Mesopotamia

 
Questa ancora mi mancava. La Mesopotamia, dico.
La chiamo così, alla maniera antica, perché il nome contemporaneo un po’ d’ ansia la mette, a volerla dire tutta.
Iraq.
 
Come al solito, la realtà è più complessa e frastagliata di ogni nostra forzata semplificazione e percezione a distanza. E così, l’ Iraq non è tutto uguale, a Nord ci stanno i Curdi, forse per la prima volta nella loro storia si godono non dico la sognata indipendenza, ma almeno un po’ di autonomia (e forse persino ne abusano), a sud ci stanno gli sciiti immersi in un mare di petrolio, al centro i sunniti, ex dominatori del paese al tempo del sunnita Saddam, oggi alquanto in ribasso.
I curdi, dicevo, si sono buttati a capofitto nel primo spiraglio di autonomia che gli si è aperto davanti, hanno istituito un governo regionale che gestisce il territorio, realizzano i loro progetti, centrali elettriche, aeroporti, ospedali, scuole, centri commerciali e raffinerie, e più o meno se ne infischiano di quello che a Baghdad il governo centrale pensa e dice.
 
Hanno ripulito il loro territorio da fanatici piantagrane e terroristi e lo controllano in modo ferreo, per cui oggi il Kurdistan è la regione più tranquilla e sicura di tutto l’ Iraq.
 
Almeno così mi hanno detto, e così spero che sia, mentre l’ aereo si approssima a destinazione, sorvolando l’ Anatolia. Che poi già il fatto che ci siano voli regolari, quattro volte la settimana, da Vienna, è già di per sé un segnale tranquillizzante, no ?
Dite di sì per piacere.
 
L’ aereo si abbassa, la scritta “fasten seat belts” lampeggia ed io mi avvicino al finestrino cercando di sbirciare non so nemmeno io che cosa. Ma che penserò mai di vedere ?
 
Eppure qualcosa vedo, qualcosa di sorprendente, persino.
C’è una cittadella su di un’ altura, un altura modesta, saranno venti o trenta metri al massimo, sembra un castello ma non è un castello, è troppo grande, è una vera e propria cittadella fortificata circondata da mura, una volta le città così le facevano in cima ad una collina, come tanti borghi del centro Italia, ma evidentemente qui di colline non ce n’ erano, e allora se ne sono fatta una, venti o trenta metri non sono tanti ma possono bastare a rendere difficile la vita agli assalitori.
 
La cittadella ha forma circolare ed il resto della città sembra essergli cresciuto attorno a cerchi concentrici, come quelli che si trovano in un tronco d’ albero, ogni età una circonvallazione, fino al milione d’ abitanti o giù di lì che fa adesso (certi conti in Iraq sono sempre un po’ approssimati).
L’ effetto complessivo dall’ alto è singolare ma bello, come se si osservasse un gigantesco medaglione antico inciso con simboli incomprensibili, forse un amuleto del dio Sole.
 
Un’ immagine, questa, che si rivelerà molto più appropriata di quanto potessi immaginare.
Erbil infatti è un insediamento antichissimo, viene menzionato in qualche iscrizione sumera che risale al 23° secolo avanti Cristo, 4300 anni fa ma opare fosse ancora più antica, c’ è chi parla di 6.000 anni fa addirittura, il più antico insediamento umano abitato senza interruzioni dalla fondazione fino ai giorni nostri. Il nome assiro era qualcosa come “Ur-bil”, Ur vuol dire città e “bil” sta per “alta” nel senso di “a nord”, la città del Nord dunque, e così stanno le cose da una prospettiva mesopotamica. La cittadella che ho visto dall’ aereo allora non c’ era, naturalmente, la costruiranno gli Ottomani alcuni millenni più tardi, ed una sostanziosa minoranza della popolazione è costituita ancora oggi dai turcomanni, non turchi veri e propri ma “uomini dei turchi”, locali impiegati al servizio dell’ impero, presumibilmente.
 
Dopo gli Assiri vennero gli Accadi, che equivocarono sul nome della città e la intesero come “Città dei quattro dei”, ma sbagliavano perché qui in origine si adorava una sola dea, Ishtar, dea dell’ amore e della guerra, angelo e demonio al tempo stesso, una “belle dame sans souci” affascinante e terribile, certe intuizioni sono proprio nate con l’ umanità stessa.
Poi le cose si fecero più complicate, qui la tendenza trafficare con le religioni è abitudine antica, Mitra e Zoroastro vissero non lontano da qui, senza contare gli dei Greci, proprio da queste parti Alessandro impartì una delle sue lezioni di arte militare ai Persiani.
Non manca persino, ancora adesso, alla periferia di Erbil, una piccola enclave cristiana, Ankawa si chiama, difficile credere che proprio qui, fra curdi, sciiti sunniti, i terroristi di Al Qaeda asserragliati a Mosul, ottanta chilometri soltanto da qui, proprio qui possa sopravvivere una comunità di cristiani senza che vengano scannati dal primo all’ ultimo, ma è proprio così, stanno qui da tanto tempo e tutti li rispettano, così mi dicono ed è una cosa che mi allarga il cuore.
 
