Liberi, liberi siamo noi…

 

La somma di libertà individuale che un popolo può conquistare e conservare

 dipende dal grado della sua maturità politica.

(Arthur Koestler – Buio a mezzogiorno)

Alcune recenti e vivaci discussioni in casa d’ altri mi hanno stimolato, per non dire costretto a ragionare su uno di quei particolari concetti che sembrano scontati già a solo nominarli.

La libertà, niente meno.

Ora, sembra quasi una banalità osservare che la libertà assoluta non esiste. Certo, si potrebbe naufragare su un’ isola deserta o perdersi nei boschi trovando rifugio in una grotta sul fianco di un monte inospitale e lontano da ogni consesso umano, e lì si potrebbe forse sperimentare qualcosa di simile da una libertà piena e senza restrizioni, una libertà assoluta. Libertà di fare qualsiasi cosa salti in mente.

(O meglio, qualunque cosa si possa fare da soli senza condividere né sforzi né risultati, il che già di per se costituirebbe una restrizione non da poco…).

Assoluta libertà, insomma, concediamo pure che lo sia, ma per farne poi cosa ?

Ululare alla luna che si è liberi ?

Non è una prospettiva che possa attrarre molti.

Credo al contrario che il naufrago o chiunque si trovasse in simili circostanze sarebbe più che contento di rinunciare all’ istante ad una quota parte della sua “assoluta” e sterminata libertà per rientrare in una comunità di uomini.

Ed anche in fretta, possibilmente, prima di varcare in modo irreversibile la soglia della pazzia.

Sì, perché di questo si tratta, né più né meno. Di uscire pazzi, cioè di perdere l’ identità.

L’ identità la si costruisce di fronte ad altri, ed io so di essere ciò che sono, individuo unico e diverso da ogni altro proprio perché ne vedo altri, di individui, simili a me ma non uguali a me. Spero. Se non ne avessi mai visto uno non saprei chi sono, come la “mammouttina” che si crede opossum in un recente film d’ animazione.

Nel momento in cui compare un altro simile a me, però, tramonta immediatamente il concetto di libertà assoluta. Perché se l’ altro è simile a me, è per questo stesso motivo che non posso negargli ciò che rivendico per me stesso. E dunque l’ amata libertà urta subito contro un confine, un limite ed una restrizione: il recinto della libertà di quell’ altro.

La convivenza impone una cessione di diritti sulla propria libertà, e la convivenza con una pluralità di soggetti richiede il contemporaneo riconoscimento che qualcuno deve far rispettare i limiti convenuti. Chiamiamo questo qualcuno un’ “autorità”.

Maggiore la quota di libertà ceduta, maggiore la forza dell’ autorità regolamentatrice. E maggiore il grado di sicurezza percepito. A minor cessione di libertà corrisponde un’ autorità più debole ed una maggiore esposizione all’ insicurezza. Una specie di equazione.

Una cessione inferiore a favore dell’ autorità lascia agli individui un maggiore carico residuo di libertà, dunque. Maggiore ma pur sempre parziale, perchè comunque in una comunità la libertà deve per forza essere limitata, e se non viene limitata dall’ autorità esterna non può che essere auto-limitata.

La libertà all’ interno di una comunità non è assenza di regole, insomma, ma semmai capacità di dare una regola a se stessi. Ora, se si pensa che in greco “se stesso” è “eauton” e che la legge, o regola, è il “nomos”, si arriva alla banalissima scoperta che una maggiore quantità di libertà individuale all’ interno di una comunità presuppone e richiede che gli individui che compongono quella comunità siano individui con un alto grado di “autonomia”.

E quindi che siano individui maturi.

Niente di sconvolgente, naturalmente, è quello che succede a ciascuno nel corso della crescita, dall’ infanzia all’ adolescenza all’ età adulta: a maggiore maturità acquisita, a maggior capacità di autonomia corrisponde di regola un maggior grado di libertà.

