All’ altezza del padre

 
 
 
Telemaco, il figlio di Ulisse, combatte lontano. 
Questa è, almeno, l’ origine ed il significato del suo nome, e nel nome c’ è il destino, nomen omen dicevano i latini, tanto più quando trattasi di un personaggio di fantasia, dal nome altrettanto di fantasia, attribuitogli proprio per significare qualcosa.
 
Telemaco combatte lontano, dunque, la sua Telemachia.
In realtà non combatte neppure tanto. Subisce, più che altro, le prepotenze dei principi che gli hanno invaso la casa, cerca di difendere la madre Penelope per quanto può, lui ragazzo cresciuto senza padre. Subisce il mobbing, diremmo noi, cercando di evitare che la situazione precipiti, ben consapevole che prima o poi lo farà. Non combatte, dunque, Telemaco, ma al contrario cerca di evitare il combattimento.
Non è neppure lontano, Telemaco, a pensarci bene, è il padre semmai che è lontano, lui da Itaca non s’ è mai mosso, nato e cresciuto lì, ha vent’ anni adesso, ma il padre non l’ ha mai visto o se l’ ha visto era troppo piccolo per ricordarsene. 
 
Telemaco dunque non combatte lontano. Magari. Vorrebbe farlo, vorrebbe smuovere il mondo, partire, andare a Sparta, andare a Pilo, trovare qualcuno che lo aiuti, o perlomeno che sappia, potesse almeno scoprire che il padre è morto, si darebbe pace, si rassegnerebbe all’ inevitabile.
Chiede una nave e venti rematori. Lui, il padrone di casa, chiede una nave. Gliela negano. 
Non è il caso di agitarsi, stai qui e aspetta, gli dicono. 
Mobbing. 
Altro che combattere lontano.
 
Alla fine lo aiuterà Atena, la grande protettrice di suo padre, e Telemaco dunque partirà per il suo viaggio, e quasi beffardamente, lui che da lì non s’ era mai mosso, non sarà ad Itaca al momento del ritorno di Ulisse.
Non gliene va dritta una, a Telemaco.
Che dire ?
Telemaco è immaturo, si trova coinvolto in una situazione superiore alle sue forze, una situazione che non è in grado di controllare..
La sua casa è invasa da estranei che non gli obbediscono, che gli tributano un rispetto formale che appare persino derisorio, accompagnato com’ è dalla sostanziale indifferenza ai suoi voleri. Certo, non osano fargli del male, non ancora, nessuno vuole essere il primo ad inimicarsi Penelope e giocarsi le chanches di diventare re. Però di sicuro non gli riconoscono alcuna autorità.
 
A chi somiglia Telemaco ?
Ad Amleto.
Anche Amleto è giovane.
Quanto giovane ? 
Non si sa, la questione è ferocemente dibattuta da cinque secoli ed io non ci voglio entrare. Per me è molto giovane, checché ne dica lo stesso testo.
Non è cresciuto senza padre come Telemaco, ma il padre adesso è morto.
Da quanto tempo ? 
Anche questo non si sa, e sennò che maestro dell’ ambiguità sarebbe Shakespeare ?
Da un po’, direi. Però, a differenza di Telemaco, lui il padre se lo ricorda bene.
 
Anche Amleto è prigioniero a casa sua, la madre si è prontamente, troppo prontamente risposata con lo zio (“Economia. I cibi avanzati al banchetto funebre furono serviti al pranzo di nozze”, ironizza lui).
Adesso è lo zio Claudio il padrone in casa sua, con l’ aggravante che la madre è complice ed è alleata, ha collaborato all’ omicidio del marito, persino.
Mobbing.
Rispetto formale, amore proclamato, nessun potere vero riconosciuto al principe.
Anche per lui c’ è un viaggio in nave, ma non l’ ha chiesto, glielo hanno proposto, lo hanno spinto e quasi obbligato, e c’è il motivo, non appena giunto in Francia Amleto dovrà essere ucciso, è questo il favore che Claudio ha chiesto al re d’ Inghilterra.
 