Così come mi conforta constatare che Erbil non è una città militarizzata, tutt’ altro, niente autoblindo, posti di blocco, mitragliatrici puntate dietro sacchi di sabbia come mi sono purtroppo abituato a vedere in tanti paesi del Medio Oriente negli ultimi dieci anni.
Qui niente del genere, all’ aeroporto abbiamo passato velocemente controllo passaporti e dogana, l’ autista era lì ad attenderci ed attraversando la città si viene colpiti dall’ aspetto regolare ed ordinato (non parlo del traffico, si capisce…) la gente che passeggia per le strade, vigili disarmati ed alquanto annoiati a tutti gli incroci.
Le stradine concentriche intorno alla Cittadella si rivelano un suq, un intrico di viuzze affollatissime e minuscole botteghe, di tutto si trova, dai tappeti ai computer, c’è povertà e miseria, certo, la vedi e la tocchi con mano, ma ogni tanto serve pure ricordarsi che questo, proprio questo è il modo in cui vive la stragrande maggioranza degli esseri umani, e che siamo noi occidentali, semmai, l’ eccezione, il fuori standard, le mosche bianche, noi e non loro i diversi su questa lacera terra.
Quartieri affollati, miseri, cadenti, ma non sporchi, o almeno molto più puliti di tanti altri posti che ho visto, non necessariamente in Medio Oriente.
Verrebbe da pronunciare una parola, dignità, se non fosse così rovinata dall’ abuso che se ne fa.
 
La bandiera curda è esposta un po’ dovunque, ha i colori di quella italiana ma è a bande orizzontali, il rosso in alto, il bianco in mezzo ed il verde in basso, al centro un grande sole che splende.
La bandiera irakena, invece, si fa un po’ fatica trovarla.
 
È sempre lì il punto, ai curdi non sembra vero di essere, forse per la prima volta, padroni in casa propria, in questo caso l’ espressione ci sta, perseguitati come sono stati da turchi, irakeni ed iraniani a turno. Hanno fatto un cordone di posti di controllo su tutte le strade di accesso alla città, mi dicono, chiunque non sia di qui e ci voglia venire deve spiegare chi è e cosa viene a fare e se il poliziotto non si convince resta lì ad aspettare finchè un abitante di Erbil non si presenti a garantire per lui. Redicale ma efficace, si direbbe, se è vero che non c’è un attentato da quasi cinque anni, un vero record da queste parti, così che  Erbil, la città più sicura dell’ Iraq (“Non dell’ Iraq, dell’ universo” mi dice sorridente un abitante) e Mosul, la meno sicura dell’ Iraq e probabilmente dell’ universo convivono, a ottanta chilometri di distanza l’ una dall’ altra, è così che va il mondo.
 
 
 
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16 commenti su “Mesopotamia

  1. Naima ha detto:

    leggendoti ho ritrovato alcune mie stesse sensazioni durante un mio viaggio in Siria.
    certe cose, quando le vedi, non solo non ti appaiono poi così distanti, ma le ritrovi dentro di te come se ci fossero sempre state.
    grazie per questo volo ‘vivido’ ad oriente 🙂

  2. feritinvisibili ha detto:

     Grazie per questo racconto, luoghi che non conosco, ma dove in ciò che descrivi ritrovo qualcosa di conosciuto…
    Immagino che anche tu andandotene così tanto in giro ogni volta che torni Italia, o in occidente, ti trovi a guardare il nostro mondo con occhi diversi, a me succede di vedere sempre di più quanto siamo ridicoli nelle nostra convinzioni di essere "società civile"… come al solito ho aperto un capitolo lungo lo so…
    Succede anche a te quando torni in Italia di sentirti un po’ marziano e di non riuscire a comunicare agli umani "stanziali" quello che hai visto e sentito?

  3. capehorn ha detto:

    Splendido reportage. Colorito come uno scritto di Igor Man, con le stesse sobrie tonalità di colore.
    Da buon "marziano" (non me ne voglia Hanna  ) hai raccontato una città in pace, in un paese in guerra, che per l’assurdità del nostro mondo non riesce ad esportare la propria immagine.
    Eppure così significativa ed esplicativa. Forse perché venata da una semplicità tale che pare sbalorditiva e "aliena" alla supposta complessità del mondo, così cara a quanti sanno di essere "alieni" e per questo volgiono che tutti lo siano.
    Così tristemente bulimici della e nella loro solitudine.

  4. RedPasion ha detto:

    Sei uno straordinario "pittore di viaggi".

