Ares il massacratore (più o meno…)


 

 

La storia della letteratura occidentale inizia come tutti sanno con l’ Iliade, e l’ Iliade è una storia di guerra. Questo per dire l’ importanza che nella civiltà antica aveva la guerra, evento centrale e praticamente onnipresente nel mondo classico (e non solo in quello).
Se ne deduce dunque che la divinità della guerra a sua volta ha il ruolo di protagonista centrale nel pantheon dell’ Olimpo ?
 
Non corriamo troppo.
Ares era un pezzo da novanta, una delle dodici divinità maggiori, su questo non c’ è dubbio.
C’ erano dunque Zeus il tonante, adunatore di nubi, Afrodite Celeste, Era dalle bianche braccia (nel senso che non lavorava mai), Ermes dalle molte risorse, Atena dagli occhi splendenti, Ares il massacratore.
 
Come ?
Ares il massacratore.
Ma è il modo di rivolgersi ad una divinità ?
Al terribile dio della guerra in particolare ?
Beh, il fatto è che Ares quello faceva. Più che combattere massacrava. A destra e a manca, senza stare a distinguere tra amici e nemici. Chiaro che simpaticissimo non poteva essere, un macellaio del genere. Ma sta di fatto che di templi dedicati a lui non se ne ricordano poi tanti, un fatto  comunque strano, per un dio così importante.
Insomma, confesso che a me Ares aveva messo un po’ di curiosità.
 
Cominciamo con ordine.
Di chi è figlio Ares ?
Di Zeus ed Era.
Siamo proprio sicuri ?
Ma dai.
Lo sanno tutti che Zeus saltava addosso a tutte le donne, le ninfe, le dee, andava in giro a fare figli a destra e a manca, partorì Dioniso dalla coscia ed Atena dalla testa, di tutto e di più, insomma, tranne che con Era la legittima.
Insomma, mi era venuto il dubbio che non la raccontassero giusta e, gratta gratta, ho trovato che Ovidio la racconta un po’ diversa, effettivamente.
Secondo quanto narra Ovidio nei “Fasti”, Ares il massacratore sarebbe nientemeno che figlio di un fiore…
No, non sto parlando degli hippies, i Greci erano avanti, ma non così avanti, sto parlando proprio di un fiore.
Dunque, pare che ad Era la faccenda che Zeus avesse partorito Atena dalla testa, facendo tutto da solo, non fosse proprio andata giù. “Che ci sto a fare io se quello si arrangia da solo ?”.
Al posto suo mi avrebbero dato semmai più fastidio i tanti figli che continuava a generare con le altre, piuttosto che quelli che faceva da solo, ma sorvoliamo.
Era decide di prendersi la rivincita generando anche lei un figlio tutto da sola, senza intervento maschile diciamo così. Si reca dunque a trovare la dea Flora, la quale per un po’ tergiversa, pensando giustamente a come avrebbe potuto prenderla il grande Zeus, poi di fronte alla solenne promessa di anonimato, e considerato che anche mettersi contro Era presentava comunque rischi non indifferenti, maledicendo il destino delle divinità minori a malincuore cede, coglie un fiore misterioso, con quello tocca il ventre di Era e voilà, eccola incinta di Ares.
Così dice Ovidio.
 
Il terribile dio della guerra, figlio dei fiori con qualche millennio d’ anticipo, fu pertanto generato senza contributo maschile.
Imbarazzante, vero ?
Comunque sia, cosa fatta capo ha, e ci si immagina che Ares cresca bello e forte, campione in tutti gli sport, in particolar modo quelli di combattimento, vero ?
 
A sentire Pausania, no.
Racconta infatti che Ares ed Apollo si trovarono effettivamente a gareggiare ad Olimpia, specialità pugilato. Ora, vuoi che le categorie fossero diverse, o che ci fossero altri elementi che Pausania non racconta è possibile, quello che è racconta è che Ares le prese sode.
 
E non era neppure la prima volta.
Già Omero ci racconta infatti che, in tempi antichissimi, i giganti Oto ed Efialte lo avevano fatto prigioniero, incatenato e rinchiuso dentro una giara di bronzo come un cetriolo in salamoia. Lì Ares rimase per ben tredici mesi, e certamente ci sarebbe rimasto ancora, fino a lasciarci le penne, se non fosse arrivato Ermes a liberarlo e riportarlo indietro più morto che vivo.
Imbarazzante è dire poco.
 
Bisogna però essere giusti ed ammettere che finora non abbiamo ancora visto Ares impegnato nell’ attività più propria del suo ramo, per così dire, e cioè la guerra.
Ed è certamente lì che dobbiamo osservarlo prima di farci un’ opinione definitiva su di lui, lì nel cuore della battaglia, mentre lancia il suo famoso terrificante grido, potente quanto quello di diecimila uomini, mentre fa strage meritandosi il suo tremendo appellativo.
 
