Verso le nuvole, a piedi

 

al freddo

 

Parto piano da Staffal, lungo un sentiero pigro che serpeggia fra pascoli e boschi.
Il verde è abbagliante in questa giornata di sole, intorno la natura sembra per una volta davvero Madre Natura, madre e non matrigna, divinità benigna e sorridente.
Qui e là mandrie al pascolo, questa è regione di malghe, qui ancora si usa portare in estate il bestiame ad alta quota per riportarlo poi in pianura a settembre.
Un pezzo di storia sopravvissuto fino ai giorni nostri, un modo di vivere antico e lento, una tradizione affascinante. Almeno se non la devi vivere di persona.
 
Prova un po’ tu a stare qui tre mesi senza scendere mai a valle, sabati e domeniche comprese perché le bestie vanno accudite tutti i giorni e non si può staccare per il week end. Prova ad alzarti alle quattro tutte le mattine perché alle sei vengono dalla centrale a ritirare il latte e se non è pronto se ne vanno e quel latte dopo lo puoi buttare via. Prova una volta.
 
Così mi disse una volta uno che nella malga ci lavorava davvero e non era un cittadino col gusto dell’ escursione in quota come me. Aveva ragione, che dire ?
Bella finché si vuole, la montagna, e per me bella forse più di ogni altro ambiente, ma viverci non è la stessa cosa.
È dura e finanche cattiva, avara e prepotente, la montagna, non è un posto buono per gli uomini, altrimenti sarebbe più popolata, no ? Se quasi tutti i montanari si sono trasferiti in città un motivo deve pur esserci, niente da dire.
 
E neppure ho voglia di dire, oggi.
Perché il paesaggio sembra toccato dalla grazia, e c’è solo da camminarci dentro pieni di riconoscenza.
Questo faccio io, dapprima lentamente per non andare subito in affanno.
 


Ho la sensazione di essere osservato, mi guardo intorno, è un asino, che sta tranquillamente brucando quest’ erba scintillante.
Pare se la gusti, pare mi guardi persino con un pizzico di ironia, io lo so che sono un irrecuperabile cittadino senza fondo, uno che deve correre sempre, uno che se lo lasci fare si impone una tabella di marcia pure quando sarebbe il caso di lasciarsi vivere con un sorriso.
Lui invece sta brucando di gusto, con studiata lentezza, quasi scegliendo ad uno ad uno i fiori più gustosi. Quasi pare che me lo faccia apposta. Lavorare come un somaro, si diceva una volta, non è vero, amico ?

Come se percepisse i miei pensieri un po’ rancorosi, solleva nuovamente la testa e mi osserva con aria annoiata.
Vabbè, sorvoliamo.
 
Il paesaggio bucolico non può durare a lungo, sono partito da una quota di quasi 1800 metri, e so che 2000 metri è il limite che fa cambiare le cose, fino lì è montagna, poi diventa “alta montagna”, i boschi si diradano, anche quelli di conifere che sono i più resistenti, e lasciano il posto ad arbusti bassi.
A questa quota la montagna si accende di colori vivissimi e quasi violenti, il blu delle genziane, il rosa antico dell’ erica, il bianco dei crochi a seconda della stagione.
C’è un motivo, dicono, a questa quota gli insetti si fanno più rari e se un fiore vuole essere impollinato, bisogna che cerchi di farsi vedere. E dopotutto, quanti mezzi ha un fiore per rendersi visibile a grande, distanza se non urlare il suo colore ?
 

Riprendo il cammino, e come previsto il bosco si dirada, ma superato un piccolo passo lo spettacolo mi lascia sbalordito.
Sono entrato in una vera e propria valle dei rododendri, ce ne sono a migliaia, coprono tutta la vallata e sono in fiore, tonalità di rosso e di rosa coprono il terreno come un manto di velluto cangiante.
Utopia. Shangri-La. Eden.

Se la fonte dell’ eterna giovinezza esistesse sarebbe proprio in un posto del genere, avrei potuto facilmente convincermi che questo posto è pieno di dei. Invece c’è “solo” la fonte del Lys, da queste parti, ma qui è comunque spontaneo e naturale muoversi con rispetto, come se fosse un modo di ringraziare per il dono di tanta bellezza.

Mi muovo con rispetto sì, ma non abbastanza, a quanto pare.
Un sibilo lacerante. Una marmotta.
Non la vedo, naturalmente, ma lei ha visto me, e ci tiene a farlo sapere in giro. Maledizione.
Adesso non ne incontrerò più una lungo il cammino.
Continuo a salire, ed il paesaggio cambia ancora, il secondo mutamento avviene vicino ai tremila metri.
Lì neppure i fiori d’ alta montagna reggono, lì c’è roccia e basta, non è posto per umani, e la montagna lo fa capire chiaramente, il sole scalda ma l’ aria è dannatamente fredda.
Non è più posto per rododendri, adesso ci sono solo rocce, acqua, chiazze di neve.
 
