Attraversamenti

Passaggio

 
 
 
E va bene, ascoltiamolo un’altra volta, é un distillato, un estratto concentrato del tempo migliore ed insieme presagio della sua fine, premonizione certa che giunti all’apice di una traiettoria non resta che scendere, che le cose cambiano e questo va bene nei tempi tristi, ma ne consegue che cambiano pure quando sei in cima e non vorresti scendere e tornare indietro ma non è che le cose ti chiedano permesso, nell’ uno come nell’ altro caso.
Cambiano e basta.
 
I’ on the top, I can’t get back
 
La perdita è l’ unica cosa che non cambia mai.
Certe volte ti sembra di avere una buona volta il controllo, di poter pilotare, di poter sapere, persino.
 
You’re in control, is there anything you wanna know
 
Pare addirittura di poter esplorare spazio e tempo, come se fossero distesi una buona volta ai tuoi piedi.
 
You’re in control, is there anywhere you wanna go
The future is for discovering 
the space in which we travel in.
 
Sogni. Sogni di sfondare il muro contro cui da una vita ti affanni a spingere, e per un attimo persino senti che ce la puoi fare, che basta provare con un po’ più di determinazione, appena un po’ di più, basta essere davvero convinto di potercela fare.
Crederci.
 
If you never try you’ll never know
Just what your worth..
 
Il bello è che pare funzionare. Almeno, per un po’ funziona, da cominciare sul serio a crederci, che si possa realizzare qualcosa che rimanga.
 
Maybe you get what you wanted
Maybe you stumble across it
Everything you ever wanted 
In a permanent state.
 
Storie.
Non c’è nessuno stato permanente, da nessuna parte. 
La perdita è l’ unica cosa che non cambia mai.
 
Eppure ce la metti tutta, sai che è importante, che molto dipende da quanto sei convinto, e allora ci metti il meglio che hai, lo fai come la cosa più importante del mondo, e già in quel momento percepisci che non basterà a fermare il malefico divenire.
 
In a permanent state,
a permanent state.
 
La perdita non è mai totale, si capisce, le cose che restano sono sempre tante, non puoi onestamente recriminare che ti manchi nulla, tutto quello che vuoi tranne quello che ti serve.
Ecco.
 
When you get what you want
 but not what you need.
 
Se è una legge universale tanto vale rassegnarsi, non si avrà di certo la pretesa di polemizzare, che ne so, con la legge di gravità. 
Rassegnarsi bisogna.  Accettare. È questa la maturità e la saggezza dell’ uomo.
 
When you try you best but you don’t succeeed.
 
When you feel so tired but you can’t sleep
 
Giusto saggio e ragionevole. 
Perfettamente impossibile.
 
When you are too in love to let it go
 
Il dolore chiede una luce, chiede un po’ di calore che scaldi le ossa, chiede una casa, chiede qualcuno o qualcosa che guarisca, o almeno ci provi. Un lenitivo che metta a posto le cose.
Cerchi di piangere, e quello perlomeno per una volta ti riesce.
 
Tears streaming down your face
When you lose something you can’t replace
 
Quando perdi qualcosa che non puoi sostituire.
Ecco il punto, semplice e nudo come un diamante da venti carati.
L’ impossibilità di sostituire. Quello fa vera la perdita, e quello fa vero il dolore.
 
Ed eccolo, il dolore, che parte piano come un organo sacro, poi diventa tagliente  in un crescendo di chitarre elettriche, infine esplode in testa come una batteria impazzita, fino a lasciarti spossato come un notturno al piano.
 
Posato un' altra volta sulla casella del via.
 
