Persi nella Matrice

 

 
 (L' immagine è un regalo di Emmart, di qualche tempo fa…)
 
Lo confesso, ogni tanto mi ci perdo, come potrebbe perdersi un goloso in una fabbrica di cioccolato.
 
Parlo dei motori di ricerca, naturalmente, di quel piccolo innocente meccanismo che rende l’ uso della Rete più o meno simile ad avere sottomano l’ Oracolo di Delfi, o i Sette Savi in seduta plenaria.
 
Non c’è domanda a cui non si trovi risposta con due – tre tentativi o “googlate” che dir si voglia. E se mai dovesse accadere che la risposta non salti fuori, beh, la conclusione più verosimile dovrebbe essere che quella risposta non c’è, e che ci si è imbattuti in una domanda a cui nessuno ha mai risposto.
È al tempo stesso bellissimo e terrificante.
 
Per chi è curioso e felice di esserlo, le domande hanno questo di brutto, ma anche di bello, il fatto di venire a grappoli e collane, è come mangiare le noccioline, una volta iniziato non c’è modo di smettere, ogni risposta fa nascere nuove ed ulteriori domande in una sequenza potenzialmente infinita. E di domanda in domanda si va alla deriva, allontanandosi inesorabilmente dalla questione iniziale fino a scordarla, naufragando nel mare virtuale, trascinati lungo una rotta non pianificata che ad un certo punto diventa impossibile da riprodurre all’ indietro, neppure ripercorrendo i link.

Mi trovo allora come Ulisse, gettato su una spiaggia sconosciuta, dopo aver toccato mille terre e scoperto mille collegamenti e insospettabili corrispondenze, avendo ficcato il naso in giardini sconosciuti per il tempo necessario ad annusarne i profumi.
Torno a casa chiudendo una dopo l' altra le finestre sullo schermo, il più delle volte non c’è altro modo, stanco ed un po’ frastornato.

Arricchito ?
Un po’ sì ed un po’ no.
Sì per aver scoperto mille cose che non conoscevo, no per non averne approfondita nemmeno una. Allargato ma appiattito, vorrei dire, so più cose o forse meglio ho più informazioni e meno conoscenza, non so se riesco ad esprimere il concetto.
 
Una discussione in casa d’ altri, qualche tempo fa, aveva per oggetto appunto certe affermazioni di Baricco circa il fatto che la profondità non sia più un valore, una fonte di senso del mondo, affermazioni che si prestano ad essere interpretate “tout court” come un elogio della superficialità.
Io non credo che le cose stiano propriamente così, in particolare non credo che il riconoscere che la profondità non è più concetto fondativo del nostro modo di pensare comporti automaticamente che lo sia invece la superficialità.
 
Credo che un buon esempio di ciò che intendo dire lo offra proprio la blogosfera.
Non ci può essere profondità in un blog, lo vieta prima di tutto l’ affaticamento della vista quando affronta i pixels, il che obbliga chiunque scriva online a contenere il più possibile la lunghezza di ciò che scrive.
Ma a questo lo obbliga anche il carattere stesso del blog, che molto di rado costituisce l’ attività centrale del suo autore. Si tratta normalmente di una forma espressiva ludica che costituisce un piacere o realizza un bisogno di espressione libera della propria personalità spesso impossibile da realizzare nella vita di tutti i giorni.
Se si tratta di un’ attività che viene svolta per diletto, ne consegue che il blogger è etimologicamente, in larga misura un dilettante.

Occorre naturalmente recuperare il senso proprio ed arcaico del termine, quel senso in base al quale Aristotele sosteneva la superiorità delle attività che si intraprendono senza un fine pratico, o i Romani significativamente ponevano l’ “otium” come attività più nobile e degna rispetto al pratico “negotium”.
 
Occorre insomma liberarsi del senso deteriore del termine nato quando è parso che l’ unica attività che all’ uomo possa competere sia quella di produrre, salvo poi la necessità di consumare subito ciò che si è prodotto, altrimenti il sistema non si regge in piedi.
 