La salita diventa dura, scoscesa, cattiva, sempre più spesso mi trovo ad aiutarmi con le mani.
Non che mi lamenti, beninteso. Era quello che cercavo.
Ci sarebbe da domandarsi cosa ci vengo a fare qui, ma è una domanda che si fa chi che resta a valle, perché una volta arrivati qui la domanda non c’è più, c’è la risposta, anzi, si è perfino dentro la risposta.
In fondo alla fatica c’ è questo, questo profondo pulsare dentro, come il rombo sommesso di una moto, questo uniforme calore che conforta, questo contrarsi dei muscoli e distendersi dei pensieri, questo alleggerirsi del cuore a mano a mano che fiato e gambe si appesantiscono.
 La qualità dell’ aria, la limpidezza dei colori, la definizione dei contorni, l’ alta montagna è una sorta di iperrealtà dove ti pare di avere ultravista, ultraudito, i superpoteri di un improbabile personaggio a fumetti, più intimidito che sbruffone, però.
Sì, perché ci vuol poco a capire che qui sei appena tollerato, un piccolo essere che la montagna potrebbe scrollarsi di dosso come niente, te lo dice l’ aria stessa, e poi guarda, qualche nuvolone nero è apparso ad occidente, qui attorno non c’è nessuno, il cellulare ha il segnale a zero, c’ era da aspettarselo.
 
Insomma, coi superpoteri ma in punta di piedi, così mi sento; del resto, se la sede degli dei era il monte Olimpo, il più alto della Grecia, e vedi caso proprio l’ altezza a cui mi trovo adesso, ci sarà stato un motivo, qui ci si sente davvero in un luogo sacro, accolti in un’ anima più grande.
L’ Alta Luce, così lo chiamano questo posto, vedi caso.
 
Questa è la mia trascendenza, rispettatela per favore.
Ricordo di aver detto una volta ad un gruppo di seminaristi alquanto rumorosi e caciaroni. Dopo avermi squadrato un po’ straniti, devono avere capito che dicevo sul serio, ed hanno abbassato la voce imbarazzati.
 
I superpoteri mi dicono che non sono più solo, e non ci metto molto a scoprire chi mi sta spiando.

Se non è un fauno poco ci manca, del resto è Pan che regna sulle cime dei monti e sulla natura selvaggia, no ?

 

Non tardo a scoprire il resto della tribù, ci arrivo guidato dal baccano, come di battaglia coi bastoni o con le spade di legno.
Stanno discutendo piuttosto animatamente, un’ assemblea di condominio, si direbbe.

Pan è un dio selvaggio e dal pessimo carattere, dicevamo, e che non sia del tutto contento della mia intrusione lo lascia capire. Le nubi nere si avvicinano più rapidamente di quanto mi aspettassi, le raffiche di vento si fanno più insistenti, si sentono i primi tuoni, ancora in lontananza, per il momento. Il cellulare ostenta disinteresse.

 
È noto che il dio Pan metteva in fuga i nemici spaventandoli, da lui prende nome il panico.
 


 
D’ accordo, d’ accordo, ho capito il messaggio…
Ritorno sui miei passi.

 
 

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19 commenti su “Verso le nuvole, a piedi

  1. Diaktoros ha detto:

    Ahimé; sono sempre stato un uomo di pianura. Oltre i 2000 metri comincio a sentirmi a disagio; anzi dovrei dire cominciavo, perché adesso le montagne le vedo solo a distanza o dall'aereo. Ognuno ha il suo destino e le sue paure e la Natura (o il dio Pan) è un'idea che mi terrorizza. In fondo non ho mai accettato la vita, la morte, il dolore, la lotta, insomma , le componenti essenziali e naturali dell'esistere.

  2. melogrande ha detto:

    Ognuno ha il suo destino, sì.Pensare che sono nato sul mare…

  3. utente anonimo ha detto:

    da lasciare senza fiatoma sei tu?RP

  4. melogrande ha detto:

    Non posso permettermi una controfigura…

  5. melogrande ha detto:

    Ah, quello alla fine, dici ?No, quello è Pan.

