Bad Luck – Seconda parte

 

“C’è un foro di ispezione alla base del braccio, proviamo ad aprire lì” aveva proposto Sati .
E Shail paziente si era seduto ai comandi, aveva acceso il grosso motore ed aveva cominciato a programmare il computer, perché per utilizzare il foro di ispezione occorre che il braccio della gru sia esteso esattamente del 45 % della lunghezza, né di più né di meno in modo che tutte le guide si corrispondano e la finestra sia scoperta e permetta di guardare dentro.

Questo lo sanno tutti, le gru telescopiche sono fatte così, e quindi Shail programmò il computer, ci vuole un po’ di tempo, un paio di minuti almeno, con questo sole poi non è nemmeno facile vedere lo schermo, quasi erano meglio le gru di prima con le leve ed i bottoni, a quest’ ora avrei già fatto, pensava.

Schiacciò enter, poi di nuovo quando  il computer gli chiese conferma, poi il pulsante rosso e sentì il pistone muoversi, spinto dall’ olio pompato dentro il cilindro ed il braccio muoversi, non lo vedeva direttamente ma lo sentiva, una gru che si muove è come un grosso animale, come un elefante da lavoro, qualcuno ancora li usa in India.
 
Shail uscì dalla cabina e raggiunse Sati  sulla piattaforma di servizio. Sati  aveva tolto le viti ed aperto la portella.
“Fammi vedere” disse Shail, spostandolo di lato.
C’ era poco da vedere. Un intrico di cavi elettrici e schede. E’ una gru moderna questa.
“Il perno è laggiù” disse Sati .
“Lo vedo” rispose Shail, “ma da qui non ci si arriva, è troppo lontano. E poi rischiamo di fare qualche danno, con tutte queste robe elettroniche”. Ci mancava solo che Samir lo rimproverasse per avere rovinato la gru.
“Non rovino niente, se infilo dentro bene il braccio ci arrivo a quel perno, ormai siamo qui, lasciami provare”.
“Lascia perdere, che ci mettiamo nei guai tutti e due. Richiudi la portella che io rimetto la gru in posizione di riposo”. “Ok, come vuoi”.

Ed ecco Shail di nuovo nella sua cabina, eccolo che riprogramma il suo computer, strizzando gli occhi per vedere lo schermo, la sabbia ci si è pure posata sopra, se anche non avesse lasciato la porta aperta sarebbe stato lo stesso, non la ferma nessuno la sabbia qui quando c’è il vento. Ecco Shail che programma, tutto concentrato e a testa bassa, senza mai voltarsi indietro, altrimenti si sarebbe accorto che Sati  non aveva chiuso la portella e non era sceso dalla piattaforma.

Non è un tipo tanto ostinato, Sati , ma certo non gli è piaciuto il tono con cui Shail gli ha detto di lasciar perdere. Non è nato ieri, Sati , questo è il suo mestiere. Ed è perfettamente in grado di arrivare a quel perno, e senza sporcare col rullo le schede elettroniche. Ammesso poi che un po’ di grasso possa fare del male, questa non si è mai sentita.
Si volta indietro a guardare Shail nella sua cabina, tutto preso dal suo computer, certo che tutte le volte ci mette una vita, sarà complicata la gru o sarà lui che non è tanto sveglio quanto crede.
E poi si rimbocca la manica della tuta blu, Sati , rivoltandola fin dove è possibile, fin quasi sulla spalla, è proprio piccola la portella, che ci voleva a farla un po’ più grande, e perché così lontana poi dal perno. Intinge bene il rullo nel grasso ed infila il braccio sinistro nell’ apertura, vediamo se ci arrivo a quel maledetto perno, pensa se lo ingrasso e poi la gru si mette in posizione di riposo e mentre si muove il tic tic non si sente più, vedrai che faccia Shail, lui ed il suo esperto del cazzo.

Ma non ci arriva, e allora ritira il braccio e prova a rimboccare un po’ di più la manica prima di rimettere il braccio dentro, spingendolo più in fondo che può, incastrando la manica nel buco, devo fare in tempo a ritirarlo fuori prima che Shail abbia finito, non vorrai certo rimanere col braccio incastrato dentro, vero?, alzandosi in punta di piedi, che è lì il perno, mancheranno due centimetri, non di più, lo so che ci arrivo.
 
