Orfeo, Jim Morrison e la sposa cadavere

È curioso che la parte più nota del mito di Orfeo, la dolcissima storia del suo amore per la sposa Euridice, non ci sia pervenuta direttamente dall’ antica Grecia, ma solo attraverso  Roma: sono infatti Ovidio e Virgilio a raccontarcela.

Ma il mito di Orfeo è assai più ampio e profondo di una semplice, ancorché bellissima, storia d’ amore, e per diversi aspetti, Orfeo richiama Dioniso.

Neppure Greco in senso stretto, Orfeo proveniva dalla Tracia, ed i Traci per i Greci se non erano proprio barbari, insomma, poco ci mancava, basti pensare che usavano i tatuaggi, cosa che per un Greco autentico assomigliava alla profanazione.

Ma andiamo con ordine, seppure andare con ordine si può, nel mondo caotico del mito.

Cominciamo col dire che l’ origine Tracia mette subito Orfeo in una luce un po’ sinistra, inquietante. La Tracia, dalle parti dell’ odierna Bulgaria, era la porta di passaggio verso le gelide terre del Nord, verso le steppe, verso popoli che adoravano déi diversi ed avevano credenze diverse ed anche un po’ misteriose, per non dire di peggio.
Ma oltre a questa origine poco raccomandabile, si mormorava anche che Orfeo avesse frequentato gli Idei Dattili, e questo di sicuro non alleggeriva la sua posizione.

Non che gli Idei Dattili fossero malvagi, tutt’ altro.
Erano detti così perché abitavano a Creta, sul monte Ida, il monte più alto dell’ isola, ma il fatto è che erano maghi, praticavano riti misteriosi, bisogna immaginarseli come alchimisti ante litteram, chissà cosa combinavano nelle loro caverne fumose.
Di certo su di loro circolavano tante storie, non tutte cattive, va detto, si diceva ad esempio che avessero scoperto il fuoco ed i metalli, imparato per primi a lavorare il bronzo ed il ferro, certo è che la civiltà minoica fiorì a Creta proprio in piena età del bronzo.
Tutto sommato, insomma, erano persino dei benefattori dell’ umanità, da cui però era prudente tenersi alla larga, gente che non si sapeva bene cosa combinasse.
Come che sia, pare che Orfeo avesse imparato parecchio da questi “alchimisti”, il che per l’ appunto non lo rendeva più simpatico e raccomandabile.

Una cosa però lo riscattava.
Mago, sciamano, poeta maledetto, tutto quello che volete, ma quando apriva bocca per cantare era in grado di lasciare tutti senza fiato, a bocca aperta.
Io Orfeo me lo figuro un po’ come Jim Morrison – Re Lucertola, insomma.
La sua voce era in grado di commuovere i sassi, e non era solo un modo di dire. Di sicuro, gli animali accorrevano e si affollavano intorno a lui, come davanti ad una inquietante parodia di san Francesco.

Ma come c’ era arrivato, dalla Tracia fino a Creta ?
L’ unico modo per arrivarci è via mare, e pertanto Orfeo, seppure non un santo, doveva almeno essere, oltre che poeta, anche navigatore.
In effetti lo troviamo persino sulla famosissima nave Argo, quella sulla quale Giasone, alla ricerca del Vello d’ Oro, fece vela fino alla Colchide nientemeno, in fondo in fondo al Mar Nero, ai piedi del Caucaso.
Chissà come c’ era finito, Orfeo sulla nave Argo.
Di certo però trovò il modo di rendersi utile durante la traversata, la nave infatti si trovò a passare pericolosamente vicino all’ isola delle Sirene, ma ad Orfeo bastò prendere in mano la cetra e mettersi a cantare, e questa volta furono le Sirene a rimanere incantate ed indifese davanti a tanta meraviglia. Ubi maior.
Non solo le sirene rimasero incantate, si sa che l’ avventura in crociera non l’ hanno inventata i Vanzina e, come che sia, pare che Orfeo avesse fatto colpo ed intrattenuto durante il viaggio un’ affettuosa amicizia con un compagno di traversata, tale Koleos. Ne sentiremo ancora parlare.

