese spiegazioni. “Lorenzo”, rispose, sentì la mano di lei curiosamente fredda mentre la stringeva. “Where are you from, Dana ? ”.
“Boston, Massachussets”.
“Are you cold ?” aggiunse lui quasi sperando di avviare una conversazione.
“A little bit” rispose lei sorridendo, e si rannicchiò sul sedile. Sembrò addormentarsi all’ istante, mentre il treno si allontanava dalla stazione immergendosi nel paesaggio notturno.
 
Lorenzo tentò a sua volta di addormentarsi, senza riuscirci. Si sentiva vagamente a disagio, continuava a rigirare nella mente le immagini intraviste di quegli occhi profondi e cristallini, continuava a rivivere il senso di vertigine che per un attimo aveva provato. Alla luce della luna il viso di lei appariva chiaro ed affascinante.
I sobbalzi del treno la facevano scivolare sul sedile rivestito di similpelle, un paio di volte parve svegliarsi, cercando di trovare una posizione più stabile, la volta successiva se la trovò praticamente addosso.
“Oh, so sorry” mormorò lei, scostandosi subito. Lui voleva che restasse lì.
“Don’t be silly” le mormorò in un orecchio e fece in modo che la testa di lei poggiasse meglio contro la sua spalla. Lei non si oppose, e riprese subito sonno.
 
Lorenzo sentiva il corpo di lei premere contro il suo fianco, la testa nell’ incavo della spalla, i capelli biondi gli carezzavano la guancia. Odorava di bosco dopo la pioggia, un odore fresco e buono di cose antiche, un odore da inizio del mondo. Lei non si mosse più, e dopo un po’ anche Lorenzo si addormentò profondamente.
 
Non seppe dire quanto tempo era passato quando si trovò sveglio di nuovo. Il treno continuava a correre e lo scompartimento era illuminato praticamente soltanto dalla luce lattiginosa della luna. Dal finestrino si vedeva una scogliera, il treno costeggiava il mare, Lorenzo vedeva le creste delle onde rompersi e scintillare come schegge di vetro nell’ aria, prima di ricadere sulle rocce scure, tutto il mare sembrava vibrare di riflessi metallici e freddi.
Si guardò intorno, lo scompartimento s’ era svuotato, erano rimasti solo lui e Dana, il cui corpo sentiva sempre premere contro il suo fianco, più caldo e morbido adesso. Si girò verso di lei.
Era sveglia, e lo stava fissando, e di nuovo Lorenzo provò quel senso di incomprensibile vertigine. Lei rimase immobile senza dire niente, sembrava in attesa.
Come in una scena al rallentatore, Lorenzo si avvicinò al suo viso, poggiò le labbra sulle sue, sentì la bocca di lei schiudersi ed il corpo stringersi contro il suo. Quel bacio fu uno sprofondare, poi la vertigine si tramutò in una sorta di assenza di peso, sentì il respiro di lei farsi più profondo. Lanciò uno sguardo intorno, quasi a sincerarsi che fossero rimasti davvero soli, poi tornò a guardare il viso di Dana, la luce della luna si rifletteva sulla sua pelle e dentro i suoi occhi, sembrava una creatura aliena scesa a stregare il mondo, Dana o Donna che fosse, soprattutto Donna adesso, si disse. La baciò ancora, a lungo, con dolcezza, lei si girò e lo abbracciò, lui le cinse la vita, poi con le mani risalì sotto la felpa, sentì la pelle nuda di lei, liscia e morbida, carezzò la curva decisa dei fianchi, poi sentì i piccoli seni duri sotto le sue dita. Lei gemette debolmente, poi anche le mani di lei si mossero, le sentì farsi strada sotto la camicia, poi scivolare in basso verso la cintura dei pantaloni.
La luna piena illuminava lo scompartimento, nonostante le tendine abbassate qualcuno poteva vederli passando nel corridoio. Lorenzo le prese la mano cercando la forza per fermarla.
“We can’t do it here”, sussurrò. Non qui.
Lo sguardo di lei sembrò incupirsi, gli occhi si fecero più scuri e profondi.
“You are mine”, gli parve che sussurrasse, mentre si portava lentamente le mani verso i jeans, dietro, come se volesse sfilarseli lì, ora.
 
