Macedonia Baudelaire

La Folie Baudelaire di Roberto Calasso non è un libro su Baudelaire, è piuttosto un libro è sulla Parigi della seconda metà dell’ Ottocento.
Su quello sfondo si muovono i personaggi, Baudelaire certamente, ma accanto a lui e con pari evidenza anche molti altri, soprattutto pittori più ancora che letterati. Ingrés, Delacroix, Degas, Manet prendono vita spesso attraverso la puntuale ricostruzione di un “dicono di loro” dell’ epoca, attraverso le voci di altri letterati, critici, personaggi del tempo. Ivi compreso lo stesso Baudelaire, di cui si evidenziano le qualità eccelse, ancorché al tempo alquanto incomprese, di critico d’ arte.
È proprio da questo fitto intrecciarsi di commenti, critiche, esaltazioni (rare), malignità (frequenti) che emerge in modo chiarissimo l’ ambiente culturale parigino dell’ epoca.
 
La cosa che più colpisce di questa ricostruzione di prima mano di quell’ epoca, è una sensazione di “compiutezza”, di stabilità, di maturità. Non so come dire, emerge una società in cui “tutto è al suo posto”, le classi sociali ben stratificate, l’ ordine politico saldamente ricostruito, anzi “restaurato” dopo le tempeste napoleoniche. Il canone artistico dominante è quello, consolidato, del Romanticismo, lo scenario filosofico è dominato dalle grandi costruzioni dell Idealismo tedesco.
Insomma, sembrava proprio che nulla di importante potesse veramente accadere, se non un progressivo miglioramento generale delle condizioni di vita a seguito dei progressi scientifici.
 
Un mondo compiaciuto di se stesso, ed insomma, forse è questa la parola che cercavo, un mondo un po’ vecchio.

Dall’ altra parte della Manica, mi è venuto da pensare, la musica in quegli anni non era diversa, anzi, se possibile, la stessa sinfonia suonava ancora più forte. La seconda metà dell’ Ottocento corrisponde infatti al regno, lunghissimo, della regina Vittoria, con l’ affermarsi della Rivoluzione Industriale, la dominazione britannica che si estende sui mari del mondo.
Anche lì, una situazione in cui niente di male avrebbe potuto accadere, nessuno sconvolgimento, solo qualche progressivo, cauto aggiustamento.
 
In un mondo così la “folie Baudelaire” non poteva essere compresa.
Calasso riporta le beffarde parole con cui Sainte Beuve, che pure di Baudeaire aveva intravisto la novità e la forza dirompente, chiede pubblicamente se l’ autocandidatura del misconosciuto poeta all’ Académie (nientemeno …) non sia per caso una specie di burla.
Baudelaire era per Sainte Beuve, “la Kamchatka della letteratura”, un’ estrema propaggine, una lingua di terra remota, proprio alla fine del continente letterario, una terra insomma più curiosa che importante.
 
Ovvio che si cominciasse a parlare di “decadenza”.
In realtà, come spesso accade, quella non era la “fine”, ma l’ inizio di qualcosa. L’ inizio del “moderno”. Un moderno che si configura essenzialmente come distruzione.
 
Ora, la distruzione dell’ordine precedente è caratteristica costante e necessaria di qualunque rivoluzione, questo va da se. Però questa distruzione è normalmente propedeutica all’ instaurarsi di un nuovo ordine, di un nuovo paradigma culturale, di un nuovo assetto delle cose.
In questo caso, no.
 
Non saprei dire se davvero l’ “onda Baudelaire” sia all’ origine di tutto come sostiene Calasso, Baudelaire uno dei tre grandissimi dell’ Ottocento secondo Citati con Nietzsche e Leopardi, resta per me un enigma spiazzante.
Quel che è certo è che nessun canone estetico di portata paragonabile al Romanticismo sorgerà più;  al contrario, la distruzione si estenderà progressivamente dai contenuti alle forme (che in Baudelaire erano ancora rigorosamente classiche), fino alla decostruzione completa, cosa che accadrà non solo nel campo della poesia, ma anche della letteratura, della musica, delle arti figurative dall’ Impressionismo in poi.
Neppure emergerà alcun sistema filosofico paragonabile all’ Idealismo, nonostante gli sforzi universalistici di Heidegger (Nietzsche neppure ci proverà, a costruire un sistema).
E nessuna teoria scientifica del “tutto” ha da allora preso il posto della fisica newtowniana, relatività e fisica quantistica condannate a convivere scomodamente senza riuscire fino ad oggi ad integrarsi.

