Scrivere in bella



 

“Scrivere è in gran parte tecnica dello scrivere (…) sempre secondo un’ intenzione limpida e inseguendo chiarezza e coerenza e per quanto possibile armonia. Tecnica che non è soltanto un modo di narrare “bene” le proprie storie, ma (…) lavorare al meglio a beneficio del lettore (…).
Un lavoro lungo e faticoso e a volte noioso perché è minuto e angariato dal dettaglio.
D. Del Giudice, Repubblica 14/3/10
 

Dovrebbe essere abbastanza evidente che la bellezza di un qualsiasi gioco non risiede nel fine del gioco stesso, che può essere quello di mettere una palla in un qualche posto, che sia una rete, un canestro, una buca, o accumulare un certo numero di carte dello stesso colore. La bellezza del gioco consiste nel  fatto di doverlo fare rispettando certe regole (non toccare la palla con le mani, non fare più di tre passi con la palla in mano, o passarla solo all’ indietro, non toccarla più di tre volte, rimanere al di qua della rete o simili).
Quanto più difficili le regole, tanto più affascinante il gioco e “bella “ la dimostrazione di abilità, il gesto atletico che diventa estetico proprio nel vincere gli impedimenti intenzionalmente predisposti.
 
Forse la mia è un’ opinione strampalata, ma io sono convinto che nell’ arte valga più o meno un principio analogo.
Non è il soggetto che conta ma il modo in cui quel soggetto viene rappresentato, rispettando determinate regole, che siano le leggi della prospettiva o l’ unità di tempo, luogo e azione, la metrica, il contrappunto musicale.
Una questione di forma prima che di contenuto.
Quante versioni esistono della Madonna col Bambino ? In che cosa si differenziano ? Il soggetto è sempre lo stesso, ma ciò che distingue un quadro di Raffaello da una tela barocca o dall’ onesto tentativo di un pittore mediocre è lo stile, la forme, l’ equilibrio.
Quando l’ artista riesce ad esprimere compiutamente sé stesso all’ interno delle regole, nasce la sensazione estetica.
 
È la regola a conferire eleganza ed armonia all’ opera d’ arte.
Esiste un momento istintivo e diretto, dell’ ispirazione, dell’ idea creativa, della scintilla.
Ma questo è solo l’ inizio.
 
Non non si sa chi abbia detto che l’ arte è: “Art is 1%  inspiration, 99% transpiration”. Ho trovato questa frase attribuita a Kandinski e riferita all’ arte, ad Einstein e riferita al lavoro, ad Edison e riferita al genio… Segno che questa frase colpisce giusto.
 
Occorre sudare, sudare per trasformare l’ ispirazione, la scintilla iniziale in qualcosa che abbia una forma, un’ armonia, un’ eleganza, che “sia a posto”. Solo quando è a posto diventa arte.
 

Più o meno lo stesso mi sembra si possa dire dello scrivere, una questione di forma prima che di contenuto.

 
Con tutto quello che ci è accaduto, che esiste intorno a noi, che conosciamo e che non possiamo conoscere, inventiamo qualcosa che non è soltanto una rappresentazione ma una creazione totalmente nuova e più reale di qualunque altra realtà viva ed esistente, e così la rendiamo pulsante e se riusciamo a farlo bene diventa immortale.
Ecco perché scriviamo, e per qualche altra ragione forse, che ci è del tutto sconosciuta.”
 
E. Hemingway – Intervista a Paris Review – 1958

 

 
Io posso avere mille cose per la testa, pensieri, emozioni, storie in cui mi sono imbattuto, fantasticherie.
Provare a scrivere un ragionamento vuole dire anzitutto metterlo in una buona forma, cioè esprimerlo  nel modo più chiaro possibile, seguendo un filo logico coerente, anticipando le possibili obiezioni, arricchendo la tesi di esempi e paragoni. Così come, se capita di raccontare una storia, si cerca di farlo nel modo più efficace possibile, in modo che quella storia susciti emozioni, aspettative, compassione o quel che deve. Si costruisce il racconto in un certo modo, magari cominciando a metà in modo da costringere chi legge a ricostruire parte della storia, costringendolo a metterci del suo, coinvolgendolo. Si usano delle tecniche.
 
Insomma, scrivere, a qualsiasi livello, è un modo di sforzarsi di fare bene una cosa. Penso sia questo il senso vero dello scrivere.

Non che il contenuto sia irrilevante, naturalmente, tanto più che lo scrivere non coinvolge soltanto facoltà sensitive ed emotive, ma anche intellettive. Anzi, direi che fra quelli che scrivono bene riconosci i veri grandi proprio dalla capacità di toccare temi alti ed importanti in modo non banale.