Anche Amleto è immaturo. Pensa troppo, s’ incarta, non riesce a risolversi. 
Non è all’ altezza.
E lui non ha neppure l’ aiuto di Atena, è solo, completamente solo. 
L’ unica eccezione è la sfortunata Ofelia, che l’ amore rende ancora più debole ed indifesa di lui, e sulla quale scarica tutta la sua rabbia, fino a spingerla al suicidio. Per lui non c’ è riscatto, “egli stesso non è meglio del peccatore che egli deve punire”..
 
Solo, impotente, non all’ altezza delle circostanze, inadeguato. Non sembra proprio l’ immagine dell’ uomo moderno in questa società moderna, liquida, globalizzata, incontrollabile ?
 
Forse è più facile riconoscere l’ analogia nella figura di Amleto che in quella di Telemaco, la solitudine dell’ uomo moderno non prevede interventi consolatori di divinità benevole, né contempla facili happy end. Amleto è icona dell’ uomo moderno, inadeguato al mondo, è per questo che non la smettono di metterlo in scena, persino il Re Leone altro non è che un’ ingegnosa variazione sul tema.
La trama è la stessa.
 
Eppure una cosa da dire su Telemaco c’ è.
 
Mi sono ricordato che il romanzo forse più rappresentativo del Novecento, nonostante sia pressoché illeggibile,  si intitola, vedi caso, Ulisse. 
 
In questo romanzo, che è una vera miniera di simboli, la giornata del protagonista Harold Bloom si svolge com' è noto secondo uno schema parallelo alle peregrinazioni di Ulisse, e la struttura  del romanzo corrisponde a quella dell’ Odissea, ad ogni ora del giorno un libro del poema. 
 
Ma la cosa più significativa è che l’ alter ego dell’ autore, il personaggio nel quale Joyce si identifica, non è affatto Bloom, no. E’ Stephen Dedalus, un personaggio già introdotto nel “Ritratto dell’ Artista da Giovane”. Nell’ Ulisse di Joyce, Dedalus è il corrispondente, guarda un po’,  di Telemaco.
 
In coerenza con lo schema di parallelismo voluto da Joyce, i primi capitoli del romanzo sono dedicati a Dedalus così come i primi libri dell’ Odissea sono dedicati a Telemaco (la “Telemachia”).
 
Talmente rigido ed esatto è lo schema di corrispondenze che Joyce aveva lui stesso tracciato un quadro sinottico per comparare il suo romanzo con l’ Odissea, associando ad ogni capitolo/ora del giorno un personaggio, un senso ed addirittura dei simboli da introdurre nella narrazione.
 
Ora, lo schema mostra che il personaggio iniziale (Dedalus) corrisponde a Telemaco, che il senso è quello del “figlio spodestato alla lotta – Dispossessed son in contest” e fra i simboli … Amleto.
 
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10 commenti su “All’ altezza del padre

  1. tittidiruolo ha detto:

    bravissimo…sempre più spaesata leggo le tue notizie, ma così i grandi ed antichi miti greci mi piacciono ancor di più.anche se preferisco l'Eneide all'Odissea…

  2. capehorn ha detto:

    La paternità ingombrante.Ecco uno dei limiti che di tanto in tanto  sorgono sul cammino della vita. Non necessariamente si deve essere Odiseo e Telmaco.Nel quotidiano esistono padri forti e figli deboli.Padri sempre presenti, pur nella loro assenza e figli assenti pur nella loro presenza.Si tratta di impossibilità di essere se stessi.Forse impossibilità é troppo forte come espressione.Certo é che il figlio si sente monco di qualcosa.Di potersi dichiarare per ciò che é, far valere i suoi tanti o pochi carismi, in maniera autonoma e del tutto personale.Alla corte del padre eistono figure, che mostrano non interesse per il figlio per ciò che é, bensì per ciò che rappresenta.E' il rappresentante di una sorta di potere nel quale e per il quale si segue e persegue, ognuno, un cammino meditato. Si desidera quel potere e il figlio presente/assente, non é altro che originale strumento per quell'ascesa.Ecco che il foglio si trova smarrito e privo di quella complimentarietà rapprensentata dal padre. Ecco che Telemaco chiede risorse per cercarlo, ecco che Amleto fa altrettanto, invece per fuggire da quell'ombra e vivere al fine una vita autonoma.Diverso é l'epilogo. Nell'Odissea padre e figlio si riuniranno, anche se Odisseo sarà spinto a riprendere il mare, per insaziabile sete di conoscienza.Nell'Amleto, tragedia sulle molteplici manifestazioni del poter, l'epilogo é necessariamente tragico.Una delle domande da porsi é: quanto influiamo con la nostra vita, sulla vta della nostra progenie? Come possiamo influire senza prevaricarne in toto l'esistenza? Quando dobbiamo recedere d'un passo?Insomma amore di qualità e quale o amore di quantita e quanto?

