Una fertile decadenza

 
Ho letto da qualche parte una teoria secondo cui la decadenza di una civiltà non è necessariamente accompagnata da aridità culturale e spirituale. È piuttosto vero il contrario, che quando un paradigma culturale non tiene più la vivacità intellettuale tende a diventare altissima, perché le nuove idee vengono esplorate freneticamente, alla ricerca di vie d’ uscita dalla crisi, nuovi appigli, qualcosa a cui aggrapparsi e su cui costruire.
 
Un periodo di questo tipo fu l’ ellenismo, il tardo impero romano, l’ inizio del bizantinismo.
Nuove mode, nuove idee, nuove religioni, esperimenti di ricerca di un terreno solido su cui costruire, tentare di costruire una società nuova o semplicemente nuove fondamenta per la propria personalissima esistenza.
Nuovi dei, nuove credenze, superstizioni, miti, astrologia, tutto fa brodo quando si perdono i riferimenti. È solo con le invasioni barbariche che questo fermento cessa, e la società si rifugia nell’ individualismo come una tartaruga che ritiri la testa dentro al guscio.
La società occidentale moderna, la nostra società mi sembra che mostri tutti i sintomi caratteristici, compreso il sincretismo, la frenetica esplorazione spirituale o presunta tale, che spesso è solo godereccia e superficiale.
 
Ma allora siamo alla vigilia del crollo ?
Arrivano i barbari ?
Si salvi chi può ?
 
L’ idea non è certo nuova, ed il tramonto dell’ Occidente è il moderno mito millenaristico per eccellenza, scorre come un fiume carsico da duecento anni fra scrittori, filosofi, intellettuali in genere.
Ma le cose sono un po’ più complicate di così, mi sembra.
Non è poi così facile prevedere il crollo imminente di un impero, non è una legge naturale, non è una malattia diagnosticabile dai sintomi in modo deterministico.
Tutt’ altro.
 
Perché è crollato l’ impero romano ?
Continuiamo a chiedercelo da quindici secoli, e già questo prova che le ragioni non sono poi così facili o evidenti, è stato persino ipotizzato il saturnismo, un avvelenamento collettivo causato dal piombo usato nelle condutture dell’ acqua.
E se le cause del crollo dell’ impero romano non sono così evidenti a noi che le studiamo da millecinquecento anni, quanto più oscure dovevano apparire ai contemporanei, a chi viveva all’ epoca dei fatti ed ancora nemmeno sapeva se l’ impero sarebbe crollato davvero o no.
È probabile che nella mente dei cittadini del tardo impero echeggiasse la stessa domanda che ha posto negli anni Sessanta Bob Dylan ai suoi contemporanei: “Qualcosa qui sta succedendo, ma tu non sai cosa, vero Mr Jones ? ”.
E non è un caso isolato, il crollo dell’ impero romano, lo stesso discorso vale in molti altri casi, io sospetto addirittura in tutti.
 
Perché è crollata l’ Unione Sovietica ?
C’è qualcuno che pensa sia stata data una risposta convincente e soddisfacente a questa domanda ? Io no.
Ho sentito tirare in ballo l’ escalation imposta da Reagan con l’ iniziativa dello scudo stellare, un’ escalation che la disastrata economia dell’ URSS non era in grado di sostenere. Ma questa economia aveva già prima sostenuto la corsa allo spazio negli anni sessanta, sia pure perdendola. E poi, l’Unione Sovietica avrebbe potuto pure cambiare gioco e reagire promuovendo invece una politica di disarmo, guadagnandosi probabilmente il supporto dell’ opinione pubblica mondiale, mettendo in difficoltà il presidente americano di fronte al suo stesso pubblico. No, non ci credo a questa spiegazione.
 
