Delendus

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Quando ho guardato per l’ ultima volta

I tondi occhi verdi ed i corpi flessuosi

Degli oscuri leopardi della luna ?

 

Le streghe selvagge, dame nobilissime,

nonostante le scope e le lacrime,

lacrime di rabbia, sono andate.

 

Spariti i sacri centauri delle colline

Non mi resta che il sole amareggiato;

bandita e sparita l’ eroica madre luna.

 

W.B. Yeats – Lines written in dejection

 

 

 

La vita procede a ondate, irregolare e tutt’ altro che rettilinea.

Talvolta, in piena, riempie corpo ed anima e pare straripare d’ energia incontenibile e ribollire come la scia d’ un’ elica, altre volte piuttosto assomiglia ad una palude d’ acqua malsana e ferma e persino un po’ maleodorante.

Così ad un anno di vita vissuta, di eccessi di fatiche e sudori, di emozioni forti e viaggi e colpi di scena ne può seguire un altro che si srotola stanco, disilluso più che deluso, come se uno in realtà non avesse più da aspettarsi nulla. Non è vero, o almeno così ci si augura, è chiaro, ma a volte si prova come la sensazione che qualsiasi cosa arrivi in futuro non porterà più con se il penetrante profumo della novità o il brivido della sorpresa, ma al massimo, ed al suo meglio, risulterà piuttosto una variazione sul tema, una nuova e diversa interpretazione, una cover di cose già viste e già fatte e quasi certamente, si teme, viste e fatte anche meglio in passato.

 

Un senso un po’ fastidioso di destino compiuto, di libro letto o film già visto, insomma, che sembra opporsi con granitica ostinata indifferenza ad ogni pretesa di cambiamento.

Vedrai, cambia pure tutto e tutto resterà com’ è, sembra dire una voce dentro, perché questo è il destino, e non vale opporsi, neppure vale il tentativo estremo di innalzare il livello del cambiamento, cercandolo più radicale, sempre più totale e profondo, come una medicina o droga a cui si è progressivamente assuefatti.

 

Come lo scudetto per una squadra che navighi ormai da tempo nelle retrovie, la felicità pare un obiettivo fuori portata, da non pensarci proprio più, e più passa il tempo più sembra ulteriormente allontanarsi. Ci fu forse un tempo in cui tutto sembrava a portata di mano, che davvero ci si potesse arrivare, ci si sentiva sulla strada giusta. Poi, in un momento che non si è saputo riconoscere neppure in retrospettiva, il cammino fu smarrito, l’ obiettivo invece di farsi toccare prese impietosamente ad allontanarsi, vano ogni tentativo di rincorrerlo, l’ orizzonte prese a rinchiudersi, le prospettive a restringersi, come il rallentare inesorabile di un carillon che stia per esaurire la carica.

 

E ci si ritrova a camminare sul mondo, sempre meno capaci o contenti di camminare dentro un mondo che ogni giorno appare un po’ più usurato e logoro, più scontato e banale.

 

Sembra proprio che ci si debba accontentare di un sole amareggiato, “embittered” lo qualifica, con inarrivabile genio, l’ amato William Butler, niente più streghe e giaguari e sogni da Indiana Jones nella giungla, nemmeno  poesia e leopardi con la minuscola o con la maiuscola che sia, a piacere.

 

Soltanto si resta lì in piedi per un po’, a scrutare l’ altra sponda, che lentissimamente emerge dalle nebbie, azzurra, lontana, lontanissima, certo, c’è un sacco di tempo prima di arrivarci. Però intanto è lì.

Non che prima non ci fosse, è sempre stata lì, si sa, ma forse troppo lontana, non si vedeva.

 

O forse da quella parte non veniva neppure in mente di guardare.

 

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10 commenti su “Delendus

  1. capehorn ha detto:

    Mai come ora mi toccano queste tue parole.
    Il tempo uguale, in un monotono sincrono battere e levare. Sempre più rari i contrappunti, le improvisazioni. Seconde e terze voci, che si sfarinano in una monocorde tonalità, frusta ed usata.
    Amaro bilancio di un passato e di un  insaporoso ed immanente futuro.
    L’altra sponda é sempre stata lì, ma per troppo tempo abbiamo meditato sul come arrivarci, tralasciando il perché.
    Forse paurosi ed impreparati alla risposta.
    Per quel che vale Buon Anno, mio caro.

