Sognando Alice


Poche storie si sono dimostrate capaci di insediarsi così saldamente nell' immaginario collettivo occidentale quanto quella di Alice nel Paese delle Meraviglie, una favola per bambini nata per gioco durante una gita in barca e poi cresciuta quasi controvoglia fino alla pubblicazione, che avvenne nel 1865.
 
Dopo quasi 150 anni, i personaggi di quella fiaba sono ancora ben vivi nella cultura non solo anglosassone ma globalizzata. L' espressione "Mi sembri Alice nel Paese delle Meraviglie" e' un luogo comune riconoscibile in tutto il mondo occidentale.
Sara' merito di Lewis Carroll o piuttosto del film di Walt Disney ? Non può essere solo quello, io credo.
 
La prima versione cinematografica di Alice risale addirittura al 1903, del resto sarebbe stato ben difficile realizzarla prima, il cinema era nato appena da pochi anni.
I grandi romanzi dell’ Ottocento dovettero attendere assai di più.
La più recente versione cinematografica di Alice è del 2010, quasi sessant’ anni dopo il cartone della Disney, e non si tratta certamente di un’ opera di secondo piano.
 
La prima traduzione italiana del libro risale al 1872, solamente sette anni dopo la pubblicazione originale dell’ opera, ed anche questo è una specie di primato, ce ne vollero ventidue, di anni, perché venisse tradotto “Guerra e Pace”, e venticinque per leggere in italiano “Madame Bovary”.

Da allora, Alice non ha mai smesso di essere tradotta, rappresentando di per se, col suo linguaggio immaginifico, trasudante nonsense, allusioni, giochi di parole, una sfida a cui non hanno resistito scrittori di alto profilo.

Innumerevoli sono le edizioni di Alice in tutte le lingue del mondo, e tale il suo ruolo di “culto” da avere dato origine ad intere librerie che solo ed esclusivamente i libri di Alice vendono …
 
Non sorprende più di tanto neppure il fatto che Alice sia stata ben presente nella musica giovanile, in particolar modo quella che fa riferimento alla psichedelia degli Anni 60 (Jefferson Airplane), e qui forse una parte di merito va davvero riconosciuta al cartone animato Disney, lisergico ante litteram…

Ma anche in campo musicale l’ influenza di Alice non si è mai più spenta, riconoscibile ancora adesso nei Blink 182 o in Marilyn Manson, o persino nei videoclip di  Robbie Williams e Gwen Stefàni.
 
Neppure è inatteso il fatto che Alice sia libro di culto per matematici, logici e scienziati in genere visto che il reverendo Dogson era per l’ appunto uno di loro, matematico e logico quanto meno. Fatto sta che l’ edizione critica di riferimento del testo (“Annotated Alice”) non è affatto curata da un filologo o da un letterato ma, per l’ appunto da un matematico, Martin Gardner, appassionato cultore di enigmi e giochi matematici, come lo stesso Lewis Carroll.
 
Sicuramente è un po’ più sorprendente apprendere come la storia di Alice abbia esercitato una grande influenza su molti fumetti “manga” giapponesi, a riprova della sua ineguagliabile capacità di “penetrazione” trasversale alle culture, quanto meno nella cultura occidentale, e a dispetto della sua ostica traducibilità.
 
Si potrebbe continuare a lungo, naturalmente, citando fumetti e musical, serial televisivi e videogame, ma penso si sia sufficientemente rappresentato il fatto che Alice nel Paese delle Meraviglie ha saputo imporsi come una sorta di mito moderno, di archetipo contemporaneo, un’ icona in grado di attraversare confini fisici e barriere mentali, affascinando allo stesso modo americani, europei, asiatici, avvincendo scrittori, registi, pittori, artisti in generale così come scienziati, matematici e filosofi.
Una capacità di aggregare consensi se non unica, di sicuro molto rara, ancor più se si continua a tenere presente che si tratta, in fondo, di una storia per l’ infanzia.
 
Qual’ è dunque il segreto di Alice ?
Perché questa storia si è impressa in modo così profondo nell’ immaginario collettivo ?
Probabilmente non esiste un unico motivo valido per tutti, al contrario, ciascuno degli eterogenei cultori è attratto dal libro per motivi diversi, eppure ciascuno di loro nel libro ha evidentemente trovato ciò che cercava e desiderava. Questa molteplicità di letture è resa possibile dalla fondamentale ambiguità del testo, un’ ambiguità non intesa in senso negativo ma come riconoscimento di una molteplicità di livelli e significati che nel libro coesistono senza disturbarsi a vicenda.
 
Alice può essere letta in modo “fondamentalista” semplicemente per quello che è, vale a dire una favola per bambini, ed è perfettamente godibile già su questo piano, grazie alla fantasia ed all’ abilità dell’ autore nell’ escogitare e sviluppare senza un attimo di tregua personaggi  e circostanze.
 
Ma ci si può anche perdere nei suoi giochi di parole e nelle filastrocche, per lo più parodie di autentiche filastrocche per bambini dell’ epoca vittoriana. Queste filastrocche “devianti” hanno sviluppato vita propria, al di fuori del libro, le si può leggere insomma come esercizi di stile, di scrittura creativa e fantasiosa, sperimentale, quasi anticipatrice di certe esperienze novecentesche a partire da Joyce.
 
