La Maria cucina il pesce

 
 
 
E ci mancherebbe altro, si direbbe, visto che la Maria è titolare di una trattoria sulla Riviera Adriatica.
Ma le cose sono un po’ più complicate di così.
In realtà non è facile neppure trovare una definizione precisa per la Maria, e per questo motivo è necessario raccontare tutto per filo e per segno.
 
Anzitutto la trattoria in questione non è proprio sul litorale adriatico, anzi è piuttosto all’ interno, per di più su una via di grande traffico, e da lì per arrivare al mare ce ne vuole.
E poi che sia una trattoria occorre saperlo già da prima, perché a passarci davanti frettolosamente non lo si direbbe. È vero che l’ insegna recita “Da Maria – Bar Trattoria” ma l’ aspetto è assai da bar e poco da trattoria, e per di più uno di quei bar dove si fermano per lo più camionisti frettolosi ed operai in pausa mensa, menu a prezzo fisso, spaghetti al ragù, cotoletta e patatine, caffé corretto in omaggio ai clienti abituali, Alka Seltzer assicurato.
Non verrebbe certo in mente di metterci piede, insomma, se non magari per un’ impellente urgenza di caffè da prendere in piedi al banco. E meno ancora verrebbe in mente di venirci apposta per cenare. Poco ma sicuro. E però l’ indirizzo è proprio questo, non ci sono dubbi, e la guida sa il fatto suo, è di quelle ben provate, non ha mai deluso prima, c’è sempre la prima volta, questo è vero, però almeno merita che si azzardi un tentativo.
 
Una volta dentro, le aspettative non migliorano.
Il locale sarebbe sembrato fuori moda già qualche decennio fa, le pareti sono di un verdolino antico, e verdoline anche le tovaglie, i lampadari sono quelli di Murano che si usavano una volta. Tutto ha l’ aria un po’ demodè da anni 60, insomma, anni in cui la Maria doveva essere molto giovane e piuttosto bella, come si intuisce guardando il suo viso regolare dai tratti decisi, i capelli neri e gli occhi vivacissimi.
Adesso il suo viso potrebbe stare sul Monte Rushmore accanto ai presidenti americani, è un viso asciutto e solido, da personaggio dei Malavoglia, una donna ricavata d’ un pezzo in un qualche metallo ad alta resistenza ma al tempo stesso flessibile, liscio, luccicante. Acciaio inossidabile, solido e bello a vedersi.
La Maria in questo momenti sta al telefono, che poi è un autentico telefono a gettoni di quelli color arancione SIP che si usavano nelle cabine e nei locali pubblici verso gli anni Ottanta.
Non funzionerà per caso davvero a gettoni ?
 
La Maria sta con cortese e metallica fermezza comunicando a degli aspiranti clienti che non li riceverà perché “…non so nemmeno quanti mi vanno in mare in questi giorni, e la Maria miracoli non ne fa , magari provi a richiamare che non si sa mai se qualcuno rinuncia o di pesce ne prendono un po’ di più il posto salta fuori anche per voi, ma in quanti sareste ? quattro va bene ma non di più, mi raccomando, eh ? No per il 31 dicembre non se ne parla proprio, nemmeno so se avrò del pesce.”
Riaggancia, la Maria, e subito dopo – clo-clok – il gettone telefonico va giù, non ci posso credere, quanti anni sono che non sento il rumore di un vero gettone del telefono ?
Io però avevo già prenotato, per quattro, e quindi vengo ammesso in sala e posso accedere al tavolo, anzi a qualsiasi tavolo perché dice la Maria che stamattina di pesce ce n’ era proprio poco e allora per questa sera ha preso solo noi e nessun altro, e sarebbe a dire che questa sera la trattoria resta aperta per servire quattro persone e tutti gli altri che pure sarebbero venuti si sono sentiti rispondere di no, e lei lo dice come se fosse la cosa più naturale del mondo, si comincia a capire adesso che tipo è la Maria ?