Non si volta indietro Shail, mettere a riposo la gru è un po’ più facile da programmare che allungare il braccio esattamente del 45%, se solo si vedesse un po’ meglio questo schermo, non guarda indietro mentre preme enter la prima e la seconda volta, e nemmeno quando spinge il pulsante, e lì saprà che ha sbagliato, perché non si deve mai muovere la gru se non si è certi che tutti siano scesi, ma chi ci va a pensare, che Sati  possa essere ancora lì, non è nato ieri e rimettere a posto quattro viti non è un lavoro lungo e soprattutto non è pericoloso. Spinge il bottone Sati ,ed il motore della gru fa rumore, ma sente ugualmente il fluire dell’ olio nel cilindro ed il pistone si sta muovendo, ed aspetta solo di sentire il tic tic quando il braccio si abbasserà.

Ma nessun ticchettio potrà sovrastare l’ urlo di Sati  quando la guida telescopica gli trancerà il braccio all’ altezza dell’ avambraccio, la maledetta manica della tuta si è impigliata davvero.

E così l’ urlo di Sati vola, vola sopra il rumore del cilindro e il rumore del motore, vola sopra il cantiere sonnacchioso del venerdì, vola sopra la polvere che forma una cappa dorata, vola più in alto del braccio della gru, vola così in alto e veloce che sembra non volersi fermare prima di trafiggere il cielo lassù, dopo aver trafitto come un ago le orecchie e la testa e le viscere di Shail.

Il quale si volta indietro a guardare, adesso, attraverso il vetro del finestrino, appena in tempo per vedere grosse, gigantesche gocce di sangue denso volare nell’ aria e spiaccicarsi sul vetro con un rumore di pioggia forte, come in India nella stagione dei monsoni, sangue scuro attraverso il quale vede l’ ombra di Sati , un’ ombra monca e sbilenca che passa accanto alla cabina cercando di scendere davanti agli occhi aperti ed ottusi di Shail.

E Shail resterà così, immobile a guardare, col cervello trafitto da quell’ urlo mentre Sati  si calerà giù dalla gru, aiutato dal ragazzo del Bengala, mentre saliranno tutti e due sul pickup dove l’ autista della manutenzione dormicchiava dall’ inizio del pomeriggio, per partire poi tutti e tre, la mano di Sati  serrata sul moncherino, cercando di fermare quella pioggia di sangue.
 
Shail non vedrà il pickup arrivare davanti all’ ospedale, fermarsi davanti alla porta sbarrata, l’ autista non sa che hanno spostato l’ ingresso delle emergenze dall’ altro lato, scende, va dalle guardie, cerca aiuto. Non vedrà arrivare Darshan, Darshan è il supervisore, chissà chi lo ha avvisato, è arrivato sul posto in tempo per vedere il pickup allontanarsi, uno sguardo di sfuggita alla gru imbrattata basta e avanza, è il pickup che bisogna seguire, veloci.

Fa bene Darshan a seguire il pickup, l’ autista è così imbranato che fosse per lui Sati  morirebbe dissanguato, Darshan vede e capisce, scende dalla sua auto e sale sul pickup, dentro è un macello, riparte e gira fino a portarlo davanti all’ ingresso delle emergenze.
Ed allora vede una scena inverosimile.
Vede Sati  scendere dal pickup ed entrare in ospedale camminando con le sue gambe, dove mai s’è udita una cosa simile, non ha più il braccio ma le gambe sì, e cammina, capito, ma come fa, non dovrebbe essere svenuto? Entra in ospedale, Sati e viene afferrato da un infermiere, Darshan è solo un passo dietro.

Il dottore esce dalla stanza sul retro, vede Sati  senza un braccio, vede Darshan e gli fa:
“Dov’ è il braccio ?”
Darshan lo guarda, non capisce, ma quello adesso urla:
“DOV'E' IL BRACCIO ? “
Darshan fa di no con la testa.
“Vallo a prendere, subito”, e Darshan crede di non aver capito, non vuole aver capito, fa ancora di no, ma il dottore lo afferra e lo scuote, adesso.
“Portami subito il braccio, vallo a prendere e portamelo, hai capito ? Bisogna metterlo in ghiaccio”
Darshan ha capito.
“Non viene con me l’ infermiere ?” prova a replicare, ma il dottore appena gli risponde “Ma non lo vedi che ha da fare ?” e si è già voltato, Darshan capisce, si guarda intorno, c’è il ragazzo bengalese in un angolo, ma è più morto che vivo, che aiuto può mai dare quello, finisce che sviene prima lui che il ferito.

