Il bello degli errori


 
“Una persona che non ha mai fatto un errore è una persona che non ha mai provato niente di nuovo.”
 
Albert Einstein
 
Strano pensare di dovere tutto agli errori, di essere addirittura figli dell’ errore.
Davvero. Letteralmente.
Dobbiamo agli errori la nostra stessa esistenza.
Pensiamo ad un’ ameba. O anche ad un altro essere vivente, tanto è lo stesso.
Immaginiamo l’ ameba che si riproduce, il suo DNA che produce una copia di se stesso. Immaginiamo una copiatura perfetta, impeccabilmente perfetta, non un errore di copiatura, non una trascrizione sbagliata, nemmeno una. La perfezione.
Ebbene, l’ ameba resta ameba, punto e basta.
Identica, immutabile, clonata, eterna, sempre uguale a se stessa.
Generazione dopo generazione, in una specie di immortalità congelata.
È assolutamente evidente che da lì non verrà mai fuori nulla di nuovo.
Attendiamo pure un milione di anni, e ritroveremo la stessa identica ameba nella stessa identica pozzanghera, ammesso che la pozzanghera non si sia nel frattempo prosciugata.
Gelida perfezione replicante.
 
Solo se introduciamo  l’ idea di un errore di trascrizione le cose si fanno interessanti.
Un errore, un errore a caso, come battere sul tasto sbagliato, senza intenzione, senza disegno, senza progetto. Una semplice svista, può succedere.
E allora viene fuori di tutto, la varietà, la fantasia, la differenziazione.
Amebe deformi. Mostri, mutanti, fricchettoni.
Magari l’ avvio di una nuova strada, un essere che non è più ameba e non è ancora qualcos’ altro. Il cambiamento, un nuovo avvento, la promessa di un futuro da scoprire.
 
La perfezione è sterile, l’ errore è fertile. Paradossale, no ? Ma anche illuminante.
Non è forse la “falsificabilità” la caratteristica principale di una teoria scientifica ?
Una teoria che non possa essere messa alla prova, che non rischi di sbagliare non è una teoria scientifica, è una dottrina, ed ogni nuova teoria nasce per correggere gli errori delle precedenti.
 
Vorrà pure dire qualcosa tutto questo, ma cosa ?
Bisogna augurarsi gli errori, forse ?
Eppure…
 
Non posso fare a meno di pensare che quando per troppo tempo mi sembra di non commettere errori, comincio un po’ a preoccuparmi.
Mi metto in discussione.

Forse mi sto sedendo, tirando i remi in barca ? Mi sto accontentando ? Mi sto abbandonando all’ abitudine, sto continuando a fare meccanicamente le cose che so fare, senza più fare un passo avanti, senza tirare fuori un’ idea nuova, senza inventare niente, senza cercare di spingere verso il limite ?
In quei casi mi sento come se fossi un corridore a fine carriera, che si limiti a fare la sua onesta corsa a centro classifica, senza spingere, senza cercare il giro veloce, senza inventare nulla.
Non sto bene quando mi sento così, non mi sento a posto, non mi piaccio.
Mi serve fare un errore ogni tanto, a dirla in breve.
 
Rischiare di sbagliare mi appare l’ unico modo per crescere, per imparare, per cambiare.
La perfezione è statica, immobilità che non produce niente, l’ errore invece profuma di lavori in corsa, di avventura, di sfida, di opportunità nuove.
Come vedere un film di cui non si conosce il finale, insomma.
 
Mi sento figlio dei miei errori, io, pensate un po’ come sto messo.
 