  3. feritinvisibili ha detto:

    L'Ulisse di Joyce illeggibile.. meno male che allora non sono sola ad averlo trovato "difficile": non sono riuscita ad andare oltre le prime 30 pagine…Mi hai fatto venire voglia di fare un ritratto dei due ragazzi, Telemaco e Amleto intendo. Ma ritratti di quelli veri, su carta non al computer… li tengo in cantiere per ora.

  4. Diaktoros ha detto:

    Sicuramente siamo di fronte a personaggi di grande spessore e complessità. Amleto è poi il primo grande eroe-antieroe moderno. Mentre però i personaggi omerici o di Shakespeare hanno una forte capacità di coinvolgere emotivamente il lettore, quelli di Joyce (per passare all'Ulisse) ci appaiono distanti, come immersi in un loro mondo che non è il nostro. Questo non avveniva nei racconti dei Dubliners, che pure rappresentano la stessa realtà. Nell'Ulisse l'istanza sperimentale ha sopraffatto l'istanza comunicativa. Il romanzo-poema Ulisse, programmaticamente legato al poema omerico, adotta modalità espressive varie per ogni sezione, inventa soluzioni linguistiche nuove, calembours, scompone e ricompone il linguaggio e il discorso, ma si disinteressa del lettore. Per apprezzarlo occorrono una profonda conoscenza della lingua inglese (il libro va letto in originale) e una notevole conoscenza della vita irlandese.In definitiva, mi sembra un'opera da non leggere come un romanzo, perché non lo è. E' piuttosto un affresco da ammirare e godere a sprazzi, senza pretendere di individuare e comprendere i personaggi o la trama (inesistente), né attendersi un coinvolgimento emotivo. La tetteratura sperimentale del Novecento è abbastanza ostica per chi è abituato al romanzo dell'Ottocento; quanto più l'autore è geniale e irrispettoso delle regole, tanto meno i suoi libri sono fruibili come opere di narrativa. I risultati però cambiano a seconda dell'autore. La Woolf può ancora essere letta con interesse, oltre che con adorazione, Beckett scrive ancora in modo piacevole il Molloy, prima di approfondire soluzioni che la stessa critica ha definito illeggibili. Oggi si è tornati a scrivere storie, a una letteratura che non ha paura di comunicare, spesso a una sorta di resurrezione dell'intreccio. Per lo più è una letteratura di consumo, in senso non spregiativo, che aspira ad essere consumata da un lettore, ma che difficilmente potrà tornare ad essere arte letteraria.

  5. SinuoSaStrega ha detto:

    Parli di mobbing familiare, inadeguatezza dell'uomo, solitudine. E poi la rabbia di Amleto scaricata su Ofelia fino a spingerla al suicidio… Mi sembra che ogni giorno ci troviamo di fronte all disagio dell'uomo (maschio) e non solo in rapporto alla figura del padre biologico, ma soprattutto in riferimento al concetto di paternità in senso lato e alle caratteristiche archetipiche del maschile.