Ritorniamo là dove avevamo iniziato, l’ Iliade. Libro V.
Troviamo dunque Ares che combatte con entusiasmo in mezzo ai mortali.
Curiosamente, però, non lo troviamo a massacrare imparzialmente a destra e a manca, dove capita capita come ci si sarebbe aspettati. No. Lo vediamo massacrare in modo selettivo gli Achei, dando spudoratamente man forte ai Troiani.
Il perché lo capiremo più avanti.
Al momento, il dio ha appena fatto fuori un tale Peritante ed è impegnatissimo a spogliarlo delle armi allo scopo di impossessarsene ed esibirle come un trofeo, secondo la moda dell’ epoca.
Certo un dio, e questo Ares dovrebbe saperlo. farebbe bene a tenersi lontano dai cadaveri, il contatto infatti indebolisce i superpoteri come se fosse kriptonite.
Atena, altra divinità guerriera ma di ben altra sottigliezza, questo va detto, se ne accorge e decide immediatamente di approfittarne. Corre a chiamare Diomede, probabilmente il più forte dei guerrieri Greci dopo Achille, e lo convince ad assalire il dio. Anzi, resasi invisibile, si mette lei stessa alla guida del cocchio, addirittura.
 
L’ assalto di Diomede è come un invito a nozze per Ares, naturalmente.
Appena lo vede abbandona subito il cadavere e si fa incontro. Si avventa contro l’ avversario scagliando per primo la lancia di bronzo, con forza terribile. Ma l’ invisibile Atena è lì apposta, e senza troppa difficoltà devia il colpo.
Adesso tocca a Diomede scagliare la sua lancia, ed Atena ne corregge la traiettoria quel tanto che basta per colpire Ares al basso ventre, nel puntoin cui l’ armatura lascia scoperta la pelle.
Colpito.

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Eccolo, dunque, l’ urlo terrificante di Ares volare alto sul campo di battaglia, ma non è esattamente quello che ci aspettavamo.
È un urlo (ehm…sì) di dolore…

 
E che fa a questo punto il terribile dio della guerra ?
Svapora.
 
“Quale oscuro vapore si vede uscir dalle nubi,
quando per la calura si leva bufera orrenda
tale Ares di bronzo (…)
parve, al cielo vasto con le nubi salendo”
 
Insomma, roba da non credere, Ares di bronzo (soprattutto la faccia, verrebbe da dire), pianta lì il duello e se la dà a gambe, fugge dal campo di battaglia e va da padre Zeus a recriminare.
 
“Guarda ! Guarda quì che cosa mi hanno fatto ! Sanguino ! Tutta colpa di Atena ! Ma che te lo dico a fare ? Tanto quella è sempre stata la tua prediletta, le lasci fare tutto quello che vuole, e non dici mai niente. Ma ti rendi conto ? Mi ha scatenato addosso Diomede, e quello per poco non mi accoppava. Ma ti sembra giusto ?”
 
Non ha scelto una buona giornata, Ares.
Zeus è di pessimo umore.
 
Vuoi che non abbia mandato giù la faccenda del figlio dei fiori, una storia che per di più gli tocca tenere segreta per non fare figure, vuoi che, oggettivamente, Ares continuava a collezionare figuracce, insomma, lo aggredisce a male parole, sempiterno archetipo del padre incazzato.
 
“Vattene via da qui immediatamente, e smettila di piagnucolare! Non ti posso più vedere. Sei tutto tua madre ! E poi, che ci facevi lì in mezzo, eh ? C’ entra lei, vero ? Guarda, se non fossi mio figlio…” – e qui mi immagino il re degli dei che inghiotte amaro – “…se non fossi mio figlio, già da un pezzo ti avrei scaraventato giù dall’ Olimpo a calci nel sedere. Sparisci !”
 
Poi però, in fondo un padre è un padre (più o meno…), e la storia del figlio dei fiori non era certo imputabile ad Ares, insomma Zeus ci ripensa, lo fa curare, lavare, cambiare d’ abito, ed Ares, tutto contento,
 
“sedette presso il Cronide, fiero della sua forza”
 
Così, capite, come se non fosse successo niente.
 
Come che sia, questa sconfitta ad opera di Atena Ares se la lega al dito, e più tardi, nel libro XXI dell’ Iliade, lo troviamo nuovamente lì, sul campo di battaglia sotto le mura di Troia, a cercare la resa dei conti con la dea.
La sfida, fa il gradasso, la insulta, le si fa incontro provocando, poi prende la mira e scaglia con forza terribile la tremenda lancia di bronzo contro la sorellastra.
Atena non fa una piega, passo di lato, para il colpo con lo scudo, poi non perde neppure tempo con la lancia, afferra direttamente un macigno enorme e glielo tira in testa. Ma forte. Talmente forte che Ares stramazza al suolo a gambe e braccia spalancate. Tanto per cambiare.
 
Ma insomma, per tutti gli dei, ci sarà pure qualche battaglia dove Ares abbia colto un meritato trionfo, no ? Dove abbia mostrato di eccellere.
Sì, c’è.
 
Avete presente la storia di Naomi Campbell con Mike Tyson ? Ecco.
Il bruto Ares magari in quel genere di battaglie riusciva meglio, questo non si sa, fatto è che conquista la bellissima Afrodite, la dea comincia a frequentarlo con una certa assiduità e senza alcun ritegno, ben presto i due amanti si fanno così sfacciati da utilizzare per i loro convegni, alla luce del sole, lo stesso talamo nuziale del cornutissimo Efesto. Uno scandalo.
A tal punto che il Sole, mosso a compassione, si premura di informare il padrone di casa del particolare genere di battaglia che si combatteva sul suo letto.
 
