Gente di domani

 
La ragazza sembra molto giovane, ma è difficile dare un’ età precisa a chi indossi l’ hijab, nascosti i capelli e parte del viso, proprio per quello glielo fanno portare.
Vent’ anni, ad occhio, forse meno. Sembra anche abbastanza impacciata, alle prese coi suoi tanti pacchetti mentre a fatica prende posto sul seggiolino accanto al mio, sul volo Parigi – Algeri.
Un emigrata, direi, una pied-noir, poco elegantemente li definiscono i parigini, o magari figlia di emigrati, la famosa seconda generazione. Creatura di banlieu, insomma, magari va a trovare i nonni in Algeria.
 
Scusandosi ancora per il disturbo, con un sorriso se possibile ancora più timido recupera a fatica un’ ennesima e voluminosa borsa che aveva cacciato sotto il sedile e ne trae un libro.
Niente di che, è un romanzo fantasy, però in inglese. Non mi torna.
Chissà, magari studia inglese a scuola, e poi devo smetterla di studiarla come se fosse un animale raro.
In realtà è lei che sta studiando me, e d’ un tratto mi chiede, in un inglese fin troppo curato, persino sospetto, in che lingua è la rivista che sto sfogliando.
 
‘È in italiano’
‘Non lo capisco l’ italiano, so giusto un po’ di spagnolo’.
‘Beh, se conosci il francese ed anche un po’ di spagnolo, l’ italiano non dovrebbe essere un gran problema’
‘Ma io il francese non lo conosco’
‘Ma come? Non sei francese ?’
‘No’.
‘E nemmeno algerina ?’
‘Algerina un po’, solo metà’, sorride lei, poi spiega, ‘io ho il doppio passaporto, americano ed algerino, sono nata a San Francisco e sono cresciuta lì, ed il francese non l’ ho mai imparato. Adesso vado ad Algeri perché voglio studiare l’ arabo, mio padre mi ha insegnato appena qualche frase.’
‘Un’ algerina che non parla né francese né arabo. Una rarità’
‘Per quello vado a studiare l’ arabo. Comincio da lì. Al francese penserò più avanti, magari’
 
Ecco, io non so perché, ma mi sono detto che se ci resta una speranza in questo stanco mondo incattivito la dobbiamo affidare a persone così. Gente che vuole avere per casa il mondo, letteralmente, gente per la quale termini come razza, colore, credo, genere sono neutri e vuoti. Non si pongono proprio il problema. Coltivano interessi, sono curiosi, cercano. Non si incastrano in schemi mentali belli e pronti.
Il nostro futuro, mi trovo a pensare, dovrà essere come questa ragazza, o non sarà proprio. 
 
 
 
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19 commenti su “Gente di domani

  1. Morfea77 ha detto:

    mi viene anche da pensare a quanto certe volte si da per scontato qualcosa e poi…poi è bello stupirsi che non sempre è così…

  2. melogrande ha detto:

    E’ quello che ho pensato anch’ io, Morfea.
    Si è rivelato tutto diverso da come appariva…

  3. capehorn ha detto:

    Cercare le ragioni dell’essere. Stupirsi.
    Affrontare il mondo osservando valori antichi con occhi nuovi.
    Mi auguro che il nuovo popolo della terra sia quello che hai incrociato a 9000 metri .

  4. larpaderba ha detto:

    …anche Fernanda Pivano ha nutrito fino all’ultimo respiro fiducia e speranza nei giovani, soprattutto in quelli che, come la ragazza del tuo post, sono curiosi e refrattari a qualsiasi schema preconfezionato… Quanto a me… vorrei lasciarmi andare all’utopia… ma in agguato c’è sempre un amaro disincanto …

    P.S. Visito ora per la prima volta il tuo blog: pone questioni, suscita domande, stimola ricerche… Credo proprio che tornerò presto, magari con un po’ più di calma! Ciao e buona settimana!

  5. melogrande ha detto:

    Io credo che sia possibile, cape, e che non sia utopia pensarlo.
    I giovani non sono solo grande fratello e veline, sanno anche sorprendere in positivo.

    Arpa, condividere con i viandanti domande, sentimenti ed inquietudini è proprio quello che nel suo piccolo vorrebbe fare questo blog.
    Grazie della visita.