Il blogger rappresenta dunque un dilettante (talvolta) nel senso migliore, nobile ed originario del termine, uno che scrive con sacrificio di tempo e fatica perché ne ha voglia, non perché costretto a farlo, né per ricavarne un profitto.
Un blog tenuto per diletto, sul quale non è possibile trattare in maniera approfondita un qualsiasi argomento è automaticamente superficiale ?

Io non trovo che sia necessariamente così.
Trovo invece molti di questi luoghi assai ricchi di significato, palestre per la mente, luoghi non banali di confronto in cui ci si trova spesso a ripensare le proprie idee nella luce diversa in cui un commento intelligente riesce a porle.
Luoghi ricchi di significato.
Proprio questo credo che sia il punto.

Il tempo che stiamo vivendo non segna il passaggio dalla profondità alla superficialità, non necessariamente almeno. Nei casi migliori, segna il passaggio dalla profondità alla ricchezza.
Ricchezza di una molteplicità di temi che si intrecciano e si rimandano, link dopo link fino a perdere spesso il filo della ricerca originaria, così come avviene “googlando”.
Un’ esplorazione orizzontale, insomma, che è come un navigare rispetto ad un immergersi, ma un’ esplorazione in cui comunque qualcosa di nuovo ed interessante si incontra sempre e si porta con se.
Qualcosa, spesso, di interessante e non banale.
 
La sapienza sta da qualche altra parte, d’ accordo, ma la saggezza può anche essere più vicina di quanto uno creda.
 

 

Annunci

21 commenti su “Persi nella Matrice

  1. feritinvisibili ha detto:

    Stavolta mi resta proprio difficile lasciare un commento serio con questa foto: nella veste dell'eroe di un film americano sempre un po' perplesso… anzi un po' a presa in giro, tipo: Melogrande eroe nello spazio intergalattico diretto da Totò (((:

    (magari lo rileggo tra qualche giorno senza guardare la foto, così forse mi viene un pensiero più in tema…)

  2. feritinvisibili ha detto:

    .. sembri un po' perplesso, non sempre, a furia di disegnare sto disimparando a scrivere…

  3. melogrande ha detto:

    Ma come !
    Il fichissimo MeloMorpheus, il personaggio più cool che si sia mai visto da queste parti ! .
    Devo proprio ricondizionarti, vieni qua un momento…

  4. feritinvisibili ha detto:

    (((: ricondizionare me? se ci riesci vinci un premio, aspettami, arrivooooo! Intanto prepara tutto e di più, che lo sai che testa dura che c'ho…

  5. Lillopercaso ha detto:

    In lungo, in largo o in profondità, centrale resta un fatto: cosa ne faccio di questa conoscenza in coriandoli  ? La tengo lì per far colpo, la utilizzo per scrivere bei post da regalare ai miei lettori, collego i frammenti per cavarne magari un pensiero originale?  Tutto!  Saper usare le informazioni che si hanno a disposizione per trovare soluzioni credo sia il significato di 'intelligenza'.  Per esempio, hai finalmente trovato il modo di utilizzare il regalo di Emmart ! (E non fare quella faccia schifata).
    E io ho capito il perché da un anno a questa parte mi pare di aver bisogno di occhiali (e non da sole)..

  6. melogrande ha detto:

    Non è una faccia schifata, cercavo di fare il tenebroso, no ?

  7. Lillopercaso ha detto:

    Bè, i Tenebrosi non si schifano mai?

  8. melogrande ha detto:

    I Tenebrosi non esprimono emozioni.
    E' la prima regola.