Efesto sapeva di essere quel che era, piccolo, brutto, zoppo, probabilmente non si faceva troppe illusioni sulla virtù di quella moglie così bella e così corteggiata, però quando è troppo è troppo.
Da fabbro abilissimo prepara una rete fitta di catene solidissime ma al tempo stesso invisibili, attacca il tutto al soffitto ed ai sostegni del letto, nasconde per bene la trappola. Poi annuncia: “Cara, ehm, io mi assento da casa per qualche giorno, sai, ho un impegno di lavoro, lontano lontano…”
Neanche il tempo di rifare il letto, Ares ed Afrodite si fiondano a festeggiare l’ insperata occasione, ed ecco che la trappola scatta, i due amanti avviluppati dalle catene, legati come salami.
Efesto, che si era nascosto appena dietro l’ angolo, si precipita sul luogo del misfatto e comincia ad inveire ad alta voce:

“Zeus, padre, fratelli, déi tutti, venite a vedere questi due svergognati ! Proprio qui vengono a fare le loro porcherie, sul mio letto ! Bella la tua figlia, Zeus, ma guarda un po’ che zoccola ! Voglio indietro tutti i miei regali di nozze, subito immediatamente !”

Gli dei accorrono, attirati dalle urla, si affollano per vedere. La reazione, però, non è proprio quella che Efesto si aspettava.
Invece di esprimere compunta solidarietà, gli dei cominciano a ridacchiare, Apollo ed Ermes addirittura  si danno di gomito. “Catene o non catene, io lì mi ci butterei anche subito, tu che dici ?”. “Certo che è proprio un gran pezzo di dea…”. Cose così.
Insomma, Efesto capisce al volo che è meglio chiuderla lì, accontentarsi del rimborso e far sfollare l’ assembramento.
 
Libera dunque i due. Afrodite si rifugia a Cipro a darsi una rassettata, Ares dopo questa ennesima figuraccia decide di cambiare aria e a va a nascondersi presso i Traci in attesa che le acque si calmino. A troncare la relazione, ovviamente, non ci pensa nessuno dei due. Ares ed Afrodite continueranno a fare gli amanti, pur con qualche divagazione lui, e con molte divagazioni lei.
 
E nonostante tutti sappiano che non è saggio mescolare il lavoro con le faccende di cuore, è proprio per accontentare la sua bella Afrodite che Ares il massacratore si troverà a combattere dalla parte dei Troiani, benché si fosse precedentemente impegnato, con altrettanta leggerezza, in senso contrario.
 
“Quello è un pazzo, una sciagura, una banderuola,
che prima promise e proclamò a me e ad Era
di pugnar contro i Teucri e d’ aiutare gli Argivi,
ed ora è là fra i Troiani, e s’è scordato degli altri.”
 
Parola di Atena.
Ares è ancora steso per terra come un quattro di bastoni.
 
Ora, potevano mai vincere, i Troiani, con un simile dio della guerra dalla loro parte ?
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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54 commenti su “Ares il massacratore (più o meno…)

  1. Lillopercaso ha detto:

    Aspetta aspetta.. fammi capire… e ricordare… Ares si schiera dalla parte di Troia per compiacere Afrodite, la quale protegge Paride (figlio di Priamo re di Troia) per aver ricevuto da lui il Pomo designato alla più bella di una certa festa, pomo che lui le dette perché lei (Afrodite) gli aveva promesso in cambio la donna più bella del mondo – che mi suona un po' strambo venendo da una reginetta di bellezza – cioé Elena, che durante la guerra di cui si parla viveva a Troia, dopo esser stata rapita a Sparta (sì?) da Paride, istigato da Afrodite…   

    Alle medie tenevo prima per gli Achei e poi per i Troiani, ma forse cambio idea ancora…

    Ma forse no, con quel dio della guerra fra i piedi, come possono non suscitare la mia comprensione?

  2. feritinvisibili ha detto:

    … le storie degli dei greci sono peggio di.. come si chiama quella telenovelas americana senza fine, beautiful?

    Lo hai letto "Gli Dei Dentro l'Uomo" di Jean S. Bolen? La scrittrice è una psicoanalista junghiana che paragona gli dei agli aspetti archetipici che vivono nella psiche umana (per le donne ha scritto "Le Dee Dentro la Donna).
    Ho riletto le sue parole su Ares, la Bolen lo definisce l'archetipo delle relazioni appassionate e intense, colui che agisce in modo immediato e passionale le proprie emozioni, però non da mai un giudizio positivo o negativo ai "caratteri" degli dei, nemmeno a proposito di Ares…
    Sto cercando di riassumere il senso del suo libro, ma non ne sono mica capace in due parole…

  3. melogrande ha detto:

    Lillo, è proprio così.

    Afrodite vince il titolo di più bella fra le dee grazie al giudizio di Paride al quale promette in cambio la più bella fra le donne (la corruzione dei giudici era una pratica del mondo antico oggi fortunatamente scomparsa…).

    Il problema è che Elena era la moglie di Menelao, re di Sparta e fratello di Agamennone, re di Micene e marito di Clitemnestra che era sorella di Elena e che durante la guerra di Troia diventerà l' amante di Egisto, che era il fratellastro del cognato e del marito; Clitennestra poi ucciderà il marito al ritorno da Troia per vendicarsi dell' uccisione della figlia Ifigenia che Agamennone aveva sacrificato a Poseidone affinché favorisse la navigazione della flotta achea verso Troia ….

