Vai all’ Ovest, giovanotto ?


 

 
 
C’è il sole all’ aeroporto di Francoforte in questa mattina di maggio, ma l’ aria è ancora fredda.
La signora di colore, in uniforme, che sta in piedi davanti a me al gate di imbarco mi guarda in un modo curioso, un po’ come se volesse scusarsi di quello che sta per fare, un po’ come se pensasse che in fondo c’ è un buon motivo per tutto questo, e quel motivo potrei essere proprio ed esattamente io.
 
Ora, non è che non capisca il loro punto di vista, gli attentati sugli aerei non sono un’ invenzione, purtroppo, e gli USA sono il bersaglio numero uno.
Ciò non impedisce alla conversazione di assumere toni decisamente surreali.

“Che ci va a fare ?” è ancora nel novero delle domande legittime, ragionevoli ed attese, anche se il tono ha una certa sfumatura, come se lasciasse intendere che sarebbe stato più semplice per tutti se me ne fossi rimasto a casa mia.
Vabbè, fin lì ci arrivo.

“Business” rispondo senza esitazioni, “riunioni di lavoro”.
“E quanto tempo intende rimanere ?”, che ovviamente vuol dire “Quando te ne andrai fuori dai piedi sarà sempre tardi”.
Due giorni deve sembrargli una risposta rassicurante.
Devo naturalmente dimostrare di avere un posto dove stare (mostro il voucher dell’ albergo) ed il modo di tornarmene indietro senza gravare sul bilancio federale già così provato da spese militari e titoli tossici.
Sono preparato.
Mostro con orgoglio il mio biglietto, andata e ritorno, il ritorno è proprio fra due giorni (come le avevo detto, visto ?), il biglietto è persino business class, se permette.

“Di che genere è il suo business ?”.
E’ ovvio che sta facendo le peggiori speculazioni in proposito.
Glielo spiego, ma evidentemente non basta.
 
“Non ha qualcosa che dimostri quello che dice ?”.
Estraggo un biglietto da visita e glielo porgo.
“Questo è un biglietto da visita”.
“…”
Non posso che confermare la circostanza. È innegabilmente,  indiscutibilmente un biglietto da visita. E che dev' essere ? Cosa vuole, una procura notarile ?
"…"
“Non è quello che voleva ?”
“No, io pensavo a qualcosa come una certificazione rilasciata dalla sua azienda che attesti  che lei lavora proprio lì.”
Eh, già.
Chi di noi non va in giro con una simile certificazione nel portafoglio ?

Lo penso ma non lo dico, naturalmente, allargo le braccia, e vedo l’ espressione amichevole indurirsi immediatamente. È chiaro che ho perso punti a precipizio.
“Come mai prende l’ aereo da Francoforte, non ci sono voli diretti dall’ Italia ?”
E’ altrettanto chiaro ormai che mi considera un piantagrane venuto fin lì al solo scopo di rovinarle la giornata.
O peggio.
Io da alcuni decenni vado in giro per il mondo, trovo che Francoforte sia un buon punto di appoggio per farlo e non mi è mai capitato di dover giustificare il perché. L’ ho sempre un po’ considerato come parte integrante degli affaracci miei, a dirla tutta.
 
Sono tentato per un attimo di dirle che no, non ci sono voli diretti, ma magari questa ne sa più di me, e se un volo diretto ci dovesse essere per davvero ? Mi vedo già prelevato di peso da due forzutissimi agenti federali, destinazione qualche base militare in un posto segreto fuori da qualsiasi giurisdizione, da dove nessuno avrà mai più mie notizie.
Meglio rimanere nel campo del verificabile. Cioè dire la verità.