  6. melogrande ha detto:

     Si comincia da una parte e si finisce da un’ altra, e questo è bello. Quando ho scritto il post mi interessava mettere in luce l’ aspetto della fragilità e dell’ inadeguatezza di questi due personaggi, lontanissimi fra loro nello spazio e nel tempo ma a mio avviso vicinissimi nella sensibilità. Soffrono entrambi della propria impotenza, ed entrambi sembrano pensare “Questo a mio padre non sarebbe mai successo, lui sì che avrebbe saputo come fare, lui non avrebbe permesso che tutto questo accadesse”. Questa consapevolezza sembra schiacciarli ancora di più. Come se non bastasse l’ oggettiva difficoltà delle circostanze, devono fronteggiare questo ulteriore macigno, il non sentirsi “all’ altezza del padre”. Padri entrambi ingombranti, fuori portata. Mi sembrava un po’ una rappresentazione della condizione umana oggi, di fronte ad un mondo talmente veloce ed interconnesso da forze così gigantesche da apparire praticamente fuori dal controllo di chiunque. Tutto può succedere da un giorno all’ altro, tutto può essere messo in discussione, lavoro, affetti, benessere, salute, la stessa stabilità sociale, il mondo come lo conosciamo.Ai tempi di mio padre non sarebbe successo, viene da pensare, il mondo era forse meno vario e veloce, ma un po’ più  intelligibile e stabile di adesso. Poi i commenti, come accade quando si è fortunati, hanno spostato l’ attenzione su altri aspetti. Il cambio di prospettiva suggerito da Cape sulla paternità, dal punto di vista del figlio a quello del padre, ad esempio, la difficoltà di dare oggi un senso ad un ruolo che non ha più l’ intrinseca, ieratica autorevolezza di tempi non remoti, ma certamente vicini più alla tribalità che alla metropoli, un ruolo che però non può neppure appiattirsi in uno scimmiottamento della figura materna.È al padre, forse, che oggi tocca combattere lontano, o da lontano. (Non che la figura materna scoppi di salute, poi, il disagio dell’ inadeguatezza non risparmia nessuno, non credi, Strega ?) Poi è arrivato il tema della letteratura moderna, impeccabili le osservazioni di Diaktoros, mi rendo conto che io stesso, dopo un paio di vani assalti, ho “piluccato” l’ Ulisse leggendo pagine un po’ a caso, confrontando gli stili più che  cercandone un senso. La percentuale di completamento è comunque rimasta assai misera.Vero anche che la sfida dei romanzieri di oggi è diventata quella di coniugare una costruzione linguistica originale con la capacità di raccontare.Mi piace vedere nel Memoriale del Convento di Saramago una specie di archetipo di questo approccio, e nel Paese delle Prugne Verdi di Herta Muller un esempio recente, a mio avviso riuscito. Chi si espone con qualche esempio ?  

  7. feritinvisibili ha detto:

    … non ho letto nessuno dei tre libri che dici, ma tempo fa ho letto un autore che mi sembra abbastanza in linea con quello che descrivi: Hubert Selby Jr. "Canto della neve silenziosa" è una raccolta di piccoli racconti .(… nel mio caso però gioca un ruolo anche un'affinità elettiva con il titolo (((:)

  8. SinuoSaStrega ha detto:

    Il senso d'inadeguatezza appartiene a tutti noi, ma si parla quasi sempre di questione femminile, disagio della donna; meno frequentemente si affronta il disagio visto dalla parte dell'uomo. Visto che hai trattato il tema del "padre", mi è venuto spontaneo un riferimento al ruolo paterno nella società attuale. Sono andata fuori tema, lo so.. Pardon.. Ciao:)

  9. feritinvisibili ha detto:

    Il tuo post fmi ha ricordato questo Amleto, il regista è estone, si chiama Nekrosius ( secondo me da quelle parti sono concentrati gli artisti migliori del mondo occidentale)http://<object width="960" height="745"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/jblEMn_qyZQ&hl=it_IT&fs=1&color1=0x5d1719&color2=0xcd311b"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/jblEMn_qyZQ&hl=it_IT&fs=1&color1=0x5d1719&color2=0xcd311b&quot; type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="960" height="745"></embed></object>

  10. feritinvisibili ha detto:

    … ci riprovo (perdono per l'imbranataggine..)

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