La rosa del deserto

Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto.
 
W. Szymborska – Qualche parola sull’ anima

 
Ma qual è il senso di questo coltivarsi, studiare, imparare, riflettere e cercare sempre, incessantemente di capire ?
Che senso ha tutto questo sforzo, se alla fine si deve pur sempre morire e disperdere il bagaglio, piccolo o grande che sia, che si è riusciti a mettere insieme durante il viaggio ?
Se tutto ciò che sappiamo, tutto ciò che amiamo, ciò che siamo e ciò che siamo stati è destinato a disperdersi “come lacrime nella pioggia”, è valsa la pena di passarci attraverso ?
Perché dedicare tempo ad approfondire, ad imparare cose se alla fine il mio bagaglio verrà comunque buttato giù dal treno in corsa senza nemmeno rallentare ? Non è meglio in fondo vivere con allegra superficialità ?
 
Non so se ci sia risposta, ma se c’è non è dentro di noi.
Va cercata fuori, va trovata forse in quello che trasmettiamo agli altri, come se partecipassimo ad una gigantesca staffetta ed il nostro ruolo fosse quello di ricevere il testimone da chi ci ha preceduti e portarlo avanti ancora un po’ per consegnarlo poi a chi ci sta davanti e si prepara a riceverlo.
O, più modestamente, e meno utilitaristicamente, serve solo a dare una bella immagine di sé, un’ immagine armoniosa ed equilibrata, l’ immagine con la quale ci piacerebbe rimanere nella memoria degli altri.
Questione di anima, forse.

 

 

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22 commenti su “La rosa del deserto

  1. feritinvisibili ha detto:

    Mi fai venire in mente un pensiero degli antichi padri ebrei tratto dal libro “Pirké Avòt”
    “Non sta a te compiere l’opera, ma non sei libero di sottrartene”

  2. utente anonimo ha detto:

    “io muoio. ma il ricordo vive”.
    così rispose un giorno uno dei miei nonni.

    hesse

  3. Morfea77 ha detto:

    i toui post hanno il potere d’arrivare dentro il cuore e sbucciarlo

  4. melogrande ha detto:

    :annah, c’ e’ un po’ questa idea della “responsabilita’, del dover mettere in qualche modo a frutto se stessi. A me viene in mente la parabola dei talenti, cosi’ strana e sorprendente…

    Hesse, purtroppo anche quel ricordo vive poco, non più d’ un paio di generazioni, dei propri bisnonno pochissimi sanno qualcosa.

    Morfea, mi lasci senza parole…grazie

  5. feritinvisibili ha detto:

    Mi piace molto hannah scritto :annah , quasi quasi questa te la copio… ((:
    Non conosco la parabola dei talenti e mi incuriosisce, mi dai per favore qualche altro dettaglio così magari cerco su internet? Grazie Melogrande, ti auguro cose buone, soprattutto per l’anima

  6. melogrande ha detto:

    E’ stato un errore di battitura, ma in effetti non sta male… Te lo cedo volentieri.

    La parabola la trovi in Matteo, 25.

    14  “Inoltre il regno dei cieli è simile a un uomo che, partendo per un viaggio chiamò i suoi servi e affidò loro i suoi beni

    15  A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità; e subito partì.

    16  Ora colui che aveva ricevuto i cinque talenti, andò e trafficò con essi e ne guadagnò altri cinque.

    17  Similmente anche quello dei due ne guadagnò altri due.

    18  Ma colui che ne aveva ricevuto uno andò, fece una buca in terra e nascose il denaro del suo signore.

    19  Ora, dopo molto tempo, ritornò il signore di quei servi e fece i conti con loro.

    20  E colui che aveva ricevuto i cinque talenti si fece avanti e ne presentò altri cinque, dicendo: “Signore, tu mi affidasti cinque talenti, ecco, con quelli ne ho guadagnati altri cinque

    21  E il suo signore gli disse: “Bene, buono e fedele servo; tu sei stato fedele in poca cosa, io ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo signore”.

    22  Poi venne anche colui che aveva ricevuto i due talenti e disse: “Signore, tu mi affidasti due talenti; ecco, con quelli ne ho guadagnati altri due”.

    23  Il suo signore gli disse: “Bene, buono e fedele servo; tu sei stato fedele in poca cosa, io ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo signore”.

    24  Infine venne anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, io sapevo bene che tu sei un uomo aspro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso;

    25  perciò ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra; ecco te lo restituisco”

    26  E il suo signore rispondendo, gli disse: “Malvagio e indolente servo, tu sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;

    27  tu avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, al mio ritorno, l’avrei riscosso con l’interesse.