Ma prima di tutto viene la loro capacità di scrivere bene.
Non parliamo poi di quando maldestramente si tenta di mettere insieme qualche cosa che somigli ad un verso, ed allora ci si rende conto della difficoltà immane, del fatto che ogni parola debba essere presa con le pinzette e girata da ogni lato e valutata per il suo significato palese e per il suo potere evocativo e per il suono che produce e per il ritmo e allora si continua a rigirarci intorno dieci volte. Provare per credere.

Infine, c'è la questione del condividere quello che hai scritto. Altrimenti è un diario.
Non che ci sia qualcosa di male, tutti scrivono un diario, prima o poi. Di solito prima, da adolescenti.
Poi però non ci pensano più.
Se lo fai da grande vuol dire che ti senti solo e che non sei felice, se sei felice ti godi la felicità e non perdi tempo a scrivere un diario.
Se poi scrivi poesie, sei proprio perso nel bosco.
La condivisione può cambiare le cose, e allora serve il blog.
Il blog consente questo, consente di esprimere compiutamente un’ idea, un’ emozione, consente di costruire una piccola espressione di sé e offrirla al mondo, un’ espressione di sé che sia la migliore possibile, ragionata, rifinita, meditata.
Ancorché breve.
È ben piccola arte questo scrivere, intendiamoci, un’ inadeguata espressione del tutto, incapace di renderne conto, ma c' è come un’ eccedenza di senso, un di più rispetto al possibile che pur tuttavia può essere pensato e desiderato se non vissuto.
Per questo mi ostino ad amare i blog.

I social network sono luoghi dell’ immediatezza, del “che fai in questo momento ?”
Mancano di profondità, non si prestano all’ analisi. Ha fretta, il mondo di Facebook, non ha tempo da perdere salvo poi perdere le intere giornate in insensata futilità.

Sempre che sia sensato passare qualche ora ad ascoltare il fruscio del pennino sulla carta.
 

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18 commenti su “Scrivere in bella

  1. feritinvisibili ha detto:

    Qui non si sente il fruscio del pennino sulla carta, ma trovo molto sensato quello che leggo, e pure il venire qui a farti visita è molto sensato: e come potrei fare a meno delle parole di Melogrande ormai?Sì è come dici tu, questo mezzo strano che è il blog può essere usato in modo molto ricco o in modo molto superficiale, e se lo usa per una "buona comunicazione"  si finisce per conoscersi, si scopre un po' chi è l'altro, si stringono amicizie tra affini. In fondo una delle cose che da più senso alla nostra vita è comunicare sentendosi compresi, no? E mi sembra che è proprio quello che succede anche attraverso i nostri blog.Condivido il fatto che il comunicare -che è assai diverso dal soliloquio della scrittura di un diario- comporta inevitabilmente la fatica di dare parole ai propri pensieri senza mai dimenticare l'altro che legge o ascolta e al quale si rivolge la cominicazione, altrimenti sarebbe semplicemente un soliloquio in presenza di qualcuno, una cosa un po' narcisistica insomma, e mi viene in mente: in quante conferenze mi sono imbattuta in "comunicazioni" del genere!(p.s. l'idea del pennino che fruscia sulla carta come sonoro del blog potresti vendertela, magari interessa a qualche bloger di quelli raffinati ed eleganti..)

  2. SinuoSaStrega ha detto:

    In questo post tocchi aspetti molto interessanti in cui mi sono imbattuta anche io mentre riflettevo sul senso di un blog. Indubbiamente influisce molto la componente narcisistica, come in qualunque forma di espressione e di arte; narcisismo che, forse, rappresenta una delle principali molle allo scrivere bene e alla cura dei dettagli. Teniamo un blog per condividere, confrontarsi e scoprire affinità, sì, anche io lo credo: "consente di costruire una piccola espressione di sé e offrirla al mondo, un’ espressione di sé che sia la migliore possibile, ragionata, rifinita, meditata", lo penso, anche se il superlativo mi rende l'idea di una vetrina in cui esporre solo quello che può metterci in una posizione vantaggiosa. E' comprensibile che accada, ma ciò potrebbe togliere spontaneità e limitare a ciò che vogliamo (invece che a ciò che siamo) l'espressione di noi stessi. Mi dirai che per questo ci vuole ben altro che un blog, e avresti ragione…Invece l'idea del diario personale, secondo me, ha un senso anche da adulti e non solo da adolescenti, specialmente mentre si sta compiendo un percorso particolare, intimo, in cui è utile tenere il filo dei propri pensieri e del procedere. A me è capitato, diversi anni fa, di tenerne uno sul comodino, su cui annotavo perfino i sogni e le prime immagini interiori al risveglio; pur essendo scritto senza particolare cura dei dettagli, devo dire che tutt'oggi lo leggo con forte partecipazione emotiva proprio perchè i contenuti (più che la forma) mi riportano ad una dimensione intima e genuina. Alcuni pensieri risultano meno scorrevoli proprio laddove si sente l'elaborazione della mente e l'attenzione al risultato. Ma in quel caso scrivevo per me stessa e potevo disinteressarmi della forma, mentre se si scrive ad un pubblico sono necessarie attenzioni e cure che agevolino la comprensione e l'immedesimazione. Occorre "sudare" di più per rifinire, limare… E ci vuole tempo e pazienza. E lo scopo non è l'elogio, ma il riconoscimento e il rispecchiamento nell'altro che a volte si conquista con mezzi semplici e genuini, anche nell'imprecisione.