 
 
E così la “modernità” resta modernità, non essendo sorto alcun nuovo nome a contrassegnarla, e questo pone una questione curiosa, ma non per questo banale, io credo.
 
Come definire il tempo che stiamo vivendo ?
E’ chiaro che moderno non può essere se moderno è, come abbiamo visto, una categoria che risale addirittura all’ Ottocento, un termine già logoro quando Chaplin girò appunto “Tempi Moderni”.
 
Ma non possiamo neppure definirlo “contemporaneo”, un termine che è stato il marchio distintivo del Novecento. La crisi dell’ uomo contemporaneo, è questa la chiave di lettura dei movimenti artistici del secolo scorso, da Pirandello a Joyce, dal cubismo all’ astrattismo. I “musei d’ arte contemporanea sono anti appunto nel secolo scorso, il PAC di Milano nei primi anni ’50, il MOMA di New York addirittura nel ’29. Roba vecchia, insomma, anche la contemporaneità.
 
Abusato e pertanto “bruciato” anche il postmoderno, con quale neologismo allora indicheremo questo tempo che stiamo attraversando, o quale arcaismo andremo a ripescare ?
 
Un tempo da fine dei tempi, un tempo in cui tutto ciò che si poteva mischiare è stato mischiato, ed anche gran parte di ciò che non si poteva mischiare.  Un tempo caleidoscopico che mette assieme senza omogeneizzare, un tempo poliedrico fatto di tessere come un mosaico, un tempo la cui unicità consiste appunto nella diversità irriducibile delle tessere che lo compongono. Non è un crogiolo, non risolve le individualità ma le mantiene.

Un tempo multi-tutto, multiculturale e multietnico, fatto di reti che sui estendono orizzontalmente, reti neuronali virtuali che moltiplicano i contatti e riducono la profondità. Un tempo che al poco ma buono predilige il mediocre purchè tanto, è inutile lamentarsene perché così è.
 
Un tempo insomma che assomiglia più ad una macedonia che ad un frullato. Si distinguono tutti i sapori.

 

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49 commenti su “Macedonia Baudelaire

  1. LuMa63 ha detto:

    Dai Maudits all'uomo dimidiato di Joyce e Kafka, fino ad arrivare all'uomo contemporaneo, pasticcio maldigerito di materia, mediocrità  e conformismo.  Un bell'excursus, non c'è che dire!Calasso è un capace di costruire queste impalcature di tipo balzacchiano, e le offre al lettore… con la massima nonchalance 🙂

  2. SinuoSaStrega ha detto:

    C'è un momento di confine tra il vecchio e il nuovo in cui dovrebbe subentrare una grande spinta di cambiamento, e tutte le energie  convogliarsi verso la ricostruzione. Se questo non avviene si resta come in un quadro di Escher, in cui non si riconosce esattamente quale sia la salita e quale la discesa. Penso che questa sia condizione abbastanza comune dell'uomo di oggi. Se dal multi-tutto e dalla precarietà è possibile trarre vantaggi, sicuramente emerge anche il pericolo di una fluttuazione nel liquido, forse più che nella semi-solidità della macedonia. Come potrebbe definirsi questo tempo così articolato non saprei. Cosa manca per giungere a questa definizione, posso provare a dire la mia: un'educazione più rigorosa, più disciplina, un sistema scolastico che produca alte competenze. Dovremmo muoverci, meno motivati al cercare e più al costruire.

  3. feritinvisibili ha detto:

     Lo hai detto tu: questo tempo è il frutto della distruzione iniziata con la modernità. Siamo nel postcontemporaneo, l'azzeramento dei tempi.

  4. Lillopercaso ha detto:

    Ossimorico?Gradite nel frattempo una fettina di brodo?

  5. Lillopercaso ha detto:

    Scusa.. .. Finisco le mie fragole con la maionese e vado a nanna

  6. Lillopercaso ha detto:

    (No, ancora una cosa. Il post ha un lieto fine, Un tempo che assomiglia più ad una macedonia che ad un frullato, in cui si distinguono tutti i sapori: mi fa pensare al jazz..)Mi scuso per il pensiero poco organico..  non son trandy

  7. Lillopercaso ha detto:

    e non so neanche l'inglese

  8. feritinvisibili ha detto:

    Lillo a leggere i tuoi commenti la mattina appena svegli non si sa bene se si stia ancora sognando o se si è desti… che tu abbia raggiunto stabilmente lo stato mentale e di coscienza che auspicavano i dadaisti?

