Tempus fugit

 

 
“(…) non ci stanno più cose in un anno che in un minuto soltanto perché si tratta di un anno ed un minuto,

non è la dimensione del vaso che importa ma quello che ognuno di noi riesce a mettervi,
anche se dovesse traboccare e andare perduto.”
 
J. Saramago – Storia dell’ Assedio di Lisbona

 
L’ origine della parola “tempo” è controversa.
Qualcuno la fa risalire al sanscrito “tepos”, calore, nel senso atmosferico, da cui deriva la parola “tiepido”. È invece più probabile che derivi dal verbo greco “temno” che vuol dire “separare, dividere”, allo stesso modo in cui un tempio (da “temenos”) è originariamente nient’ altro che un recinto atto a dividere, separare lo spazio riservato agli dei da quello in uso ai mortali.
Il gesto di dividere e separare era quello con cui l’ augure circoscriveva la porzione di cielo entro la quale osservare il volo degli uccelli per trarne gli auspici, e per successiva estensione, il la porzione di terreno nella quale dare luogo al rito.
 
Tagliare, separare, dividere.
 
La radice del tempo sta dunque nella divisione, nel senso di “periodo” o di “epoca” o  “sezione” o “spazio” ma anche, più semplicemente, nel senso di “stagione”.
Il senso del tempo sta nella separazione.
 
E c’è separazione anche nel
tempo, fra quello meteorologico, il clima, primavera estate autunno inverno che sia, ovvero tempo sereno, nuvoloso, piovoso, afoso, nebbioso, un tempo esterno oggettivo e quell’ altro tempo, quello della durata, che com’ è noto è soggettivo all’ estremo, lo so che ci sono orologi e clessidre e sveglie, ma chi prova a misurare un quarto d’ ora facendo l’ amore e poi sulla poltrona del dentista non racconta che la durata è la stessa.
 
Ma il tempo meteorologico, almeno quello sarà pure uguale per tutti, se c’è il sole c’è il sole, e se piove invece piove, e non c’è niente da discutere, no ?
No.
 
Può benissimo essere estate fuori e inverno dentro, eccome.
Estati gelide e primavere malinconiche ed inverni roventi da passare senza i vestiti addosso.
Uno vede quello che vuol vedere, insomma, incluso il sole a ferragosto che diventa anche lui, eventualmente, una pura questione di opinioni.
 
Diceva Oscar Wilde che non è tanto il brutto tempo a far venire voglia di lavorare quanto piuttosto la voglia di lavorare a fare venire il brutto tempo.
Sempre esagerato, Oscar Wilde.
 
Quantunque…
 
 

 

 

 

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18 commenti su “Tempus fugit

  1. RedPasion ha detto:

    io e Oscarquanto ad esagerazioniabbiamo frequentato le stesse scuole:)

  2. feritinvisibili ha detto:

    La percezione del tempo.. mi fai pensare ad esempio a come era diversa la percezione del trascorrere dei 365 giorni quando ero bambina, e poi a vent'anni, ed è ancora un'altra adesso…

  3. melogrande ha detto:

    Red, è per quello che sei mia amica, no ?Come diceva il nostro, per l' appunto, un amico è qualcuno che ti conosce molto bene e, nonostante questo, continua a frequentarti….Hannah, non tocchiamo questo tasto, per favore.Noi non invecchiamo, CHIARO ?

  4. feritinvisibili ha detto:

    … Melo a questo punto ci può salvare solo una di quelle saggezze strampalate alla Lillo(aspetto con fiducia, chissà che non appaia, anche lei è un po' come le nuvole ..)

  5. Lillopercaso ha detto:

    .. come pure l'immagine del tuo commento, Hannah.. qui sopra..