Libertà. Autonomia. Maturità.

Sono paroloni, termini e concetti che pesano.

Ne manca ancora una, ed è quella che spiega perché tutto questo, in fondo, possa anche fare paura.

Responsabilità.

 È questo il risvolto antipatico della libertà. Nella misura in cui sono libero di fare o non fare una certa cosa, o di scegliere fra più possibili azioni, divento responsabile delle conseguenze o dei risultati di ciò che faccio, o non faccio. E non è sempre piacevole essere chiamati a rispondere.

È molto più facile e comodo poter dire all’ occasione: “io non c’entro, m’ hanno detto di fare così, che altro potevo fare ?”.

Nel più stupefacente capitolo dei Fratelli Karamazov, Dostoevski fa dire all’ Inquisitore:
“Non c’è preoccupazione più assillante e più tormentosa per l’ uomo, non appena rimanga libero, che quella di cercarsi al più presto qualcuno innanzi al quale genuflettersi.”

È questa la via facile.

Genuflettersi davanti al miracolo, al mistero, o davanti all’ autorità.

L’ autonomia è la via difficile, invece.

La maturità è fatica, dolore, disincanto. Richiede applicazione, richiede autocontrollo.

Richiede amore, persino. Ecco, l’ ho detto.

Alla fine del capitolo l’ Inquisitore tace, sa di avere ragione, ed anche noi un po’ riconosciamo che c’è della verità, per quanto amara nelle sue parole. Gesù rimane muto.

“Al vecchio piacerebbe che quello gli dicesse qualcosa, fosse pure qualcosa di tremendo. Ma Egli, di colpo, in silenzio, si appressa al vecchio e lievemente lo bacia sulle esangui labbra di novantenne. Ecco tutta la risposta.”

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20 commenti su “Liberi, liberi siamo noi…

  1. gchick ha detto:

    .. per questo Vasco riassume il concetto con un "però liberi da che cosa.. chissà cos’è"

  2. melogrande ha detto:

     Eh,sì.

    Perchè alla fine tutto si paga, e niente è gratis.
    Figuriamoci la libertà…

  3. feritinvisibili ha detto:

     Eh sì, si paga la libertà, e a pensarci bene è una delle poche cose che vale la pena di pagare con la vita

  4. RedPasion ha detto:

    la libertà
    come scrivi molto bene
    è un percorso
    una conquista

    e non riguarda soltanto le regole sociali
    ma riguarda anche le proprie strutture mentali
    i propri limiti
    a volte più forti e rigidi di qualsiasi legge esteriore

    libertà è
    consapevolezza di poter
    agire
    pensare
    emozionarsi

    senza vincoli e pregiudizi
    (affrontare ora il discorso vincoli/pregiudizi…impossibile)

    e quando si raggiunge tale consapevolezza
    abbiamo ottenuto il bene più prezioso.

  5. melogrande ha detto:

    Vedi, Red, un commento come il tuo fa partire la riflessione in una direzione nuova e fa vedere il post in una luce  diversa. 
    Un post che a sua volta era partito da una discussione fra i commentatori del tuo blog.

    Dillo pure al tuo amico…

  6. Forlivese ha detto:

    Tutto questa prosopopea per dire "ok siete liberi, ovvero liberi di dire e fare quello che voglio io", quale che sia l’"io" di turno?

    E’ affascinante, però allora che si abbia l’onestà di rigettare pubblicamente sti benedetti principi dell’89 per tornare ad una sincera autocrazia.

  7. melogrande ha detto:

    Non sono sicuro di avere colto il senso del tuo commento, forlivese.

    Dire che la propria libertà individuale si ferma di fronte alla equivalente e legittima sfera di libertà dell’ altro non mi sembra esattamente un inno all’ autocrazia.
    Semmai all’ autonomia, e proprio con lo scopo di ridurre al minimo l’ autorità esterna.