  9. capehorn ha detto:

    L'epoca liquida evocata dalla nostra Sinuosa, é certamente l'originale caratteristica in cui viviamo.Un liquido che si gradua dal liquame al liquido amniotico.Un "boullion de culture" nel quale convive, in maniera normalmente disordinata, quel "tutto", che forzatamente noi vogliamo convogliare, far confluire, nella naturale ricerca dell'idea fondante. Quella che ci permette o permetterà quel rinnovamento di cui troppo parliamo, ma che non riusciamo a realizzare. Troopo impegnati a raggruppare ogni cosa, ogni novità. Queste, per la compulsività della nostra vita contemporanea, si evolvono troppo in frettaù; a volte sono rindondanti e rendono ad essere accumulate e stratificate in maniera disomogenea e disorganizzata.Far passare quell'idea, quella sola diventa un esercizio che si rivela tutt'altro che semplice. Da una parte perché siamo figli di quest'evoluzionismo compulsivo, dall'altra per troppi stimoli, non riusciamo a razionalizare e sistemizzare tutto ciò che ci colpisce.Forse se vogliamo sopravvivere, in qualche modo saremo costretti a distruggere molto e fatalmente andranno persi anche quegli stimoli che avrebbero rivelato il verso buono della medaglia.Prezzo pesante, ma dobbiamo pagarlo se veramente vogliamo quel salto di qualità che attendiamo da qualche decennio.ps: per l'esposizione dei concetti, la nostra Lillo, secondo me é nel pieno della maturità futurista.Non cambiare e soprattutto non cambiare … spacciatore.

  10. Lillopercaso ha detto:

    La seconda che hai detto, Hannah, ed anche la prima.OUI, New Dada c'est moi !  Et voilà le début !Anzi, no, ribattezzo il movimento:   McDada's

  11. capehorn ha detto:

    Scusate gli errori/orroro ortografici.Sono futurista, in peggio, anch'io e confesso … ho cambiato spacciatore.

  12. Lillopercaso ha detto:

    Nuove e salutari frequentazioni, Capeh.

  13. feritinvisibili ha detto:

    L'epoca "frettau" Capeh potrebbe essere il nome per questi tempi post-moderni, post-contemporanei, per quest'epoca complusiva, di accumuli disomogenei e stratificati in modo disorganizzato? Suona pure un po' sardo, frettau, intendo.(eventualemente dove li posso trovare i vostri pushers? Mi assocerei volentieri pure al club Lillo, aspetto istruzioni)

  14. melogrande ha detto:

    Anche a me era venuto  l' impertinente sospetto che Lillo non abbia bevuto solo il brodo ieri sera…

    Avevo dimenticato il futurismo, che anche lui, ovviamente, suona alquanto retroVada per la liquidità frettau, allora, anzi la mettiamo in pseudotedesco Flüssigfrettau, così gli storici si scervelleranno per i prossimi due secoli !Interi corsi di laurea… 

  15. melogrande ha detto:

    Certo che da queste parti gira roba buona, eh ?

  16. feritinvisibili ha detto:

    .. in effetti Melo a guardar bene le cosine al #10 con la quale Lillo ha inaugurato il Mcdada quella del suo pusher sembrerebbe robina assai speciale sì..

  17. Lillopercaso ha detto:

    Macché pusher!  Basta fare un salto da McDada's per un WürstFrettau con una Flüssigmalz.(E poi è sata Hannah, , a lanciare il sasso e nasconder la mano col suo postcontemporaneo)

  18. Pannonica ha detto:

    la macedonia è nettamente più buona del frullato, una poltiglia incolore e insapore.  ogni pezzetto di frutta ha una sua dignità.il frullato è buono soltanto quando è monogusto.è una riflessione abbastanza profonda come manifesto del McDada?

  19. Lillopercaso ha detto:

    Ottimo, è un punto essenziale. Voi che dite?Ora bisogna spiegare al vasto mondo perchè i McDadaisti insistono a combinare broccoli, fragole, sedano e manghi…Poi ci vuole una chiusa musicale: io dicevo che la macedonia richiamava il jazz…. e qui ci voleva Nica.  Ma la macedonia  che servon da McDad… Qualche idea?

  20. Pannonica ha detto:

     jam è marmellata con pezzi di frutta… né frullato né macedonia!