Lorenzo non scese alla sua stazione, né a quelle successive, e non si presentò in caserma la mattina dopo. Al capolinea di Roma Termini lo trovò il personale delle pulizie, sul sedile d’ angolo coi i piedi in alto e la testa che penzolava, i capelli a sfiorare il pavimento. La gola mostrava un taglio profondo sul lato destro, giugulare e carotide entrambe recise, un taglio netto, come fatto da un bisturi o da un piccolo rasoio. Il corpo non presentava altri segni di violenza, non c’ erano quasi tracce di sangue nello scompartimento, ed anche il cadavere sembrava praticamente dissanguato.
 
La polizia rintracciò i compagni di viaggio e li interrogò, la famiglia napoletana e la signora di mezza età erano scesi insieme a Napoli Centrale. Tutti confermarono che il soldato dormiva profondamente e che non s’ era svegliato, quando loro erano scesi.

Era rimasto a dormire, nello scompartimento, da solo.

 


 

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22 commenti su “Dana

  1. SAMOTHES ha detto:

    Dalla dolcezza di un incontro all'abisso della morte in poche righe che non danno il tempo di rendersi conto, ma solo di rimanere sgomenti… il finale mi ha lasciato l'amaro in bocca… e sto facendo colazione, vedi un po' tu. E poi, a me i treni piacciono, mi piacciono proprio un mondo! Ma questo è davvero un bel racconto 🙂

  2. melogrande ha detto:

    Anche a me piacciono i treni, nonostante la malinconia.
    Anzi, a dire il vero mi piace anche la malinconia…

    Solo, non mi andava che la storia scivolasse in un raccontino sexy come ne girano troppi nella blogosfera, ed ho pensato si prestasse invece ad una svolta un po' "dark" alla Poe. (O forse ultimamente ho frequentato troppo l' amico Diaktoros ?)

    Comunque sia, sono piuttosto contento che abbia funzionato, anche se mi spiace un po' di averti guastato la colazione.

     Posso rimediare con un cioccolatino ?

  3. astrogigi ha detto:

    d'ora in avanti viaggerò in piedi…

    (e magari con doppio thermos di caffè forte)

    oppure mi tengo sulle ginocchia un bel tomo di Roger Penrose o un manuale di meccanica quantistica; manco i vampiri si avvicinano ……

    GB

  4. melogrande ha detto:

    Per sicurezza strofina con l' aglio le pagine del tomo, GB…

    (E soprattutto non dare confidenza alle belle ragazze !)

     

  5. feritinvisibili ha detto:

    Che sorpresa! Non avevo ancora mai letto niente del genere scritto da te, sì sì' si sente puzza della tua frequentazione del blog di Diaktoros…
    La cosa che mi fa più impressione è l'immagine della tipa che scende dal treno con la tanichetta piena…

  6. SinuoSaStrega ha detto:

    Melogrande!! Perchè l'hai fatto? Andava tutto così bene… e invece mi stravolgi l'eros puntando sul noir!!

  7. utente anonimo ha detto:

    perché…

    RP

  8. SAMOTHES ha detto:

    … i cioccolatini andavano benissimo, grazie!
    Hai visto che li hai sconvolti tutti? devo andare a trovare il tuo amico Diaktoros per dirgli due paroline…

  9. melogrande ha detto:

    Su, su, cioccolatini per tutti !
    Ma insomma, non sarebbe stato banale che la storia si concludesse come natura comanda ?
    Non e’ più interessante cosi’ ?