    Cosa dicevi, Hannah, che ti sembra Beautiful ?

  4. melogrande ha detto:

    Non ho mai letto nulla della Bolen, Hannah.
    Hillmann parla spesso degli dei nei suoi libri, ma anche lì non mi ricordo grandi cose su Ares.

    Insomma, definire Ares in una parola ?
    Mhhhh…

    "Imbranato" andrebbe bene ?

  5. feritinvisibili ha detto:

    Imbranato lo rende più simpatico, fa quasi tenerezza…

  6. Lillopercaso ha detto:

    Secondo me è un Ariete, come mio figlio, sigh, mia madre, la mia amica del cuore, il primo che mi ha fatto soffrire, e qualche altro Ariete che non ricordo ma sicuramente presente nella mia vita.

  7. capehorn ha detto:

    Lunga vita a "Mostrillo", innanzitutto.

    Lo so parlo per partito preso ed é un partito che frequento da innumeri anni visto che, come il nostro ospite, sono nato  il 20 aprile.
    Qualcuno opina che dovrei essere del segno successivo.
    Che comunque fa di me un portatore sano di corna.
    Ciò un po' mi perplime, ovine o bovine, sempre corna sono.
    Ma non é di questo che voglio parlare.
    Ares in fondo, lo dico da bravo e buon italiano é un simpatico cialtrone.
    O per dirla come il gran Bardo "Tanto rumore per nulla".
    E' ammalato di protagonismo, é iperattivo, sessualblimico, anche se quando preferisce lo fa fino in fondo e chiamalo stupido se preferisce Venere, la migliore del mazzo.
    Si fida, é vero, troppo  della propria apparenza e fa figure sostanziali, ma in fondo é un buon diavolo.
    E poi poveraccio soffre di colpi d'aria e di bronchite cronica. A Roma le porte del suo tempio erano sempre aperte. Una corrente.
    Vive portando tutto al limite, come Hannah ha indicato, mettendoci del suo per superarlo, ignorando il Fato, che di picchietti ne mette a tutti quanti. Dei compresi.
    Ecco, lui non lo vuole comprendere.
    Che ci volete fare, non é colpa nostra, il mondo ci disegna così.

  8. feritinvisibili ha detto:

    Se è per le corna Capeh Lillo ed io ne portiamo un bel palco, da brave capricorne, siete in buona compagnia… mi sa che non ci conviene fare a cornate tutti quanti insieme perché rischieremo di restare intrecciati..

    Del nostro Ares (quello interiore e quello intorno a noi) propongo di prenderci cura, un po' come si fa con i bambini iperattivi, discoli, passionali…

  9. melogrande ha detto:

    In effetti la tradizione attribuisce a Marte il segno dell' Ariete.
    Il che non è bello, corna a parte.

  10. Lillopercaso ha detto:

    Ah, voi due siete Arieti  ?
    Vi aspettavo al varco  !

    Invece è bello, anche se io mi scorno.

    Hannah, hai dimenticato l'impazienza. Presenti esclusi, naturalmente (ché son permalosi). 
    Che siano la nostra croce in Terra?

  11. feritinvisibili ha detto:

    .. Lillo sarebbe meglio se io stessi zitta a proposito di croci…
    Beh, lo confesso qui ufficialmente: ho convissuto 10 anni con un ariete.. però Melo e Capeh hanno anche un po' le corna del toro, no?

  12. feritinvisibili ha detto:

    .. niente cornetti da toro Melo?, questo tuo arietino al galoppo mi fa pensare un piccolo kamikaze… (((:

  13. melogrande ha detto:

    Ops, Hannah, l' ho cancellato per sbaglio.

    E va bene,Lillo,  è vero, Capehorn, Hitler ed io siamo tutti nati il 20 di Aprile, ma questo cosa prova ???? Eh ?
    E' una coincidenza !

  14. feritinvisibili ha detto:

    Sono proprio curiosa di sapere l'opinione di Lilllo in proposito alla vostra data di nascita…
    Peccato che hai cancellato il kamikazino Melo, era divertente: correva con tutta la foga, ma restava sempre fermo, in perfetto stile Ares

  15. melogrande ha detto:

    Eccolo, l' ho ritrovato.

    Insomma siamo partiti da Ares per arrivare ad Aries…

  16. melogrande ha detto:

    Per trovare infine che il più alto monte di Marte ( e dell' intero sistema solare) è un vulcano e si chiama Monte Olimpo.

    Adoro la Rete, io…

  17. Lillopercaso ha detto:

    E chi te l'ha tirata? Eh?

  18. Diaktoros ha detto:

    Letta così l'Iliade diventa anche divertente, L'Iliade sceneggiata da Melogrande e diretta da Mel Brooks. In realtà gli dei dovevano essere dei marcantoni di un'etnia dominante, a cui un popolo di pescatori e pastori attribuiva poteri divini, ricamandoci un po' sopra, con le modalità delle fiabe popolari. La mitologia si mescolava con la storia, generando intrighi da soap opera. Gli dei antropomorfi si comportavano come monarchi e principi terrestri e come quelli avevano avventure e disavventure; ma altre divinità più serie e veramente temibili stavano per affermarsi; prima le religioni monoteiste, poi la scienza e la lotta di classe, infine il mercato, dal quale non riusciamo più a liberarci (e qui c'è veramente poco da ridere).