  21. feritinvisibili ha detto:

    …però il ragazzo che suona la tromba all'inizio mi sembra un buo bocconcino, anche se nbon somiglia a nessuna frutta, forse la massimo una bella pesca ((: Males Devis con la sua tromba invece è un pasto completo, degnissimo per un Macdada's(sto dormendo in piedi, le sparo a caso, e non ho capito una sola parola dei dialogi nel filmato…)

  22. Pannonica ha detto:

    è una jam session tratta dal film "Dingo", in cui Miles è attore e, naturalmnte, papà della colonna sonora.Dingo è il soprannome dell'attore Colin Friels (il trombettista bianco). Il film parla della sua passione per il jazz che si concretizza nell'incontro con un trombettista professionista, interpretato da Miles.E' una storia che parla di redenzione e di passione.Il film, del 1991, non è stato tradotto in italiano ma colonna sonora si trova e, credetemi, merita più di un ascolto!

  23. feritinvisibili ha detto:

    Non poteva essere che di Devis quella musica! Terrò presente il tuo consiglio Nica.Chiedo perdono per l'italiano disarticolato nel mio ultimo commento (come se fosse la prima volta!) a rileggermi mi è venuto il mal di pancia… bisogna proprio che la smetta di scrivere quando dovrei andare a dormire

  24. melogrande ha detto:

    Non so se è disarticolato, hannah, potrebbe essere in italiano McDada a pezzettoni…Bisognerebbe sentire Lillo.

  25. Lillopercaso ha detto:

    No, per la purezza linguistica rilancio a Capeh.Magari, posso aggiungere una musica meno bella, tipo macedonia russa.Ho scelto ques'album piuttosto che altri soprattutto per il titolo… Spleen and Ideal, tanto per dimostrarti che non ce ne stiamo a gozzovigliare  sconsideratamente sul tuo post mentre tu ti assenti per lavoro..

  26. feritinvisibili ha detto:

    Lillo sei tu il grande Capo del Mcdada però.. o nomini ufficialmente ministri oppure bisogna che ci dici che lingua si parla qui a questo club!Proprio bella questa canzone per andare a dormire… chiudo qui se no finisce come ieri (((:(a proposito di gozzoviglie avrei una proposta…)

  27. Diaktoros ha detto:

    Mica male il McDada's ! Ma perché unificare questa strepitosa e strepitante diversità che in qualche modo convive e si frulla, quando ci riesce? Secondo me, siamo passati da un momento in cui ha prevalso la distruzione, portando la comunicazione al livello di espressione libera = assenza di comunicazione, a un momento in cui ci si rende conto che la comunicazione è ancora necessaria e possibile, ma non si sa bene in base a quale codice. Solo che mentre fino all'Ottocento si partiva da regole condivise che facevano illudere sulle possibilità di una comunicazione perfetta, oggi siamo consapevoli dei limiti del processo comunicativo. Su cosa si può puntare allora? Forse a un recupero del livello emozionale, che va oltre la semplice comunicazione, perché si serve di strade che conducono al di fuori della realtà così come viene percepita dai sensi? Viva gli emoticons, dunque!   ecc. ecc.

  28. Lillopercaso ha detto:

    Ciao Diaktoros, ti eleco quel che non ho capito:1.  '..'800 […] possibilità di una comunicazione perfetta.'  In che senso?2. ..i limiti del processo comunicativo.  Cosa intendi per processo comunicativo?  Cosa include?( Per sapere dove collocare i limiti)3. ..oltre la semplice comunicazione. come sopra: qual'è?4. ..si serve di strade [..] dai sensi.  Funghi a parte.. chimica a parte, compresa quella ormonale, che mica tutti: mi dai una dritta?Geniale la FRITTURA DI EMOTICONS, soprattutto IN SALSA HERTZ: la inseriamo nel menu?Così difendiamo la diversità che convive e si frulla quando ci riesce, e pure la tradizione nonnica:Se non uccide, rinforza. Hanna, a me quel pezzo dà gli incubi!

  29. capehorn ha detto:

