Serata curda

 
“Vedere il mondo,
 essere al centro del mondo
e restare nascosto al mondo”
 
C. Baudelaire
 masgouf
 
 
Ci invitano a cena, c’è il pesce alla griglia. “Masgouf style” mi dicono con una certa enfasi.
Pesce ?
Fra gli altopiani del Kurdistan ?
 
È una tradizione locale, è araba più che curda, ma insomma, un invito non si rifiuta e dunque siamo qui.
I pesci si rivelano delle carpe gigantesche, sono carpe dell’ Eufrate, arrivano da Baghdad, vive, in grossi camion cisterna e vengono tenute a sguazzare in una vasca di cemento fuori dal ristorante. Lì vicino hanno acceso un gran fuoco di legna.
La procedura prevede che si debba scegliere il pesce nella vasca, quello lì a destra un po’ più scuro, no, non quello, l’ altro vicino al bordo. Un cameriere addetto al compito si danna l’ anima con un grosso retino per prendere proprio quello, esattamente quello prescelto che naturalmente le tenta tutte per non farsi prendere.
Che differenza poi farà una carpa rispetto ad un’ altra carpa proprio non sono in grado di dirlo, ma so che con le tradizioni non si discute e semplicemente demando ad altri, più esperti conoscitori, il compito ambito di farsi strumenti del Fato.
Preso col retino, il malcapitato pesce (è lui ? sì, sì, proprio lui) viene pesato nonostante i guizzi su una grossa bilancia e consegnato ad un secondo addetto che prima lo tramortisce assestandogli una gran botta in testa con un corto tubo di ferro, quindi lo afferra, lo sviscera e lo apre esattamente a metà per il lungo, accomodandolo dentro una doppia griglia da barbecue.
Me lo mostrano sorridenti, le grosse pinne dorsali che vibrano, guarda, è ancora vivo.
Spero di no.
 
Il grosso pesce, assieme a quello scelti dagli altri commensali, viene messo in verticale davanti al fuoco. Come faranno dopo a riconoscerlo (è proprio lui) non lo so. Comunque ci vuole un’ ora, andate pure a fare una passeggiata.
 
Quando ritorniamo e ci sistemiamo a tavola il pesce giunge cotto a puntino, sa di fumo e di aromi, servito con le verdure crude ed una sorta di piccantissima mostarda di mango, un chutney indiano, immagino.
Devo ammettere, benché non abbia apprezzato quanto i miei ospiti il rito preparatorio, che il sapore è delizioso davvero, la carne è soda e profumata, speziata ed affumicata al punto giusto.
 
Il ristorante offre musica dal vivo, ma non è la solita musica araba, c’è un chitarrista curdo accompagnato da basi registrate, che poi proprio chitarrista non è, suona una specie di mandolino, chissà come si chiama.
Scopro così che la musica curda non somiglia affatto a quella araba, ha semmai un sentore turco o balcanico, è una musica malinconica e rassegnata, quella tristezza che non viene da fuori, dal mondo, ma da dentro, in quanti modi si può suonare il blues un giorno bisognerebbe proprio scriverlo, il fado per esempio, ma insomma, quella che sento è una musica che mi affascina, e questo dà alla cena un sapore molto particolare.
 
Sazi di pesce, la serata volge al termine, a qualche tavolo hanno portato il narghilè, i curdi fumano come turchi, è il caso di dirlo, al nostro cominciano a servire tè, non il tè che usiamo noi, è il tè del samovar, lasciato in infusione per ore, un tè così denso e scuro che ne viene versato appena un dito nei piccoli bicchieri di vetro decorato, allungandolo poi con acqua bollente.
 
Così si passa la serata qui, fumando e sorseggiando tè ambrato mentre dalla vetrata arrivano i bagliori del fuoco ancora acceso e più in alto la luna piena ed il cielo stellato, qui cullati dalla musica triste, qui dove la gente abita ininterrottamente da seimila anni, e per un momento, un solo momento mi sento al centro vero della terra antica, il centro primordiale e profondo di quello che ha sempre significato essere uomini.
Qui, dove tutto è cominciato.

Annunci

9 commenti su “Serata curda

  1. RedPasion ha detto:

    la serata culmina in
    un’estasi quasi divina

    che pur partendo dalla carne (anzi dal pesce)
    arriva al cielo senza passare per il corpo o la passione

    bello.

  2. capehorn ha detto:

    Per dirla come uno stupido, "Carpe diem, carpa gnam!" 
    Curioso questo modo di banchettare. Anzi se vogliamo in certi ristoranti la cui specialità é il pesce ti fanno scegliere la preda e te la cucinano. Forse
    Certo é che la convivialità é sentita come tempo dilatato, uno slow time, da cui i nostri pranzi o cene, così circuitati, son ben lontani.
    A ben pensare il cibo é rito, l’occasione della mensa assume un connotato quasi celebrativo, nel quale al sacrificio del cibo viene associata la semplice quanto mai significativa presenza dei commensali.
    Amici, più che occasionali consumatori di cibo, celebranti di un rito quanto moderno; quello dell’amicizia.  mangiando insieme si conosce molto di più degli altri che i mille discorsi di cui ci ammantiamo e di cui troppe volte, siamo schiavi e carnefici.

  3. feritinvisibili ha detto:

    Attraverso le tue parole ho guardato anch’io oltre quelle vetrate, mi è mancato il sapore del pesce però… ((:

  4. melogrande ha detto:

    Era una specie di lento rito sì.Un ristorante che offre un piatto la cui preparazione richiede oltre un’ ora d’ attesa non riesco proprio ad immaginarlo nella nostra convulsa modernità. Eppure, c’è un perchè, lo sapevamo anche noi un tempo, la cucina popolare è sempre stata fatta di ingredienti comuni e tanta preparazione, ed era il rito e la lunghezza della preparazione a nobilitare anche il cibo più povero. Io non pensavo che avrei mai apprezzato tanto una carpa…  

  5. AromaEssenziale ha detto:

    Dev’ esere stata un’esperienza davvero intensa e ricca….

  6. melogrande ha detto:

    Lo è stato, come spesso capita incontrando l’ Altro.
    E più l’ altro è "altro"e diverso e lontano, più interessanti si fanno le cose…

  7. AromaEssenziale ha detto:

    direi proprio di si…

  8. papere ha detto:

    il rituale del cucinare…mi hai fatto venire in mente il film "sabato domenica e luned" bellissimo film dove si parla della preparazione del ragù.
    ciao 
    pap 

  9. utente anonimo ha detto:

    Questo blog è eccellente, molto buono e interessante. Mi piace moto, camion, auto e moto perché sento la velocità e la potenza della macchina che appena mi non posso controllare. Amo questa sensazione, perché ho il controllo totale del motore.http://buyonline-rx.com/http://buyonline-rx.com/sitemap.html

che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...