Sopra di noi solo il cielo

 
 "Sono sempre stato un ribelle…ma d’ altra parte volevo essere amato ed accettato…e non semplicemente un chiaccherone lunatico poeta musicista.
Ma non posso essere ciò che non sono. "
 
John Lennon

 

 
Certe volte mi piace pensare che la poesia potrebbe legittimamente porsi come una specie di “continuazione della filosofia con altri mezzi”, un modo per fare un passo avanti, non un passo indietro, sulla via dell’ esperienza, un modo per attingere ad un’ area della conoscenza non formalizzabile secondo le convenzioni della logica e della ragione.
Esprimere l’ inesprimibile.

 
Kant non era un poeta, ma sapeva bene che:
 
“Il poeta osa rendere sensibili idee razionali di esseri invisibili: il regno dei beati, il regno infernale, l'eternità, la creazione, e simili; o anche trasporta ciò di cui trova i modelli nell'esperienza, come per esempio la morte, l'invidia e tutti i vizi, l'amore, la gloria, al di là dei limiti dell'esperienza, con un'immaginazione che gareggia con la ragione nel conseguimento di un massimo, rappresentando tutto ciò ai sensi con una perfezione di cui la natura non dà nessun esempio; ed è propriamente nella poesia che la facoltà delle idee estetiche può mostrarsi in tutto il suo potere (…)”(Critica del Giudizio)
 
In una celebre frase Kant definiva il territorio dell’ intelletto come un’ isola circondata da “un ampio e tempestoso oceano di parvenze”. E tuttavia, Kant era ben consapevole che “il navigante avido di nuove scoperte” in quell’ oceano si sarebbe comunque avventurato, impegnandosi in imprese “che non potrà né condurre a buon fine né abbandonare una volta per tutte”, perché questa è la natura umana.
 
“E il naufragar m’ è dolce in questo mare”, sembra quasi rispondergli, non molti anni dopo, colui che a me pare l’ esempio più chiaro di questo doppio binario, Giacomo Leopardi, filosofo quotidiano e poeta dell’ infinito.

Ma non è di Kant e Leopardi che vorrei parlare qui, come avrete intuito.

 
“Quando la vera musica mi arriva, la musica delle sfere, la musica che supera la comprensione, non ha niente a che fare con me, perché io sono solo il tramite. La mia unica gioia è che sia dato a me trascriverla come un medium… quelli sono i momenti per i quali vivo.”
 
“Scrivere canzoni è esorcizzare il demone in me. È come essere posseduti. Cerchi di dormire, ma la canzone non te lo permette. Devi alzarti e dargli forma, e poi ti è concesso dormire. Sempre nel cuore della notte, o mezzo addormentato, o stanco morto, quando le facoltà critiche sono spente. Tutto sta a lasciarla andare, se cerchi di afferrarla, scivola via. Accendi la luce, e gli scarafaggi scappano via. Non puoi afferrarli." J. Lennon
 
Kant e Leopardi vivevano in un mondo in cui ancora si potevano ritenere possibili sistemi di pensiero onnicomprensivi, e verità assolute. Oggi non è più così. Come afferma S. Natoli,

“Modernità vuol dire emancipazione, libertà. Ciò che in larga parte coincide con l’ emersione progressiva della soggettività e, con essa, del diritto di richiedere ad ogni potere – religioso o politico – di dar conto della sua legittimità.” (S. Natoli, Il buon uso del mondo).

Nel giro di un paio di secoli, la contemporaneità ha segnato la fine di ogni pretesa di verità incontrovertibile e, con essa, la fine del concetto stesso di “maestro del pensiero”.
 
“E’ la paura dell’ ignoto. L’ ignoto è quello che è. È questa paura che ci manda freneticamente in giro e a caccia di sogni, illusioni, guerre, pace, amore, odio, tutto – è tutto illusione. L’ ignoto è quello che è. Accetta che sia ignoto e vivrai tranquillo. Tutto è ignoto – e tu vinci la partita.”
“Non hai bisogno di nessuno che ti dica chi sei o che cosa sei. Tu sei quel che sei !”.

“Dimentica il maestro. (…) Non hai bisogno della confezione (…)per raggiungere il messaggio. (…) perché la gente spesso viene attirata dal maestro e si perde il messaggio.”

“Rimani sempre con te stesso, qualunque cosa tu faccia e comunque la faccia. Devi raggiungere il tuo Dio nel tuo tempio. Tutto sta a te.”