Alice può ancora essere letta come indagine nei meccanismi della logica, con i suoi dialoghi dal sapore assurdo che “forzano” quasi il lettore a fermarsi per riflettere sull’ origine di tale percepita assurdità.
 
Un’ altra possibile lettura però è quella onirica, validata dal fatto che la storia si rivela, alla fine,  effettivamente come il racconto di un sogno di Alice. 
Certo, Freud era di là da venire quando Carroll scrisse la sua storia, ma si sa che certe idee circolano nella società assai prima che qualcuno le esprima in una forma sistematica. La storia di Alice è costellata di rappresentazioni simboliche e psichiche, ancorchè più di sapore junghiano, a dire il vero.
 
Il racconto si apre con la descrizione dell’ interminabile caduta di Alice nella tana del coniglio, e la sensazione di cadere è assai comune degli incubi, espressione di ansia, della paura di perdere il controllo di se, che "manchi il terreno sotto i piedi".
Ma nel caso di Alice la caduta avviene con modalità molto particolari, all’ interno di una tana, di un pozzo, è una caduta che assume i caratteri di una “discesa agli inferi“, o di una regressione (del personaggio o del suo Autore ?) verso una condizione primordiale, verso un mondo pre-logico, un mondo irrazionale. Un mondo infantile, si dovrebbe dire, infanzia personale ma anche infanzia dell’ umanità.
E cos’è questo mondo se non il mondo del mito e della follia, il mondo in cui le regole del pensiero non valgono più ?
 
“Qui siamo tutti matti” dirà ad un certo punto della storia il Gatto del Cheshire ad Alice, “ed anche tu sei matta”. “Come fai a dirlo se nemmeno mi conosci” proverà ad obiettare Alice, forte della sua logica da “mondo superiore”, solare. “Se non fossi matta non saresti qui”, concluderà il Gatto, mettendo fine alla discussione, ma soprattutto  riaffermando la regola principale di questo mondo infero, che è quella di essere, appunto, illogico, al di qua del pensiero.
Una regola che non può essere discussa, deve essere accettata, almeno finché il sogno dura.
 
La natura onirica e prelogica del Paese delle Meraviglie appare del resto già chiara fin dall’ apertura del racconto. Alice vede passare il Bianconiglio trafelato, che borbotta per il ritardo ed accetta questa apparizione senza meraviglia: “Ripensandoci in seguito, le venne in mente che avrebbe dovuto meravigliarsi, ma lì per lì la cosa le sembrò assolutamente naturale”.
E quando mai accade di accogliere con naturalezza le circostanze più assurde se non, appunto, nei sogni ?

Molte sono del resto le circostanze in cui Lewis Carrol fa ricorso a meccanismi narrativi tipici del sogno. Lo fa ad esempio quando Alice, fuggita dalla casa del Bianconiglio, si trova a giocare con un cucciolo, la cui festosa esuberanza diventa angosciante a causa delle smisurate dimensioni del cucciolo rispetto a quelle di Alice, rimpicciolita.

O ancora quando Alice, dopo aver mangiato il fungo, si allunga a cannocchiale, a tal punto da vedere come verdura in lontananza le cime degli alberi del bosco sottostante. Qui il punto di vista di Alice è descritto come quello di chi si trovi in volo, e proprio come se volasse Alice ritorna verso terra flettendo il lunghissimo collo, col risultato di essere scambiata per serpente (ulteriore, classico simbolo onirico) ed aggredita da un risentito Piccione.
 
Ma l’ impatto di Alice sull’ immaginario collettivo occidentale opera anche (e forse principalmente) a mezzo dei suoi bizzarri personaggi, tutti fortemente simbolici e caratterizzati, come in una sorta di Commedia del mondo dei sogni.
 
In questo viaggio, è proprio il Gatto del Cheshire a svolgere il ruolo di Virgilio. Il Gatto, nonostante il suo approccio non del tutto amichevole, a tratti esplicitamente scostante, è comunque nel racconto colui che spiega, o che cerca di spiegare ad Alice le regole che reggono quello strano mondo, ed è colui che cerca di convincere Alice ad abbandonare il suo bagaglio di pensiero razionale per perdersi in questo universo mitico e folle.
 
Riprendiamo il dialogo di Alice col Gatto:
 
– Mi diresti per favore che strada dovrei prendere ?
– Dipende molto dal luogo dove vuoi andare, – rispose il Gatto.
– Non m’ interessa tanto dove… – disse Alice.
– Allora non ha importanza che strada prendi, – soggiunse il Gatto.
 -…mi basta arrivare da qualche parte, – riprese Alice come per spiegarsi meglio.
– Oh questo lo farai senz’ altro ! – disse il Gatto, – non hai che da camminare un po’.
 

E’ chiaro che Alice, perdutasi nel bosco, chiede informazioni come se si trovasse in città e cercasse un indirizzo preciso, e tutte le sue domande sono razionali in questa luce.
 