 
 

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60 commenti su “Il bello degli errori

  1. utente anonimo ha detto:

    ciao Melogrande! In effetti è un po’ che  giri intorno, almeno coi discorsi.  La storia dell’ameba è ancora e sempre quella del martello di "un destino a caso" , della perfezione che è staticità e della "perfettibilità" che è vita, cambiamento. Qui ci metti l’errore, invece che il caso, anzi, ancora meglio:  un errore a caso, come battere sul tasto sbagliato senza intenzione.   [la canzone che hai postato (parola orribile, canzone bella), è un caso o un’intenzione?]
    E quand’è che lo sai, che è un errore?
    Un musicista diceva che una stecca ripetuta due volte è l’inizio di un arrangiamento… 
    E allora.. ERRA!  (Già, pensa al doppio significato della parola ‘errare’: non sarà mica un caso! )
    Lilloimpertinente

  2. utente anonimo ha detto:

    Dimenticavo: Cosa sono quegli ingranaggi?  (non cosa significano, proprio cosa e dove sono, se vuoi dirlo). ciaociao

  3. melogrande ha detto:

    Eh sì, che erro, Lillo, in tutti i sensi, che poi è solo uno, errare significa vagare di qua e di là allontanandosi senza una direzione precisa…

    Gli ingranaggi sono ingranaggi, del tipo di quelli che ci sono in un orologio, ma non penso abbiano uno scopo preciso, ho trovato la foto su internet e l’ ho aggiunta per semplice associazione di idee.

    La canzone no, quella l’ ho messa di proposito per la strofa che dice :

    "Every step that you take
    could be your biggest mistake,
    it could bend or it could break,
    that’ s the risk that you take"

    per poi concludere che vale comunque la pena provare

    "How can you know if you don’t even try ?"

    Oltre ad essere bella era alquanto in topic…

  4. Lillopercaso ha detto:

    E poi puoi semre dire: Poteva anche andarmi peggio..

  5. capehorn ha detto:

    Ah finalmente l’Elogio dell’Imperfezione.
    L’ode al difetto. Il carme dell’errore.
    Per errore Salk, lasciò un vetrino esposto all’aria tutta una notte e si ritrovò la penicillina. Fermat commise lo sbaglio di andare ad un duello e il suo teorema ha fatto impazzire il mondo matematico sino a poco tempo fa.
    L’errore permette veramente lo scatto di qualità, l’impennata della fantasia, non fosse per porvi rimedio. Errore come avanzamento culturale. Errore come dichioarazione della nostra perfettibilità.
    ha però anche un malaugurato risvolto. L’errore, che sotto sotto pregusteresti ancora, da altri potrebbe essere interpretato come disgraziata senescenza.
    Ma, lasciami dire, come affine nella "rechérche", quello sì che é un errore.
    In fondo i migliori li dobbiamo sicuramente ancora commetere.

  6. Morfea77 ha detto:

    io e gli errori siamo un tutt’uno.
    ci vivo e ahimè li rifaccio…normale.
    tutto nella norma

  7. AromaEssenziale ha detto:

    Ciao melogrande! Il tuo post mi porta in mente Dante e la Divina Commedia.
    Per giungere in Paradiso DAnte deve cadere e affrontare peccati e limiti, conoscere il nero e guardare onestamente a se stesso, sapendo che tutti i peccati che incontra nel suo viaggio fanno parte di lui e non è esente o superiore. Sa che ha sbagliato tanto, che si è fidato erroneamente tante volte, che è stato disilluso e che ha errato anche con la donna da lui amata..
    Ma solo attraverso tutto questo carico di esperienze è riuscito nell’impresa sia epica della sua scrittura, sia di vita, d’uomo, sia all’interno della sua scrittura.
    A volte ho odiato profondamente tutti i miei errori. A volte non ho capito il senso, mi sono chiamata stupida e con tutti i peggiori epiteti, sentendomi e svalutandomi moltissimo per le cavolate o gli errori gravi che hanno messo in pericolo la mia vita letteralmente… mi chiedo dove sia un senso e che cosa tutto questo mi abbia insegnato.
    Poi a volte ne percepisco il tratto, il tragitto e mi vedo in viaggio, pellegrina fra errori, crescita e scelte anche scellerate… che poi portano con sè i doni più inaspettati.
    Sbagliare e ammettere di sbagliare è difficile: fa sentire fragili e l’orgoglio ulula. Eppure… quanto dobbiamo agli errori..