  2. AromaEssenziale ha detto:

    Sento così vicine le tue parole e l’amarezza, quel velo di cinismo…

  3. melogrande ha detto:

    Non sapevo neppure se postarla, una cosa così poco festaiola, ma in fondo uno non è un monolite sempre uguale, ci sono i momenti belli e quelli un po’ meno, i momenti felici e quelli un po’ inversi.

    A me dicembre (come tutte le feste comandate a dire il vero, sarà effetto di quel "comandate"…) ha sempre messo un po’ tristezza, di quest’ anno in particolare poi mi sembra di riuscire a salvare davvero poco.

    Non importa.
    Andrà meglio con l’ arrivo di gennaio, non manca tanto ormai…

  4. Morfea77 ha detto:

    io vorrei solo…sentirmi serena

  5. melogrande ha detto:

    Sentirsi sereni ?
    E dici poco !

  6. feritinvisibili ha detto:

    Cerco di comprendere le tue parole, e penso di riuscirci almeno un po’, in certi momenti è così, certe delusioni lasciano un amaro in bocca che impregna un po’ tutto… E in fondo potrei scriverle io le tue stesse parole, che di grandi delusioni e amari in bocca ne ho raccolti tanti negli ultimi tempi, ma non mi rassegno e continuo a pensare che la vita, fino a che ne avremo, continuerà a sorprenderci, nel bene e nel male…
    Un saluto con il cuore Francesco

    (Condivido il tuo pensiero riguardo le feste comandate…  negli ultimi anni ho adottato la strategia di passarle sempre in transito, aerei o treni che siano…)

  7. larpaderba ha detto:

    In mezzo a tanto fatuo clamore un post  "così poco festaiolo" (come tu lo definisci) rincuora un po’… Grazie, dunque! Un sorriso per te

  8. Pannonica ha detto:

    perdonami se su questo post proietto tutte le mie amarezze personali ma oggi è un giorno così triste, per me, che sono tentata di cambiare il mio nick in embittered

  9. utente anonimo ha detto:

    Ciao!  Letto un po’ tardi ma ‘fa niente.
    Pochi anni fa , attraversando una piazza, mi son fermata, ho chiuso gli occhi e, registrando ogni suono, ogni odore, ogni percezione della pelle mi son detta: Ecco, devo far tesoro di questo momemto, dato che sono , se non felice, quasi. Tempo fa sembravo un micino a cui avessero strappato le unghie da tanto stavo da cane, ed ora guardatemi qui, come sorrido. Devo custodirlo e tirarlo fuori nei tempi bui, che inevitabilmente arriveranno, quando dovrò ricordarmi che la notte finisce. Dopo poco, la bastosta tremenda.  Eppure ora torno a dire: guardatemi qui, beata e beota… 
    E’ vero che la vita procede ad ondate, a volte son onde lunghe lunghe. A volte la bonaccia sembra l’unica realtà. Ma tu tieni aperte le vele… se non hai paura del vento.
    Poco originale ma detto di cuore.
    saluti dall’ IMBRANAUTA che prima o poi riuscirà a registrarsi

  10. melogrande ha detto:

    Mi conforta sapere che l’ umore agrodolce e  l’ allergia al clima festaiolo sono una sindrome condivisa e diffusa…

    Credo che sì, occorre davvero costruirsi un piccolo forziere nel profondo dell’ anima dove mettere le cose belle man mano che le si trova per poterle tirare fuori quando è tempo di batoste, quando  sembra che niente vada per il verso giusto, o semplicemente la bonaccia ci inchioda in mezzo al mare e ci si chiede se si potrà mai più arrivare da qualche parte.

    Pannonica, spero che la tristezza sia andata via ed in nick sia tornato quello di una volta…
     

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