  3. Diaktoros ha detto:

    Scrivere, per me, è un atto di comunicazione e di creazione, di una realtà che diviene, in qualche modo, atemporale e per questo raggiunge una sorta di eternità. In questo mi pare che Hemingway sia nel vero. Ma sono interessanti anche le altre sconosciute ragioni "per qualche altra ragione forse, che ci è del tutto sconosciuta". Si possono però fare delle ipotesi:Si scrive forse per quel desiderio di imitazione della divinità che ossessiona l'uomo da sempre. La parola è il solo strumento che ha l'uomo per creare qualcosa, con le mani e gli strumenti può solo effettuare trasformazioni, modifiche dello stato delle cose, ma non può creare le cose. La parola o più in genere il segno collegato a un significato (la realizzazione finale può essere anche essere musicale o figurativa) invece incide sulla realtà creando oggetti nuovi, anche se immateriali. La fruizione di quegli oggetti immateriali diviene ricordo in chi riceve il messaggio e l'emittente ha la soddisfazione che proviene dall'esecuzione (dalla buona esecuzione) del suo compito fondamentale, e divino.Per questo ritengo che il diario personale e segreto sia una sorta di messaggio indirizzato nel deserto, lanciato da un navigatore insicuro e timoroso, un compito svolto solo in parte, spesso con la speranza che un giorno qualcuno lo scopra.

  4. Lillopercaso ha detto:

    Caro Melogrande, quasi mi vergogno, pensando a come scrivo io.. con la tastiera, poi, la brutta copia è diventata optional tra gli optional. Certo, dipende anche da cosa uno scrive: più l'argomento è complesso e più richiede di esser trattato in modo esauriente, sintetico, comprensivo e di gradevole lettura. Un contenuto vacuo, al contrario, ti permette di arzigogolarci su, chè difficilmente qualcosa andrà perduto.
    Il diario personale, lo vedo come un modo per  chiarire a sè stessi pensieri che altrimenti farebbero fatica a prender forma. Io non ho mai scritto con questo fine: mi limito a parlare a voce alta.Mi diverte scrivere, posso farlo anche per me sola, quasi fosse un gioco enigmistico. Ma forse perché so che in fondo è esercizio: infatti, se scrivo storie destinate ad altri, divento maniaca: limo, taglio, rimescolo, ci dormo su, riscrivo, cambio, leggo a voce alta.. e, soprattutto, sto attenta al ritmo, alla musicalità; Ascolta il fruscio sulla carta è una frase musicale.La visione di Diaktoros è illuminante, non ci ho mai pensato in questi termini: è un ragionamento collegavo alla musica ed alla danza. Ma la parola è creativa nello stesso modo, e forse lo è anche di più se non è scritta. Mi affascina l'effimero.IL BLOG. Se vai sul mio, non all'ultimo post, ma al penultimo, vedrai che talvolta si posta x sè stessi: uno se la fa, se la conta e se la canta, come in un piccolo parco gioghi dove rilassarsi. Un blog può anche servire per  non dico nascondersi o mostrarsi diversi da quel che si è (migliori? Al meglio? O piuttosto come si vorrebbe essere?), ma un post-o da cui la faticosa realtà personale se ne stia fuori;   dove, tuttavia, la battuta di spirito di un passante ne riveli la profondità, l'interesse, la vicinanza, la possibile amicizia.Però, come puoi vedere forse con soddisfazione,  post come i tuoi, sudati, dan vita a commenti che son qualcosa di più che battute..  e sono riconoscimenti.Blablablblbasta!