  8. RedPasion ha detto:

    Forlivese
    hai semplificato troppo
    la sostanza del topic
    per poter
    poi, al solito, strumentalizzarla

  9. Forlivese ha detto:

    Nessun vaporetto potrà mai fermare
    Il nostro anelito di Libertà.

    Noi siamo celti e longobardi.

    INSVBRES SVMVS, NON LATINI.

  10. capehorn ha detto:

    Purtroppo non posso dedicarti il tempo che merita questo post.
    Altre cose più incalazanti ed urgenti mi reclamano.
    Torno però e con più calma .
    A presto

  11. melogrande ha detto:

    A proposito dei poeti della beat generation e della loro poetica, Luigi Sampietro scrive:
    "La trasgressione eretta a modus vivendi altro non è (…) che una forma di dipendenza da un’ autorità – un ostacolo, un muro – contro cui appoggiarsi per reggersi in piedi. Altra cosa è la libertà, che non è mai tale se non è concepita come pura e semplice responsabilità." (Il Sole24Ore, 4/10/09).

  12. RedPasion ha detto:

    se responsabilità
    significa consapevolezza dei limiti
    e rispetto degli altri…
    concordo con questa definizione…

    altrimenti…
    libertà non può essere solo responsabilità…

    [io sono un soggetto molto responsabile, per opinione comune, non credo di essere libera come una parte di me vorrebbe, pur nell’ambito di una libertà consapevole]

  13. melogrande ha detto:

    Vero, Red, non può essere solo quello.
    E’ una visione troppo severa, questa.

  14. RedPasion ha detto:

    mi fa piacere che concordi con me
    altrimenti sarebbe una libertà senza colori…

  15. feritinvisibili ha detto:

     Leggo i vostri pensieri e penso a mia volta: la parola libertà ha diversi piani di lettura. 
    "Libertà è consapevolezza di poter agire, pensare, emozionarsi"  libertà spesso dipendente dalle nostre strutture mentali scrive Red, e "non è mai tale se non è concepita come pura e semplice responsabilità" scrive Sanpietro, e riporta qui Melogrande.
    Penso che ci sia  prima di tutto una libertà che concediamo o meno a noi stessi, che fa parte del rapporto interno con noi stessi, ed una successiva che è nella relazione con il mondo esterno e pregiudica la responsabilità nelle nostre azioni di adulti.
    Quella libertà di cui parla Red e che io definire il prodotto dell’essere o meno in conflitto o in armonia con se, e che deriva a mio parere dal come – molto spesso inconsciamente- ci giudichiamo, e molto di quel giudizio interno sono gli occhi dei "modelli" che abbiamo ricevuto nell’infanzia e che sono ormai così interiorizzati che sono parte della nostra identità.

    Credo allora di poter dire che per me libertà è frutto del conoscere se stessi profondamente, avere consapevolezza, rispetto e compassione di se, delle nostre  fragilità, limiti, risorse, talenti… Se conosciamo noi stessi e creiamo "armonia interiore" , se facciamo questo grande lavoro nella nostra vita il rispetto e la compassione (non nel senso "cattolico" del termine..) degli altri è una conseguenza naturale, e la responsabilità è la conseguenza del raggiungimento di un grado di maturità, come conoscenza/riconoscimento di se e degli umani nostri simili.

    Penso che tutto ciò che ho confusamente appena descritto è un processo che ci rende liberi dentro e ci consente di essere autentici nell’espressione di se e liberi dal bisogno di genufletterci di fronte ad un miracolo come di fronte ad un’ideologia. Libertà è anche quel grado di maturità che ci fa sentire in modo naturale responsabili del rispetto della propria e altrui dignità, di riconoscere profondamente il valore della libertà, che ci da la spinta, l’indignazione e  l’impegno a combattere quando questa viene violata.
    Pensieri difficili da stringere in un commento, ma ci tenevo a provarci, mi sta parecchio a cuore questo tema, come mi sta a cuore dialogare con voi.