  9. capehorn ha detto:

    Certo che é più facile essere un Colombo che un matteo Ricci. E' più semplice avere dei coriandoli, sempre spendibili a pronti, che pazientare sul puzzle.
    Siamo figli fagocitati di questo mondo che a volte brucia prima di creare. Consuma anche quando é in corso d'opera.
    Ansioso ed ansiogeno, posticipa l'approfondimento ad un incerto e nebuloso " dopo", quasi tuimoroso che quell'approfondimento freni il consumo del "subito, ora".
    Il blogger s'interroga e  interroga e nel suo cercare trova chi alimenta con la propria esperienza quella ricerca e il quadro si fa più chiaro. Si colgono le sfumature, visioni inaspettate, particolari importanti.
    A volte cercare diventa "il gioco".

  10. melogrande ha detto:

    Sì, cape, proprio un gioco collettivo, e di quelli buoni.
    Quasi ovale, diciamo…

  11. Diaktoros ha detto:

    Per esperienza, non c'è nulla di più produttivo di un approccio casuale alla conoscenza: è quello che è rappresentato, nelle biblioteche tradizionali, dallo scaffale aperto; si scoprono cose di cui non si sospettava nemmeno l'esistenza; si generano dubbi, si offrono soluzioni. Non è detto che non ci sia profondità nel web. Ormai la pubblicazione sul web è una forma alternativa e a basso costo di diffusione di articoli, a volte interi libri. Le biblioteche digitali mettono a disposizione di tutti libri in formato testo o in formato immagine dall'antichità al primo Novecento: non ci si possono trovare Dan Brown o Ken Follett, ma Verga, o Manzoni, o Lombroso magari qualcuno li ha caricati. Certo, bisogna esssere ben consapevoli dell'inattingibilità della conoscenza totale. La conoscenza si può arricchire, ma non ottenere nella sua totalità. Bisogna accontentarsi di quello che la nostra condizione umana ci mette a disposizione, con tutti i suoi limiti.

  12. capehorn ha detto:

    Quando il gioco si fa ovale, sai chi chiamare a giocare .

  13. Pannonica ha detto:

    credo che si sia superficiali o profondi online nella misura in cui lo si è offline.
    se nel quotidiano sei portato all'approfondimento, lo sarai anche sul web; così come, se sei incapace di scendere nell'intimitità delle cose di tutti i giorni, sarai altrettanto disinteressato all'approfondimento di ciò che vai googlando in rete.
    l'unica differenza fra l'online e l'offline è la velocità con cui si passa da un argomento ad un altro: poco parlavo di mosche disegnate sui water e di turche, ora si parla di saggezza, di ricchezza, di profondità e di superficialità…

    scherzi a parte, sono pienamente d'accordo sul fatto che i blog siano luoghi ricchi di significato. io trovo continuamente nuovi spunti di riflessione sui blog che leggo. credo che tutto stia nella sensibilità di chi scrive e di chi legge, nell'urgenza di saggezza e di risposte, o di pura informazione.
    è l'urgenza che impone, ad ognuno di noi blogger, la chiave di lettura o di scrittura delle parole in rete.
    mi sto un po' avvitando…

  14. Lillopercaso ha detto:

    Non è così semplice Nica, per quanto tu sia portato all'approfondimento, se sei anche curioso ti trovi a naufragare fra i link, a volte beato, a volte disorientato , io quasi frustrata. Ché prima o poi devi chiudere per fare altro, come me adesso.

    Melo, Bel Tenebroso, esercitati ancora un pochino.

  15. melogrande ha detto:

    Diaktoros, credo sia un atteggiamento che ha a che fare con la “Serendipity”, il fatto di imbattersi in una scoporta inattesa mentre si cerca tutt’ altro. Come Colombo con l’ America o Fleming con la penicillina.
    O ancora, per dirla con uno scienziato americano: “Cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino…”.

  16. melogrande ha detto:

    Nica, la velocita’ di commutazione da un argomento all’ altro effettivamente fa la differenza. Anch’ io mi trovo a naufragare fra Scilla e Cariddi, fra la voglia di approfondire tutto e la curiosita’ di passare ad altro.
    Sono due attitudini antagoniste, occorre moderarne una per dare spazio all’ altra, in un equilibrio instabile.