Ci siamo solo noi di qua e c’è solo lei di là, si divide fra sala e cucina ma nelle pause si riesce a scambiare qualche parola, del resto è una che parla volentieri, e più o meno capisco qual’ è il sistema di pensiero che regge l’ intero mondo della Maria.


La sveglia è alle tre tutte le mattine, per essere al porto quando rientrano le barche da pesca, certo non i pescherecci grandi che servono il mercato, ma le barche piccoline, quelle dei pescatori che lei conosce fin da quando era bambina. E allora bisogna stare lì in modo che quelli prima di andare al mercato il pesce lo facciano vedere alla Maria che sceglie con severità cosa ammettere alla sua cucina. Quantità e qualità da vedersi giorno per giorno, insomma, del resto lei nemmeno ce l’ ha un menu scritto, come si fa a mettere nel menu le sogliole, per dire, e se poi quel giorno lì di sogliole non ne pescano che si fa ?

Quantità e qualità da vedersi quindi a giudizio insindacabile della Maria, d’ altra parte è apposta per quello che si è alzata alle tre.
L’ insindacabile giudizio può anche essere “niente”, se i pescatori di fiducia non sono andati in mare oppure non hanno preso nulla per il maltempo. In questi casi, semplicemente, la trattoria non apre, anche se non sarebbe giorno di riposo, in realtà la Maria il giorno di riposo fisso non ce l’ ha, non c’è da sorprendersi adesso che la conosciamo meglio.

Se il pesce c’è, si vede quanto ce n’è, lo si porta in trattoria e poi nel corso della mattinata i clienti fedeli chiameranno o saranno richiamati per sapere del loro destino e lei, la Maria, come una arcana ittica divinità, archetipo dell’ immaginario locale, giudicherà, in base a quanti sono, come sono, facendo il conto alla rovescia del pescato, dunque ne ho segnati sei più quattro più tre per pranzo, ce ne stanno ancora nove per cena e non uno di più e per oggi basta, domani si vedrà, le previsioni sono buone e magari si potrà fare qualcosa di più ma per Capodanno proprio non posso garantire, non è detto che mi vadano in mare quelli lì, provi a chiamare il giorno prima, la Maria di più non può fare.
 
Ma per questa sera siamo dentro, noi soli e nessun altro, qui siamo e qui rimaniamo, a mangiare dalla Maria.
Va da sé che il privilegio di avere l’ intero locale a disposizione basta ed avanza, sarebbe pura arroganza e mancanza di comprensione la pretesa di scegliere anche cosa mangiare. Ed infatti l’ idea del menu nemmeno sfiora la Maria, che si limita a dirci brevemente che ci porterà degli antipasti, e poi del pesce, quel che c’è e poi si vedrà come andare avanti. Né del resto sfiora noi l’ idea di sollevare qualsiasi obiezione.
Così è e cosi vogliamo che sia.
E facciamo bene.

Gli antipasti promessi si rivelano essere un gran vassoio carico carico di cicale, gamberi, seppie, scampi e calamari, cotti appena al vapore, che “io la roba non la lavoro molto”, dice lei, ma non ce n’è bisogno che lo dica, perché si sente, si vede, si capisce, l’ odore, l’ aspetto, il gusto sono di quelli ce solo il pescato freschissimo può avere, senza alcun bisogno di rinforzare o mascherare con sughi, salse e condimenti, ed il “pesce “ che viene dopo è rombo e capone o gallinella che dir si voglia, cotto anche lui al vapore e servito col suo sughetto ed il prezzemolo tritato. Questo si pesca a Dicembre nell’ Adriatico, e di branzini ed orate d’ allevamento è meglio non parlarne con la Maria, mi sembra ovvio.
 