  19. Lillopercaso ha detto:

    Speriamo che ridano i nostri strasuperpronipoti: disegneranno vignette del Tempio di Mercato ) )                                                                   alla cui destra siede Domanda ed alla sinistra Offerta (o viceversa)     ..

  20. Lillopercaso ha detto:

    Melo, per piacere, mi posteresti di là  'Comfortably numb' da Goear, senza video cioè, che io non riesco a scaricare il programma? Sennò Capeh non passa più da me!

  21. melogrande ha detto:

    Diaktoros, il discorso sarebbe lungo, ma anche assai interessante, in effetti i cosiddetti Achei, i Greci dell' Iliade paiono essere una popolazione precedente alla invasione dorica, popolazione di cui gli Ioni, ed in particolare gli abitanti dell' Attica si ritenevano i veri eredi.

    Riguardo al ruolo degli déi, ho sempre trovato assai illuminante questa riflessione di Hillman, che riprende un pensiero di Jung ("gli dèi ritormano nelle nostre malattie"):

    "Le figure del mito – che litigano, imbrogliano, hanno ossessioni sessuali, consumano vendette, sono vulnerabili, uccidono, sono dilaniate – mostrano che gli Dei non sono solo perfezione, talché tutto l’ abnorme non possa che ricadere sugli umani. I mitemi in cui compaiono gli Dei sono stracolmi di comportamenti che, da un’ ottica secolare, andrebbero classificati come patologia criminale, mostruosità morale o disturbi della personalità.
    (…)
    Se questo è vero, noi siamo in armonia con il regno degli archetipi quando siamo tormentati non meno di quando ci troviamo in beatifici stati di trascendenza. L’ uomo è fatto a immagine degli Dei e delle Dee quando è grottesco, in preda all’ ira o ai tormenti non meno di quando è sorridente."

    (La vana fuga dagli Dei – Adelphi, p. 95-96)

  22. melogrande ha detto:

    Riguardo al Mercato, poi, Hillman è ancora più esplicito.

    "Oggi la nostra teologia è l’ Economia. (…) Oggi l’ Economia è l’ unico culto sincretistico superstite, la nostra unica fede ecumenica. (…) Il suo potere è stato interiorizzato,
    (…)
    La civiltà moderna è tenuta insieme non dall’ idea di bellezza, di verità, di giustizia o di destino, non da una forza basata sulle armi come la pax romana, non da leggi, divinità e lingua comuni, o dalle fedi condivise.

    Soltanto le idee del business sono realmente universali." 
    (Il potere – Rizzoli, p 16-17)

    "Siamo avviliti perché abbiamo solo un dio, e questo è l'economia".

     

  23. Lillopercaso ha detto:

    –  talché tutto l’ abnorme non possa che ricadere sugli umani. 
    Non capisco bene. AffinchéTanto che ?  E  cosa significa e implica?

    cosa significhi cosa significhi cosa significhi  – Allora l'uomo è in contatto con gli dei quando va fuori di testa, per un verso o per l'altro. Quasi letteralmente: la mente vola fuori dai confini.

  24. melogrande ha detto:

    Se gli dei sono perfezione, allora tutto l' abnorme ricade sull' umano, che ne porta tutto il peso e la responsabilità. Nel caso della mitologia greca questo non avviene, perché l' abnorme è ANCHE nelle divinità. 
    Questo vuole dire Hillman, ed è anche l' origine dell' osservazione di Jung: gli déi  cacciati via dal monoteismo di un Dio perfetto ritornano sotto forma di patologie della psiche, perchè non abbiamo più i riferimenti mitici su cui poggiare la nostra "anormalità" e comprenderla come parte dell' umano.

    Quanto all' uomo che va fuori di testa, per i Greci era esattamente e propriamente il segno di una possessione divina. E' questo (fra l' altro)  il significato originario della parola "entusiasmo": avere il dio dentro:

  25. capehorn ha detto:

    Giusto per celia, io eviterei di parlare dell'Unno della Foresta Nera. Di quel simpatico imbianchino austriaco in somma.
    Noi due come esponenti del ventesimo giorno s'aprile siamo il massimo e ciò deve bastare..
    Comunque, onde evitare equivoci e da come mette giù il discorso Lillo, é bene che lei ed io non ci si incontri sotto le festività di Pasqua.

    Che gli dei siano poi una proiezione superiore dell'uomo e di tutte le sue manifestazioni, migliori e peggiori, credo che sia incontrovertibile.
    Ora é sorta all'orizzonte dell'uomo una nuova divinità, la quale per ora non fa sconti a nessuno: l'Economia.
    Alla quale però credo che si sacrifichi troppo e senza quel dovuto cinismo.
    Ci crediamo troppo e aprioristicamente.
    Forse per le formule troppo fumose dei suoi sacerdoti, che quotidianamente ci ammanniscono.
    Ma si sa, il popolo dev'essere e rimanere bue. Altrimenti non tira l'aratro.
    Il quale traccia il solco e la spada lo difende.
    Potrebbe essere un'altra storia, ma é troppo simile ad altre che abbiamo vissuto, che viviamo e ahimé vivremo.