  17. melogrande ha detto:

    Lillo, non commento per non esprimere emozioni.
    Apprezzi ?

  18. utente anonimo ha detto:

    Questo blog è da pochissimo una delle mie mete preferite quando ho voglia di intrattenere un dialogo con me stesso ma manca lo spunto per farlo nascere. Non ti capita mai? Avere voglia di trascorrere del tempo in solitudine, una solitudine anche solo di una manciata di minuti, mentre torni dal lavoro in auto nel traffico e non è ascoltare la radio ciò che ti sembra necessario in quel momento. Neppure il guardare fuori dal finestrino l'eterogeneo panorama di volti, vetture, movimenti, lo è. Vorresti occupare il tempo facendo qualcosa di stimolante, ma sei chiuso nell'abitacolo, seduto su una sensazione pari a quella che genera un arto quando ti si addormenta o ad uno starnuto quando tarda a venire. Un formicolio fastidioso ti punzecchia, vorresti evadere in un tempo costruttivo e ti rendi conto che, oltretutto, qualsiasi cosa credi vorresti essere a fare se non fossi lì, in realtà ti alletta solo come proiezione mentale. Se fosse in atto, probabilmente la scarteresti dopo pochi minuti che l'hai iniziata, in favore di una seconda che poi abbandoneresti per una terza. Solo l'idea di comunicare con te stesso in quel momento ti alletta. Ma come quando qualcuno ti spegne la televisione o la radio esordendo con "basta, parliamo di qualcosa" e non si riesce perché alla base sta la forzatura ed una ovvia mancanza di soggetti nell'immediato, similmente, nel momento in cui desideri dialogare con te stesso, a volte manca l'oggetto su cui speculare. In genere le cose sono due: o si fa spazio quello che io definisco il "secondo flusso di pensieri", cioè quello in cui la mente occupa il tempo in cui cerchi qualcosa di cui parlare con te stesso facendo scorrere fugaci pensieri random dallo spessore iniquo, come una specie di After Dark, oppure l’occhio o l’orecchio si posano su qualcosa di interessante e da lì parte l’atteso (in realtà inatteso, a quel punto) dialogo interiore, una bella chiacchierata con qualcuno che molto spesso identifichi come l’unica persona in grado di comprendere il reale significato di ciò che il tuo pensiero sviluppa, cioè te stesso. E’ così che tra l’altro interpreto la necessità di certe persone di affidare se stesse ad un blog. Riempire una pagina con quel dialogo interiore e lasciarla a disposizione di chiunque voglia accedervi, nel recondito desiderio di trovare qualcuno realmente interessato al contenuto, non importa se sempre in grado di afferrarlo con il medesimo sense dell’autore, non perché l’interlocutore cambi, spostandosi da se stessi ad un terzo soggetto, bensì perché raddoppi, o triplichi, e dal confronto possa nascere una serie di scambi che sottendono l’identità tra domanda e risposta, secondo lo stesso processo di cui parli nel tuo intervento sul navigare in Internet, che funziona da motore mobile di un’interiorità condivisa, a prescindere da quanto. In breve è questa la navigazione non virtuale, o perlomeno tale se se ne considera l’intangibilità, che si può compiere all’interno di se stessi prendendo spunto da qualcosa che nasce all’interno di qualcun altro, all’esterno di se stessi. Così, spostandomi da tempo da un forum all’altro, e sempre allontanandomene per via della diffusa tendenza delle persone a discutere di argomenti vittime dell’inflazione che le stesse causano ai medesimi, ora approdo a qualcosa di diverso. Un’occhiatina al Melogrande, che fornisce la scacchiera, ed ecco che io estraggo le mie pedine chiare e me stesso quelle nere, o viceversa, ed una serie di movimenti mentali prende il posto delle tante parole che uno ha da dire su una certa cosa e che si comunica nella convinzione che al di fuori di quel gioco cadrebbero in terra e lì resterebbero. E’ certamente legata a come profondità e superficialità se la raccontano, la causa di questo autoescludersi nel pensiero in cui mi fingo. Credo che tra superficialità e profondità, parimenti a domanda e risposta, esista un’identità, tale per cui il dialogo che l’una fa con l’altra è quello che fa con se stessa. Io trovo superficiali un’infinità di cose che gli occhi di chi me le racconta trovano invece convincentemente profonde. Questa stessa affermazione negli occhi di molti riverbererebbe superficiale, per via della diffusa tendenza di chi riconosce se stesso profondo a considerare superficiale ciò che è banale. Per chi non riconosce un’identità tra banalità e superficialità, la cosa potrebbe invece suonare profonda. Io trovo qualsiasi affermazione entrambe le cose e credo che questo nasca dal fatto che non ritengo la profondità un concetto fondativo del nostro modo di pensare (al massimo lo è la ricerca della profondità come questa viene riconosciuta e proposta da un nutrito numero di intellettuali), bensì un aspetto costitutivo di ogni essere umano (l’opera che per me meglio rende questo concetto è il film “Il gusto degli altri”). Per questo non credo non possa esserci profondità in un blog, qualunque esso sia. Un blog possiede la profondità del dialogo interiore che l’autore ad esso affida, cioè la profondità con cui vive se stesso. Questa profondità nasce spesso dalla superficialità che l’autore riconosce in ciò che sta al di fuori di sé, che chi considera profonda non avviserà come tale nel leggere il blog, e chi se ne discosta invece sì.