Nel frattempo arriva Domenica, la figlia della Maria fatta a sua immagine e somiglianza, un aspetto da signorina degli anni 30, foulard in testa, vestiti un po’ demodè. Occhi scuri e vivaci, come la madre. E con la madre vive, Domenica, alzandosi anche lei alle tre del mattino per andare al porto, aiuta in cucina ed in sala quando ce n’è bisogno, non certo stasera, si capisce. Nel tempo libero fa l’artista, composizioni in legno, vetro, metallo, le lampade alle pareti sono sue, e si capisce bene che ci debba essere qualcosa di artistico per non dire di eccentrico che aleggia sulla famiglia.
 
Decliniamo l’ offerta di un ulteriore adriatico brodetto, e si intuisce che madre e figlia ci restano un po’ male, il pesce bastava giusto giusto pure per quello ed a loro non piace buttarlo via dopo aver rifiutato clienti, ma insomma non si possono fare i conti al grammo, dopotutto, ed un dessert piuttosto non si rifiuterebbe.
Non è che arrivi con la carta dei dolci, la Maria, ma a questo punto chi se lo aspetterebbe. C’è la crostata, e basta. Fatta in casa, sicuro, non solo la pastafrolla, anche la confettura è fatta in casa, di fichi e prugne, la provi.
La provo, è la prima volta che assaggio una crostata così, ma mi basta per augurarmi che non sia l’ ultima, io che di crostate me ne intendo.
Ritornerò, sicuro. Sempre che mi trovi il posto, Maria, va bene ?

Non dipende mica da me, caro signore, io vi prenderei tutti, ma se quelli non mi vanno in mare, io poi cosa vi do ?

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22 commenti su “La Maria cucina il pesce

  1. feritinvisibili ha detto:

    Un godimento questo racconto Melogrande, dalla Maria in poi.
    All’arrivo del vassoio degli antipasti ho iniziato ad avere l’acquolina in bocca..  Questi pesci messi insieme alla carpa kurda di qualche settimana prima sono una bella tentazione. Buoni i nutrimenti qui da te, da tutti i punti di vista, in particolare per l’anima.
     
    Il tipo nella foto.. immaginandolo in relazione alla cucina della Maria dall’espressione sembra sapere cosa lo aspetta, e c’ho messo un po’ a capire che la foto è scattata sul fondo del mare: l’acqua è così limpida da essere invisibile.

  2. tittidiruolo ha detto:

    che meraviglia!!! mi hai fattio un gran bene con questo racconto…fotoscattata sul fondo del mare? esistono ancora fondali così limpidi?

  3. melogrande ha detto:

    beh, il merito è più che altro della Maria.

    Quanto alla foto, l’ ho trovata su internet, (il sito si chiama "cola pisci" da un’ antica leggenda siciliana), è scattata sott’ acqua ed è molto bella.

    Nonostante l’ aspetto pacioccone, si tratta di un tipo poco raccomandabile.
    E’ una tracina o pesce ragno, pesce dal pungiglione velenoso, che ha l’ abitudine di mimetizzarsi nei bassi fondali sabbiosi.
    Calpestare una tracina può rivelarsi un’ esperienza assai dolorosa.

    C’è da dire che una volta in pentola la tracina cambia totalmente carattere e diventa un prelibato ingrediente del famoso brodetto adriatico …

  4. feritinvisibili ha detto:

    Finalmente ho visto in faccia qull’animale al quale ho calpestato la schiena più di trenta anni fa e di cui ricordo ancora bene l’effetto…

  5. melogrande ha detto:

    Ritieniti vendicata, la Maria ne fa strage…

  6. beaticomerane ha detto:

    dove si fermano i camionisti si mangia quasi sempre bene, infatti.

  7. utente anonimo ha detto:

    Io me la mangerei anche solo x vendetta (e nemmeno fredda): l’anno scorso, dopo averla calpestata, me ne andavo in giro per la spiaggia ululando, usando un badile come stampella. Ridevano tutti, ignorando che cercavo un luogo x scavarmi la fossa!    Lillo

  8. feritinvisibili ha detto:

    A proposito di tracine, con il tuo permesso Melogrande, non posso fare a meno di prendermi una confidenza con Lillo  (dato che ho capito chi è e visto che conosco bene "Lillo" da quasi trenta anni) .. Lillo, non avertene a male, ma ho riso anch’io a crepapelle, e senza vedere la scena dal vivo.
    Mi fa  molto piacere che la Maria ci vendichi tutti con i suoi deliziosi brodetti, ma a me va anche bene che se li mangino gli altri: per quello che mi riguarda la mia esperienza con le tracine è definitivamente chiusa!