Darshan torna alla macchina, rientra in cantiere, trova per strada Siva, un aiutante. Siva è vecchio del mestiere, è uno di cui ci si può fidare, Darshan accosta.
“Vieni con me” gli dice, e ripartono.
 
Shail non si è mosso, è ancora lì con lo sguardo perduto, l’ urlo di Sati  gli sta ancora rimbombando nella testa, perforando l’ intestino, nemmeno si volta quando Darshan gli chiede “Dov’è il braccio ?”.
E nemmeno Darshan aspetta, fa il giro della gru, prova a seguire le tracce di sangue, poi sale su, ma non trova niente, allora torna da Shail e gli urla in faccia, questa volta: “DOV' E' IL BRACCIO ?”. “Dentro lì” risponde Shail, con un gesto che indica il braccio della gru,  ancora fermo a mezz’ aria, com’ era nel momento in cui il destino si è compiuto.

Darshan si gira, vede il foro di ispezione senza coperchio, capisce, adesso sa dove cercare. “Allunga il braccio, scopri la portella” urla, e Shail obbedisce, meno male, non ci avrebbe scommesso, Darshan.
Torna in moto la gru, torna a rombare e pulsare, Darshan è sulla piattaforma adesso, là dove stava Sati , e mentre il braccio della gru si muove sente un rumore all’ interno, come di qualcosa che cade, un tonfo, lui lo sa che cos’è ma non ci vuole pensare.
La gru si ferma, il braccio è al 45 % esatto, adesso, la portella è aperta, basta a Darshan un’ occhiata per vedere ciò che si s’ aspettava di vedere, vede il braccio umano sul fondo del braccio meccanico, c’è un’ apertura sul fondo, passa la luce, non una grande apertura ma quel poco che basta ad infilarci un braccio, oppure tirarne fuori uno.

Questo fanno Darshan e Siva, afferrano e tirano, c’è una mano che affiora, stringe qualcosa, è il rullo, ma nessuno ci bada al rullo, lo sfilano dalle dita rattrappite, lo buttano da una parte. Ecco che esce la mano, le dita richiuse, poi il polso, sembra un braccio vivo, ancora attaccato al corpo, fino a  quando dalla gru esce l’ avambraccio, ed allora si vede che non è più braccio d’ uomo, è un pezzo di carne spappolato da un macellaio maldestro, boccone sputato da uno squalo sazio, l’ osso frantumato, i nervi sfilacciati che pendono biancastri.

Darshan e Siva sentono l’ urto del vomito che sale, ma non è il momento, non è proprio il caso adesso,  distolgono lo sguardo, si scambiano un’ occhiata, ma quello che si deve fare va fatto, perché mai siamo venuti a lavorare stamattina, ed ecco Darshan ripartire per l’ ospedale, con al fianco Siva che porta in mano un braccio umano come se fosse il dono di un alieno.

Un dono vano, si saprà dopo, il braccio è troppo spappolato, il dottore non avrà dubbi, non si può far nulla, non è servito a niente.

“Bad Luck” concluderà il dottore, “Sfortuna”, è un indiano anche lui e gli indiani non si incazzano, non bestemmiano, non fanno storie.
“Bad Luck”, questo è tutto quel che resta da dire.

Amputerà ancora, per ridurre il moncherino, mentre Darshan resta lì seduto su una sedia nella sala d’ attesa, Siva sull’ altra, ma non c’è nulla da aspettare, che fate lì, dirà il dottore, andate via, tornate domani.
Bad luck.
 
I due tornano al cantiere, ma non c’è nulla da fare, e chi avrebbe voglia di fare, del resto.
Shail è ancora nella cabina della sua gru bianca tutta imbrattata di sangue.

Lo farà scendere la polizia, fra qualche minuto.
 

(Fine)

Annunci

9 commenti su “Bad Luck – Seconda parte

  1. capehorn ha detto:

    Vecchio o nuovo é un grande post. Commentarlo? Come?Lascia molti interrogativi .  Coscienza sul lavoro. Ma anche un orgoglio che fa cadere quelle giuste barriere di attenzione.Prevenzione che cade, fragile, sotto maglio di una inattesa superficialità.Vite spezzate, irrimediabilmente.E' troppo il caldo per poter mettere insieme pensieri decenti.Forse é un post che può dare la stura ad altri post, ricco ed abbondante com'é di spunti.Chi sopravviverà, a questo forno, vedrà.

