Ultime notizie sulla felicità

 
 
Maybe you’ll get what you wanted
maybe you’ll stumbled upon it
Everything you ever wanted
In a permanent state

Maybe you’ll know when you see it
Maybe if you say it, you’ll mean it
And when you find it you’ll keep it
In a permanent state,

 a permanent state
 
(…)
Oh, an answer now is what I need…

 
Coldplay – White Shadows

andando
 
Tempo fa, molto tempo fa, quasi all’ inizio della mia piccola avventura nella blogosfera, avevo scritto un breve post in cui credevo di individuare due possibili modi di intendere la felicità terrena, come se fossero due categorie dello spirito.
Le avevo chiamate “felicità dell’ essere” e “felicità del divenire” sottolineando come fossero rivelatrici di differenti sensibilità da parte di chi le persegue. I primi, contenti della propria vita, abitudinari, intimisti i secondi invece irrequieti e mai contenti, sempre in cerca di qualcosa di nuovo.
 
L’ ultimo libro di Zygmunt Bauman, dal titolo “L’ Arte della Vita”, affronta questo argomento, naturalmente con ben altra profondità. In effetti, con un sorprendente (per me) cambio di prospettiva, pone le due modalità non in alternativa “parallela” ma in sequenza storica.
In effetti, gli scrittori dell’ età classica che argomentavano sulla felicità sembravano dare per scontato che la felicità fosse la somma di un certo numero di elementi i quali, una volta acquisiti, erano in grado di produrre uno stato permanente di beatitudine. La felicità, una volta raggiunta, poteva essere mantenuta indefinitamente. Ben pochi oggi la penserebbero in questo modo.
Dice Bauman (pag. 38 -39): “[oggi] nessuno si aspetta che le stesse cose che lo rendono felice un giorno continuino a mandarlo in estasi e a donargli piacere per sempre, e pochi crederanno che sia possibile raggiungere una condizione di felicità una volta per tutte, e che quella condizione, se raggiunta, possa durare per il resto della vita senza ulteriori sforzi. […] Per la maggior parte dei nostri contemporanei un valore assai gradito (e preziosissimo), […] è proprio la condizione di ‘essere in cammino’ “
Infatti, prosegue Bauman, “agli albori dell’ età moderna lo ‘stato di felicità ‘ fu sostituito nella prassi e nei sogni dei cercatori di felicità dalla ‘ricerca della felicità‘ “.
Ed in effetti, la Costituzione degli Stati Uniti riconosce come un diritto fondamentale dell’ Uomo non già la felicità ( e come potrebbe, del resto ?) ma la ricerca della medesima.
 
Ricerca, cammino, passaggio, piuttosto che stato permanente, dunque. Questo radicale cambio di prospettiva, sempre secondo Bauman, ha prodotto effetti assai profondi su diversi della vita e della società, della stessa percezione della condizione umana, mi verrebbe da dire. Eccone alcuni.
 
Cultura : Dalla routine del mantenimento all’ innovazione costante
Società : Dal dominio della tradizione al culto della profanazione
Economia : Dalla soddisfazione dei bisogni alla produzione di desideri
Psicologia : Dalla percezione di un contesto “solido” a quello di un ambiente “liquido”
 
È logico a questo punto chiedersi se il fatto di porre a valore fondamentale di vita una ricerca non impedisca di per sé il raggiungimento di qualsiasi meta.
Da parte mia pare però altrettanto logico argomentare che nessuno stato stazionario può mai essere compatibile con la condizione umana che è di per sé transitoria e precaria, in evoluzione, mutevole ed irrimediabilmente limitata nel suo ciclo vitale.
 
Forse, in fondo in fondo, proprio la ricerca è ciò che si addice ad una creatura mortale, assai più che lo stato permanente, il viaggio assai più che la meta.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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5 commenti su “Ultime notizie sulla felicità

  1. feritinvisibili ha detto:

    Mi sembra che qui ritorna, come sintesi, l’immagine e il testo del tuo post sul mare:
    “… ingenuo immaginare
    qualcosa che si muove
    eppure che non cambia,
    come un’ identità,
    come un riferimento…”
    E mi fai pensare a come è mutata la percezione di noi stessi attraverso i secoli, in fondo accettando il nostro essere in-permanenti e la condizione di “esseri in viaggio” come dici tu, cominciamo anche ad avere la consapevolezza reale delle nostre potenzialità creative, e se vuoi insieme alla mutevolezza del nostro essere acquistiamo anche la consapevolezza dell’essenza della permanenza, e qui ripenso al parallelo con il mare: energia in-frenabile, fonte di vita e specchio della luce, misterioso e dalle profondità insondabili..
    Credo che il nostro dilemma di umani sia essenzialmente tra il bisogno di stabilità e quello del mutamento: il primo dopo un po’ ci strozza come in una gabbia ma ci da stabilità e sicurezza, il secondo ci fa sentire vivi ma ci fa sentire tutto il tormento della nostre insicurezze e fragilità… ma se ne potrebbe parlare ancora a lungo…

  2. melogrande ha detto:

    Non avevo fatto caso alla consonanza con l’ altro post, ma in effetti hai ragione tu, Hannah, noi oscilliamo fra opposti.

    Tra stabilità è mutamento.
    Tra appartenenza e originalità.
    Tra sicurezza e libertà.
    Tra desiderio e solidarietà.

    Moto ondoso…

  3. capehorn ha detto:

    Mi era sfuggito questo post, che trovo come sempre, intrigante e ricco.
    La felicità e l’estenuante ricerca nella quale l’uomo ha sempre profuso fatica fisica e morale.
    Certo che ora, di questi tempi l apercezione della felicità é sempre più spèostata in avanti.
    Se il secolo scorso la felicità poteva essere palpabile nella casa e non lavoro, nella famiglia (Felicità dell’essere) ora con il contiuno e martellante richiamo a nuove e migliori (?) condizioni per essere felici, porta l’essere umana ad essere perennemente insoddifatto e perennemente in ricerca.
    La soddisfazione di un bisogno e quindi la gioia di averlo soddisfatto, si riduce come spazio temporale a ben poco, perché c’é subito lo stimolo ad inseguirne una più grande e migliore.
    Obtorto collo l’uomo odierno si trova a viverela condizione di “essere in cammino”. Insoddisfatto in linea di massima di una situazione felice, si vede costretto a proiettarsi in avanti, o per latre strade pur di raggiungere la nuova situazione.
    parrbbe inserito in un cammino circolare, che non gli permetterà mai di giungere alla felicità, a lettere maiuscole, ma solo a porzioni di felicità.
    Sta a noi avere memoria di quelle porzioni ed assemblarle nella maniera migliore, affinché si formi il quadro di quella felicità che ragionevolmente ci é sufficente, e soddisfa quella ricerca, guarda caso riconosciuta dalla Carta americana.

  4. capehorn ha detto:

    Mi era sfuggito questo post, che trovo come sempre, intrigante e ricco.
    La felicità e l’estenuante ricerca nella quale l’uomo ha sempre profuso fatica fisica e morale.
    Certo che ora, di questi tempi la percezione della felicità é sempre più spostata in avanti.
    Se il secolo scorso la felicità poteva essere palpabile nella casa, nel lavoro, nella famiglia (Felicità dell’essere) ora con il contiuno e martellante richiamo a nuove e migliori (?) condizioni per essere felici, porta l’essere umano ad essere perennemente insoddifatto e in ricerca.
    La soddisfazione di un bisogno e quindi la gioia di averlo soddisfatto, si riduce come spazio temporale a ben poco, perché c’é subito lo stimolo ad inseguirne una più grande e migliore.
    Obtorto collo l’uomo odierno si trova a vivere la condizione di “essere in cammino”.
    Insoddisfatto in linea di massima di una situazione felice, si vede costretto a proiettarsi in avanti, o per altre strade pur di raggiungere la nuova situazione.
    Parrebbe inserito in un cammino circolare, che non gli permetterà mai di giungere alla felicità, a lettere maiuscole, ma solo a porzioni di felicità.
    Sta a noi avere memoria di quelle porzioni ed assemblarle nella maniera migliore, affinché si formi il quadro di quella felicità che ragionevolmente ci é sufficente, e soddisfa quella ricerca, guarda caso riconosciuta dalla Carta americana.

    Ho dovuto ricopiare e correggere il primo intervento perché pieno di errori di battitura.
    Mi scuso con te, Francesco e con chi leggerà in seguito.

  5. melogrande ha detto:

    Scusarti di che, dopo il blackout di questi giorni fa piacere ricevere un commento doppio !
    Tra l’ altro mi sono accorto che la foto che avevo linkato è sparita, e ne messa una nuova (di MaD).
    Grazie a te, Carlo.

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