London Walking (with some rest)

 



Le città bisogna camminarle, non c’è altro modo.
Le città che sono davvero città, che hanno storia, cultura, le città dove ogni pietra ha il suo racconto, quelle città parlano e bisogna ascoltarle.
Per ascoltare però è necessario andare a piedi, le parole di una città, i suoi odori, la qualità speciale dell’ aria, i rumori che solo a lei appartengono, tutto questo non passa attraverso il finestrino di un pulman o il parabrezza di un’ auto.
Una città è come una persona, cerca di metter in luce i suoi aspetti migliori e dissimulare quelli sgradevoli, per questo non bisogna fidarsi dei tour organizzati, quelli ti portano dove vogliono loro e ti fanno vedere solo le cose belle. Invece camminando è  impossibile imbrogliarti, si scoprono i retroscena, si vedono le miserie, i vicoli scalcinati dietro ai vialoni pieni di negozi di lusso, i posti veri dove vive davvero la gente e fa la spesa e si cura e va a scuola, si vedono tutte le cose che fanno di una città una città e non solo una cartolina illustrata. Anche qui accade come con le persone, che a stargli vicino ed a frequentarle un po’ si scopre che sono meno banali di quanto ci si potesse immaginare vedendole da lontano.

Ecco perché ho passato cinque ore a camminare per Londra stamattina, da Belgravia a Victoria, poi Buckingham Palace e St James Park, Trafalgar e Leicester Square fino al Covent Garden, poi da lì indietro per lo Strand , su per Charing Cross Road, Oxford Street, Regent Street, Piccadilly e solo una pioggia molto british mi ha convinto a prendere la metropolitana per tornarmene in albergo.

Londra non è l’ unica città ma solo l’ ultima in Europa ad avere occupato il centro della storia, nell’ Ottocento aveva un ruolo come solo Roma ai tempi dell’ Impero. L’ ha perso, un po’ per cocciutaggine sua, un po’ come risultato di due guerre mondiali più subite che volute, come che sia è rimasta a galla, a differenza di altre, ed oggi Londra è un centro finanziario, economico, culturale, artistico che non ha niente da invidiare a nessuno. Vorrei tanto che Roma o Firenze o Venezia, per dire, che sono anch’ esse state al centro della storia del mondo per qualche tempo, avessero saputo fare altrettanto.

Non che siano tutte rose e fiori, naturalmente, di qui è passata la Thatcher con la più dura campagna di liberismo antisociale che si sia mai vista, non esiste la società, esistono gli individui, e slogan del genere. Ma questa è gente tosta, che ha digerito questo ed altro. Fin troppo tosti gli inglesi, se sono così odiati da scozzesi e irlandesi giusto per rimanere in casa qualche motivo c’è, ed è in questa testardaggine a fare ciò che deve essere fatto costi quel che costi. Questione di incrollabile autostima,  “Spirit of London”, lo chiamano.

Non che dovessi fare conoscenza, almeno in questo caso, Londra è il primo amore, adolescenziale ed immaturo, l’ amore vero ed inesperto dei sogni ad occhi aperti, un milione di anni e pochi amori fa. Ma le città cambiano, anche in questo sono come le persone, a volte mettono su qualche ruga, a volte al contrario ringiovaniscono, questo invece alle persone non accade, a volte si limitano a cambiare carattere, diventano più espansive e caciarone oppure al contrario si intristiscono, a seconda dello spirito di chi ci abita.

Ben difficile che Londra diventi noiosa, certo, la vitalità non manca, però ho avuto la sensazione di una città più matura e posata, persino il Covent Garden sembrava avere perso lo smalto frizzante di qualche anno fa, nonostante un quartetto d’ archi “da strada” desse spettacolo con una certa presenza scenica. 
In generale, però, meno artisti per le strade e nei metro, una città meno espansiva ed immediata di un tempo, un po’ più imborghesita, per usare un termine ormai fuori moda, sempre che la mia osservazione sia neutrale, dopo tanti anni l’ osservatore è cambiato più dell’ oggetto osservato, però in questi anni di tanto in tanto mi è capitato di tornare qui e dunque delle mie sensazioni mi fido.