  8. melogrande ha detto:

    Cape,
    hai colto perfettamente il punto, senza errori non si va avanti, se si smette di farne allora sì che si rischia la senescenza, non il contrario.
    Ma non è il nostro caso, almeno per i prossimi decenni …

    Morphea,
    l’ invito a fare errori non andrebbe esteso al ripetere gli stessi errori…
    E poi, è così bello inventarne sempre di nuovi, non trovi ?

    AromaEssenziale
    a Dante non avevo proprio pensato, ma il tuo riferimento mi piace molto.
    E’ vero, all’ inizio della Commedia lui tenta di scalare direttamente il monte, ma viene respinto dalle fiere, è chiaro che non è maturo per il compito.
    Solo attraversando l’ inferno, toccando con mano tutte le brutture della condizione umana riuscirà a superarle anche dentro di se.
    Credo valga lo stesso per tutti, sbagliare fa male ed ammetterlo brucia, ma senza errori non si cresce.

  9. feritinvisibili ha detto:

    Lillo dice che in fondo questa cosa degli errori è strettamente connessa con la faccenda del destino…
      Anche il primo pensiero che mi viene in mente è in qualche modo la continuazione del mio a proposito del tuo post sul destino: Se la "dinamo" che ci spinge a trovare motivazione per affrontare ogni giorno la vita può essere in qualche modo frutto della nostra lotta con il destino personale, l’ errore allora può anche essere visto come il fallimento quotidiano della nostra volontà razionale in quella lotta. Forse non sempre del tutto, ma in fondo perdiamo ogni giorno e forse quell’errore, quel perdere, ci permette di continuare la nostra sfida l’indomani, e così fino a che saremo vivi…
    Magari, tutti in fondo, cerchiamo solo di fallire nel miglior modo possibile?
    Ho fatto un mucchio di giri di parole, spero che il mio pensiero sia comnprensibile…
    E trrovo pure molto interessanti i vostri commenti in riferimento a Dante…

  10. melogrande ha detto:

    E’ vero, hannah, il punto è che se questa volontà razionale di cui parli non fallisse mai, proprio mai, forse la vita sarebbe un po’ più prevedibile ma assai meno interessante, dopo tutto.

  11. RedPasion ha detto:

    eppure, quando ti leggo
    ti trovo sempre "perfetto":-P

    uhm…mi piacerebbe approfondire il legame perfezione – errore

    dato che spesso la prima è solo il frutto di tante cadute…

  12. melogrande ha detto:

    Un bellissimo tema, così mi provochi…
    Guarda la Gioconda, confronta la metà destra del viso con la metà sinistra, confronta il paesaggio a destra, più alto di quello a sinistra

    … è tutto sbagliato.

    Guarda la Venere di Botticelli, le spalle strette e cadenti, il collo troppo lungo, la testa troppo piccola… 

    e’ strano, ma e’ QUESTA la perfezione …

  13. AromaEssenziale ha detto:

    NO ti sbagli. Lui è maturo per il compito. Ma è solo. E l’orgoglio del dire: io ce la faccio da solo, non basta.
    Ci vuole una guida. Ed è fondamentale. Ci vuole una scelta. Ed è fondamentale. Dante è pronto per il viaggio, altrimenti non si sarebbe trovato li.
    Solo deve scegliere profondamente e non tirarsi inditro.
    E deve ammettere il suo limite. E accettare aiuto. Chiedere aiuto e accettare aiuto.
    Ciò accade anche in terapia, tra l’altro.
    Non entri in uno studio terapeutico se non sei pronto.
    Ma ci vuole una scelta, un impegno, una responsbailità.
    POi tutto il resto va a seguire.
    Come anche il trovare un senso al proprio percorso di errori.
    E a dargli una svolta, un fulcro nuovo.

  14. melogrande ha detto:

    Ci ho pensato, ma non mi convince troppo, sai ?

    Chiedere aiuto e accettare aiuto, cercarsi delle guide e dei maestri  è una tappa, fondamentale sì per il viaggio, ma non la conclusione.

    Il TUO percorso inizia proprio quando lasci indietro aiuti e maestri, esci dallo studio, cammini con le tue gambe accettando i tuoi limiti e le tue ombre, dopo averli toccato con mano e guardati in faccia.

