Facciamogli la festa

 
 
 
 
Disse loro Pilato: “Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo ?”. 
E tutti risposero: “Sia crocifisso !”. 
Ed egli aggiunse: “Ma che male ha fatto ?”. 
Essi allora urlarono: “Sia crocifisso !”.
Mt, 27, 22-23
 
C’è tuttora una certa aria di festa, in occasione delle esecuzioni capitali in America. Lo so, può sembrare assurdo ma è vero. Nella civilissima America, faro dell’ Occidente, quando avviene un’ esecuzione capitale si raduna fuori dal penitenziario una (fortunatamente) piccola folla inneggiante, vanno lì come se fosse un picinic, portano bibite panini e cartelli del tipo “E’ giunta la tua ora ! ”, “Il peccato viene punito”, “Friggi, Jake, friggi” se si tratta di sedia elettrica o le opportune varianti in caso di altri tipi di esecuzione (in USA ne coltivano una certa varietà).
 
Festeggiano l’ esecuzione, insomma, come se fosse la vittoria della propria squadra.
 

L’ esecuzione.

Già di per sé, la procedura fintamente umanitaria è in realtà terrificante. Il condannato viene trasferito nel “braccio della morte” addirittura un mese prima della data dell’ esecuzione, e negli ultimi quattro giorni viene tenuto in completo isolamento. 

Alla vigilia dell’ esecuzione è prevista una sola visita dei parenti, che avviene intorno all’ una di notte, alle quattro e mezza del mattino viene servito l’ ultimo pasto, tutti atti che dovrebbero testimoniare lo spirito umanitario e non persecutorio con cui l’ atto viene compiuto.
Finito il pasto il morituro viene fatto rasare, lavare e cambiato d’ abito, e soltanto alle sette del mattino, dopo una notte di veglia, viene accompagnato nella stanza dell’ esecuzione.
Non è difficile vedere sotto la procedura le caratteristiche di un rito crudele che ha precisamente lo scopo di terrorizzare il condannato, ma soprattutto di imprimersi nella mente di tutti gli altri.
È sufficiente immaginare di essere sottoposti ad una procedura simile, di sapere con un mese di anticipo la data, il luogo e l’ ora esatta della propria morte, e di iniziare questo agghiacciante ed interminabile conto alla rovescia.
Ma la cosa che più colpisce è sapere che fuori c’è gente che festeggia, che incita e tifa per il boia.
È disumano, viene subito da pensare.
 
Subito dopo, però, viene da ripensarci.
Perché, tutte le volte che pensiamo di cavarcela usando il termine “disumano” invariabilmente lo riferiamo a qualcosa che è sempre peculiare ed esclusivo dell’ essere umano.
Ed infatti, quale animale mai usa festeggiare l’ uccisione pubblica di un proprio simile ?
 
Cosa si intende per “fare la festa” a qualcuno ? Ammazzarlo.
E perché ammazzare qualcuno dovrebbe essere una festa ?
Perché da sempre quando si fa una festa si ammazza.
Un maiale, un tacchino, un agnello, il vitello grasso. Un uomo.
Non c’è festa senza uccisione, niente sacrificio niente party, questa sembra la regola.
Del resto,lo stesso termine sacrificio (“sacrum facio”) vuol dire rendere sacro qualcosa o qualcuno, il che di solito si ottiene per l’ appunto ammazzandolo.
 
È terribilmente umano, perciò, associare la festa all’ ammazzamento, ed è terribilmente umano fare dell’ ammazzamento il centro e culmine della festa. È sempre stato così, dai riti propiziatori dei popoli antichi alle memorabili carneficine del Colosseo, ai roghi dell’ Inquisizione, gli autodafè, le decapitazioni del Terrore, e poi crocifissioni impalamenti e lapidazioni dovunque e comunque. Una pratica ancora riconoscibile nelle caratteristiche della corrida e, per l’ appunto, nelle folle fuori dal penitenziario.
 
Nella Cina attuale, il paese al mondo che più diffusamente pratica la pena capitale, le esecuzioni si infittiscono intorno alla data della festa nazionale, così come in Iran. In Arabia saudita si eseguono le condanne a morte di venerdì, giorno di festa.
 
Insomma, sembra che la vera festa necessiti che si faccia la festa a qualcuno. È il meccanismo del capro espiatorio, messo a nudo una volta per tutte da René Girard, il meccanismo che assicura la coesione sociale, un meccanismo che sembra necessario alla comunità umana. 
Umana.
 