È migliorato il cibo, in compenso, e mentre una volta era giocoforza rifugiarsi in ristorantini francesi italiani cinesi o indiani, qualunque cosa purchè non inglese, adesso invece la scelta migliore è proprio quella di infilarsi in un pub e prendere un piatto Old Style, sempre di essere di stomaco robusto. 
I pasticci in crosta non sono il massimo della leggerezza dietetica però rispetto ad un tempo sono molto più curati e gustosi, e c’ è la possibilità di accompagnarli con un calice di vino senza che quest’ ultimo gravi sul conto come un ospite a tavola.

La birra invece è sempre quella, e meno male, gli inglesi bevono la ale, una birra rossa e poco gassata (così se ne può bere di più, commentano i maligni), tradizionalmente spillata a mano. 

E così resti nei secoli, o perlomeno negli anni, ale e Regina e cabs neri, un po’ del vecchio “Spirit of London” per chi continuerà a goderne con una tenerezza speciale come nel ricordo del primo amore.




Foto: Courtesy by MaD

 
 
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19 commenti su “London Walking (with some rest)

  1. feritinvisibili ha detto:

    Eh sì é vero, le città sono come le persone e come nel tuo ritratto in certe stagioni della vita rishiano di incupirsi. Io nutro sempre la speranza che arrivi qualche nuovo "scompliglio" a rimischiare le carte e a riportare vitalità, anche se certi scompligli sono come i terremoti.

  2. beaticomerane ha detto:

    assolutamente d’accordo sull’importanza di girare a piedi e sul ‘magari Venezia sapesse rivivere allo stesso suo modo il suo glorioso passato’, ti pongo un quesito: quanti inglesi credi ci siano a londra?
    qualche anno fa alla biennale di venezia davano delle statistiche sulle più popolose città del mondo. gli inglesi a londra parevano pochi pochi, devo dire.
    e se ti guardi intorno, mentre cammini, te ne accorgi, no?

  3. Lillopercaso ha detto:

    Com’è che diceva quel mio amico (inglese)?
    ‘Ha la cittadinanza inglese, paga le tasse inglesi, parla Inglese… è  inglese.
    Però,lo ammetto, era un bel po’ di anni fa…

  4. melogrande ha detto:

    Non so rispondere alla domanda su quanti siano gli inglesi a Londra e penso sia gia’ difficile darne una definizione che soddisfi tutti.

    Nati li’ ? Coi genitori inglesi ? Coi nonni inglesi ? ci sono quartieri come Earls Court dove sembra di stare in India, pero’ ti accorgi che in gran parte sono di seconda o terza generazione.
    Uno scrittore come Hanif Kureishi come lo consideriamo ? Pakistano o inglese ?
    Forse il romanzo più “vecchia Inghilterra” che mi sia capitato di leggere e’ “Quel che resta del giorno”, residenze di campagna, nobili e maggiodomi, e l’ autore si chiama Kazuo Ishiguro.
    Le tensioni ci sono anche li’ ma in fondo mi sembra siano riusciti ad integrare un po’ meglio, e forse e’ proprio questo il punto.

    Molte citta’ hanno avuto momenti di grande potenza e splendore per poi decadere più o meno rapidamente,, pensa ad Atene, Alessandria d’ Egitto o Damasco giusto per stare fuori dall’ Italia.
    Londra ha perso l’ impero, un colpo non da poco, ma e’ difficile considerarla una citta’ in decadenza, questo volevo dire.

  5. Lillopercaso ha detto:

    Di ‘Quel che resta del giorno’  conosco solo il film: inglesissimo. regia di un Americano. Kureishi? Assolutamente Londinese !

  6. beaticomerane ha detto:

    sul concetto di ‘mancata’ decadenza di Londra siamo siamo d’accordo, e penso che sia strettamente collegata al fatto che londra ospita varie culture, non solo quella inglese. culture che si son mischiate creando una cosa nuova, probabilmente. sicuramente viva. il mio ‘inglese’ non ha riferimento alla cittadinanza, ma all’insieme di usi e costumi che trovo dovrebbero contraddistinguere comunque gli abitanti dei vari luoghi della terra. forse è vero che la vecchia inghilterra oramai sta solo nelle campagne. ma sicuramente londra era diversa. non dico meglio o peggio, dico altro e anche senza sfumature nostalgiche, sia chiaro.