  15. Lillopercaso ha detto:

    Come dire che la responsabilità, la promessa, il pegno dato liberamente è un elemento essenziale della complessità della liberta? che devi usare la tua libertà di scegliere e di cambiare’?

  16. Lillopercaso ha detto:

    scusa, rispondevo ad Aromaessenziale

  17. RedPasion ha detto:

    Melogrande…
    hai percepito "perfettamente" ciò che intendevo…

  18. feritinvisibili ha detto:

    Non sono mica sicura di aver allegato l’immagine (faccio concorrenza a qualcuno che conosciamo ad imbranataggine negli incollaggi ((:)
    In ogni caso dovrebbe apparire il David di Michelangelo, a proposito di perfezione… che personalmente trovo abbastanza mostruoso.
    Il fatto è che la perfezione secondo i criteri umani cambia nei tempi e nelle culture, e quindi è un nostro prodotto, e in realtà non esiste, è solo un altro modo per illuderci di poterla raggiungere… il discorso diventa lungo, ma immagino che ci siamo capiti ((:

  19. feritinvisibili ha detto:

    .. ecco, infatti niente immagine del David… 

  20. feritinvisibili ha detto:

    Ecco, visto che è proprio bruttino? Le dimensioni delle mani per esempio, e l’espressione leggermente allucinata (secondo me mica per la faccenda di Golia, ma piuttosto per se stesso) adesso che guardo meglio ha pure le pupille a forma di cuoricini…
    I fiorentini ne sono orgogliosissimi e gli americani ne vanno pazzi, e guai tentare di smontargli quell’ideale di bellezza
    Grazie Francesco

  21. melogrande ha detto:

    Effettivamente …

  22. feritinvisibili ha detto:

    .. comunque mi sono contenuta, avrei potuto dirne tante altre sulla sua bruttezza ((((:

  23. Lillopercaso ha detto:

    Da una che non ha studiato storia dell’arte: forse, quelle mani, dato che non sono un po’ ma mostruosamente più grandi del normale, le avrà fatte apposta così, vorran significare qualcosa, che ne so, abilità e forza (come in uno scultore..); ed anche quel capoccione.. Oppure anche Michelangelo avrà letto "Elogio dell’Imperfezione"..
    ps: senza andare nel mostruoso, mi piacciono le mani GRANDI, e anche le capocce  : )

  24. feritinvisibili ha detto:

    Eh va bene, allora adesso vi dico uno deli errori di quella quella scultura: Michelangelo si deve essere dimenticato che David era ebreo e quindi circonciso…

  25. Pannonica ha detto:

    non so da dove cominciare… perché indosso perfettamente sia il post che i tutti commenti.
    quindi parto dall’ultima affermazione del post : "mi sento figlio dei miei errori. pensate come sto messo".
    secondo me stai messo molto bene, melogrande. non è da tutti una simile consapevolezza, né la serenità di saper cogliere il lato positivo dell’errore, cioè la sfida, la lezione, la dinamicità conseguente di fronte alla sfilza di nuove opportunità che ti si aprono dopo averlo commesso.
    Giuro che vorrei essere al tuo posto… perché dopo l’errore io non faccio altro che ripetermi il seguente mantra: "sono la solita co****na", insultandomi e punendomi come se l’errore commesso non fosse già abbastanza umiliante di per sé.
    A questa fase (che dura più o meno un’eternità) segue quella della ricostruzione razionale (cosa ho fatto, cosa avrei potuto fare, cosa non avrei assolutamente dovuto fare, etc.etc.).
    Poi, vado a chiedere aiuto ai miei mentori (hillman, in primis); trovo un primo sollievo rileggendo i passi sottolineati ne "il codice dell’anima", o anche ne "la principessa che credeva nelle favole" di marcia grad.
    Quindi, col daimon non più a quattro zampe e (più o meno) consapevole della mia "perfetta imperfezione" (come dice la zia Marcia), mi rivolgo al Jazz… e alla fine è sempre lui che mi salva…
    Ascolto le improvvisazioni, le improvvisazioni sul tema, e penso che suonare un pezzo in maniera diversa da come andrebbe suonato non è un errore, e che la Bellezza è anche lì, fuori dai canoni, dalle regole, dallo standard.
    Allora, inizio a uscire fuori dal dualismo perfezione/errore, giusto/sbagliato… e penso alle note di "Bird of Paradise", un pezzo nato da un’improvvisazione di Charlie Parker sull’armonia di "All The Things You Are" e mi rincuoro.
    Ripenso agli errori fatti e mi ripeto che è andata come doveva andare, che non poteva andare che così, perché il mio livello di comprensione delle cose era tale da scaturire quella scelta e non un’altra; sbagliata, nella misura in cui non ha prodotto i risultati sperati, ma comunque la "mia" scelta. E non è poco.
    Quindi (e qui concludo) mi dico anch’io che sono figlia dei miei errori ma anche (molto)  la madre.