Non è dato di sapere quando, come, in quali circostanze, Orfeo si trasferì in Grecia, introducendo le conoscenze acquisite, comprese le pratiche esoteriche.
I famosi misteri Eleusini, che sono stati capaci di rimanere ostinatamente tali, cioè misteri, attraverso i secoli, mai nessuno che abbia spifferato qualcosa per farsi bello con gli amici al bar, ebbene anche quelli sono di origine orfica.

Non in Grecia, ma quasi certamente ancora in Tracia, Orfeo incontrò il grande amore della sua vita, la famosa Euridice, che era una ninfa dei boschi, ma non immortale, per sua sfortuna, come tra poco vedremo.

Come abbiamo detto all’ inizio, il mito ci è stato tramandato di seconda o terza mano, come chi scrivesse oggi di vicende avvenute ai tempi dell’ Ariosto.
Avvenute, poi ? Va bene, si fa per dire, i miti sono storie che non furono mai ma saranno sempre, ha detto qualcuno.
Insomma, ci siamo capiti, a Virgilio ed Ovidio interessava raccontare una bella storia d’ amore che fa sempre audience, trascurando il prima e dopo, il come e quando, trascurando persino le circostanze della morte di Euridice che invece noi, ghiotti di dettagli “noir” subito riferiremo.

In fatto di sesso  i Greci erano piuttosto disinvolti, abbiamo avuto modo di notarlo in più di un’ occasione, sarà un fatto di clima.
Ecco dunque la bella Euridice, legittima e fedele sposa di Orfeo, vigorosamente concupita da tale Aristeo, un personaggio piuttosto interessante, ma qui non possiamo divagare.
Aristeo non perde tempo con serenate e poesie in rima, non è il tipo. Bava alla bocca, salta letteralmente addosso ad Euridice, con tutte le intenzioni di compiere su di lei innominabili abusi senza chiedere il permesso.
Ma Aristeo, pur essendo figlio di Apollo, non è certo brillante e vispo come Zeus in certe faccende, Euridice mostra di non essere affatto consenziente, si divincola, si dà alla fuga, ed Aristeo dietro.
La ragazza è giovane e scattante, pare guadagnare terreno, Aristeo ha già il fiatone, ha una certa età, lui, poi all’ improvviso qualcosa va storto.

Forse la ragazza si distrae girandosi indietro a controllare l’ inseguitore, forse era oggettivamente impossibile accorgersi della minaccia nascosta sul terreno, fatto sta che il piede nudo di Euridice in fuga finisce fatalmente col calpestare una vipera, o qualche serpe ancora più letale.
Euridice è svelta, ma il serpente ancora di più, un guizzo ed i denti affondano nel candido polpaccio, le ghiandole vuotano il veleno nelle carni, la ragazza compie per inerzia ancora qualche passo, poi stramazza, il cuore rimane in fibrillazione per qualche attimo, poi si ferma.
Arresto cardiaco.

Che ne sia a questo punto dell’ inseguitore non è dato di sapere, se si sia allontanato in preda al rimorso, questo il mito non ce lo tramanda, ma mi piace immaginarmelo, un minimo, tardivo segno di rispetto per quella giovane bellezza ridotta a boccone per i vermi, avvelenato per di più.

Stacco di camera, la scena si sposta su Orfeo, inconsolabile e disperato, amor a nullo amante amar perdona, ma uno come lui non è per nulla disposto ad arrendersi all’ ineluttabile.
Combatterà.

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L’ Oltretomba è un mondo a parte, ma non è completamente separato. Esistono porte, punti di passaggio, basta saperli cercare, del resto Orfeo qualche conoscenza di magia ed occultismo ce l’ aveva, no ?

Come in un film di Dario Argento, Orfeo attraversa la porta dell’ Ade, lui ha un’ arma segreta, il suo canto ha commosso ogni creatura, esseri animati e persino inanimati, vuoi che non funzioni nel Tartaro solo perché lì sono tutti morti ?
A maggior ragione, piuttosto, funzionerà, dato che lì le anime dovrebbero essere predisposte alla malinconia e alla commozione per ragioni, diciamo così, ambientali.