C’è qualcosa di toccante in questo.  Lennon, com’ è noto, dietro la maschera aggressiva era una persona assai fragile, tormentata fin dall’ infanzia, cresciuto senza il padre, che non conobbe mai, abbandonato dalla madre Julia,  immatura ed irrequieta, che comunque morì quando lui aveva solo 17 anni.
 
Non ne parla, ha pudore, ne accenna però, qualche volta, nelle canzoni.
 
“Madre, tu mi hai avuto, ma io non ti ho avuto mai
Ti volevo, tu non mi hai voluto
Ed ho dovuto dirti addio
Padre, tu mi hai lasciato, io non ti ho mai lasciato
Io avevo bisogno di te, tu non avevi bisogno di me”

(Mother)
 
“Metà di ciò che dico non ha senso,
ma lo dico per raggiungerti, Julia.”
(Julia)
 
“Ti feriscono a casa, ti colpiscono a scuola 
Ti odiano se sei intelligente, ti disprezzano se sei stupido 
Così impazzisci totalmente 
E non puoi seguire le regole

(Working Class Hero)
 
Su questo, Lennon non poteva avere dubbi, avendolo sperimentato di persona.
 
“In un certo senso, sono sempre stato strambo, lo ero già all’ asilo, diverso dagli altri. Avevo qualcosa di sbagliato, pensavo, perché apparentemente vedevo cose che gli altri non vedevano. Ho sempre visto le cose in modo allucinato. “
 
Una situazione davvero difficile.
Il confine fra arte e follia è notoriamente sottile, e passa attraverso la presenza, o l’ assenza, di una disciplina formale che riesca a fare da punto di aggancio alla realtà impedendo la deriva e la disgregazione autodistruttiva.

John trova nel surrealismo la sua disciplina, la chiave che gli consente di far diventare arte le sue allucinazioni.

"Io sogno a colori, ed è sempre molto surreale. Il mio mondo onirico è totalmente Hyeronimous Bosh e Dali. Lo adoro, lo cerco tutte le notti".

“Il surrealismo ha avuto un grande impatto su di me perché è allora che ho capito che le immagini che avevo in testa non erano follia. Il surrealismo per me è realtà”.

E questa chiave è quella che gli consente l’ accesso al “doppio binario” di cui parlavamo all’ inizio.
 
“Credo in qualsiasi cosa, fino a prova contraria. Quindi credo nelle fate, nei miti, nei draghi. Tutto ciò esiste, anche solo nella mente. Chi può dire che sogni ed incubi siano meno reali del “qui” e “adesso” ? La realtà lascia molto spazio all’ immaginazione.”
 
Non sembra quasi di risentire Kant “Il poeta osa rendere sensibili idee razionali di esseri invisibili” ?

Osa, John Lennon, ed osa consapevolmente, e proprio questo suo osare gli dà autorità e forza, nonostante tutto.
 
“Se essere autocentrato significa che credo in ciò che faccio, e nella mia arte, e nella musica, allora posso essere definito così…. Credo in ciò che faccio, e lo dico.”
 
Una fiducia in se stessi che si apre e si estende a diventare fiducia di fondo nelle possibilità umane, di ciascun essere umano a modo suo come si è visto prima. A ciascuno è dato sognare, e sono dati gli strumenti per realizzare il sogno.
 
“Piagnucolare non basta. Ciò che i ’60 hanno fatto è stato mostrarci le possibilità e la responsabilità che ciascuno di noi aveva. Non era la risposta. Ci ha fatto solo intravedere la possibilità. (…) Impara a nuotare. E quando hai imparato, nuota”.
 
 “Tu crei il tuo stesso sogno. (…) Produci il tuo sogno; Se vuoi salvare il Perù, vai a salvarlo. (…) Devi farlo da solo. Questo è quello che i grandi maestri hanno detto dall’ inizio dei tempi. Possono mostrarti la strada, lasciare segnavia e piccole istruzioni in vari libri che oggi sono chiamati sacri e venerati per la copertina e non per quello che dicono, ma le istruzioni sono lì e tutti possono vederle, sono sempre state lì e ci rimarranno sempre. Non c’è niente di nuovo sotto il sole. (…) E la gente non può provvedere per te. Io non posso svegliarti. Non posso curarti. Tu puoi curarti.”
 
Sembra quasi un ruolo socratico, quello che Lennon attribuisce a se stesso ed in generale ai poeti nella società contemporanea.
Lo afferma talvolta in modo esplicito:

 
“Il mio ruolo nella società, il ruolo di ogni artista o poeta, è tentare di esprimere ciò che noi tutti sentiamo. Non dire alla gente come sentire. Non come un predicatore, non come un leader, ma come un riflesso di tutti noi.”
 