    non rileggo, è troppo lungo… perdona gli errori… hanno un lato bello anche gli errori di ortografia e di grammatica?

  26. Lillopercaso ha detto:

    per Feriteinvisibili:  Bello spirito d’osservazione..

  27. Lillopercaso ha detto:

    Mi rincuora leggere Pannonica, mi dico che non esistono errori, ma scelte consequenziali. Che mi temprano di fronte a nuove opportunità (di sbagliare?). Capire ciò mi ha portato a non soffrire né di vittimismo né di sensi di colpa (quasi): ‘Ho fatto del mio meglio’, penso, ‘di più non potevo’.
    Invece non mi piace il fatto che ciò mi possa portare a giustificare i miei errori, il che va un bel po’ oltre il capirli e l’accettarli.
    Quando una scelta ‘sbagliata’ si abbatte su altre persone, si fa tutto più complicato, è più difficile farsene una ragione: il proprio io si difende per sè,  il dispiacere altrui è disarmante.  Come la mettiamo? – Parlo al plurale perchè immagino sia una condizione condivisa..
    Ciao,  Lillo

  28. feritinvisibili ha detto:

    Ci hai proposto un dilemma cruciale Lillo.
    Esprimo un pensiero, ma immaginatelo come la mollichina portata tra le zampre di una formica…
    Il dolore che causiamo agli altri con i nostri errori. Farei prima di tutto una distinzione tra gli altri di cui parli, credo sia diverso se l’altro è ad esempio un bambino o un adulto, cioè una persona responsabile di sè o meno. E credo pure ci siano un’infinità di gradi di gravità riguardo all’errore e al dolore provocato. Ma in definitiva non è proprio quell’essere presenti a quel dolore di cui siamo responsabili, riconoscerlo e ascoltarlo, una delle cose fondamentali che ci rendono degni come Umani?
    Nell’ebraismo esiste una soluzione, umile, piccola, come piccoli siamo tutti nel nostro agire stentato e pieno di gesti a volte sgarbati e rozzi. Un giorno all’anno (Kyppur si chiama quel giorno) abbiamo il dovere di ripensare profondamente al nostro agire, ai nostri errori e pentirci di questi chiedendo scusa a coloro ai quali abbiamo provocato dolore, non all’Invisibile, bada bene, ma alle persone in carne ed ossa. Da quel giorno, se il cosiddetto "pentimento" è stato espiato, se i debiti sono stati restituiti fino in fondo (restituzione da considerarsi in senso materiale e spirituale) la vita ricomincia da zero, come una pagina bianca e candida, tutta da scrivere.
    Come al solito ho speso un sacco di parole, ma non sono sicura ne di essere riuscita a spiegare il mio pensiero ne tantomeno ad esprimere i pensieri che a catena continuano a generarsi nella mia testa dopo aver letto il tuo pensiero Lillo…

  29. melogrande ha detto:

    In definitiva, sbagliare nel tentativo di fare qualcosa di nuovo e’ quasi un vanto, fallire quando si e’ fatto del proprio meglio non lede più di tanto l’ autostima.

    E’ l’ errore stupido ed evitabile a generare l’ autobiasimo, proprio per la difficolta’ di comprendersi prima ancora di giustificarsi.