 
 

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17 commenti su “Attraversamenti

  1. utente anonimo ha detto:

    E non riesco nemmeno a farti ridere…!Ci risentiremo qui al mio ritorno (cioè, quando sarò lontana)LilloWillow

  2. melogrande ha detto:

    Ci riesci, ci riesci …

  3. feritinvisibili ha detto:

    E meno male che almeno Lillo riesce a farti ridere, perché io su questo tema posso riuscire al massimo ad aiutarti a continuare a piangere…Ci pensavo proprio ieri sera a quel tipo di perdite insostituibili, ne ho fatto una collezzione di tutti i generi negli ultimi 3 anni. Ieri, appunto, pensavo proprio a come certe perdite sono insostituibili perché distruggono definitivamente un desiderio/aspettativa che ha percorso tutta la tua esistenza. Sarò più concreta altrimenti non si capisce, e ormai qui mi sento a casa quindi parlerò apertamente, tipo confessionale: mi fido di te Melo e dei tuoi ospiti.Da sempre avevo creduto nella possibilità di creare un rapporto di coppia che fosse fatto di fiducia e complicità reciproca e di quella comprensione di base che la rende possibile. E magari anche ad avere dei figli…Non mi è facile raccontare questa storia.. in ogni caso la conclusione è che l'ultima mia esperienza di rapporto di coppia, durata tanti anni, ha distrutto completamente dentro di me la possibilità di pensare, anche solo di formulare nella mente un rapporto del genere, non so come spiegare meglio… si è rotto qualcosa in modo definitivo e credo di non essere più capace di concepire un rapporto d'amore con un uomo. E la perdita della possibilità di procreare (chiamasi menopausa) rende il tema ancora più definitivo.Intendo un genere di perdita di quelle che ti costringono ad una sorta di "riparto da zero" come dopo il divampare di un'incendio che ha devastato tutto, o quasi.Il leone che c'era in me si è scoperto pecorella smarrita… c'è di positivo che queste esperienze ridimensionano notevolmente l'io e quel senso di onnipotenza che sempre sta dietro al desiderio e alle aspettative.. e in fondo, passato il peggio, è meno tragica di come sembra raccontata così.Grazie per questo post Melo, e pure per l'accoglienza.

  4. melogrande ha detto:

    Grazie a te, invece, hannah, e agli altri ospiti amici.E' proprio vero che un blog può essere un modo per lavorare su se stessi attraverso il confronto con altri che si percepiscono simili.Un tempo non lontano non avrei neppure immaginato di poter fare certe aperture, che adesso invece sembrano naturali.E ricambiate.

  5. feritinvisibili ha detto:

    Vero Francesco, e neanche io lo avrei immaginato

  6. SinuoSaStrega ha detto:

    Non riesco a commentare molto bene su questo tema. Posso dire che qualche volta, per impedire la perdita e lo strappo, si arriva a un lento e graduale spegnersi di ogni energia e lo spirito si appiattisce, ci si ammala, si fanno errori uno dietro l'altro per tentare di sopravvivere, sopportare, non vedere, fuggire… Ci si fa del male e se ne fa. Tutto ciò è molto peggio che perdere. Dopo avere perso, di solito, si trova. Almeno io lo spero; per te, per me, per tutti…

  7. Lillopercaso ha detto:

    Seeeh..!  L'homme qui rit!

  8. feritinvisibili ha detto:

    .. tradizione per gli ignoranti come me Lillo?

  9. feritinvisibili ha detto:

    .. traduzione… è ora di andare a nanna (((:

  10. Morfea77 ha detto:

    L’ impossibilità di sostituire. Quello fa vera la perdita, e quello fa vero il dolore….si

  11. Pannonica ha detto:

    non so davvero cosa dire, visto che con la perdita ho a che fare da oltre 30 anni.sono stata in analisi, ho letto molto sull'argomento, compresi i tre volumi di John Bowlby, "Attaccamento e perdita". Non mi sono nemmeno fatta mancare "Costruzione e rottura dei legami affettivi", dello stesso autore.Saperne di più non lenisce il dolore… diciamo che conoscere meglio il tuo coinquilino, dargli un volto e una personalità, ti aiuta a definirlo, a porgli dei limiti, a renderlo un po' meno invadente nella convivenza coatta alla quale entrambi siete stati condannati.Non sono brava a fare coraggio altri e mi sembra anche sbagliato parlare di me in un post che riguarda il tuo dolore e non il mio.E' solo che portare la mia esperienza mi sembrava utile, anche se non so più perché…

  12. melogrande ha detto:

    Sai perché, Nica ?Perchè il dolore mio è di ciascuno, è vero, ma nella perdita se ti riconosci tu, e si riconoscono anche hannah, SSS, Morfea, allora forse il problema non è solo individuale, ma della condizione umana.Non dico che te lo faccia passare, ma cambia un po' la prospettiva.Hai presente "C' era una volta in America" ?