  9. melogrande ha detto:

    Non immaginavo che la tracina fosse così popolare !

  10. Pannonica ha detto:

    la semplicità di Maria è fuori dal tempo attuale, in cui tutto si programma a tavolino (acquisti, vendite, offerte, prezzi, promozioni speciali); un tempo in cui c’è sempre un progetto, un obiettivo da raggiungere, un protocollo da seguire, una strategia.
    Lei è così lontana da tutto questo che le voglio già bene.

  11. feritinvisibili ha detto:

    pensieri di MelograndeFrancesco in riva al lago di montagna
    (che si vedono  benissimo)

    grazie per essserci e per resistere, :a

  12. melogrande ha detto:

    … Che pensieri colorati che faccio !

    Grazie a te, hannah

  13. RedPasion ha detto:

    spero vorrai gradire i miei migliori auguri per le festività natalizie

    un caro abbraccio

  14. melogrande ha detto:

    Gradisco assai, ringrazio e ricambio, gli auguri e l’ abbraccio.
    Ciao Red

  15. Anonimaqui ha detto:

    La Maria (mia madre) oggi cucina il pesce….
    precisamente " u pisci stoccu a ghiotta", come si usa dalle mie parti la vigilia di Natale.
    Vuoi favorire?:)

    Auguri:)

  16. melogrande ha detto:

    E come potrei rifiutare l’ agghiotta di pesce e la deliziosa compagnia ?

    Auguri a te, Anonima

  17. Diaktoros ha detto:

    E’ strano che si mangi bene solo nei posti più nascosti; magari fuori città, lontano dalle aree turistiche, dove i prezzi salògono e la qualità scende.
    A proposito, è da un po’ che non mangio pesce fresco. Bisogna che ricominci ad andare in giro.

  18. capehorn ha detto:

    Tra un gluglu e un’altro:
    Buone Feste a te e ai tuoi cari.

    ps: chissà quante signore marie, ci sono in giro!
    Noi una la conosciamo grazie a te e di ciò ne siamo contenti.

  19. RedPasion ha detto:

    che dono gradito hai lasciato da me…

    oramai sai bene che sono innamorata della luna…
    nonostante le mie opposte dichiarazioni:)

  20. melogrande ha detto:

    E chi non ne è innamorato, Red ?
    Come si fa a non amare la Luna ?



    Il gatto andava qui e là
    E la luna girava come trottola,
    E il parente più stretto della luna,
    Il gatto strisciante, guardò in su.
    Il nero Minnaloushe fissava la luna,
    Perché, per quanto vagasse e gemesse,
    La luce fredda e limpida nel cielo
    Turbava il suo sangue animale.
    Minnaloushe corre fra l’erba
    Alzando le sue zampe delicate.
    Vuoi ballare, Minnaloushe, vuoi ballare?
    Quando s’incontrano due parenti stretti
    Che c’è di meglio che mettersi a ballare?
    Forse la luna imparerà,
    Stanca delle mode di corte,
    Un nuovo passo di danza.
    Minnaloushe striscia fra l’erba
    Di luogo in luogo illuminato dalla luna,
    La sacra luna sul suo capo
    E’ entrata in una nuova fase.
    Lo sa Minnaluoshe che le sue pupille
    Passeranno di mutamento in mutamento,
    Che vanno dalla tonda alla lunata,
    Dalla lunata alla tonda?
    Minnaloushe striscia fra l’erba
    Solo, importante e saggio,
    E leva alla luna mutevole
    I suoi occhi mutevoli.

    William Butler Yeats

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