Ed infatti funziona, le anime si affollano attorno alla rockstar, ascoltano la sua musica, piangono la sua sventura, Caronte lo traghetta senza fiatare, che dalla voce non traspaia un’ incrinatura di commozione, Cerbero ha gli occhi offuscati dalle lacrime. Persino il re dell’ Ade, che aveva anche lui conosciuto la sua parte di pene d’ amore, persino lui non resta insensibile.

“Ridammela, ti prego. In prestito, te la chiedo soltanto in prestito, ritornerà qui, lo sai bene, quando il suo tempo sarà compiuto. Ma adesso è troppo presto…”.

Si deve essere vergognato non poco della sua decisione, Ade, uno ci mette tanto a farsi una reputazione di spietato re dell’ Oltretomba e poi si trova coi lucciconi a sentire una ballata romantica.
Che figura.

“Prendila e sparisci, fuori da qui prima che mi penta e ti spacchi quella cetra sulla testa. E voi, anime decerebrate, che avete da guardare ? Via, circolare, capito ? Prendila e sparisci ti ho detto, fila via di qui prima che ci ripensi, e senza voltarti indietro o te ne farò pentire, guarda che non scherzo.”

Orfeo di certo non se lo fa ripetere, prende per mano la sua sposa cadavere e via verso il mondo dei vivi.

Che cosa sia andato storto, neanche questo ci dicono, Virgilio ed Ovidio, a loro solo l’ amore interessa. Che sia inciampata su un sasso, che abbia preso una storta, Euridice, forse una fitta dove la cicatrice del morso di serpente si è fatta risentire. Chi lo sa.
Forse ha lanciato un urlo, forse solo un gemito, ma è quanto basta a sopraffare Orfeo.
Hai voglia a dire, è più forte di lui, si gira, la vede e la perde.

Euridice si sente trasportare all’ indietro da una forza misteriosa, si dibatte inutilmente, si allontana sempre di più, Orfeo invece è spinto in avanti dalla stessa forza, che lo soffoca, gli toglie il respiro, gli impedisce di cantare. La cetra gli viene strappate dalle mani, perde i sensi, forse, si ritrova fuori, all’ aperto.
Solo.

La porta dell’ Ade si è richiusa alle sue spalle, e stavolta sa bene che non riuscirà più ad entrare, certo non puoi ingannare qualcuno che ti sorveglia e che si aspetta da te che provi ad ingannarlo.
Ciò che deve accadere accade.

“Nessuna donna mai prenderà il tuo posto” giura Orfeo alla sua sposa oramai definitivamente cadavere, “mai più, per sempre”.

Ora, non voglio certo insinuare il sospetto che Orfeo abbia giocato con le parole, io mi limito a raccontare la storia e basta, certo è che “nessuna donna” non è lo stesso che dire “nessuno”, del resto lo sappiamo che i Greci in certe faccende erano di vedute piuttosto larghe, pare che la cosiddetta “identità sessuale” sia un’ invenzione molto più tarda.

Insomma.
Ve lo ricordate Koleos, il bel marinaio che stava sulla nave di Teseo ?
Ecco.

Ora, riuscite ad immaginarvi questo sosia di Jim Morrison dedito ad amori omosex ?
Vi figurate la delusione delle fans ?
Davanti a quello spreco di maschitudine?
E poi in Tracia, un posto selvatico dove certi costumi non erano proprio diffusi come in Grecia.
Uno scandalo proprio, insomma.
Sempre, tra i fans, ci sono i moderati ed i cosiddetti “ultras”, come nel calcio.
E se Orfeo era questa specie di rockstar che abbiamo descritto, la cosa che più si avvicinava ad un branco di “groupies” erano le Menadi.

Seguaci di Dioniso, nelle occasioni delle feste s’ inebriavano di vino e (presumo) non solo di quello, s’ esaltavano, perdevano il controllo e tutti i freni inibitori. Ai tempi moderni si sa che è diffusa e consolidata prassi per le rockstar, quella d’ intrattenersi dopo il concerto con una rappresentanza qualificata delle suddette disinibite “groupies”.
Chi più chi meno, certo, i Gun’s & Roses magari un po’ più di Bob Dylan, ma è giusto per dare un’ idea.