    28  Toglietegli dunque il talento e datelo a colui che ha i dieci talenti.

    29  Poiché a chiunque ha, sarà dato e sovrabbonderà, ma a chi non ha gli sarà tolto anche quello che ha.

    30  E gettate questo servo inutile nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti”

    a chiunque ha, sarà dato e sovrabbonderà, ma a chi non ha gli sarà tolto anche quello che ha. Sembra l’ opposto esatto della giustizia…

  7. melogrande ha detto:

    Molto tempo fa ne avevo dato un’ interpretazione “emozionale”

    http://melogrande.splinder.com/post/13444651/A+chi+ha+sar%C3%A0+dato+%E2%80%93+part+I

    Evidentemente continua a ronzarmi in testa…

  8. feritinvisibili ha detto:

    Grazie Melogrande! ho letto con attenzione anche i tuoi post precedenti, mi piace l’argomento e lo scambio in merito, sarebbe bello fare una chiacchierata a voce una volta, magari anche con Capeh che mi sembra un buon compagno in questi temi.. chissà, magari un giorno avremo occasione…
    La parabola di Matteo mi fa venire in mente un altro detto degli antichi padri ebrei ( sempre tratto sempre da i Pirkè Avòt, se ti interessa averli forse riesci a trovare l’edizione MORASHà)
    ” Egli diceva ancora (riferito a Rabbi El’azàr figlio di Azaryà):
    Colui la cui sapienza supera le opere, a cosa assomiglia? Ad un albero dai molti rami, ma le cui radici sono scarse, e se viene il vento lo sradica e lo capovolge, come è detto: “e sarà come un rovo nella steppa, non vede quando viene la buona stagione e abiterà i luoghi più aridi del deserto in terra salmastra e inospitale” (Geremia 17,6). Ma colui le cui azioni superano la sapienza a cosa assomiglia? Ad un albero i cui rami sono pochi, le cui radici però sono abbondanti e anche se intervenissero tutti i venti del mondo a soffiargli addosso non lo smuoverebbero dal suo posto, come è detto; “e sarà come un albero piantato sull’acqua che stende le sue radici sul rivo, non dovrà prevedere l’arrivo della canicola perché la sua chioma sarà sempre verdeggiante, non dovrà preoccuparsi negli anni della carestia, perché non cesserà mai di dare frutti”
    Forse devo aggiungere una precisazione perché la lettura dei Pirkè Avòt sia più comprensibile. Sai, per noi ebrei non è importante guadagnarsi “l’aldilà” perché cosa ci sia dopo la morte non lo si conosce e non ha importanza, ciò che conta per noi ebrei sono le azioni “qui ed ora”, il rispetto del senso etico e morale in ogni nostra azione quotidiana… Ma mi rendo conto che questo è un discorso lungo e da fare in altra sede, non ho dimenticato che ti ho promesso di approfondire l’argomento della percezione del Divino che abbiamo noi ebrei, ma per ora mi manca il tempo di dedicarmici, però mi interessa molto farlo e prima o poi ci riuscirò…
    Un’ultima cosa: a proposito di talenti ho pensato anche al bellissimo libro di Hillman “il codice dell’anima”, lo hai letto vero? Io non lo trovo più mannaggia, a furia di traslochi ho perso pezzi in giro… mi è piaciuto moltissimo e lo trovo geniale.

  9. capehorn ha detto:

    Credo che l’un atteggiamento sia conseguente all’altro.
    per chi ha orgoglio e sensi di se, appare importante prepararsi, studiare, dare il meglio,così da lasciare una migliore immagine e testimonianza di se a chi ci segue.
    Ogni denitore, nell’educazione spende i talenti migliori, a suo giudizio, per tramandare ciò che è il meglio, sempre a suo giudizio.
    La parabola dei talenti o il grande discorso della montagna, quello delle beatitudini, sono quelli che prima balzano alla mia mente.
    In ambe due i casi, coloro che hanno o hanno ricevuto e spendono con oculatezza e discernimento alla fine ricevono l’interesse sul capitale impegnato e il giudizio benevolo finale.
    Chi ha perseguito la bontà, la compassione, la generosità, l’umiltà otterrà grandi meriti in questa vitam ma enormi nella futura.
    Quì è vero interviene il giudizio divino, che non a tutti aggrada.
    Però rimane il giudizio dell’uomo, sull’uomo e sulle sue azioni, sul suo modo di essere e di come ha vissuto.
    Un albero che ha radici profonde, non necessariamente sarà frondoso e darà molti frutti.
    Un acacia nel Sahara da piccola ombra, ma quello è il suo compito eseguito benissimo.
    Il ciliegio coltivato con amore, con acqua abbondante e concime di prima qualità, e da frutti piccoli e raggrinziti e in poca quantità, lo vedo bene come cassapanca.
    Sta a noi quindi seguire la via che ci tocca in sorte di percorrere e sforzarci di far frutto, anche quando le difficoltà paiono insormontabili.
    Solo così potremo dirci di aver lasciato un’eredità
    Pensiamo al seminatore e ai semi che getta sulla terra, alcuni finiscono in strada, altri nei rovi, altri ancora tra i sassi, ma i più finiscono nella terra buona e daranno i frutti a seconda degli sforzi che faranno.
    Il fattore umano è imprescindibile, ma sottrarsi agli sforzi non fa crescere nessuno.

