Un buon e/vento

 
 

Vento, oggi.

Lo sento addosso, la pressione sul viso, sul corpo sulle gambe, spinta costante e non ostile, come la forza di un abbraccio di quelli che ti avvolgono tutto, un’ abbraccio dell’ infanzia quando noi eravamo piccoli e grandi i grandi.
Alle orecchie è un sussurro e non urlo né sibilo, non è cattivo, è il sussurro sommesso d’ un passato dimenticato qui dove il vento non soffia mai, un passato che all’ improvviso ritorna, ed è come se tutti questi anni e tanta vita in mezzo non fossero mai stati.
Tira vento e volteggia e s’ attorciglia, e muove l’ aria.
Solleva frammenti di ricordi e particelle di memoria che restano a mezz’ aria e scintillano per un solo istante, come quando la polvere nell’ aria attraversa un raggio di sole, l’ unico, che entra nella stanza buia da una fessura o dalla persiana accostata.
Un bagliore che svanisce in un attimo, ma è abbastanza.

Il vento batteva la scogliera, ed io l’ osservavo, seduto sul motorino, quelle sere in cui non c’ era voglia di tornare a casa. Il vento portava forte l’ odore del mare sul Pier 39, il vento a Stare Miasto modellava corte gonnelline su lunghe candide gambe slave, il vento soffiava freddo e cattivo come un rettile pericoloso sull’ Hochlicht in pieno luglio, il vento sollevava neve fine come polvere su Princes Island in inverno, il vento alzava sabbia fine come nebbia nel mattino lattiginoso di Ruwais.
Il vento limpido e deciso girava attorno agli angoli della Sears Tower, quell’ altro gentile e scherzoso mi circondò invece di foglie secche sul Sentiero dei Faggi fino a non vedere più nulla, eppure proteggeva, non minacciava, quasi giocasse a nascondermi come fanno i bambini sotto una coperta.
 
L’ amata lingua greca, capace di spiegare ogni cosa meglio di qualsiasi trattato, lo chiamava ànemos, il vento, e da ànemos deriva anima, ed animale ed ogni cosa animata, ed è la vita stessa che è vento, e c’è poco da aggiungere.
 
Vento che porta via l’ ansia se ce l’ hai o la fa arrivare se non ce l’ hai, ma adesso rasserena, è un momento, lo so, ma questo momento è un abbraccio affettuoso e fraterno, famiglia come c’ era una volta, là dove ci si poteva lasciare andare, nessuno ti avrebbe fatto male, nemmeno un turbamento passeggero. Confidenza ed intimità, mi lascio scompigliare i capelli persino, da ragazzo non lo sopportavo.
 
Mi sento a casa, da tanto non mi succedeva.
 

 
 

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13 commenti su “Un buon e/vento

  1. orsarossa ha detto:

    ànemos…..anche da me
    :*
    *O

  2. melogrande ha detto:

    Vero, Orsa, non mi ero accorto !
    ( il tuo blog non sempre riesco a vederlo, a seconda di dove sono molti filtri lo considerano … come dire ? sconveniente ?).

    C’ è anima e vento in tutto quello che scrivi, come sempre.

  3. orsarossa ha detto:

    hahhh..si…essere sinceri spesso viene considearata" cosa sconveniente"…

  4. capehorn ha detto:

    Sì il vento è l’anima. Ciò he agita uomini e cose. Fortemente evocativo, forse perché trascina con se parole lontane, pensieri che partoriti si lasciano trasportare da lui per raggiungere come pollini altre anime, altre menti per una continua ed incessante generazione. Mai ultima, mai prima.
    L’altro giorno sentivo forte il vento di maestro che batteva il milanese e mi sono piantato sulla banchina del binario 11 e ho tentato d’isolare quelle voci, tra il bailame d’annunci e il rumore del traffico cittadino.
    E ho risentito di nuovo quell’animo che mi alimenta.

  5. utente anonimo ha detto:

     
    Je n’ai pas peur de la route 
    Faudrait voir, faut qu’on y goûte 
    Des méandres au creux des reins 
    Et tout ira bien là 
    Le vent nous portera 

    Ton message à la Grande Ourse 
    Et la trajectoire de la course 
    Un instantané de velours 
    Même s’il ne sert à rien va 
    Le vent l’emportera 
    Tout disparaîtra mais 
    Le vent nous portera 

    La caresse et la mitraille 
    Et cette plaie qui nous tiraille 
    Le palais des autres jours 
    D’hier et demain 
    Le vent les portera 

    Génetique en bandouillère 
    Des chromosomes dans l’atmosphère 
    Des taxis pour les galaxies 
    Et mon tapis volant dis ? 
    Le vent l’emportera 
    Tout disparaîtra mais 
    Le vent nous portera 

    Ce parfum de nos années mortes 
    Ce qui peut frapper à ta porte 
    Infinité de destins 
    On en pose un et qu’est-ce qu’on en retient? 
    Le vent l’emportera 

    Pendant que la marée monte 
    Et que chacun refait ses comptes 
    J’emmène au creux de mon ombre 
    Des poussières de toi 
    Le vent les portera 
    Tout disparaîtra mais 
    Le vent nous portera 

  6. Morfea77 ha detto:

    è un post meraviglioso.
    e i noir…

  7. feritinvisibili ha detto:

      …  in fondo la natura di noi nomadi non è figlia del vento?

  8. Diaktoros ha detto:

    Io nel vento ci sono nato. Era un vento che proveniva da Nord-Ovest e piegava gli alberi e modellava le rocce. Sono vissuto col vento e col mal di gola. Forse per questo ho scelto di lavorare in una città senza vento. Poi ho conosciuto il vento di tante altre città, di tanti altri mari e montagne e ho imparato ad amarlo: perché il vento è vita, un vorticare di semi, pollini, insetti, uccelli, la vita di un mondo visibile e invisibile che si muove e continua a esistere.

  9. gchick ha detto:

    .. accompagna la vita.. fino a diventarne complice..

  10. RedPasion ha detto:

    mi piace questo topic
    perché hai travasato in esso
    quasi per miracolo
    (giacché ti capita raramente) 
    un pizzico di "nomadicità" primitiva

  11. melogrande ha detto:

    Scusate il ritardo.

    Si, credo che vento e nomadismo siano in qualche modo imparentati, è una bella intuizione questa.
    Segnale di vita come un torrente rispetto ad uno stagno.

    ps
    non pensavo che così tanti si ricordassero dei Noir Desir, sono fortunato ad avere dei frequentatori così

  12. RedPasion ha detto:

    sono d’accordo:)

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