Che cosa riflette questo specchio ? Che cosa esprime questo amplificatore ? Che cosa capta, che cosa vede o crede di vedere John nella gente intorno ?
 
I punti fissi della sua visione del mondo sono noti, e non necessitano di essere illustrati qui. Sono quasi tutti espressi nella famosissima quanto radicale “Imagine”, pace, amore, insofferenza per ogni potere politico e religioso, quasi un inno ingenuamente anarchico che non fu veramente compreso subito per quello che era (“grazie a tutto lo zucchero che ci sparso sopra”, ironizzerà John).
 
“Abbiamo tutti Hitler dentro, ma abbiamo anche pace, e amore. E allora perché non dare una possibilità alla pace, per una volta ? (…) Se ciascuno chiedesse la pace anziché un televisore nuovo, ci sarebbe pace. Uscite allo scoperto, fate pace, pensate la pace, vivete in pace, respirate la pace e ci sarà pace”
 
E’ il Lennon più risaputo.
Ma andando un po’ più in profondità si incontrano altri temi, forse meno appariscenti, ma molto presenti soprattutto nell’ ultima fase della sua vita. Temi forse meno comunicabili, forse, semplicemente troppo in anticipo sui tempi, come accadrà anche a Pasolini.

 
Uno è il tema della cura, del prendersi cura di qualcosa o qualcuno, nutrire quel sentimento che non può mai essere dato per scontato ma va protetto e rinnovato sempre, un impegno che non cessa mai.
 
“Abbiamo questo dono dell’ amore, ma l’ amore è come una piantina pregiata. Non puoi limitarti ad accettarlo e lasciarlo in un armadio o pensare che se la caverà da solo. Devi continuare ad innaffiarlo. Devi davvero averne cura e nutrirlo.”
 
Lennon esprime l’ idea di cura come esercizio costante con la più semplice ed antica delle metafore: la preparazione del pane quotidiano.
 
“Facevo il pane (…) E dopo aver impastato ed infornato le pagnotte, mi sentivo come se avessi realizzato una conquista. Ma era nel vedere mangiare quel pane che pensavo, Beh, Gesù, non merito un disco d’oro, o di essere fatto cavaliere, niente ?”
 
L’ oggetto principale di questa cura sono i bambini. Non sorprende che nell’ ultima fase della sua vita John Lennon,  allontanatosi dal clamore delle scene e disintossicato dalla droga, abbia preso molto sul serio il suo ruolo di padre ed il rapporto con il figlio Sean, avuto da Yoko Ono.
 
“La pressione che deriva dall’ essere genitori è la più alta del mondo. Essere un genitore consapevole e prendersi cura della salute fisica e mentale di un piccolo essere è una responsabilità che la maggior parte di noi, me compreso, per lo più evita, perché è troppo pesante. Per farla breve, il motivo per cui i ragazzi diventano matti è perché nessuno può fare fronte alla responsabilità di farli crescere.”
 
“Non puoi ingannare i bambini. Se li inganni quando sono piccoli, te la faranno pagare a sedici o diciassette anni ribellandosi, odiandoti o con tutti i cosiddetti problemi adolescenziali. Finché alla fine sono abbastanza grandi da affrontarti e dire: ‘che ipocrita sei stato per tutto questo tempo. Non mi hai mai dato quello che volevo davvero, che eri tu’“.
 
Era troppo presto perchè una figura paterna potesse esprimere questi concetti, e fare il pane ed accudire un bambino, e forse è ancora 
oggi troppo presto.

Ma non sarebbe stato da lui preoccuparsene.
 
“Gli altri giudichino. Io sto facendo. Io faccio. Non indietreggio per giudicare. Faccio.”

 

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15 commenti su “Sopra di noi solo il cielo

  1. feritinvisibili ha detto:

    … aspetta aspetta che m'è venuto il dubbio che non si capisce cosa mi frullava per la testa con quel disegno di sopra: pure un post come questo tuo Melo è un'innaffiata a quella piantina, almeno a me ha fatto questo effetto ((:

  2. melogrande ha detto:

    Sei troppo buona,  Hannah.
    Sì, l' intenzione era quella, però del post non sono tanto soddisfatto.

    Avrei voluto un po' più di tempo per documentarmi meglio e leggere qualcosa di più, ma d' altra parte l' anniversario incombeva a mi sono fatto prendere dalla fretta di postare.

    Magari prima o poi ci torno su.