Orfeo invece – niente.
Zero assoluto.
Mai più con una donna.

Si sa che quando i sentimenti si surriscaldano, passare dall’ amore all’ odio è meno di un attimo. Le fans rifiutate s’ incazzano di brutto, alcool e droga fanno il resto.
Chi ti credi di essere, si può sapere ? Forse non siamo abbastanza belle per te ?
Lo circondano, minacciose.

Vista la mala parata, un gruppo di contadini che stava lì ad osservare la scena decide all’ unisono di dileguarsi all’ istante. Restano, abbandonati, gli attrezzi. Falci, zappe, forconi.
Le Menadi li raccolgono, il cerchio attorno ad Orfeo si stringe.
Allora ? Non parli più ? Ti facciamo ancora così schifo ?
La prima vibra un colpo, poi è il macello.

In certi casi uccidere non basta, già lo sappiamo, occorre fare a pezzi, è questa l’ usanza delle Menadi, i pezzi vengono gettati in mare, e dietro ad essi la cetra fracassata. Sangue dappertutto.

Ma un mito non può finire così.

Message in a Bottle.
La testa di Orfeo traversa il mare, finisce arenata sulla spiaggia di Lesbo. Ironia della sorte ?
Ma no, Lesbo è anche l’ isola dei poeti.
Non ha più il corpo, non ha le mani, non ha la cetra, ma ancora canta, quella testa tagliata, canta, e fa profezie.
Cose da pazzi, lo so, ma del resto, questo è un mito, no ?

A Lesbo certe cose le capiscono al volo.
Raccolgono la testa, la trattano con rispetto, la conservano in una grotta.
L’ oracolo di Lesbo è nato.

Certo, in un mondo con tanti dei è ben difficile riuscire a muoversi senza pestare i piedi a qualcuno.
Chi è il dio degli oracoli ? Apollo.
Eccolo.

Come si permette una stupida testa tagliata di fare oracoli senza la regolare autorizzazione ?

Non succederà più, promette Orfeo, o ciò che ne resta. Da allora si limiterà a ricantare i suoi evergreen, come una vecchia rockstar passata di moda.
E le Menadi Tracie ?

Verranno punite, gli uomini le marchieranno a fuoco per vendicare il delitto, ed ecco perché in Tracia ancora adesso le donne usano tatuarsi…

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26 commenti su “Orfeo, Jim Morrison e la sposa cadavere

  1. utente anonimo ha detto:

    Ciao, forse dovrei pazientare e leggere la fine della storia; ma, discesa (non anticipo dove) a parte, cosa lo accomuna a Dionisio?  E Koleos, ok, ma quello accomuna i più degli dei; E gli Eleusini son in mezzo pure loro..Va bene, aspetto il seguito.Tanto già so che piangerò, in una strana notte di pietraLillo

  2. melogrande ha detto:

    Eccoti il resto, temevo fosse troppo lungo da leggere tutto di seguito.

  3. LuMa63 ha detto:

    Esauriente excursus del mito di Orfeo, pensa che maldestra che sono se  l'ho liquidato nel mio blog in poco più di mezza pagina!I miti affascinano.

  4. melogrande ha detto:

    Ho visto il tuo post, Luma.Hai dato un' interpretazione originale e tutt' altro che maldestra. Un' interpretazione "dalla parte di lei",  di Euridice, che nel mito ufficiale praticamente non ha mai voce.I miti affascinano sì, ed in particolare quello di Orfeo sembra non esaurirsi mai.Non tento nemmeno di ricostruire la cronologia delle opere che ad esso si sono ispirate, ma ne approfitto per riportare qui una poesia, incredibile, di Seamus Heaney.METROPOLITANALì eravamo, sotto la volta del tunnel, a correre,tu davanti, nel tuo cappotto da viaggio, ed io, io dietro come un agile dio per raggiungerti prima che ti mutassi in giunco o in qualche nuovo fiore, bianco maculatodi carminio. Il cappotto svolazzòsi staccarono i bottoni e caddero, ad uno ad unoin una traccia fra la metropolitana e l’ Albert Hall. Luna di miele, sotto la luna, tardi per il concerto,muore l'eco dei nostri passi ed ora pietre di luna torno a cercare, come Hänselripercorro il cammino a ritroso, raccolgo i bottoni per finire in una ventosa e fioca stazione. Partiti i treni, le rotaie umidenude e tese come me, attentoa seguire i tuoi passi dietro, e dannato se mi volto indietro.