    Ricapitolando.Non so cosa sia il Flüssigfrettau, ignorando completamente i tedesco, però sapere che per i prossimi due secoli qualcuno si scervellerà per scoprirlo, mi mette addosso un'allegrezza senza pari.Non ho sentito il sonoro del filmato di Pannonica e ciò mi perplime assai, ma concordo su quanto sostiene riguardo la macedonia vs frullato.Meglio la prima. Il secondo mi pare più una caratteristica fondante dei postri tempi. Una bella pappa omogenea in cui puoi mettere tutto, dagli spaghetti allo, scolgio all'anitra all'arancia con aggiunta di strudel finale. Due sorsi e hai bevuto tutto. Il sapore andrà rubricato nella sezione: indifferenza.Non serve, non aggiunge nulla, non toglie nulla.E' il timptump compulsivo della tecno-music.Vuoi mettere gli arpeggi di Django Rehnard, o le variazioni di un Thelonius Monk, i solfeggi di un Parker o di Davis e di tutti quelli che hanno fatto delle macedonie dal gusto sopraffino.E' vero c'è tanta troppa comunicazione, ma abbiamo perso il linguaggio, anzi il significato di ciò che diciamo. Almeno quello profondo.Molte volte ci affidiamo alle "faccine" quando vengono meno parole o emozioni che solo il dialogo "vis à vis" potrebbero rendere giustizia lle nostre parole.Che il NewMDadaismo sia una via o la via che ci permetterà di superare questo attuale impasse.Per ora metto su l'acqua a bollire.Se dobbiamo fondare un club, é bene che alla fondazione segua un'agape fraterna. O nò!

  30. melogrande ha detto:

    New Dada ?Ho capito bene ?Ma siete sicuri ?

    L' agape va bene, purché Lillo non metta mano al menu, altrimenti mi porto un panino al prosciutto da casa…

  31. capehorn ha detto:

    Lillo sta sostenendo il filone McDada's, ma ora che mi ci fai pensare eh sì, se proprio vuole il menù lo potrà scrivere. Solo quello però.Certi presupposti sono poco convinvcenti.

  32. melogrande ha detto:

    Per certi versi anche la tradizione ha i suoi pregi …

  33. Lillopercaso ha detto:

     Bene, me lo ricorderò. Dico a tutt'e due.

  34. melogrande ha detto:

    Su , su, Lillo, non fare la permalosa. Facciamo pace.
    Prendi un cioccolattino al sugo di pesce, dai…

  35. feritinvisibili ha detto:

    Siete pericolosi..sentite: facciamo che al cibo in questo club ci penso io? Urge meeting di inaugurazione, così Lillo può nominare i ministri(dispongo dell'occorrente per imbandire tavolate, aspetto istruzioni riguardo tempi, date e tutto il resto)

  36. Lillopercaso ha detto:

    Sabato sera sarò a Milano, non so se una cena sarà possibile, ma un'aperitivo… Melo. ci vuol ben altro per farti perdonare Maurizio

  37. Lillopercaso ha detto:

    (pardon) Arcieri… e pensare che una volta lo baciavo sullo schermo tv!!! (all'epoca  di '5 minuti')

  38. feritinvisibili ha detto:

    Maurizio, Arcieri… mah… Lillo chi ti capisce è davvero bravoPropongo identificazione posto comodo per tutti ove consumare aperitivo stile classico, finto Mcdada.Sabato sera: ottimo, per quello che mi riguarda(segue trattativa privata?)

  39. Lillopercaso ha detto:

    Scusa, Melo, aperitiveggiavo dei fatti miei con Hannah…pensavo di essere sul suo blog.Hannah, Maurizio dei NewDada (band), quello con quella boccuccia repellente…Sigh! Non mi capisco neanch'io!

  40. melogrande ha detto:

    Fate pure, siete ospiti gradite…Ma sì, Maurizio dei New Dada…Quello dei Krisma…(io spero solo che Calasso non passi mai da questa parti…)

  41. feritinvisibili ha detto:

    Ho capito, i vostri aperitivi fanno peggio della robina buona che girava all'inizio dei commenti di questo post, deve essere l'effetto MacedoniaMcdadaPostnuovomillennio, in pratica tutta colpa di Lillo

  42. capehorn ha detto:

    Sia ben chiaro che ciò che ho scritto non é a causa  della fetta di brodo o per  le fragole alla maionese.In fondo le ciliege alla senape hanno estimatori di quà e di là del … Naviglio.E' l'… ossimorico, che suscita in me alcune perplessità e m'assale una leggere ma persistente irrequietezza.  ps: tutto ciò mi fa sembrare questo blog un luogo di chat di evidente spessore culturale.    

  43. feritinvisibili ha detto:

    Condivido l'inquietudine per l'ossimorico Capeh, pure il Maurizio inquieta però, sembra un alieno fatto giusto per New Dada…povero Calasso.(Capeh Lillo e Guido: meeting rinviato per ora, )

  44. feritinvisibili ha detto:

    Che dici Melo, chiudiamo la settimana al 46esimo commento con dadaumpa?E' stato proprio divertente, con il dovuto rispetto per Calasso….

  45. melogrande ha detto:

    Sì, direi di sì, siamo arrivati alla frutta (per lillo in salsa al ragù e vongole)Dopo il dadaumpa c'è il diluvio …

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