  7. capehorn ha detto:

    Ah, Londra preda facile di un mio immaturo e giovanile amore. Durato dall’alba al tramonto. Una settimana permette giusto quialche bacio e nulla più.
    Forse ora mancano quei connotati londinesi, che in fondo ci piacciono tanto e ci rassicurano su dove siamo e con chi abbiamo a che fare.
    Lo smog, la bombetta, il the delle cinque e quei cappellini che solo una miss marple qualunque potrebbe portare.
    Londra, anche dai racconti di mia figlia, mi é apparsa così lontana dal mio immaginario. Forse é la città del futuro dove le cento culture che vivono e respirano, diventano o sono destinate e diventare cultura della città.
    Una assorta e consapevole sprovicializzazione.
    Tutte le metropoli assorbono e digeriscono tutto per presentarsi ogni momento diversa, ma anche uguale, proprio per la facilità con cui fagocita usi e costumi diversi per farli suoi.
    Il thé delle cinque non é più appannaggio della sola miss Marple.

  8. Lillopercaso ha detto:

    Se poi si pensa da dov’è arrivato il tè della miss Marple.. ecco che il cerchio si chiude!  Comunque mi piace, Capehorn, che tu vada sempre di un passo più avanti. Però dimmi, quando ci sei andato a Londra, ancora ai tempi dell’Impero? Quella Londra lì, l’ho vista solo nei film; e sì che la 1° volta mia risale ai tempi delle minigonne in Carnaby Street (ssstt! Lo dico sottovoce, sennò si capisce che non sono una ragassa) e l’ultima… sì, c’era già la Tatcher, e ci ho messo quasi un anno a aver un’ amica  londinese doc; ed è stato allora che ho scoperto esistere persino una cucina inglese! (seguirà foto, forse)

  9. Lillopercaso ha detto:

    Melogrande, stavo tentando di mandare un’immagine, e rileggendo il commento 7# cambio idea a proposito del film: la scenografia è inglesissima, ma l’essenza, in effetti, mi pare proprio giapponese. Ecco, vedi, a volte, la forma ed il contenuto…
    ciao!

    Ps: c’è un’anima buona o anche media che mi spieghi come pubblicare immagini sui blog degli altri?

  10. melogrande ha detto:

    Credo di capire cosa intendi, Lillo.
    Il maggiordomo che resta ostinatamente fedele alla tradizione nonostante l’ evidenza che intorno a lui il mondo aristocratico sta cadendo a pezzi è un po’ come il soldato giapponese che continua da solo la guerra nella giungla in nome di un imperatore che si è già arreso ?

    Non ci avevo pensato, ma è una interpretazione interessante.
    Molto.

  11. melogrande ha detto:

    Cape, smog e bombette a Londra non si vedono più, è vero, però è rimasto molto della tradizione, forse più che in qualsiasi altra capitale, e non semplicemente come specchietto per i turisti

    Sta venendo fuori un miscuglio che ha davvero un sapore di futuro.

  12. capehorn ha detto:

    Ah Lillo era tramontata la "swingign London" da poco.
    Primissimi anni ’70.
    Credo che neppure lei, Londra, avrebbe immaginato di diventare ciò che é adesso.
    Con un piede nella tradizione e il resto del corpo in un futuro, quanto mai prossimo a realizzarsi.

  13. Lillopercaso ha detto:

    Accidenti, com’è piccina!   Riprovo (scusa, Melogrande!!)

  14. Diaktoros ha detto:

    Anch’io giro tanto a piedi per le città; forse per questo mi sembrano tutte familiari, come se le conoscessi da un’eternità.

  15. melogrande ha detto:

    Sì, pmso sia proprio quello, a renderti familiare una città.
    Camminarci è un po’ come chiaccherare con una persona.

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