  5. SinuoSaStrega ha detto:

    Dissacrazione di un mito . Anzi, rilettura molto accattivante e divertente che potrebbe andare a costituire materiale per una rivista di gossip-mitologico. Un'idea.Orfeo, come Jim Morrison, è una figura della concupiscenza e dell’estremo, entrambi varcano le porte (doors) della percezione verso il qualcosa d’altro. E quanto più si attraversano quelle porte per scendere nel profondo tanto più scorgiamo la morte; Ades è regno dell’immaginario mitologico, dei sogni, degli incubi e quindi anche dell’arte. L’anima vaga nel regno dei morti, anche Poe ce lo ha insegnato, basti pensare a Ligeia. Euridice è creatura dell’Ombra e del sottomondo inconscio. Orfeo non va nell’Ade per combattere un mostro, va per un eccesso di tracotanza: vuole riprendere dalla morte Euridice, per penetrare un mondo inconoscibile  e applicarvi un potere umano;  per questo peccato di hybris subirà l’inevitabile destino di fare un viaggio nell’anima e nel dolore senza uno specchio femminile reale, dovrà inglobarlo e odiare tutte le donne reali. Sarà un dannato (come lo è stato Morrison, del resto, in questo sono molto simili), un depresso, un misogino e forse un omosessuale a causa di una ferita narcisistica. Ma doveva andare in quel modo? Dal mio punto di vista sì. Euridice doveva restare là sotto e Orfeo doveva voltarsi.Riguardo a questo mito mi sono sempre chiesta come mai Ella non si lamentò quando morì la seconda volta. (Certo non si può non  riconoscere una certa misoginia fondante in questo mito) .Una risposta possibile sta nell’accettazione supina del suo compito:  nutrire l’ispirazione di Orfeo; Euridice come ispirazione, non come donna; distanza e lutto come elementi di fecondità artistica. Un po’ come accade nella Sconosciuta di Zweig con l’uomo che mai ha ri-conosciuto da viva la donna che lo ha amato, quando lei gli dice: “conoscerai il mio segreto solo quando io sarò morta e tu non dovrai più darmi risposte".Sarà questa la ragione per cui un desiderio erotico deve scendere nel regno dei morti per trovare la sua espressione?Se dovessi pensare al corrispettivo femminile per Euridice pensierei a Lisa Gerrard. Che ne pensi?

  6. capehorn ha detto:

    Ragionare dell'amore e della morte, dopo il precedente commento, un po' sgomanta. Le mie riescono ad essere pinzillacchiere.Come l'ha descritta il nostro ospite é una stagione di passione travolgente e totale. Non é solo storia di sentimenti, ma pure di economia e di politica.I Traci, per quell'aurea di mistero, per le conoscenze del fuoco e del metallo, per le prove alchemiche hanno avuto di certo una fama sinistra e il motivo dei loro tatuaggi, avrà accresciuto quella fama.Dipingersi in modo perenne il corpo, di storie misteriose e di altrettanti misteriosi simboli, ne facevano quasi una razza a se.Tanto che il mito é stato riportato da altri e in secoli lontani dai fatti accaduti.Quasi che i contemporanei fossero mossi ancora da paure mai sopite.In fondo é un racconto fantastico di come il troppo  amore, come pure il troppo odio trascini all'inevitabile distruzione di chi si relazione con questo "troppo". Orfeo ama Euridice, trascinato da un imperativo assoluto, tale che non gli permette zone d'ombra, se non rivolgere le prioprie attenzioni verso un uomo. Una sorta di palliativo carnale oppure é presente quel precedente dominio passionale? V'é una sorta di vendetta femminile nella distruzione del corpo di Orfeo, da parte delle menadi. Anche quì Lui o sarà loro oppure di nessun'altra. Tanto che neppure gli dei gli permetteranno alcunché se non riproporre se stesso all'infinito, riproponendo la sua storia.Monito a tutti che d'assoluto, punto fisso di non ritorno e di impossibile ulteriore crescita, si muore, inevitabilmente male, proprio per i confini rigidi imposti dall'assoluto stesso.Ulteriore tragicità della tragedia.