    A parte ciò, ho atteso un po’ prima di commentare

    perché questo tuo ultimo non mi tranquillizzava affatto
    e non ero in grado di essere tranquillizzante:-P

  5. melogrande ha detto:

    Più che sentirmi marziano, quando torno da un viaggio mi sembra di vedere con maggior chiarezza quanto piccole e superflue siano in realtà le questioni su cui sprechiamo così tanto tempo ed energia, quanto misere le polemiche politiche, quanto provinciale questo nostro sentirci "Occidente".

    E quanto invece la vita vera sia forte , l’ essere umano in grado di adattarsi, di ritrovare la semplicità delle cose importanti nei contesti più stranianti.

    Forse basta solo la voglia di vedere quello che è, e non quello che si pensa debba essere.

  6. feritinvisibili ha detto:

    Condivido, penso e vedo anch’io le cose che dici.

  7. Morfea77 ha detto:

    sottoscrivo il tuo commento melogrande…
    la foto è bellissima…
    particolare…

  8. RedPasion ha detto:

    a d a t t a r s i

    ho sempre paura di mettermi alla prova
    ma alcuni dicono che sono stata in grado anche di rinascere da situazioni non proprio gradevoli o facili

    quindi … forse è vero…
    anche gli esseri che si credono deboli
    sanno adattarsi

    ed un viaggio è una prova speciale per verificarlo

  9. melogrande ha detto:

    Morfea, la foto l’ ho trovata in rete, ma è esattamente così che erbil appare dall’ aereo.

    Red, l’ essere umano è forte, assai più di quanto uno pensi,  ed in grado di riemergere da ogni abisso e di adattarsi ad ogni circostanza.

    I viaggi che faccio io sono comunque viaggi da privilegiato, lo devo riconoscere, non si entra davvero in contatto con la vita della gente, però sono occasioni per conoscere, quello sì.

  10. Diaktoros ha detto:

    E’ naturale che i curdi cerchino di dimostrare di esistere come nazione e di essere in grado di governarsi. Ci sono popoli che hanno avuto l’opportunità di costituirsi in stato e altri a cui le ragioni politiche degli stati più importanti non hanno consentito di sviluppare questa esperienza.
    Il secondo Novecento è stato un rifiorire di nazionalismi, legati a problemi di autonomia economica, ma in cui la componente sentimentale era molto forte. Sembrava di essere in pieno Ottocento. Le nazioni negate ogni tanto provano a trovare spazio, ma poiché per lo più si tratta di aree sviluppate o ricche di risorse, è difficile che la nazione di cui fanno parte rinunci a quelle risorse. Istintivamente provo simpatia per questi popoli di fatto, ma non de iure; però razionalmente mi viene da pensare ai disastri del nazionalismo, in tutte le sue forme, a quanto la frammentazione politica abbia sempre favorito la litigiosità tra i popoli. Nella condizione attuale, in cui si sviluppano stati sovrannazionali, ha ancora un senso l’indipendentismo?

  11. melogrande ha detto:

    Nel caso dei curdi non c’è dubbio che di nazione si tratti, hanno una lingua, delle tradizioni forti. Se uno stato indipendente esistesse, non sarebbe neppure piccolo.
    Per questo fanno paura un po’ a tutti.

    L’ impressione che ho io è che stiano tirando troppo la corda con il governo centrale, su molte questioni ed in particolare per quanto riguarda l’ appartenenza o meno di Kirkuk al Kurdistan. Su questo problema (non disgiunto dal fatto che a Kirkuk si trova uno dei più grossi giacimenti di petrolio di tutto l’ Iraq…) i curdi hanno minacciato di boicottare le elezioni.
    Temo che vada a finire male, ecco tutto.

  12. RedPasion ha detto:

    beh… le tue competenze in materia di geografia e/o politica internazionale sono sorprendenti:-)

  13. melogrande ha detto:

    Lavoro da tanto col Medio Oriente.
    Dopo un po’ impari come vanno le cose per la gente con cui hai a che fare…

  14. RedPasion ha detto:

    vorrà dire che nel mio governo
    ti affiderò gli esteri…

  15. utente anonimo ha detto:

    bellissimo racconto.
    racconto di vita, pace e guerra.

    anche a me  capita di viaggiare per lavoro e anche per me le condizioni di viaggio sono condizioni da privilegiato. E forse proprio per questo cerco di capire più che posso per portare con me nuove cose, nuove sensazioni, nuove emozioni, nuovi colori, nuove voci, nuova vita.
    Tutte cose con le quali una volta a casa devi in qualche modo fare i conti. Ma è proprio questo che io voglio portare a casa con me.

    hesse.

  16. […] l’ho girata in lungo e in largo, un po’ di anni fa, e ne avevo dato conto. Avevo visitato Erbil, la città sumera non meno antica di Ninive, che è riuscita più o meno a tenersi fuori dai guai, […]

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