“Passo spesso da qui per i miei viaggi, vede ?”, rispondo estraendo dal portafoglio una di quelle tesserine tutte dorate, che le compagnie aeree danno a quelli che viaggiano molto ma molto molto.
Non che l’ abbia convinta, ma qualche punto mi pare di riguadagnarlo.
“Attenda qui” mi fa, e si allontana con carta d’ imbarco, prenotazione, biglietto da visita, tesserina di frequent flyer, e soprattutto, maledetta lei, il mio piccolo adorato passaporto.
Ora, il fatto che qualcuno si allontani col mio passaporto, in qualunque parte del mondo, l’ ho sempre vissuto con angoscia  e considerato una grave violazione dei diritti fondamentali dell’ uomo, ma che posso fare ?
I robustissimi agenti segreti, ex giocatori di football americano, che sicuramente mi stanno osservando in incognito non aspettano altro che una mia reazione.
 
La donna adesso è lì in disparte, confabula con quello che dall’ atteggiamento capisco essere il suo capo, ogni tanto mi lanciano un’ occhiata, senza simpatia. Alla fine il capo prende il telefono, parla, poi legge a qualcuno il numero della mia tesserina, attende.
Lufthansa (sempre sia lodata) evidentemente è in grado di confermare la circostanza che  il sottoscritto ha volato alcune migliaia di volte sui loro aerei senza mai farne esplodere nemmeno uno, e questo sembra far di nuovo pendere la bilancia in mio favore.
 
La donna ritorna, mi rimette in mano l’ incartamento completo, mi augura buon viaggio persino, ma è chiaro dall’ espressione del viso che se la decisione fosse sua, su quell’ aereo non mi farebbe mettere piede.
Poi mi invita ad andare al banco per farmi consegnare la carta d’ imbarco.
Grazie, ma ce l’ ho già.
Manco mi risponde.
Capisco.
 
Vado al banco, consegno la carta d’ imbarco, me ne danno un’ altra di un altro colore. Con quella di prima non sarei andato da nessuna parte.
 
In fondo non mi è andata tanto male, no ?
 

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10 commenti su “Vai all’ Ovest, giovanotto ?

  1. feritinvisibili ha detto:

    Mi sono immaginata l'energumena, in fondo non ti è andata male, no.Di tutte le dogane (e sono state tante) che ho frequentato negli ultimi 20 anni ricordo una poliziotta davvero ostile proprio in un aereoporto tedesco, a Monaco. E sì che in Russia, in Cina e alle frontiere della exYugoslavia in quanto a fare i duri non scerzavano mica…

  2. melogrande ha detto:

    Non e’ andata male, no.
    Mi torna in mente un certo episodio che avevo rimosso, a Leningrado, quando San Pietroburgo si chiamava cosi’. Brrrr…
    Prima o poi ve lo racconto.

  3. SinuoSaStrega ha detto:

    Posso immaginare il fastidio di tutto questo, ma … io mi sono divertita a seguire le tue disavventure , e il tuo modo di narrare è gradevolissimo.

  4. capehorn ha detto:

    Paura ridondante, a quanto leggo.E' giusto che abbia pensato, la sipatica virago, all'elemetare: "Non nel mio giardino". E forse per puro spirito umanitario il suo pensiero é corso a quel senso di responsabilità, che l'ha fatta indurire nei tuoi confronti.Diventare il guardiano del proprio fratello d'oltreoceano.Bloccare ora, adesso chi potrebbe essere in malanimo.La cultura del sospetto ha fatto un'altro adepto e il metro della prova sei stato tu.Non hai vinto nulla, tranquillo, ma ora hai la consapevolezza che la paura non fa sconti a nessuno e a nessuna latidutine.

  5. Lillopercaso ha detto:

    Quando a me, sporadica viaggiatrice volante, capitan cosa del genere, rispondo: "Controllate bene, tutti, mi raccomando.."   E lo penso pure sul serio, soprattutto se non viaggio sola. Ma che danno potrà mai fare un tagliaunghie di un centimetro?Ci dev'esser sempre qualcosa da imparare..