  7. melogrande ha detto:

    SIIII!Le porte dell Ade. Le porte della percezione. The Doors !Brava Strega, avrei dovuto pensarci !Orfeo e Jim Morrison si somigliano nella pretesa di andare oltre, di penetrare il mondo dell' inconoscibile.Orfeo non vuole seguire nella morte la sua amata come farà Romeo, vuole strapparla alla morte e riportarla indietroe così facendo supera la soglia di ciò che è consentito..Allo stesso modo, Asclepio viene fulminato da Zeus quando non si accontenta più di curare i malati ma comincia a resuscitare i morti.Per i Greci, la morte era il vero tabù. E' giusto dunque che Euridice resti dov'è, come vuole il suo nome, che ha dentro la ricerca della giustizia, non è giusto che Orfeo torni indietro da solo.Lo fa, e ne sarà dannato. Non saprei dire se Euridice accetta tutto senza fiatare, secondo Virgilio (di cui mi fido poco)  se ne lamentò: "Perchè, perchè tanta passione amorosa ha portato a perdizione sia te, sia me infelice, Orfeo…"Recrimina insomma (con qualche diritto…) sull' eccessivo desiderio erotico di Orfeo. Anche in questa circostanza, Orfeo è troppo.Certamente, Lisa Gerrard,  ha le carte in regola per impersonare Euridice e darle una voce adeguata.Ricordando poi che un tempo era la cantante dei Dead can Dance …

  8. SinuoSaStrega ha detto:

    E le Menadi?Ci vedrei bene e "vecchie" Spice Girls che cantano a Orfeo (o Morrison, come preferisci) – neanche a farlo apposta– Who do you think you are? (Ma chi te credi d'esse?). Prima della mattanza, ovvio.

  9. melogrande ha detto:

    Prima della mattanza, dici bene.Troppo pulitine PER la mattanza, ce la vedi tu Lady Victoria Beckam col forcone in mano ? Ammesso che ne abbia mai visto uno in vita sua, poi …No, no, per le Menadi pensavo più a signorine come queste:e già che siamo in vena di casting, ci mettiamo pure Ade:e Caronte:Ecco fatto.Manca solo Cerbero. Ehm….Non è che mi presteresti il CIUCANE ? 

  10. SinuoSaStrega ha detto:

    Ora la band mi pare al completo, non manca più nessuno. Il ciucane come Cerbero? Non mi chiederai l'originale, quello con le orecchie telescopiche, vero? Ho pudore…Certi soggetti è meglio solo immaginarli

  11. melogrande ha detto:

    D' accordo, se pensi che il ciucane possa fare troppa impressione, come Cerbero ci mettiamo qualcosa di più tranquillizzante, va bene ?A proposito, hai visto che Lisa nel video dei Dead Can Dance è vestita QUASI come la sposa cadavere ?

  12. MaryCS ha detto:

    Letto tutto d'un fiato… spettacolare!!!

  13. Sinforosa72 ha detto:

    una delle storie più tragiche, nei miti non era stato ancora inventato il lieto fine

  14. melogrande ha detto:

    Quando che sì, quando che no, Sinforosa, il mito è uno specchio ricco ed  abbastanza preciso della vita, quella vissuta e quella immaginata, quella reale e quella del sogno, incubi compresi.E nella vita il lieto fine non è merce troppo comune…

  15. Pannonica ha detto:

    il mio mito preferito (Orfeo) perché c'è la musica, l'amore, l'inferno, un po' come la vita di jim morrison, in effetti… poi sono appena tornata dalla valle dei templi e trasudo miti da tutti i pori!!p.s.: la nostra guida aveva "light my fire" come suoneria del telefonino che ha pensato bene di suonare mentre ci raccontava della notte d'amore lunga 300 anni tra giunone e zeus. ogni commento mi appare superfluo…ciao, melo

  16. rofrano ha detto:

    Complimenti, hai un blog magnifico che seguirò attentamente.