  2. SinuoSaStrega ha detto:

    E’ un racconto crudo davvero. L’enorme gru bianca  si staglia sulla tragedia umana quasi a metafora del Fato invincibile di fronte al quale il braccio tranciato è poco più che un ingranaggio del meccanismo; l’intoppo che si frappone e interrompe la ripetitività ciclica del sistema. Una fatalità, un caso sfortunato, come si dice, espressione che sintetizza una vicenda dove è assente il termine “responsabilità”. Omissione che suggerisce più che una denuncia sottintesa. Siamo soliti stare alla larga dal senso di precarietà e fragilità della nostra vita e del corpo, preferiamo attribuiamo alla volontà il copione entro cui si svolgono i nostri gesti quotidiani quasi sempre uguali a se stessi, molti dei quali lontani dai veri bisogni, e poi ecco l’attimo tragico da cui non si torna più indietro, quello che taglia via la presunzione di essere i registi che muovono le macchine degli eventi. La prospettiva da cui guardiamo la nostra vita allora si capovolge e ci troviamo ad essere piccoli e miseri.Quasi mai gli incidenti sul lavoro dipendono da una fatalità, le cronache lo riportano, e si prova immensa rabbia a pensare che quel destino era evitabile. Probabilmente la responsabilità verrebbe maggiormente esercitata se la logica dell’efficientismo di cui siamo schiavi si accompagnasse al riconoscimento della vulnerabilità della vita e della macchina umana, senza aspettare che sia la malattia, la menomazione, la morte a doverlo ricordare drammaticamente.

  3. tittidiruolo ha detto:

    è un pezzetto che non passo di qui… e ho fatto male !!!intanto ringrazio di cuore  il gattone tigrato rosso per i fiori e gli auguri…mi piacciono i gattoni a pelo rosso…

  4. feritinvisibili ha detto:

    Fa male e voglia di piangere.Spero che almeno la ditta abbia garantito una pensione a Sati, e ho quasi paura di sapere la risposta…

  5. melogrande ha detto:

    Un incidente evitabile, certo, come quasi sempre accade.Un incidente stupido, come quasi sempre accade.Non ho mai visto accadere qualcosa di brutto quando in un cantiere si compiono operazioni davvero critiche. In quei casi l' attenzione di tutti è desta, la consapevolezza del rischio è presente, le cose vanno sempre bene.il destino colpisce nei momenti banali, nelle operazioni di routine, nelle attività così comuni da poterle fare "ad occhi chiusi".In quei momenti la superficialità, la noia, la voglia di finire in fretta, o persino un puntiglio, un momento testardo, una sfida con se o con gli altri, una scommessa (sì, persino questo !),  prevalgono sul buon senso. La famiglia di Sati non è stata abbandonata, Hannah. Almeno questo.

  6. RedPasion ha detto:

    …(non sono scomparsa completamente…)

  7. melogrande ha detto:

    Lo spero proprio, Red …

  8. Diaktoros ha detto:

    Un racconto potente e affascinante sulla fragilità umana: Perfetta la misura e giusto il ritmo, efficace l'ambientazione. Era da tempo che non leggevo una storia così forte e coinvolgente. Oggi si ha l'impressione che gli scrittori giochino con le parole e con le vicende, dimenticandosi di raccontarle. Sarà che anch'io ho un'ispirazione realistica quest'estate, tant'è che a Cagliari (dove sono stato in totale isolamento per una decina di giorni) ho scritto un racconto di genere realistico, ispirato a persone che conoscevo molti anni fa, quando ancora vivevo da quelle parti. Comunque mi sento molto vicino in questo momento a questo tipo di narrazione, anche se l'argomento è piuttosto lontano dalla mia esperienza. Non conoscevo il racconto e sono felice di averlo potuto leggere; d'altra parte è vecchio solo di tre anni, ma è di un genere che non invecchia e che forse col tempo migliora, come il vino buono.

  9. melogrande ha detto:

    Grazie, Guido.Non immagini il piacere che mi fanno i tuoi complimenti, essendo tu un "vero"  narratore.

    La cantieristica è un mondo a se stante, estremo, duro, ma che proprio per questo tira fuori il meglio ed il peggio della natura umana.Un mondo mai raccontato, per quanto ne so io, se non da Primo Levi nella "Chiave a stella".

che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...