  19. Lillopercaso ha detto:

    AMMAZATEO' !!
    (ho dovuto rileggere 10 volte l'ultima frase per non litigare con me stessa)

  20. melogrande ha detto:

    Anonimo, penso di intuire cosa intendi, in effetti molti post nascono proprio in questo modo, da una specie di dialogo interiore, attivato da un pretesto qualsiasi. Una battuta scambiata o solo ascoltata, una frase letta, una cosa vista attivano una ricerca, un ragionamento, una riflessione, o magari solo producono uno stato d’ animo.
    Confesso che all’ inizio il desiderio di mettere per iscritto nasceva semplicemente dal bisogno di fissare le idee per non perderle per strada, fare chiarezza, vedere se il ragionamento filava e reggeva ancora ad una rilettura a freddo.
    Credo che ogni diario nasca più o meno in questo modo.
     
    Il blog però segna un salto di qualità rispetto al diario, proprio perché è on line, a disposizione dei viandanti, e può capitare, se sei fortunato, che qualcuno soffermandosi interpreti ciò che hai scritto, gli attribuisca un suo senso, meglio se diverso, metta in luce aspetti che avevi trascurato o non avevi colto, metta il topic in una luce diversa, anche (perché no) attribuendogli un diverso valore di profondità.
     
    Credi, riuscire a giocare almeno qualche volta su scacchiere non troppo banali, incontrando scacchisti di valore da cui imparare trasforma il blog, in fondo, in un modo per lavorare su se stessi meglio,  molto meglio di quanto si possa fare da soli.
     
    È questa insomma la ricchezza del blog ed il motivo preciso per cui resto ostinatamente legato a questo mezzo, il fatto che la riflessione superi lo stadio del dialogo interiore in fondo un po’ sterile (ebbene sì, , quasi sempre tendo a darmi ragione da solo…) e si apra al confronto.

    Comunichi.
     

    Ciao, grazie dei tuoi pensieri, e se ti capita di ripassare lascia un nome, anche di fantasia.
    Giusto per evitare di chiamarti Anonimo..

  21. utente anonimo ha detto:

    Anonimo ha pure il suo fascino, un po' come il milite ignoto a cui sono stati dedicati più monumenti di quanti ne siano stati creati per un singolo eroe.

    Scendiamo però dal piedistallo e scegliamo un nome di fantasia.

    Credo che Bromuro possa andare.

                                                           E Bromuro sia.

    A presto,
     
             Bromuro

che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...