    E poi, che diamine l’ ho gia’ detto, e’ colpa di Dialtoros.
    Vai pure a trovarlo, SAMOTHES, la mattina lo trovi di sicuro.
    Lui esce di casa solo dopo il tramonto ; – )

  10. SAMOTHES ha detto:

    Ah beh…certo! Il racconto colpisce proprio per il finale un po' splatter-noir, sicuramente, ma l' intento del mio secondo commento era un altro; volevo vedere se sei uno spirito tanto generoso da offrire i cioccolatini a tutti.   Lo sei.
    Ho fatto un giretto da Dialtoros e mi ha accolto una vampiressa con la bocca grondante di sangue… per nulla rassicurante. Però le indicazioni che Dialtoros fornisce per accedere a dei testi interessanti e gratuiti mi son piaciute assai!

    Tu, uomo generoso, fequenti uomini altrettanto generosi che elargiscono interessantissime informazioni. Sei da seguire e…
    sopratutto da leggere.

  11. Lillopercaso ha detto:

    Anche io sono una patita di treni e stazioni (avendoli frequentati per lo più per svago).
    Però, scusa, se non lo consumavo caldo, poi, il sangue si coagulava;
    e comunque sarebbe meglio una borraccia da scout che una tanichetta di plastica.

  12. melogrande ha detto:

    Scusa Lillo ma un corpo umano contiene circa cinque litri di sangue se ricordo bene. Nella borraccia non ci sta.

    L’ anticoagulante i vampiri lo tengono nella borsa da medico, cosi’ si dice…

    😉

  13. astrogigi ha detto:

    sai melo cosa pensavo ?
    più che pensrose, meccanica quantistica o aglio, mi conviene tenere un libro di alfonso signorini o un cd di lady gaga….
    credo che sarei preso per pirla, ma sicuramente non avrei rischi di vedermi succhiar sangue…..

    tu che ne dici ?

    GB

  14. Lillopercaso ha detto:

    AH! Ma che bella notizia, Melito!! Quando viaggiavo io l'anticoagulante non esisteva!!  Ma tanto io consumavo solo bambini.
    E comunque, non ci sono più gli Scout di una volta.

  15. Lillopercaso ha detto:

    Caro GIGIASTRO, dipende dalle esigenze del vampiro!

  16. astrogigi ha detto:

    il mio nick è astrogigi
    i vampiri hanno un etica del bello, seppur estremo, quale il suggere l'essenza.
    Negli anatemi da me citati non v'è alcuna essenza: semmai il suo contrario.
    E il contrario di attrazione è repulsione.

    fine del thread

    GB

  17. Lillopercaso ha detto:

    Caro Astrogigi, ritiro all'istante il Gigiastro.
    Magari neppure i vampiri son più quelli di una volta. E magari pure loro sottostanno al principio sulla soggettività della bellezza enunciato qualche post fa. Vedi me: ho un gusto per il demenziale che non tutti condividono; eppure Melogrande (e dici poco?) mi sopporta.
    Firmato:  LILLASTRO 
    cioè Quella Stella Di Lillo

    (Se hai letto fin qua significa che i tuoi repulsori non funzionano e che il THREAD non è chiuso bene )

  18. Diaktoros ha detto:

    E' proprio un racconto molto buono, Melogrande, che prepara bene il terreno, lo condisce con un po' di grottesco e sfocia in una chiusa inattesa e inquietante: Se mai un editore folle mi affiderà la gestione di una collana di letteratura fantastica, il tuo racconto non sfigurerebbe, assieme ai classici.
    Buona domenica.

  19. SAMOTHES ha detto:

    Quello che ho letto di melogrande non sfigurerebbe da nessuna parte.

  20. melogrande ha detto:

    Troppo buoni, ma così mi fate sentire una star…

  21. astrogigi ha detto:

    Star ?
    qualcuno ha parlato di Stelle ?

    (ti "pettino" la gif perchè è molto carina….)

    GB

  22. capehorn ha detto:

    Di treni non parlo. E sai il perché. E lo sa chi mi conosce.
    Sarei di parte.
    Giust'appunto dopo un turno discretamente tempestoso, per gli effetti dell'onda lunga natalizia, questo racconto é stata una vera boccata d'aria fresca.
    Inaspettato ed insospettabile.
    Con quel giusto cinismo a braccetto con l'ironia, che ti ho già visto usare.
    Che dire sen non … chapeau

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