  16. capehorn ha detto:

    "Libertà vò cercando" canta il poeta.
    In effetti la libertà é un bene, per dirla come un economista, che he costi e profitti ben diversi.
    Per essere liberi dobbiamo essere assogettati, ma nell’atto dell’assogettamento riveliamo la nostra libertà.
    Sembra una contraddizione eppure ciò che ho letto prima e nel post e nei commenti, nulla aggiunge e nulla toglie a quel che penso e credo intorno alla libertà.
    Solo la perseveranza dell’autonomia personale ci fa veramente più liberi.
    Solo la presenza continua ed incessante nella società, nella realtà che ci circonda rende noi stessi, partecipi ed attori del processo formativo della libertà.
    Processo mai concluso e sempre in costante divenire.
    Sia noi personalemente , che compassionalmente o in antagonismo con gli altri, siamo i fabbricanti della libertà.
    Non possiamo esimerci, non possiamo credere di essere liberi se non partecipiamo con gli altri a quest’opera.
    Dura difficile che mette a confronto ciò che sono i frutti delle libertà individuali e che dovremmo raggiungere in un processo di sintesi ad una libertà comunemente sentita.
    Dovrebbe; perchè gli ostacoli che si frappongono sono molti, primo fra tutti è il modo di spesa della parola e dell’essenza della libertà.
    Bene ha sostenuto il nostro ospite.
    Maggiore è l’intervento esterno, minore è il senso di libertà, minore è l’intervento,maggiore é il sentimento.
    I due poli si potrebbero chiamare Dittatura ed Anarchia e in mezzo a loro, in precario equilibrio c’é lei, la Libertà che tanto cerchiamo quotidianamente.

  17. utente anonimo ha detto:

    Non illudetevi, data la situazione che c’è con la magistratura, la
    polizia e i carabinieri hanno le mani legate, il territorio ce lo
    dobbiamo pulire da noi.. Da oggi ci riuniamo in coordinamento tra
    patrioti padani, guardia padana, volontari verdi, con mazze bastoni per
    fare delle ronde, ma ronde dure, ronde di 100, 200 persone.. DI fronte
    al dilagare degli stupri, conseguenza dell’immigrazione selvaggia,
    100.000 espulsioni, almeno 100.000 espulsioni.
    Siamo di fronte a un baratro. Vi immaginate se viene eletto un Sindaco
    extracomunitario. Fra qualche anno vi saranno 120 milioni di cinesi in
    Europa e molti milioni verranno in Italia e allora vuol dire che è
    finita la libertà, finita la democrazia, verranno a comandare a casa
    nostra.

  18. melogrande ha detto:

    Feritiinvisibili punta l’ attenzione sulla maturità, come risvolto della responsabilità.
    Capehorn definisce il campo della libertà:  dall’ estremo dell’ autoritarismo all’ estremo dell’ anarchia.
    e’ proprio questo il cuore della faccenda: il punto in cui troveremo l’ equilibrio dipende dal grado di maturità e di responsabilità della massa dei cittadini: quanto più alta è questa maturità, tanto più alto il grado di libertà individuale che la società può reggere senza disgregarsi in una guerra di tutti contro tutti.
    (Una maturità che può cominciare col non lasciare messaggi anonimi ?)
    Una comunità molto matura, per dire, potrebbe persino concedersi un sindaco extracomunitario senza necessariamente cadere nel baratro.

    A proposito, il sindaco di Rotterdam si chiama Ahmed Aboutaleb ed è marocchino e musulmano.

  19. capehorn ha detto:

    Sarà basso il territorio, ma alto, come molte volte accade il grado di civiltà.
    Che pare giunto anche oltreoceano.
    Avete presente quell’abbronzato di nome Barak.
    Sì, proprio lui.

    Da noi non arrosisce neppure Carlderoli.

    Polemico !! Sì, oggi sì !

  20. melogrande ha detto:

    Barack è verosimilmente un’ abbreviazione di Mubarack.

    Mubarack Hussein.

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