Ora, quando un elemento all’ apparenza disumano si rivela ad un esame ravvicinato, “troppo umano”, il pensiero non può che correre a Nietzsche, che al “troppo umano” guardava in faccia senza ipocrisie, seppure con qualche eccessivo compiacimento.
E Nietzsche volentieri risponde nella Genealogia della morale….
 
“Si oppone (…) alla delicatezza (degli uomini moderni) rappresentarsi nella maniera più vigorosa fino a quale grado la crudeltà costituisce la grande gioia festiva della più antica umanità, e sia anzi commista come ingrediente quasi a ognuna delle sue gioie (…). Vedere soffrire fa bene, cagionare la sofferenza ancora meglio (…). Senza crudeltà non v’è festa:così insegna la più antica, la più lunga storia dell’ uomo – e anche nella pena v’ è tanta aria di festa !”
 
Il piacere della crudeltà.
 
Nel “Mercante di Venezia” Shakespeare proprio questo mette in scena.
In pegno per un grosso prestito, Shylock riceve il diritto di tagliare dal corpo del debitore una libbra di carne, e di fronte al mancato pagamento lui questo diritto rivendica davanti al Tribunale, come se fosse la cosa più naturale del mondo. 
Non ci riuscirà, ma soltanto perché ad un ebreo non è consentito di versare il sangue di un cristiano. È l’ antisemitismo, non la compassione, che salva Antonio. 
Con la presumibile delusione del pubblico, che già pregustava la messa in scena di un così sanguinolento spettacolo.
 
Umano, troppo umano.
 
 
 
 
 
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10 commenti su “Facciamogli la festa

  1. capehorn ha detto:

    Nel leggere la prima parte di questo post la mente corre a " Il Miglio Verde".e alla minuziosa descrizione, non solo letteraria, ma anche filmica dei preparativi. Dire angosciante é proporre solo un''emotività conseguente alle immagini. Credo che la cura con cui venga preparata la morte sia il frutto di secoli di cultura di essa. Già il fatto che si dia una sacralità, al gesto stesso. Che lo si voglia giustificare culturalmente, socialmente, ecclesiasticamente mi fa supporre che sì, sia frutto di un'evoluzione tale da distaccarci completamente dal mondo animale cui apparteniamo, ma da cui ci siamo scissi.La morte fa paura e minacciare di morte, commminarla e somministrarla come deterrente da una parte la sento come esorcismo di quella paura, dall'altra come "extrema ratio" legislativa. Ultimo ed inivitabile mezzo per arginare il "male".Eppure proprio  nel "capro espiatorio" molte civiltà, hanno espresso una diversa e più accorta espressione di "esorcismo". Nella morte di un animale sui cui simbolicamente, far convergere il "male" collettivo, tendeva a riequilibrare la collettività stessa. Venivano a sciogliersi delle tensioni, tali che avrebbero potuto intaccare, in una sorta di punto di non ritorno, quelle società. Un ritorno allo "stato quo ante". Non dobbiamo però dimenticare come nelle civiltà precolombioane il sacrificio, non fosse solo l'annientamento del "male" collettivo, o il ringraziamento agli dei per una vittotia in battaglia (con conseguente massacro di prigionieri), ma anche l'olocausto voluto e desiderato anche da chi si faceva olocausto per o propiziare gli dei nei confronti del popolo, oppure per ringraziarli, per le cose fatte in vita. Ricordo a tal proposito di costruttori delle piramidi azteche, che alla fine dei lavori si offrivano come vittime sacrificali, proprio in  ringraziamento dell'opera compiuta.Sia che venga offerto in olocausto, sia che venga soppresso per dei crimini, il condannato a morte assume il significato di allontanare la morte dall'intera comunità e allontanarne lo spiacevole significato. Solo attraverso una continua elaborazione del senso del sacrificio si viene ad esaltare il boia, oppure a chiedere che questa pratica venga messa al bando e riconoscerne l'assoluta vuotezza di contenuti.Sia Giove o la Ragion di Stato, ambedue non hanno il diritto di arrogarsi il desiderio di vedere sparso il sangue di un uomo.Meglio l'oblio di una cella, che non il martellante vocìo sui loro nomi.Ricordare ciò che hanno commesso, per non commeterlo una seconda volta, questo é il sacrificio auspicabile per la società intera.Il vero ed unico olocausto.Che di loro non si abbia più memoria, questa é la vera condanna a morte.Post appropriato per la circostanza.Buona Pasqua a te e ai tuoi cari.