    Sbagliare sapendo che si sta sbagliando, sbagliare consapevolmente per debolezza o per accidia, o ancora peggio, perseverare nell’ errore. Attivita’ niente affatto diabolica ma caratteristica umana. (Sempre concesso che il diabolico sia cosa diversa dal puro distillato di oscurita’ umana, naturalmente…).

    Quando poi l’ errore evitabile e non evitato infligge sofferenza agli altri ?

    In quel caso credo si passi dall’ “errore” al “peccato”, l’ unico vero peccato, in fondo e’ proprio questo, causare dolore che si poteva evitare, o no ?

  30. feritinvisibili ha detto:

    Concordo Francesco e invidio la tua capacità di sintesi.

  31. Lillopercaso ha detto:

    Sì, ed è giusto soffrirne.

  32. Lillopercaso ha detto:

    pensate a come ogni ‘peccato’ contiene in sè la punizione, o l’espiazione? : L’avaro si rode nel timore di staccarsi dalla sua ‘roba’; il lussurioso non ha pace perchè non gli basta mai, ed anche il goloso; l’invidioso è sempre verde di bile;il superbo è SOLO; l’iracondo è schiavo del suo carattere e danneggia chi più gli sta vicino e ama; l’egoista non conosce il piacere di donarsi; l’accidioso si trascina per una vita che lo infastidisce come colletta negli occhi, fino a che è troppo tardi x tutto…  l’inferno è già qui 

  33. melogrande ha detto:

    Lillo, la citazione di Calvino me la sono già spesa da Pannonica

  34. Pannonica ha detto:

    la citazione di Calvino la volevo fare io!!!!!!

    Lillo, sei fantastica. mi sento una peccatrice ma con un bel perché.

  35. Pannonica ha detto:

    ma verso gli errori degli altri avete la stessa clemenza?

  36. feritinvisibili ha detto:

    Bellissima la citazione di Calvino, ci sta alla pefezione (a proposito di perfezione…)
    Pannonica: personalmente ci sto lavorando… dipende molto dal legame affettivo con l’altro, più gli voglio bene e più è facile da perdonare e, adesso che mi ci fai pensare, sono proprio le persone che amo che mi insegnano a perdonare, anche me stessa.

  37. melogrande ha detto:

    Che dire, lillo, mi piacerebbe assai convincermi che le cose stiano davvero così, che ogni colpa porti in se il suo castigo e la sua espiazione, e per definire la giustizia altro non necessiti.

    Mi piacerebbe, ma non so se ce la faccio…

  38. Lillopercaso ha detto:

      Calvino!!  L’unico sopravvissuto alla coazione scolastica!! Tocchi un tasto doloroso: quando ero giovane e vivevo tra gli immortali, credendo che ci fosse più tempo che vita, avevo scrtto, e corretto, e rimandato e riscritto per lui una lettera mai spedita, perchè mi aveva fatto lo scherzo di morire prima. Allora, dici che non volendo ho ripetuto qualcosa letta da lui? Lo onoro.
    Una cosa simile, riguardo all’inferno, devo anche averla trovata in Saramago.. Cecità.. ma non sono in grado di citare.
    Mi viene in mente anche un’altra cosa, letta lustri fa, a proposito del riconoscere il non-inferno eccetera: inutile cercare di sradicare il male dall’animo umano; è invece fruttuoso riconoscere quel bagliore che inevitabilmente c’è in ciascuno e coltivarlo, dargli spazio, facendo in modo di strappare terreno al male.   E’ l’unica cosa che ricordo dalle ‘Memorie di Adriano’; detta meglio, ovviamente.

  39. Lillopercaso ha detto:

    Vedo che arrivo tardi, che siete gia oltre!! Aggiungo una cosa, per scherzare, prima di cominciare l’autocoscienza:  una punizione aggiuntiva x l’accidioso è quella di domandarsi, nel suo torpore esistenziale, un unica domanda: ‘Ma che cavolo vorrà mai dire quella roba di cui mi si accusa?’