  5. melogrande ha detto:

    Più volte mi è capitato di pubblicare su questo blog riflessioni sullo scrivere in rete e su questa strana forma comunicativa che, quando ho cominciato era ancora abbastanza poco nota. Tornando di quando in quando sugli stessi argomenti, può accadere di saltare qualche passaggio e trovarsi ad essere meno chiaro di prima …Non ci sono dubbi sulla componente narcisistica dello scrivere su un blog, tuttavia a me non pare la motivazione prioritaria, almeno a giudicare dall’uso generalizzato di nick ed avatar. Sono pochissimi i bloggers che si presentano con nome e cognome, e quelli che lo fanno in genere hanno alle spalle significative esperienze di scrittura che li rendono per così dire “vaccinati” al confronto coi lettori.Gli altri si nascondono, salvo rivelarsi piano piano a mano a mano che prendono confidenza con il mezzo e con la community… Ciò che il blogger cerca, per quanto posso giudicare, è proprio il confronto con gli altri, la comunicazione, il riconoscimento. Siamo sinceri, chi di noi è contento, quando una cosa che ha messo online non raccoglie nemmeno un commento ? E questa ricerca del confronto è mirata proprio ad uscire dai limiti del diario privato chiuso a chiave nel cassetto.Il solo fatto di cercare il confronto con gli altri spinge, per non dire costringe, a mettere in una forma più appropriata i pensieri che in un diario privato possono essere lasciati confusi ed incoerenti. Si perde un po’ in spontaneità, forse, ma si guadagna in chiarezza di idee, e tentando di essere chiari verso gli altri si finisce con l’ esserlo anche verso se stessi, un risultato non da poco. Ci si “mette a posto”, un po’ come quando si decide di uscire e ci si preoccupa di essere puliti, pettinati, passabilmente vestiti, a differenza di chi  rimane stravaccato sul divano di casa. Lo si fa non tanto per vuota vanità personale, ma per un senso di rispetto che fa bene a se stessi prima di tutto, non so se riesco a spiegarmi.

  6. melogrande ha detto:

    Quello che dice Diaktoros, (uno dei pochi bloggers con nome e cognome…) sullo scrivere come atto di creazione di realtà è bello e vero.Mi ha fatto tornare in mente le parole altrettanto belle e vere di un' intervista ad Ermanno Cavazzoni che avevo citato tempo fa: “Quest’ idea della letteratura come finzione è tutta fuorviante. (…) Io credo che le cose letterarie riuscite sono invece quelle che dicono la verità.Per verità non so bene cosa intendo, forse qualcosa che un altro o un lettore riconosce: c’è questa idea del riconoscimento e quindi non è più questione se la cosa è accaduta o no.Anche la cosa più fantasiosa che esista, però, deve avere dentro una specie di verità che si riconosce e allora la letteratura diventa anche una specie di grande esperienza del mondo, anche se le cose sono le più infime, è come se fosse lo strumento per mettere in parola il mondo. (…)Questa è la virtù per cui un libro sopravvive e continua a parlare alle persone, è difficile da definire, però è indubbiamente una virtù dei libri e secondo me è legata a questo fenomeno del riconoscimento: cioè trovare con parole già dette, scritte, cose che uno provava senza sapere di provarle, e che quindi erano un po’ impercettibili, erano in quell’ area poco chiara dell’ animo in cui uno sente delle cose che non ha ancora nominato.Nominarle le fa esistere come oggetto fuori di te e è la questione del dire la verità, che purtroppo detta così, con la parola verità sembra dire un accaduto, mentre invece c’è una verità chiamiamola non  storica o contingente ma una verità un po’ più lunga, propria dell’ essere esseri umani. Se un autore un po’ insegue questo, allora ha qualche probabilità di sopravvivere."

  7. melogrande ha detto:

    Lillo,io sono MOLTO orgoglioso dei miei commentatori, lo sai, vero ?

  8. Lillopercaso ha detto:

    Verità travestita da finzione: subito penso a Palomar.

  9. Lillopercaso ha detto:

    Scusate: di Calvino.

  10. feritinvisibili ha detto:

    Io invece voglio sapere dove trovi queste diavolerie carine come la farfallina che hai lasciato da me o questo tipetto col baffo mobile.. ma se è un segeto come non detto ((:

  11. Lillopercaso ha detto:

    invece, io vorrei sapere come postare musica senza il video obbligatorio…

  12. feritinvisibili ha detto:

    .. il segeto sarebbe segreto..