  26. Lillopercaso ha detto:

    Già, è chiaro, non riuscivo a sbrogliare la frase!

    Ma ci torno su ora perché ci stavo ripensando:
    Chi ce l'ha fatto fare di passare al monoteismo e per di più a un dio perfetto? Com'è che è andata?

  27. melogrande ha detto:

    Un altro mondo.
    La resurrezione dei morti.
    La promessa della vita eterna.
    La punizione dei cattivi ed il premio per chi non ha avuto fortuna.
    Questo e’ stato.
    Ti pare poco ?

  28. capehorn ha detto:

    E da aggiungere che innanzitutto c'é l'amore : totale, gratuito, allegro e spensierato.
    Quello con la A maiuscola.

  29. Lillopercaso ha detto:

    Melo, certo che no! Ma non mi sono spiegata bene: com'è che è andata, chi ha cominciato? Non chiedo perché abbia preso piede la religione Cristiana, ma per quale ragione  sia stato propagandato il monoteismo …………………….. Ben prima di Cristo.  Lo dice la Bibbia che il Dio è uno solo, ma bisogna GIA' credere nel Dio per dimostrarne la veridicità, attraverso fatti miracolosi, presumo, ma sono ignorante. 
    Poi: non è che i primitivi credessero in un unico essere supremo, o uno più importante, ed in seguito a unificazioni di popoli diversi nascessero nuove civiltà e religioni politeistiche, che conservavano gli dei di ciascun popolo?

    Hammurabi, per esser più convincente, disse che il suo famoso codice gli era stato dettato dal dio più importante dei Babilonesi: strategia politica. Un motivo logico ci sarà pure per il ritorno, o la nascita, del monoteismo.

    E l'Amore totale, gratuito, allegro e spensierato, con la A maiuscola? Mi sfugge, Capeh..
    Pare che questo post sia decisamente al di sopra delle mie possibilità

  30. Lillopercaso ha detto:

    Hammurabi si studia in quarta elementare, per questo lo so!

  31. melogrande ha detto:

    Lillo, a me pare che le tue domande siano invece molto acute e sono magari le mie risposte ad essere inadeguate.
    Non credo che l' idea di un unico Dio sia la risposta primitiva.
    Da come la vedo io all' inizio si tende a vedere déi dappertutto, in particolare nei fenomeni naturali.

    Solo più tardi sorge l' idea che ci debba essere un principio unico.che mette d' accordo tutti.
    I greci lo cercarono fuori dalla religione, nella filosofia, lasciando sopravvivere il politeismo, per gli ebrei le cose andarono diversamente.
    Però non ne so molto, e mi hai messo la curiosità di approfondirla questa cosa.

    Invece sul come il cristianesimo finì per prendere il sopravvento, avevo scritto qualcosa tempo fa qui.

  32. melogrande ha detto:

    Cape, l' amore  predicato da Cristo è stata una rottura forte rispetto all' etica precedente dell' occhio per occhio.
    Senza voler mancare di rispetto, devo però dire che di quell' amore se ne trova pochino nella storia della Chiesa.

  33. feritinvisibili ha detto:

    … sarebbe il caso che in quanto ebrea aggiungessi due parole come contributo a questa discussione prometto che lo faccio appena trovo il tempo…

  34. capehorn ha detto:

    Se é per questo anche nella storia dell'uomo, che poi é la storia della Chiesa.
    Fatta dagli uomini. Un po' più semplice e a portata di mano. Quella del Crsito é più complicata nella sua eclattante semplicità.
    Chiede amore  e non orpelli, impegno  e dedizione e non parole di cui piace il suono,ma si ignora il significato.
    Non preoccuparti Lillo: sfugge a te, ma anche a me, che in questa eterna ricerca mi sono perso un po' anch'io.
    Troppe volte guardiamo alla forma delle cose, tangibile, materiale empirica, smarriti come siamo nel cercare lo spirito di esse.
    Troppo lunga, complicata e stufante la lotta tra spirito e materia.
    Meglio un pacco con un bel fiocco rosso.
    Se poi dentro c'é la classica ciofeca, non importa; il fiocco era proprio bello.

  35. feritinvisibili ha detto:

    … se c'è una cosa della quale farei davvero a meno è l'insonnia.. va beh, speriamo di avere sufficiente lucidità per scrivere, come promesso, due pensieri a proposito del monoteismo… (son già sveglia da più di un'ora..)

    Dunque, mi rifaccio al commento di Lillo: Chi ce l'ha fatto fare di passare al monoteismo e per di più a un dio perfetto? Com'è che è andata?
    Prima di tutto c'è da dire che il Divino per noi ebrei non è "perfetto" e tantomeno un modello al quale l'uomo dovrebbe somigliare per raggiungere il massimo sviluppo di sé, che per noi sarebbe come dire che la Terra dovrebbe aspirare a diventare la Via Lattea, per fare un esempio..

    Se gli dei greci somigliano agli uomini e ci offrono la possibilità di identificarci, nel bene e nel male, il rapporto con Dio degli ebrei è tutt'altra cosa. Perfetto, misericordioso, sono qualità inventate dall'uomo e non riferibili a Dio, e lo stesso "credere" in Dio è una cosa che nell'ebraismo in realtà non esiste, credere è produzione della nostra mente, riservata alle cose di questo mondo, piuttosto nell'ebraismo si usa il termine "osservanza" delle leggi del patto (Berit) con Dio che gli ebrei accettano di osservare.