    Compassione per la perdita allo stato puro. 

  13. Pannonica ha detto:

    già… la compassione è una forma di condivisione che alleggerisce il carico individuale di dolore perché aumenta la forza di chi lo deve sostenere.anche questa è una forma di amore.a cosa ti riferisci citando il film?p.s.: il "gattone" che hai postato tu ha messo paura alla mia Pina!!!

  14. melogrande ha detto:

    Mi e’ sempre parso che il tema vero di quel film fosse la perdita, e la compassione che ne deriva.
    Il gattone ha gli occhi buoni e malinconici. Potrebbero fare amicizia.

  15. utente anonimo ha detto:

     Una casella del via che è irrimediabilmente altro, nuovo. IL tempo di prima sembra svanito.Devi avere la forza di ricominciare ad andare avanti da solo sperando di incontrare ancora una volta qualcuno o qualcosa che ti aiuti a ridare un senso se non alla tua vita, almeno al precorso che hai scelto, al tempo che rimane. La perdita di qualcosa o qualcuno che non può essere sostituito è certo dolore, ma è un dolore destinato ad essere superato. Ci si sente svuotati, inutili ma viene poi il tempo in cui ritroviamo le sensazioni, i pensieri, le idee, i sogni che hanno caratterizzato la nostra vita. Col tempo tornano anche le parole ed i gesti delle persone con le quali abbiamo condiviso il nostro tempo di prima. Queste sono cose che restano e scaldano il cuore. L’anima torna a vivere. Certo rimane anche un po’ di nostalgia, ma è una nostalgia dolce. Il vero dolore, insuperabile se non dimenticando, lo si prova quando le emozioni, i sogni, le aspettative, le persone davvero importanti rimangono quelle di sempre ma abbiamo ormai la consapevolezza che nulla è come prima. Vorremmo tornare indietro ma è impossibile. Vorremmo almeno ricreare le condizioni che ci rendevano felici ma anche questo è impossibile. Questo è vero dolore. Si va avanti ma il dolore rimane. Non più dolce nostalgia ma malinconica tristezza. Incomunicabile malinconia.hesse

  16. capehorn ha detto:

    E' strano come non riusciamo ad imparare dalla vita e dai cicli vitali che l apermeano.Un fiore nasce, sboccia emana la sua fragranza poi muore.Sì muore, ma semina.Di quel seminare, noi non ci accorgiamo. Forse perchè troppo presi dal dolore della sfioritura. Della perdita di quella fragranza. Di quel tempo in cui ci siamo spesi per la sua crescita.Eppure il fiore muore per seminare. La sua morte é necerssaria perché altre vite inizino.Ciacuno di noi apporta un mattone al muro della vita. Non conosciamo l'architetto, o diciamo di conoscerlo. A volte non sappiamo neppure se il mattone che abbiamo messo o stiamo mettendo é nella giusta posizione. Sappiamo solo che lo stiamo facendo e ci diciamo che il nostro scopo é quello di migliorare la costruzione.Lo stesso hanno detto coloro che ci hanno preceduti e identico sarà il discorso di chi ci seguirà.In verità questo muro é quanto mai misterioso; la sua storia é nebulosa eppure con più o meno accanimento partecipiamo alla sua costruzione.Questa partecipazione, questa condivisione rende il dolore meno greve. Riusciamo a dargli un senso. Quel senso giusto per noi.Forse perché lo condividiamo e portiamo sulle spalle, solo quello, che le nostre spalle consentono.Forse trasciniamo un peso più grande, ma abbiamo abbastanza amor proprio per dimenticare il sovrappiù.Per difenderci, per riuscire a vivere fino a che quel mattone non é al suo posto, definitivamente.

  17. RedPasion ha detto:

    bel postintenso e tanto veroperdita compassione dolore…credo che nei dolori più forti proviamo compassione verso noi stessi

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