  6. RedPasion ha detto:

    stupirsi ancora
    credo sia una rarità…

    stupire poi
    è davvero un miracolo

  7. melogrande ha detto:

    Cose rare e preziose, Red, a cui dare spazio e di cui prendersi cura.
    Pezzi di non-inferno, direbbe Calvino.

  8. capehorn ha detto:

    Allora il nostro futuro non è del tutto compromesso.
    Grave fardello si assumeranno e spero che avranno spalle forti.

  9. utente anonimo ha detto:

    Questo tuo post con lievità pone la questione dell’appartenenza.

    Ho incontrato una donna che mi ha detto “io sono ebrea, sono tedesca, sono italiana, ma sono anche polacca. E allora la gente mi chiede: ma ti senti più tedesca o più italiana, più ebrea o più polacca e uno dice: ma a me in fondo questo non interessa”.
    Leggendo il tuo post ho ripensato a questo breve incontro e ho capito ciò che quella donna con poche frasi mi aveva rivelato: queste sono appartenenze che ti sono date, che non ti scegli. Appartenenze con le quali devi fare i conti. E la sola cosa che puoi fare è cercare di integrarle. Allora forse riesci ad identificarti con queste appartenenze. Appartenenze che investi di significati tuoi. Questo mi sembra sita cercando di fare la ragazza che hai incontrato.

    hesse

  10. melogrande ha detto:

    E’ bella, questa interpretazione dell’ “integrazione di appartenenze”.

    Forse il problema sta nel fatto che ognuno è circondato da tante, forse troppe appartenenze che lo reclamano, ma nessuna abbastanza forte da potercisi davvero identificare.

  11. larpaderba ha detto:

    …già… “pezzi di non-inferno”, direbbe Calvino… perché
    “(…) L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
    Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce bene a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere che e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

    Queste parole sono scolpite nella mia mente e nel mio cuore da tanto tanto tempo, eppure non cessano mai di incantarmi…

  12. utente anonimo ha detto:

    forse hai ragione.

    hesse

  13. feritinvisibili ha detto:

    Il tuo blog è come il lievito, dalle tue parole e dalle immagini ne nascono tanti pani, ed è sempre ricco di pani nel testo e nei commenti di tutti.
    Io credo che il tipo umano che descrivi vincerà comunque e su tutti i tentativi di respingerne la “diffusione”, ormai è il solo che ha gli strumenti per sopravvivere oltre le frontiere, che tanto che sia in pace o in che sia in guerra, per interessi economici e tanto altro ormai sono destinate a spaccarsi…. sarò una visionaria, ma la penso così ((:

  14. feritinvisibili ha detto:

    .. volevo dire “è sempre ricco di buon profumo di pane sfornato”

  15. feritinvisibili ha detto:

    .. ho riletto il mio commento: se riesci a capirci qualcosa sei un genio, ho fatto una tale confusione di parole che non lo capisco più quasi nemmeno io…

  16. melogrande ha detto:

    Si capisce, si capisce…
    Io la penso allo stesso modo, solo gente aperta così ha gli strumenti che serviranno a sopravvivere domani, per quello dicevo che il futoro sarà come loro, o non sarà affatto.

    (E poi, la storia del lievito mi è piaciuta…)

  17. feritinvisibili ha detto:

    Beh, sono contenta e in realtà la mia era solo vergogna di aver scritto da “schifo”, non avevo dubbi che avresti capito e anche sul fatto che fossimo d’accordo. Buona settimana Melogrande

  18. DarkAndLight ha detto:

    “Gente che vuole avere per casa il mondo, letteralmente, gente per la quale termini come razza, colore, credo, genere sono neutri e vuoti. Non si pongono proprio il problema. Coltivano interessi, sono curiosi, cercano. Non si incastrano in schemi mentali belli e pronti.”

    Meglio spargere la voce.
    E’ troppo importante per esser taciuto a lungo.

    Bel pensiero.

    E ti aggiungo ciò che m’è venuto in mente all’istante, tratto da una canzone, come spesso mi accade: “Sei confinato ma nel tuo stato mentale, io sono lunatico e pratico come cazzo mi pare” (non censuro perché la frase è bella tutta 😉 )

    Schiettamente – D&L

  19. utente anonimo ha detto:

    macché censurare, spesso Caparezza è grande…
    Grazie, D&L

    Melogrande

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