    Anche il nome "Dio" è un concetto (che viene forse dalla cultura Greca?) che se usato per indicare il rapporto con la dimensione divina degli ebrei ne stravolge completamente il senso. Nella Torah non esiste un nome, il tetragramma è un suono impronunciabile, insomma il rapporto tra gli uomini e gli dei è di natura del tutto diversa da quello degli ebrei con Dio. Certo  si tratta sempre di un rapporto con una dimensione cosiddetta "onnipotente", ma se si legge il monoteismo ebraico attraverso il linguaggio greco del rapporto con gli dei la faccenda diventa un po' come quando un marinaio cerca di immaginare le montagne pensando al mare, che è la sola cosa che il marinaio conosce.
    Il monoteismo ebraico è piuttosto un rapporto umano, spirituale e con una dimensione completamente altra da sè, insondabile e incommensurabile, che non è ne buona ne cattiva, o al massimo tutte due le cose insieme, (vedi le pene che infligge Dio a Giobbe del tutto gratuitamente, e non è il solo caso: nel Talmud ce ne sono molti altri, e le pene non sono inflitte per demeriti, anzi..) il buono e il cattivo, il bene e il male sono faccende degli uomini, responsabilità dell'arbitrio umano…

    Insomma per concludere questa disquisizione che potrebbe durare in eterno (è da un'ora che scrivo..), come durano da sempre le discussioni ebraiche in proposito, si può dire che la natura del monoteismo ebraico è tutt'altra rispetto a quella dei greci con gli dei. Una cosa è la chiave (la mitologia) che l'uomo ha usato per creare un rapporto con le forze incontrollabili della natura, e tutt'altra cosa il rapporto degli ebrei con Dio, che è relazione di natura spirituale con una dimensione da considerasi altra rispetto ai fenomeni manifesti della vita terrestre, in cui non c'entra il "credere" o non "credere", in cui i fatti miracolosi che ne dimostrano la veridicità sono cose che agli ebrei fanno accapponare la pelle.
    Le ricompense, il paradiso e l'inferno, la ressurrezione dei morti: sono tutte interpretazioni nate nel Cristianesimo e che nell'ebraismo non esistono. O se alcune cose, come la ressurrezione, hanno lo stesso nome, sono però faccende molto più complesse e legate al pensiero messianico, di tutt'altra natura che la rielaborazione che ne ha fatto il pensiero cristiano. Nell'ebraismo considerare "l'adilà" come premio o punizione è una cosa ridicola, che a noi ebrei ci fa sbellicare dal ridere…

    Chiudo qui, lo sò non ho esaurito il tema, d'altronde come potrei… ho sciorinato parole forse poco utili alla comprensione di qualcosa che meriterebbe di esser trattato meglio e forse pure con un altro approccio, in ambito ebraico si parla di queste cose con i racconti simbolici, che aprono domande e non danno mai risposte, per noi ebrei in quanto umani non possiamo avere risposte quando si parla di Dio..
    C'ho provato, adesso ho un po' pena per voi che vi tocca leggere questa mia pappardella… provo a dormire ancora un pochino…

  36. Lillopercaso ha detto:

    Cara Hannah,
     io sono il marinaio che cerca di immaginare le montagne.
    Lascio perdere? No, le montagne le farò esistere dal momento che le immaginerò in qualche modo. L'uomo di pianura immaginerà le sue.
    La fantasia delle montagne è diversa, ma l'immaginarle ci accomuna.
    Che bisogno ho di sottostare a regole e rituali precisi oltre a quelli dettati dal buon vivere? (in armonia, in salute fisica e mentale, ecc ecc a seconda della civiltà a cui appartengo). A volte mi sembra che sia come una specie di 'galateo': ti seleziona, ti fa subito identificare come appartenente alla tua casta o a un'altra, secondo un preciso codice prestabilito, non necessariamente il più logico. Anzi, più lontano è dal comune buon senso, e più è difficile per un profano sottostarvi per caso.
    Mi viene in mente una cosa:
    Perché gli Ebrei mai fanno proselitismo? Perché sono il Popolo Eletto. Trasversale, internazionale, sì, ma di carattere ereditario, e non è bene allargarsi troppo. T'immagini se tutti volessero tornare in Israele?

  37. Lillopercaso ha detto:

    Capeh, la mia era una battuta stupida e amara, scusami. Il tuo cuore non mi sfugge per niente.

  38. feritinvisibili ha detto:

    Lillo per noi ebrei certe regole rappresentano proprio il buon vivere che dici tu, niente di più, in verità siamo gente molto concreta, solo che il nostro buon vivere comprende alcune regole del nostro Berit (il patto), anch'esse molto concrete, che alla base hanno dei principi etici, sui quali si basa l'essere Kosher (che non riguarda solo l'alimentazione).
    Non si fa proselitismo, non solo perché essere ebrei è un'eredità di sangue, conosco tanti ebrei che non hanno antenati ebrei.. il discorso qui diventa troppo lungo però…

  39. capehorn ha detto:

    L'amarezza di una battuta, non cambia lo stato delle cose.
    Credo che ambedue ci ritroviamo ad interrogarci sulle cose che ci interessano. Non é necessario avere lo stesso punto di vista. E' necesario arrivare alla meta prefissata. Il cammino é lungo e difficile e ciascuno di noi porta sulle spalle il proprio zaino. La cui pesantezza solo noi conosciamo.
    Cambiando argomento, ma non discostandoci troppo, trovo il discorso i Hannah profondo e illuminante.
    Comincio ad intuire le diversità.
    Spero un giorno di poter capire, anche.