  13. melogrande ha detto:

    Nessun segeto o segreto, Hannah.Le immaginette in movimento si chiamano "animated gif", sono fatte mettendo in sequenza una serie di immagini o disegni, un po' come le presentazioni in powerpoint.Basta cercare con google e se ne trovano tanti, di siti, alcuni sono a pagamento, molti le mettono a disposizione gratis.Ci sono anche in giro programmi per crearle, le gif animate, con un po' di pazienza. Pensa, potresti fare dei quadri animati…Per la musica senza video, lillo, anche lì ci sono dei siti, io spesso uso un sito spagnolo che si chiama goear, oppure radioblog, che però non sempre funziona, sono sicuro che ce ne sono altri.Trovi la canzone che vuoi (se la trovi), e poi fai copia incolla del codice, più o meno come si fa coi video.

  14. Pannonica ha detto:

    anch'io mi ostino ad amare i blog… così come mi attraggono le cause perse (ma anche molti uomini "sbagliati"). è come se avessi le antenne indirizzate solo ed esclusivamente verso ciò che non potrà mai funzionare!!! battutacce a parte, condivido molto il contenuto del tuo post.scrivere (ma anche leggere) implica il dover entrare nella profondità delle cose narrate, come dire: leggere e scrivere allontanano la superficialità.W i blog.per ora scrivo poco ma ti e vi leggo sempre.a presto

  15. melogrande ha detto:

    Che piacere Nica !Bentrovata!(Sai, questo è un periodo che i bloggers cadono come le foglie d' autunno…)

  16. Pannonica ha detto:

    lo so… il supermercato, il mordi e fuggi della parola (facebook) è più invitante con tutti quegli scaffali pieni, colorati e in bella mostra.ma io resto qui. i negozietti di nicchia sono la mia passione.ciao, negozianti!

  17. utente anonimo ha detto:

    La “bella scrittura”. Tema che mi affascina molto e cosa verso la quale sono molto esigente.Esigente al punto che spesso, dopo poche righe abbandono il testo che sto leggendo. E questo non perché quanto scritto non meriti di essere letto ma perché si tratta di brutta scrittura. Quando scelgo un libro, qualunque sia l’autore (anche un “grande” autore) leggo la frase con cui il libro si apre e se quella frase mi permette di collocare la storia in nessun luogo ed in nessun tempo, allora sono invogliata ad acquistare quel libro. Anche la frase con cui il libro si chiude deve convincermi. Deve trattarsi di una frase che lega la storia a quel libro. La storia deve vivere lì e solo li. Ancora nessun contatto, nessun riferimento ad un luogo e ad un tempo. Certo possiamo essere a New York, a Parigi o nella campagna inglese ma New York, Parigi o la campagna inglese devono trasformarsi in luoghi universali, indeterminati. La storia può anche avere una collocazione temporale ma ancora il tempo deve diventare un tempo “aperto”. Starà poi al lettore portare quella storia con sé, recuperala se gli servirà. Ma torniamo alla “bella scrittura”. Come deve essere perché io la definisca tale.Devono essere rispettare le regole. Non una parola, non una frase deve essere fuori posto. Non devono esserci frasi “di troppo”. Frasi che nulla aggiungono ma semmai tolgono.Il susseguirsi delle parole, delle frasi devono poi avere un loro ritmo interno. Ritmo sempre mutevole. Ritmo da cui origina musicalità. Si una bella scrittura deve essere una scrittura musicale.Musicalità che si coglie solo leggendo ad alta voce. Provate a leggere ad alta voce qualche frase di un libro che vi è piaciuto e poi quelle di un libro che invece non vi è piaciuto. Coglierete appieno il senso di quello che ho scritto. Va da sé che il contenuto dello scritto deve essere di valore. Quanto sopra vale in massima parte per i testi poetici ed i romanzi ma anche un saggio necessità di bella scrittura per essere saggio di valore. Spesso la brutta scrittura veicola anche pochezza di pensiero Non ho un blog né frequento facebook.in quanto per me scrivere è un modo di comunicare con le persone cui tengo molto. Solo in questo caso scrivo. Parrà quindi strano trovare miei commenti in un blog ma questo blog è un luogo di bella scrittura e di bei pensieri.hesse

  18. utente anonimo ha detto:

    Buongiorno Francesco,Ti contatto tramite commento perché non ho trovato nessun altro modo per farlo.Volevo farti conoscere il servizio Paperblog, http://it.paperblog.com che ha la missione di individuare e valorizzare i migliori blog della rete. I tuoi articoli mi sembrano adatti a far parte di certe rubriche del nostro sito e mi piacerebbe che tu entrassi a far parte dei nostri autori.Sperando di averti incuriosito, ti invito a contattarmi per ulteriori chiarimenti, domande o suggerimenti,SilviaResponsabile ComunicazionePaperblog Italiasilvia@paperblog.com

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