  40. Lillopercaso ha detto:

    Pannonica, non so.. quando gli errori altrui  fanno male a me,  penso che non sia fatti con l’intenzione di ferirmi,  forse x presunzione, forse perchè ho bisogno di rassicurarmi e credere che in fondo mi vogliono bene..
    Quando toccano le persone che amo… allora è difficile, medito vendtta..

  41. Lillopercaso ha detto:

    Ciao Melogrande! Tra i tanti proverbi non dico stupidi, ma furbi e gretti, ce n’è qualcuno fine. Eccone uno che fa al caso nostro: ‘Chi la fa, l’aspetti’. Magari al malvagio non capiterà niente, ma starà sempre a guardarsi le spalle in attesa della ritorsione, pensando che l’altro non sia meglio di lui. Ma non volevo dirti questo, bensì ringraziarti x il fatto di ospitarci nel tuo blog a chiacchierare, c’è un viavai piacevolissimo.  Siamo in cucina od in salotto?   No, la musica non di sottofondo,  per quella stiamo un po’ zitti… chi mette su qualcosa?

  42. melogrande ha detto:

     Mettiamo questa, anche se non è ancora mezzanotte…

    Dovrebbe piacere anche a Pannonica, a proposito del fatto che:  "suonare un pezzo in maniera diversa da come andrebbe suonato non è un errore, e che la Bellezza è anche lì, fuori dai canoni, dalle regole, dallo standard."

  43. Lillopercaso ha detto:

      Grazie! Ora vado da Feriteinvisibili..

  44. feritinvisibili ha detto:

    A questo punto ci manca solo la buona notte.. facciamo finta di essere come al campeggio da ragazzi? Con le brande affiancate chiacchierando sotto voce, con questa musica che è come la cioccolata calda

  45. melogrande ha detto:

     Grazie a voi, semmai,  della bella serata qui …

  46. Pannonica ha detto:

    @melogrande: non so quante versioni possiedo di ‘round midnight che (non so se hai letto il post che ho indicato nel mio profilo su splinder) è stato il pezzo che mi ha fatto innamorare del jazz, parecchi anni fa.
    questa versione ha il pathos della tromba di chet nell’atmosfera sofisticata dei gotan project. c’è il viola, il bianco e l’arancio. sembra un quadro di rothko…
    voglio dire che è tutto bellissimo!!

    @feritiinvisibili: io faccio veramente una gran fatica a perdonare. il mio perdono, molto spesso, è una scelta dell’intelletto e non del sentimento. so che devo lavorarci tanto anche io.

    @lillo: il marchese De Sade diceva che "vivere bene è la miglior vendetta". l’esperto è lui, quindi…

  47. melogrande ha detto:

     
    …diciamo che sono andato sul sicuro, Pannonica….

    (a me invece era rimasto nel cuore  il film di Tavernier)

  48. Pannonica ha detto:

    quella colonna sonora è stato il mio primo acquisto jazz 

  49. tittidiruolo ha detto:

    come ho scritto da Hannah, il problema dell’errore (oltre indubbiamente a far crescere), tocca vari aspetti.:

    c’è il rancore,(verso gli altri e verso noi stessi)
    C’è il perdono
    c’è la giustizia, senza la quale, per me, non c’è soluzione.
    c’è il ricordo.
    Dai H. facci un post!

  50. feritinvisibili ha detto:

    Che sorpresa! Rothko!!! Pure lui è apparso in questo post magico! Lui sì che è stato un grande pittore..
    Prometto, farò il post sul perdono e la restituzione dei debiti secondo la tradizione ebraica…

  51. melogrande ha detto:

    Lillo, cecità l’ ho letto e mi è parso tutto un inferno, quello che saramago descriveve…

    A proposito, l’ immagine dell’ accidioso che si tormenta per sapere che diavolo sia questa accidia di cui lo accusano, ma non si alza dal divano per andare a cercare il termine sul dizionario è meravigliosa…

    Titti, il perdono è come dice la parola stessa un "dono"totale.
    Meno condizioni si porta dietro e meglio è, secondo me.

    ps – Hannah
    Il post lo avete fatto magico voi, in origine non era niente di che. Dico davvero.