  6. melogrande ha detto:

    Strega,mi fa davvero piacere che il raccontino ti abbia divertito, del resto il fatto non mi ha sconvolto piu' di tanto, male che vada restavo a Francoforte, mica in mezzo al nulla…Cape,qui la paura si universalizza…mala tempora currunt, e vanno veloci.Lillo,una lima per unghie opportunamente molata ed affilata e' perfettamente in grado di tagliare una gola; l' ultimo attentatore, fortunatamente mancato, addirittura aveva l' esplosivo nelle mutande (a questo proposito pero' ho preferito non esternare alla virago la battutaccia che, in effetti,  mi era affiorata alla mente …)

  7. Lillopercaso ha detto:

    Ma un tagliaunghie?  Comunque, preferisco che controllino bene e tengan conto di tutte le possibilità, anche se a volte penso che sia un rassicurare/rassicurarsi di fronte ad un pericolo che può essere davvero inafferrabile e mutante.Ma noi che viaggiamo su binari unici con segnaletica nascosta dalla vegetazione, non abbiamo paura di nulla.

  8. Diaktoros ha detto:

    E tutto perché non abbiamo ancora i nostri bei dischi volanti tipo Smart, con possibilità di piegare tempo e spazio e arrivare da Milano a New York in pochi secondi, per poi essere abbattuti dal solito caccia inviato per proteggere gli States dagli ufo.

  9. Lillopercaso ha detto:

    GASP! Giriamo alla larga anche da Ponza!

  10. utente anonimo ha detto:

    Problemi del tipo di quelli che hai raccontato in questo post mi sono capitati a Miami.Volo da Miami verso una destinazione non proprio ben accetta."Perchè ci vai'""Per lavoro. Meeting di lavoro""Perchè non hai il visto?'""Per i cittadini italiani non è richiesto. Viene dato all'aeroporto di arrivo""Ah, ma tu parti da Miami""Si ero a New York e devo necessariamente passare da qui""Si ma il visto?""Ho il passaporto italiano. Non serve."Ci pensa. Chiede. Si convince. E' vero il visto non serve.Finalmente posso darle il biglietto.Le presento un biglietto di prima classe AA."il tuo biglietto è di solo andata.""Si.""Se non ti fanno entrare, la AA sarà obbligata a riportarti a Miami e tu non hai il biglietto di ritorno. Devi compare un biglietto nuovo".Le dico che ho già un biglietto per l'Italia (in formato elettronico ovviamente) . E poi penso perchè non dovrei ottenere il visto di ingresso. Vorrei dirle che là dove vado sono meno paranoici ma resto in silenzio. Capisco che è meglio.Niente da fare. Visto che non sono in grado di mostrarle il biglietto di ritorno,  insiste  per un bilgietto nuovo."Se vado ora ad acquistarne uno nuovo perderò il volo.""Dovevi arrivare prima."Perdo la pazienza."Io ero qui per tempo! E' quasi un'ora che stiamo tentando di procedere al check-in." Devo cambiare tono. Le chiedo se gentilmente può telefonare all'Alitalia.Insisto per lei e per me.  Deve essersi stancata. Si decide e telefona. Le viene confermato che ho un posto prenotato per l'Itlaia.  Mi guarda e, con non celata malavoglia , finalmente stampa la carta di imbarco.Si capisce che è furisoa.  Sa cje potrebbe capitare che qualcuno voglia sapere perchè mi hanno lasciato partire senza biglietto di ritorno (ovviamente pagato) per Miami. Mi guarda di nuovo e l'esperssione del suo volto mi dice che è davvero stufa di me. Chissà perchè ho fatto tante storie per un biglietto nuovo.Ringrazio e mi allontano in fretta. Si parte.Mi avvio al controllo passaporti e bagagli e qui il gioco ricomincia e si fa più duro.Alla fine, dopo una buona mezz'ora di controlli snervanti riesco a passare. Si parte. Corro. Il margine che avevo si è notevolmente ridotto.All'arrivo per una volta mi viene da pensare finalmente in un paese più nornale.Demian

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