  6. LuMa63 ha detto:

    Traspare la trascendenza e mi zittisco come i seminaristi.Dico solo che ho letto con avidità e partecipazione quest'amore palpabile per la natura e mi ha commosso il raggiungimento della (tua) meta"…perché una volta arrivati qui la domanda non c’è più, c’è la risposta, anzi, si è perfino dentro la risposta"🙂

  7. feritinvisibili ha detto:

    .. non so cosa ho combinato, il testo del mio commento è collegato non so bene a cosa e perché… ((:

  8. melogrande ha detto:

    Lou, sembra strano anche a me, ma è la verità, sono le uniche occasioni in cui mi sembra di percepire un "di più" intorno a me.(ai seminaristi ne ho dette anche di peggio, quella volta, a dire il vero …)

  9. melogrande ha detto:

    Hannah, non mi stanco di certo, dei tuoi disegni, non ti trattenere !Grazie anche di questa puntata (Il link punta al melogrande stesso, come in una specie di  eterno ricorso…va bene così !)

  10. SinuoSaStrega ha detto:

    Andare lassù ed essere come dentro una risposta: è' una sensazione che si respira in tutto il post, insieme alle immagini davvero superbe. Mi riconosco molto nel bisogno di stancare il corpo per avvicinarci ad uno stato di quiete interiore. Ti ho seguito incantata lungo il percorso…

  11. melogrande ha detto:

    So che può sembrare retorico dirlo, ma sentire che una cosa così può essere condivisa, a dispetto  della virtualità, scalda il cuore…

  12. SinuoSaStrega ha detto:

    A dispetto della virtualità, mi sento di avere sorvolato quei paesaggi e sentito quel fiatone. Superpoteri della blogosfera….

  13. Lillopercaso ha detto:

    Dentro le nuvole, a piedi.Certo, qui si è solo intorno ai 1000, in cerca di lamponi (18 agosto!).E dell' alta montagna sento la mancanza.. o meglio: me l'hai fatta sentire tu, perché faccio in fretta a scordarmi di cosa vuol dire essere là. Ma appena sarò un po' più giovane… acchiapperò Diak il Metropolitano, gli piazzerò un casketto in testa e lo trascinerò in ferrata!

  14. Lillopercaso ha detto:

    ..ma prima studio un po' di allineamenti, foto, testi e così via..

  15. capehorn ha detto:

    La montagna come personale trascendenza. Da rispettare.GIUSTO.Seminaristi, ma truzzi in genere, sostengo, dovrebbero essere, non zittiti, ma incrodati come tanti Prometeo e non importa se mancano gli avvoltoi. Anche i gracchi sapranno fare il loro meglio.Detto ciò, mi sono permesso di seguirti a debita distanza, in un luogo differente però. Lasciati gli adoratori del sole padano ai loro riti (Alcuni penso che non sapessero nulla dei luoghi che ora venereno), ho preso un sentiero che mi ha portato fuori dai grandi circuiti dei gitanti. Se guardi alla sinistra orografica vedi un sentiero che si inerpica veloce e si perde in mezzo a prati e snoda le sue spire in mezzo ad uno scenario incomparabile. Troverai qualche mucca. Più facile le pecore, ma soprattutto ti accompagnerà la tua trascendenza. Finalmente in cresta, l'ultima, la giogaia di cime, se la giornata é limpida, ti condurrano fino al Gran Paradiso, se sposti lo sguardo a destra e ancora più a destra potrai scorgere il Rosa. Prima però curiosa tra quelle cime e scopri lo Chaberton oil Rocciamelone. Se nei giorni precedenti ha tirato forte il "francese" potrai vedere in basso nella pianura che si apre a ventaglio anche Torino e i suoi satelliti, le Langhe e il Monferrato fino a che l'orizzonte diventa un impasto dai colori smorti e lì, sul suo limite, l'occhio di Pan ti scruterà e pondererà il peso di quella trascendenza, che accompagna un po' tutti i montanari.Almeno quelli che hanno il buon gusto di cercarla e una volta trovata assecondarne gli umori.Grazie per l'escursione.

  16. cheyenne2007 ha detto:

    ciao da Donatella, grazie del tuo passaggio, anche se sulla mia pagina non appaiono le iconette dell'amicizia…lascio un commento a questo post di amore e stupore per la natura, che – pur essendo un essere marino amante di lunghe spiagge e di ancor piu' lunghi orizzonti – non posso che condividere. Lo lascio col fiatone per la scalata che ho altrettanto condiviso

  17. melogrande ha detto:

    Grazie a te, Donatella per aver condiviso la scalata.

    Quello che ho letto di passaggio sul tuo blog l' ho trovato interessante e profondo, ci ritornerò con calma ed avevo bisogno di non "perderlo" nel vasto mare aperto della blogosfera.

    Il mare (quello vero) non mi è estraneo, ci sono nato, diciamo che la montagna è stata un amore adulto…

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