    Grazie a te del disegno, semmai, lo aggiungo alla Melocollection…

  3. RedPasion ha detto:

    è un post ricco. e tu sei molto bravo e generoso

  4. melogrande ha detto:

    Red, avevo voglia di scriverne da quando avevo sentito Ermanno Bencivegna riferirsi a Lennon come un "filosofo" (se lo dice lui !) e mi era capitato di percepire una risonanza della famosa epigrafe di Kant "il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me" nei versi di Imagine ("above us only sky). Anche perchè proprio di leggi morali parla, quella canzone…

    Se devo dire la verità, però, mi sarei aspettato di trovare molto più materiale in Rete. 
    Pur essendo Lennon una delle persone che più ci hanno influenzato, le citazioni sono scarse e sempre le stesse, le interpretazioni praticamente inesistenti.Per questo il post è risultato più una specie di raccolta di appunti che un vero tentativo di ragionamento.
    Ci tornerò.

  5. SinuoSaStrega ha detto:

    Mi sono persa tante cose, quanto  hai scritto ultimamente! Davvero ti sembra poco quello che sei riuscito a mettere insieme su Lennon, con tutti i rimandi al pensiero filosofico? Io trovo che tu sia bravissimo a stimolare riflessioni e percorsi. Tra tutto mi è piaciuto il tema della cura, come approdo di un percorso di ricerca, sembra facile  a dirsi, ma va vissuto veramente dentro, sentito come esigenza perchè non sia meccanico, ma sia un donare se stessi.

  6. melogrande ha detto:

    Anche a me ha particolarmente attratto il tema della cura. 
    Così apparentemente semplice, così difficile, in realtà.

    Perché ciò che si dà non è necessariamente quello che l' altro vuole o si aspetta o quello di cui ha bisogno, e questo scarto è precisamente il punto su cui deve lavorare il giardiniere.

  7. Lillopercaso ha detto:

    L'ho letto con grande piacere, sarà pure una raccolta di appunti ma è fresca e stimolante;  rispetto a tutto quel che ho sentito in questi giorni di commemorazione, poi…!
    povero Piccolo Principe!

  8. capehorn ha detto:

    Avrai trovato poco su Lennon, in rete, ma hai riempito degnamente questo tuo post.
    Come sempre tante idee, tanti spunti e  tra i tanti ne colgo uno, per me significativo.
    L'artista é uno specchio prima e un altoparlante dopo dell'arte che alberga in noi tutti.
    Quella vena artistica vive o sopravvive, in virtù dello stimolo ricevuto da chi artista é e lo vive appieno.
    Noi cantiamo le canzoni del famoso duo.
    Rimbalzano nella mente perchè legate alla nostra vita e lo fanno, cavalcando le genarzioni, anche con i nostri figli.
    Ci sono quelli che sentendo forte quella "legge dentro di se" la esprimono fino a toccare il cielo stellato e dunque gli altri.
    E' un dono prezioso, molte volte non capito, non accettato, forse perché manca quello sguardo "artistico", che viene nascosto, inascoltato, schiacciato.
    Se tutti noi non possiamo essere grandi cantanti, pittori, scultori, attori, vi sono persone che ci ricordano che dentro di noi esistono queste caratteristiche e non dobbiamo dimenticarle.
    Giusto per seguitare "virtute e conoscienza"

  9. feritinvisibili ha detto:

    .. c'entra poco con l'argomento, lo so, ma è già qualche giorno che volevo chiedertelo: da dove è uscito il disegnino in cima al post?

  10. melogrande ha detto:

    C' entra moltissimo con l' argomento, Hannah.
    E' un disegno fatto da John Lennon per suo figlio Sean.
    Sorprendente, vero ?

  11. feritinvisibili ha detto:

    E' straordinario, ha la mano svelta e sicura di un pittore, e poi quell'espressione del gatto, la luce surreale che ha creato facendo rimbalzare la trasparenza e il candore in quei bianchi, sul gatto, sulla piccola astronave, sulle finestre… 

    (la faccenda del monoteismo e gli ebrei la rimando a domani, stasera sono troppo cotta..)

  12. Diaktoros ha detto:

    Mi sembra che la tua analisi sia abbastanza ricca. E' interessante la relazione con Kant, un pensatore forse più vario e complesso di quanto possa percepire chi si limiti a studiarlo in storia della filosofia.
    E poiché mi capita di passare di qui la notte del 24,  ti auguro un Felice Natale

  13. AromaEssenziale ha detto:

    Tanti auguri di buone feste!

  14. melogrande ha detto:

    Grazie e auguri a tutti i viandanti…

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