  52. Moorad ha detto:

     “(…) Fu colpito dalla nostalgia del non trovare. Capì che senza la rabbia e il nervoso che assale quando non si trova niente, cercare robe non ha nessun valore e non migliora il vivere. Ci vogliono delusioni e sconfitte per apprezzar la cerca.

    da Storia di Neve – Mauro Corona

    Scortata qui da Pannonica, che ha acutamente notato un legame tra i nostri due post, ti lascio in dotazione la citazione che introduce il mio, sottoscrivendo in qualche modo quello che dici. 
    Ciao.

    M.

     

  53. Lillopercaso ha detto:

    Melogrande, anche in cecità c’era una fiammella protetta con cura.. (sì,  c’era il trucco di quella che vedeva; ma avrebbe potuto non esserci: uguale)

  54. Lillopercaso ha detto:

    Devo leggere tutto il libro di Corona per capire xchè ci vogliono delusioni e sconfitte per apprezzar la cerca.  Non è una battuta. Come quella storia x cui il Bene non avrebbe senso senza l’esistenza del Male.
    Sarà che a me piace sguazzare nell’acqua marina, tiepida. Esistenzialmente parlando e non. Anzi, mi piacerebbe tanto.

  55. Moorad ha detto:

     A dire il vero no, non serve leggere tutto il libro per estrapolare ed intendere questa frase. La storia contiene mille piccoli ritratti che sono come affluenti della narrazione centrale e questa considerazione riguarda uno di essi, un personaggio secondario, che però dà vita ad una riflessione luminosa, come diverse altre nelle oltre 800 pagine. Il concetto non è argomentato oltre, quindi credo non riuscirà a distoglierti dal tuo piacevole, vagheggiato sguazzare nell’acqua marina, tiepida……..
     

  56. melogrande ha detto:

    Piacere di conoscerti, Moorad, ho letto il tuo bel post e credo di capire cosa intendi.

    Lillo, credo che il concetto degli opposti non sia una mania da filosofi, ma una semplice realtà.
    Se non ci fosse la notte non ci sarebbe il giorno ,nel senso che non avremmo mai avuto bisogno di inventare una parola che indichi il giorno distinguendolo da ciò che non è giorno.
    Sai che il termine "orologio analogico" è nato dopo che sono stati inventati gli orologi digitali, prima c’ erano orologi e basta.

    E’ proprio la stessa cosa, se trovassi sempre ciò che cerchi non potresti nemmeno accorgerti del fatto che "hai trovato", sarebbe un automatismo; il "trovare" esiste solo perchè a volte "non trovi".

  57. Lillopercaso ha detto:

    Melogrande, mi fai sentire una scolaretta! Il che è piacevole, certo.  Ma: non è questione di dialettica, o di yin e yang, o di protoni ed elettroni, o del meritato riposo del guerriero / della mamma-massaia-commessa; la questione, nota e banale, lo so, è che i conti con il dolore, la morte degli esseri cari e anche non, la malattia propria o altrui, l’eventuale raggiungimento della decrepitezza, la mancata realizzazione di sè stessi, i disturbi mentali ECCETERA,  son tragedie con cui fare i conti sempre, anche per colui a cui  fosse dato di vivere una vita comoda e tiepida (che non disdegnerei), con tanto di frutti che maturi  gli cadessero nella mano senza cercarli, e sarebbe soprattutto la consapevolezza di ciò a guastare il sapore dell’eden. Basta e avanza.  Ma questo è solo uno dei punti di vista, anzi, è il punto a cui sono io ora, e non è immutabile. E da quel po’ che rivela Moorad mi piacerebbe  Storia di Neve, così come mi piace leggere i tuoi post .  🙂

  58. melogrande ha detto:

    Aspetta che scriva un post da 800 pagine e ne riparliamo …

    ( Mi sa che lo scolaretto sono io, non ci crederai ma ci ho messo una vita a capire quella cosa degli opposti )

  59. Lillopercaso ha detto:

    Sarai anche un po’ maestrina, ma soprattutto sei un signore!

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