  2. feritinvisibili ha detto:

    il quadro di Brughel che hai postato e i vostri pensieri, tuoi Francesco e di Capeh, mi fanno pensare ad un altro quadro, la parabola dei ciechi di Bosh…

  3. feritinvisibili ha detto:

    … scusami Francesco, ma non riesco a controllare le dimensioni delle immagini che allego ai commenti.Mi è venuto in mente questo quadro perché penso che la nostra cecità sia in relazione al tema del tuo post, e Bosh è riuscito a dare un'immagine magistrale della cecità umana, che dice molto di più di quello che personalmente saprei dire con le parole.

  4. Lillopercaso ha detto:

    MAH…!!! Caro Melogrande, caro Capehorn, come molte altre volte ho l'impressione che ce la contino e ce la girino.. Avrei dovuto documentarmi prima di rispondere, perciò perdonate le improvvisazioni e pigliatele come un pezzetto di puzzle collocabile chissà dove.

    Ma certo che x festeggiare si ammazza, se si è carnivori; Il montone il cui sangue irrorerà la pietra angolare della scuola verrà mangiato, finalmente, dalla comunità, come pure il vitello grasso x il ritorno del figliol prodigo, se non si vuole che muoia di vecchiaia (il vitello); Al cuore delle bestiette offerte in sacrificio sull'altare, ci son pur sempre attaccati cosciotti e altre prelibatezze che i sacerdoti si porteranno a casa.

    E dove sta questo piacere della crudeltà? E le migliaia e migliaia e migliaia di persone che, come me (sarò mica la sola, no?), non guardano gli incidenti e si fermano solo in caso di bisogno, a volte rischiando del proprio, e che non ne voglion saper nulla di cronaca nera, e che capiscono l'istinto impulsivo di spezzare il collo con le proprie mani all'assassino al volante di turno, ma non possono fare a meno di pensare che il bastardo avrà pure una mamma, una moglie, un fratello.. La pena di morte come deterrente non funziona, è documentato. Ma politicamente rende, come risposta alla paura spesso sapientemente iniettata nelle teste degli elettori, o del popolo non votante ma vociante nei casi di governi non democratici. Poi, quelli che ci ballano intorno, sono i figli o i padri delle teorie sul genere di nietzche?

    Comunque, SECONDO ME, la Morte la si esorcizza facendo l'amore, non bevendo sangue. Per questo abborro la repressione sessuale. Anche se, certo, l'idea del peccato forse dà quel certo non so che in più.. Non prendetemi per una maniaca: anzi, sono castissima (non per scelta ma per caso, guarda un po'), con noncuranza e leggerezza come prima ero..? come dire… ecco.

    Ho un sacco di altre cose da dire, da indagare, da chiedere. per esempio: i popoli cacciatori, fanno offertye sacrificali?

    Melo, aspetta a cambiare post che torno più tardi!!

  5. Lillopercaso ha detto:

    Eccomi di nuovo.La storia del capro espiatorio.. sì, quella mi pare appropriata. Quella di addossare ad altri le colpe, o meglio la causa di un destino ritenuto ingiusto, con l'illusione di poter avere controllo su di esso. Ma si può ben riconoscerne l'infondatezza, no? Tutto sta a far sì che si VOGLIA, che CONVENGA far hciarezza su questo punto (mi pare che si vada nella direzione opposta).  Ma già parlarne, anche qui, aiuta noi, che magari potremo lavorarci su, per noi stessi, e tramandare idee più sane.In quanto a quelli che si immolavano volontariamente..Vicino a Città del Mexico, a Teotihuacan, sito archeologico, gli umani che (centinaia) che si pensava si fossero offerti come volontari sacrificali, erano, come si evinse in seguito, legati.. se ciò significa qualcosa. Ma certo il rapporto che l'individuo ha con la sua morte è a dir poco personale, e cambia col tempo e la cultura. Che dire dei Bonzi che han scioccato l'opinione pubblica Americana scuotendone la superiore certezza e deviando i consensi? di Jan Palach, lo ricordate? Dei martiri della Jihad?Come posso contestare ciò? Non posso capirlo. A me piace vivere e finchè son qui vorrei approfittarne, magari diventare una sorridente vecchietta centenaria e dispettosa. Per ora basta..Posto questo affresco per la signora vestita di bianco, con la deliziosa borsettina.E già che ci sono, anche questo: 

  6. melogrande ha detto:

    Che dire ?che bisogna fare distinzioni, è fastidioso ma le cose della vita non sono mai semplici.E allora è vero che una grigliata con le costine di maiale non esprime necessariamente piacere della crudeltà, benchè il detentore delle costine debba essere ucciso allo scopo, il pubblico della corrida o di un combattimento di galli forse un pochino sì.E la folla al Colosseo mica mangiava i gladiatori morti, così come le folle che si radunavano e si radunano ad ammirare le decapitazioni.E benchè la Pasqua cristiana celebri la Resurrezione, quante di più sono le rievocazioni del venerdì santo, vale a dire minuziose descrizioni in tempo reale di una tortura e di una esecuzione capitale. Jan Palach o i bonzi che si danno fuoco testimoniano amore, per la libertà, per la loro terra, per le proprie idee, i kamikaze testimoniano una forma estrema di odio, sembrano dire "non mi importa di morire purchè possa uccidere anche voi". Non li metterei assieme.Sui sacrifici umani in epoca precolombiana, infine, ne ho sentite di tutti i colori. Cominciamo col dire che erano su scala inimmaginabile; benchè ci sia controversia fra gli studiosi, le stime vanno dai 20,000 a 250,000 all' anno, non certo fatti simbolici ed occasionali. Questo ha fatto pensare a qualcuno che il vero motivo fosse il consumo della carne in una cultura poverissima di proteine (più eventi del tipo "grigliata" che del tipo "capro espiatorio", insomma). Non saprei dire.Su Niezsche il discorso sarebbe lungo, mi sa che ci faccio un post.

  7. Lillopercaso ha detto:

    Già, pensavo anch'io al Colosseo.. e quelli mica eran così repressi..Ma tu, per esempio, ci andresti ad una corrida o simili? a me non sembra cosa x gente sana.. sbaglierò..Bonzi e Martiri della Jihad, non insieme, scherzi? Solo per dire quanto è lontano il loro rapporto con la morte dal nostro occidentale.Purtroppo, devo ricredermi su alcune cose, semi-convinzioni in cui mi cullavo:http://it.peacereporter.net/articolo/214/L'+altra+met%E0+della+jihad Invece, mi convince di più l'idea della grigliatina coi sacrifici umani.. certo, se fossi una 'sacrificata', preferei essere mangiata piuttosto che.. qualcos'altro!Anzi, se muoio, mangiatemi pure.

  8. Diaktoros ha detto:

    Vediamo un po', disordinatamente, come è mia abitudine L'istinto della ferocia deriva dall'aggressività presente nell'uomo; ma che per fortuna varia da uomo a uomo. Naturalmente, poiché di solito i più aggressivi prevalgono, la storia è un coacervo di orrori.Non parlerei mai, stirnerianamente, di umanità, ma di singoli uomini. Ognuno di questi, istintivamente, agisce in modo egoistico, ma l'egoismo non comporta sempre la distruzione o l'assoggettamento dell'altro. Al contrario, per vivere bene, in una società avanzata, abbiamo bisogno di serenità, della simpatia degli altri, addirittura di amore. Questo è il messaggio positivo dell'egoismo stirneriano correttamente interpretato.Punto 2: il sacrificio.Questa pratica deriva probabilmente da quando una collettività era assoggettata a un gruppo di dominatori etnicamente diverso. La collettività era indotta ad acquistare la benevolenza dei dominatori privandosi di quello che più era prezioso: fanciulli, animali, derrate alimentari. Era molto probabile che questi dominatori primitivi praticassero l'antropofagia, magari erano alieni (quelli che, per chi ci crede, dovrebbero tornare tra poco). Spesso, essendo forti e fisicamente robusti, e possedendo armi superiori, venivano creduti dei.Il sacrificio evitava alla comunità razzie e uccisioni indiscriminate, perciò era considerato positivamente; poiché era rivolto aesseri superiori, in forma rituale, diventava una festa religiosa.Allo stato attuale delle cose, considero il sacrificio e qualunque forma di aggressione cruenta come un residuo di usanze primitive, a cui qualcuno si sente ancora intimamente legato, per la sua natura. Quando torneranno gli alieni e vorranno mangiarci, ne riparleremo.Intanto conserviamo un po' di sana musica hawaiana su vinile, da usare in caso di necessità: ricordate Mars attack?

  9. Lillopercaso ha detto:

    Eh.. direttamente da Persemprepermai!!Questo è il mio ‘ringraziamento’a voi.

  10. melogrande ha detto:

    E' vero che Cortés conquistò il Messico con metà degli uomini che servirono a Garibaldi proprio perchè gli spagnoli furono presi per divinità ( e lui glielo lasciò credere, naturalmente).Ma temo che il ricorso al sacrificio sia un po' più ampio di così, basta convincersi di dover acquistare la benevolenza di qualche essere superiore…L' idea di Nietzsche è che in realtà si cerchi in ogni modo il pretesto per praticare la crudeltà, per il puro gusto di farlo.

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