  6. Lillopercaso ha detto:

    Dunque, Hannah, niente saggezza:prendi i tuoi 5 anni di bimba e dividili per il numero dei giorni vissuti; poi fai lo stesso coi tuoi vent'anni e poi coi tuoi 50.A 5 anni, un giorno era ben un milleottocentoventicinquesimo della tua vita; a 20 anni era già un settemilatrecentesimo; a 50 solo un diciottomiladuecentocinquantesimo.Giusto?NO, per via degli anni bisestili, ma più o meno.Ma soprattutto, NO perché trovo perfetto l'esempio del vaso di Saramago.E' tempo di dormire, ma poi torno.Melogrande, veramente io speravo di sì…ma dopo aver visto il video… non so…

  7. feritinvisibili ha detto:

    La nuvoletta era questa… ho fatto pasticci con flickr, per quello era sparitaDiciottomiladuecentocinquanta? In effetti che vuoi che siano, suona come una mezza passeggiata nel bosco…(anche per me sarebbe ora di dormire…)

  8. melogrande ha detto:

    Giono più, giorno meno, meglio giorno più.(Cos' ha il video che non va, Lillo ?)

  9. SinuoSaStrega ha detto:

    Si usa dire il continuum temporale, ma io non l'ho mai vista questa continuità. Vedo tanti diaframmi che separano immagini e percezioni di noi e degli altri. Oggi ho visto mio figlio e improvvisamente mi è sembrato cresciuto, è un attimo quello in cui noti che un bambino ha cambiato aspetto ed ora è più grandicello rispetto a un tempo passato. E' il riconoscimento delle differenze che segna le tappe e le scandisce.

  10. Lillopercaso ha detto:

    E' vero, Sinuosa ha ragione: la parola chiave è il riconoscimento delle differenze da parte nostra,Perchè il tempo non scorre, non va da nessuna parte, siamo noi che ci passiamo attraverso.A proposito di bambini: riguardavo questoinsieme ad un bambino, il quale sosteneva che il presente non esiste perchè non si fa nemmeno a tempo a pensarci; mentre io ribattevo che il presente è l'unica cosa che esiste.Così, tanto per esercitarci a perder tempo cazzeggiando invece che godersi il film, appunto.(to be continued. buonanotte!)

  11. melogrande ha detto:

    L' etimologia non tradisce mai …Il senso del tempo sta nella cesura, non nell' uniformità.Lo si percepisce nella discontinuità, così come si percepisce un suono quando cambia tonalità.Un tempo perfettamente immobile, così come un suono monotono e continuo scompaiono alla percezione, diventano "anestesia".

  12. melogrande ha detto:

    ps.Io Kung-Fu Panda l' ho sinceramente detestato…

  13. Lillopercaso ha detto:

    Ah sì? Noi abbiamo riso..Niente da dire sul video,  i Massive Attack mi piacciono e questo video è speciale. Forse mi sono immedesimata troppo nella vecchia signora.

  14. infranotturna ha detto:

    scorre con noi
    dentro

    (adoro i massive attack)

  15. capehorn ha detto:

    Il tempo é un sottile gioco speculativo creato dall'uomo per giustificarsi e giustificare la propria presenza.
    Il bisogno di classificare, di separare i momenti di luce e di buio e destianre a ciascuno derteminati atti, gesti; una sorta di specifica liturgia.
    Separare, scindere, specificare; in  questi termini é nata la percezione e la spiegazione del tempo e attraverso le specifiche qualcuno ha pensato anche di spiegare come dev'essere vissuto, interpretato a sua volta, questo gioco.
    C'é un tempo per tutto e a questo tutto c'é il tempo per le successive spiegazioni.
    Anche per sognare e del perché si sogna.
    Anche per avere incubi e perché si hanno incubi.

    Ad esempio per quest'ultimi si può cominciare con un cagnotto e un cavedano. 

    Voi vorreste sapere perché, di questa scelta?
    Mi spiace, non ho tempo per le spiegazioni.
    Almeno per ora.

  16. melogrande ha detto:

    Ehm, è una lunga storia…

     

  17. Lillopercaso ha detto:

    Cambi  l'immagine dell'orologio. Potresti passare dalla meridiana  alla clessidra, agli orologi ad acqua.. e via dicendo, così, per gioco, per vedere chi se ne accorge..

  18. melogrande ha detto:

    Le immegini di prima non erano “giuste”.
    Questa finalmente si’ e non la cambio più.
    Complimenti per lo spirito di osservazione…

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