  40. feritinvisibili ha detto:

    Beh son contenta Capeh perché mi sembra abbastanza povero e pure ripetitivo quello che ho scritto.
    Resto sempre con un po' di frustrazione dopo aver cercato di scrivere a proposito di ebraismo. E' un tema che non sono davvero in grado di sintetizzare in un commento, forse non solo è un mio limite, ma è oggettivamente come aprire la porta su un mondo così ricco e complesso che ho quasi la sensazione di maltrattarlo definendolo in una sintesi come quella che ho fatto di sopra..
    Forse per iniziare a capire sarebbe più adatto lo scambio verbale.
    Nel mio commento di sopra manca una cosa importante per capire l'approccio spirituale ebraico, cioè il pensiero mistico della kabala, e non ci provo neanche ad introdurlo. Primo perché lo conosco troppo poco io stessa, e poi perché è qualcosa che da adito a troppi malintesi, E per intenderci: la kabala ebraica è tutt'altra cosa che quella diffusa nel cristianesimo, o ancora peggio con il gioco dell'otto ( e mi vengono i brividi al solo pensiero che la kabala ebraica e il gioco dell'otto abbiano in comune anche solo un sostantivo..)

  41. feritinvisibili ha detto:

    .. per capire ci sono delle interessanti registrazioni su radio tre, nel programma "Uomini e Profeti", questa è la pagina con i podcast delle trasmissioni in cui parlano il rabbino Benedetto Carucci Viterbi  e lo studioso di ebraismo Paolo De Benedetti http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-21e3c4a0-7f5a-440b-a32b-18135e27580f.html
    oppure qui Moni Ovadia parla del pensiero di martin Buber, grande kabalista morto alcuni anni fa: http://www.radio.rai.it/radio3/uomini_profeti/view.cfm?Q_EV_ID=270866
    … ci sarebbe tanto altro in "uomini e profeti", per esempio le trasmissioni sull'alfabeto ebraico, che diconomoltissimo sui contenuti fondamentali del pensiero ebraico: http://www.radio.rai.it/radio3/uomini_profeti/puntate.cfm

  42. melogrande ha detto:

    Tutti quanti partiamo da posizioni diverse e difficilmente conciliabili, ma credo che ci sia in comune un percorso di ricerca, per tutti sofferto, in buona fede, condotto da ciascuno senza pretese e nel rispetto degli altri. 

    Proprio la diversità delle convinzioni rende spesso interessantissimo il discorso (ed orgoglioso il vostro ospite…).

  43. feritinvisibili ha detto:

    Melo tu sei il nostro buon albero casa dei pensieri 

  44. Lillopercaso ha detto:

    Hannah, il buon vivere regge le regole di altre religioni. E' la liturgia che mi lascia incredula. Non solo quella ebraica, eh.
    Per l'eredità di sangue: a questo proposito so di differenze tra Ebrei laici ed ortodossi, nient'altro. Ma il discorso sul proselitismo mi interessa. (non dico di parlarmene ora qui.. mica ti chiedo tanto)

  45. feritinvisibili ha detto:

    Da giovedì avremo tutto il tempo Lillo

  46. melogrande ha detto:

    L' albero trae nutrimento dai vostri commenti.
    Adesso sta scritto anche sotto il "mio" disegno…

     

  47. feritinvisibili ha detto:

    …allora tu conta Melo che ogni etto di nutrimento che ricevi da noi significa che tu ne hai distribuito almeno un chilo, quindi fatti i tuoi conti…

  48. Lillopercaso ha detto:

    In effetti ti vedo un po' cicciottello…
    se Hannah ha ragione, copro gli specchi!

  49. melogrande ha detto:

    Dici, Lillo ?
    In effetti durante le feste tendo a mettere su un po' di corteccia…

  50. capehorn ha detto:

    Giustificazione a priori?

  51. capehorn ha detto:

    Credo che gli stimoli per poter avanzare,uno se li debba anche andare a cercare.
    Sotto queste fronde, non ho mai mancato di trovare un'idea.
    Ma non soltanto quella; ho trovato anche persone che umilmente si dichiarano disponibili a fare un pezzo di strada insieme.
    Ad alleviare un peso e perché no, a togliersene altrettanto.
    I frutti sono molti tra queste fronde e occorre pazienza perché non tutti i bocconi sono al giusto grado di maturazione.
    Bisogna sempre vedere come ci siamo allevati il palato e che fame abbiamo.

  52. Lillopercaso ha detto:

    Vado a dimagrire, lontano da voi.

    Stammi bene, Melo! A presto

  53. feritinvisibili ha detto:

    Mi associo a Lillo, anche riguardo al luogo di dimagrimento.
    Un abbraccio MeloFrancesco

  54. melogrande ha detto:

    Non a priori, cape, l' incortecciamento è conclamato…

    Lillo e Hannah, al ritorno VI PESO, capito ?

    Buon Natale a tutti

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