Per il Gatto invece, il bosco è un luogo da esplorare, non da attraversare, così come si addice appunto ai luoghi del sogno e dell’ irrazionale.
 
 

 
 
 
 
 
Annunci

18 commenti su “Sognando Alice

  1. Morfea77 ha detto:

    io adoro alice.l'ultimo remake…a me piace.a differenza di altri pareri discordanti

  2. infranotturna ha detto:

    interessantemi fa pensare che forsepotrei essere "la gatta con gli stivali"…

  3. melogrande ha detto:

    Morfea, non so dirti perchè non l' ho visto.Quello di Disney è affascinante assai, anche se "altro" rispetto all' Alice originale.Ma va bene così, è caratteristica dei miti veri, la capacità di originare una continua metamorfosi…Infranotturna, il gatto è l' animale sovrano del mondo dei sogni, si sa…

  4. SinuoSaStrega ha detto:

    Visto che sei bravissimo a decodificare il simbolismo di Alice, sapresti anche dirmi cosa potesse significare la paura che avevo da piccola alla vista di Pinco e Panco? Sono disposta a pagare per risolvere la questione.Adesso faccio la seria. La favola di Alice mi fa venire in mente il growing down di Hillman. Ancora lui? Ebbene sì. Secondo Hillman si cresce andando verso il basso; la metafora del pozzo è perfetta per simboleggiare le discese verso le radici del nostro essere umano da cui riaffioriamo più consapevoli.Sottomondo, così viene chiamato il Paese delle Meraviglie nell’ultima versione cinematografica di Tim Burton. Perchè ci si entra e siamo così invincibilmente attratti da un mondo tutt’altro che rassicurante? C’è da impazzire. Già, ad Alice accadono cose molto strane… Se non fosse che in quella profondità vi ritrova valori autentici ci sarebbe da fermare quella ragazzina e consigliarle di vivere beatamente in superficie, guardare sopra, dietro, avanti, qualche volta le punte delle scarpe, ma mai, mai andare sotto. Perché è chiaro che il sottomondo sia un luogo interiore e troppo carico di sorprese…(il Sottomondo)

  5. melogrande ha detto:

    Come sarebbe che significa ?Pinco e Panco hanno l' espressione di due psicopatici criminali, capaci di passare in un attimo dalla affettazione alla crudeltà !Sai chi mi ricordano ?E la storia delle ostrichette curiose ?Agghiacciante !

  6. SinuoSaStrega ha detto:

    Oh mamma! Chi sono? Sono due o è lo stesso in versione foto segnaletica e gita fuori porta?Le ostrichette curiose… porette… che brutta fine… Ma tu vuoi farmi piangere?

  7. melogrande ha detto:

    E' Javier Bardem che interpreta il peggior psicopatico assassino della storia del cinema nel film "Non è un paese per vecchi"…

  8. melogrande ha detto:

    Ma dici che il "growing down di Hillman ha a che fare col fatto che, invece, Peter Pan vola ?

  9. SinuoSaStrega ha detto:

    Che intuito, melo… Ma non credere, anche quel pazzerello ha i suoi lati oscuri…

  10. SinuoSaStrega ha detto:

    Detto da uno che si trova su quel precipizio fa un po' paura. Chiamo Peter?

  11. melogrande ha detto:

    Tranquilla, non mi butto. Da lì si vedono meglio le valli…

  12. Morfea77 ha detto:

    javier…quanto lo amo quell'uomo lì:D

  13. feritinvisibili ha detto:

    …mi hai fatto pensare a quando andava tanto di moda l'LSD, e a quelli che come Bosh, Dante e Carroll non ne avevano bisogno….

  14. feritinvisibili ha detto:

    … mi correggo: almeno nel caso di Bosh c'è il sospetto che forse forse facesse uso di un'equivalente dell'LSD dei suoi tempi ((:

  15. melogrande ha detto:

    Questa di Bosch non la sapevo, ancorché a guardare i quadri si capisce che tutto normale non doveva essere….E che roba assumeva lo sai  ?

  16. feritinvisibili ha detto:

    Mah, alcuni storici e critici d'arte dicono che facesse uso di erbe o funghi che dalle sue parti arrivavano con le navi dalle terre d'oriente, ma non credo ci siano conferme concrete.Mi sembra che siamo in parecchi a pensare che Bosh del tutto "normale" non era di certo..

  17. capehorn ha detto:

    Forse più di altri Alice riesce a farci accettare il sogno, anzi  sogni che facciamo. E' quasi una guida attraverso pochi ma azzeccati simboli a quelle che sono le fantasie, insite o meno, che esistono in noi.A prima vista parrebbe un guazzabuglio, allegro, di personaggi che una semplice trama unisce tra di loro. Eppure ciascuno per loro verso é, rappresenta ciò che vorremmo essere, ciò che vediamo, con cui ci rapportiamo.Alice siamo noi, nelle nostre innumerevoli facce, maschere che indossiamo secondo circostanza. A volte coscentemente a volte meno. Giusto per sopravvivere e non senza fatica.

che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...