  17. melogrande ha detto:

    Ce l' ho !"Light my fire" interpretata da Ade in persona (& friends)Qui basta chiedere…

    Bentrovata, Nica

  18. melogrande ha detto:

    Grazie Rofrano.Conosci e coltivi la bellezza, il tuo apprezzamento ha un valore particolare.

  19. Diaktoros ha detto:

    Bella questa rivisitazione semiseria e forse neanche troppo distante dal vero.   Chissà chi era in realtà Orfeo, se mai è esistito, e in che relazione stava con Osiride e Dioniso. Certo la procedura dello smembramento, che pare legata alle primitive pratiche alchemiche, è presente in molte credenze sciamaniche e in molte religioni, spesso evoluta in uno smembramento rituale e simbolico, che doveva rappresentare una modalità di elaborazione della materia (ma quanto conoscevano gli antichi della reale struttura della materia?). Certo che la figura di Orfeo è indubbiamente oscura e affascinante ed è stata ripresa da tanti poeti, tra i quali non posso dimenticare Rainer Maria Rilke:"E tutto tacque. Ma anche in quel tacerefu nuovo inizio, segno e metamorfosi".

  20. melogrande ha detto:

    Diaktoros,C' è indubbiamente un fondo oscuro nel mito greco, un fondo che comprende sacrifici umani, smembramenti rituali, finanche licantropia e cannibalismo.Un fondo forse di origine orientale, poi parzialmente mimetizzato nelle elaborazioni successive, ma rimasto probabilmente più evidente nelle pratiche misteriche, orfiche o dionisiache.ps.Non avevo mai letto i Sonetti a Orfeo di Rilke, ti ringrazio di avermeli segnalati.

  21. Lillopercaso ha detto:

    Sono intimidita da cotanta erudizione! Io conosco e mi commuove solo l'opera del Monteverdi -se l'ascolto solamente: a vederla mi viene il latte alle ginocchia.Dopo averti letto, però, penso che mi piacerebbe pure un eventuale musical, tipo ORPHY HORROR PICTURE SHOW.

  22. melogrande ha detto:

    E’ una bellissima idea, il musical !
    Il cast, come hai visto dai commenti, ce l’ abbiamo gia’, a parte il povero Jim.
    Chi ci mettiamo. Come protagonista adesso ?

  23. Lillopercaso ha detto:

    Eh, bravi, belli, dannati e VIVI, che reggano il confronto, non ne ho trovati.. Cerbero ci raccomanda questo: facciamogli un provino, tanto più che è già pronto…Anche questo sotto è bravo e carino, piacerebbe a Koleos. Ma è poco dannato.Però è ballabile:

  24. melogrande ha detto:

    Mi fido di te,A me al al massimo sarebbe venuto in mente il solito Johnny Depp che è anche bravino a cantare….Ci sarebbe pure un piccolo epilogo, da mettere magari dopo i titoli di coda.Platone, il mito di Er. Proprio alla fine della Repubblica, Platone racconta con un escamotage cosa succede alle anime dopo la morte.Succede che, trascorso un periodo di mille anni tra i premi o le punizioni, le anime sono pronte ad una nuova vita terrena, ed, a turno, viene loro richiesto di scegliersi un destino fra i molti disponibili.Ad un certo punto, racconta Platone, tocca anche all' anima di Orfeo, che sceglie di reincarnarsi in un cigno.Perchè il cigno è simbolo di poesia ?No.Per non dover essere partorito da un ventre di donna.Non l' aveva presa bene per niente, quella faccenda delle Menadi…

  25. […] mamma di Eracle si chiamava Alcmena, era figlia di Euridice (sì, proprio la sposa cadavere di Orfeo), e moglie di un brav’ uomo ed ottimo soldato, di nome […]

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