    ps: ringrazio hannah della sua generosità, ma di fronte a tanto sento che ho ancora tanta strada da percorere.
    Mi metto in ultima fila, é meglio.

  10. melogrande ha detto:

    Sforzarsi di far frutto, perchè sottrarsi agli sforzi non fa crescere nessuno.
    E’ proprio questo il punto, e l’ hai colto benissimo, per cui non fare tanto il modesto, amico cape…

    Hannah, (anzi, :nnah…), ho letto il Codice dell’ Anima come parecchi altri testi di Hillman (ho addirittura una copia autografata di Fuochi Blu !).
    Mi sembra che il messaggio sia proprio quello dell’ importanza delle nostre azioni qui ed ora, costruire il carattere (“fare anima ” dice lui riprendendo una frase di Keats) in questo mondo, non in vista di una qualche vita futura.
    Una ricerca dell’ eccellenza in questa vita un po’ alla maniera degli antichi greci, che solo così pensavano di poter raggiungere una qualche forma di immortalità.

    Teologia dell’ immanenza, l’ ha definita Hillman da qualche parte.

    Ps
    I vostri commenti sono bellissimi, posso dirlo ?

  11. Morfea77 ha detto:

    sono io che ringrazio te*

  12. feritinvisibili ha detto:

    I nostri commenti sono quelli che tu ci hai suscitato: siamo alla pari. E sempre in ultima fila come dice bene Caph, con tanta strada da percorrere.

  13. melogrande ha detto:

    Ho ricevuto in dono questa citazione (grazie !) e con piacere la aggiungo.

    “A quanto racconta Canetti nel suo libro su Kafka, il più grande scrittore del XX secolo capì che i dadi erano gettati, e che ormai nulla lo separava dalla scrittura il giorno in cui per la prima volta sputò sangue. Che cosa voglio dire quando dico che ormai nulla lo separava dalla scrittura? Sinceramente, non lo so molto bene. Immagino di voler dire questo: Kafka capiva che i viaggi, il sesso e i libri sono vie che non portano da nessuna parte, eppure sono vie lungo le quali bisogna inoltrarsi e perdersi per ritrovarsi o per trovare qualcosa, qualunque cosa, un libro, un gesto, un oggetto perduto, per trovare un metodo, se si ha un po’ di fortuna: il nuovo, quello che è sempre stato lì.

    Roberto Bolaño, conclusione a Letteratura + malattia = malattia

    [in: Il gaucho insostenibile, ed. Sellerio]

  14. Forlivese ha detto:

    Quella nella foto sembra decisamente una fece.

  15. melogrande ha detto:

    Sei un intenditore.

  16. Forlivese ha detto:

    Oggi ne ho fatta tantissima.

  17. REIIERSE ha detto:

    Rol diceva che, la vita terrena è troppo breve per creare e rinunciare poi subito a ciò che si è creato.
    Saluti.

    • Borea ha detto:

      ma non è mai troppo breve la vita per un sogno non conosciuto che poi vuole librarsi in volo nella mente e nel cuore dell’Uomo fino a permettergli di dargli forma…

  18. melogrande ha detto:

     Vero reverse, ma c’è anche chi dice che è proprio la consapevolezza della nostra effimera esistenza terrena che ci spinge a creare qualcosa che ci sopravviva…

  19. Borea ha detto:

    ma non è mai troppo breve la vita per un sogno non conosciuto che poi vuole librarsi in volo nella mente e nel cuore dell’Uomo fino a permettergli di dargli forma…

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