È stato pure invocato il risveglio del sentimento religioso, catalizzato dal papa polacco, e questa spiegazione mi sembra già un po’ più credibile, aggiungendo un elemento “forte”, alla contrapposizione fra i russi ed i popoli satelliti, in particolare quelli cattolici.
Papa Wojtila come bandiera della resistenza contro il sistema sovietico, contro i russi, contro gli ortodossi e contro i comunisti, tutto insieme.
È possibile, persino probabile che questo abbia favorito ed aiutato il disfacimento di un sistema in crisi, non riesco invece a credere che sia l’ unico elemento, e neppure quello decisivo.
 
Una teoria in voga una quindicina di anni fa (“The Rise and Fall of the Great Powers” di Paul Kennedy) attribuiva la caduta delle grandi potenze al collasso economico che regolarmente seguiva ad uno sforzo militare espansionistico troppo grande.
Gli imperi si espandono, ma questo li costringe ad un impegno militare sempre maggiore, che a sua volta drena una proporzione crescente delle risorse economiche del paese. Per un certo tempo, il ritorno è positivo, i benefici conseguenti all’ espansione dell’ impero superano i costi, l’ investimento si ripaga con l’ afflusso di ricchezze dalla periferia verso il centro, ma nel lungo periodo i costi di mantenimento crescono, il bilancio diventa negativo e l’ impero, semplicemente, si spegne dissanguato dallo sperpero delle sue risorse per coprire gli impegni militari.
 
Se questa teoria funziona, e devo dire che a me pare la più convincente fra quelle che ho incontrato finora, allora c’è poco da stare allegri.
Rimasti l’ unica superpotenza mondiale dopo il crollo dell’ Unione Sovietica, gli Stati Uniti si sono auto-attribuiti il ruolo di controllore dell’ ordine mondiale, con licenza di intervento ovunque ne ravvisino la necessità o l’ opportunità. Il poliziotto del mondo.
 
Un ruolo di fatto sostitutivo di quello che dovrebbe essere ricoperto dall’ ONU.
Le Nazioni Unite. sono storicamente paralizzate dai veti incrociati che ogni volta bloccano qualsiasi decisione importante, sono ridotte a semplice “arena dove si parla e non si agisce” secondo la sarcastica definizione di Gorge Bush poco prima dell’ intervento – autonomo – in Iraq.
La conseguenza è che oggi gli Stati Uniti sono chiaramente individuati come una vera e propria forza di occupazione sia in Iraq che in Afghanistan, oltre a mantenere forze militari dislocate in tutto il mondo e senza contare la probabilità concreta di aprire un nuovo fronte in Iran o addirittura nella Corea del Nord.
I costi sono agghiaccianti, solo l’ Iraq è costato 700 miliardi di dollari finora, il debito pubblico USA continua a crescere ed è finanziato con gli alti tassi di interesse e svalutazione della moneta, e non si intravede nessuna possibilità che questa tendenza possa essere invertita nel breve periodo, seppure si dovesse venire a capo delle varie crisi  finanziarie.
 
È esattamente il meccanismo descritto da Paul Kennedy.
È il tramonto dell’ impero americano, che vorrebbe dire di tutto l’ Occidente visto che, piaccia o no, dietro l’ Europa ci sono gli USA, ma dietro gli USA non c’è nessuno?
Difficile dirlo, non lo sanno i contemporanei e verosimilmente non lo sapranno neppure stabilire gli storici, il quando ed il preciso perché del crollo, se davvero un crollo ci sarà.
 
Nel frattempo cerchiamo di navigare a vista, di orizzontarci tra neocon, teocon e teodem, postdarwinisti e fautori del disegno intelligente, raeliani e newage, nichilisti, esistenzialisti e spiritualisti, tutti confusamente consapevoli che il paradigma scricchiola, ma nessuno che sappia bene a cosa aggrapparsi.
 
Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?
 

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6 commenti su “Una fertile decadenza

  1. feritinvisibili ha detto:

    Il tuo è proprio un blog “impegnato” e impegnativo, pensiero profondo, al cuore delle questioni esistenziali…
    Questo ultimo post è stato uno stimolo molto importante per me e te ne ringrazio

  2. capehorn ha detto:

    Hai ben ragione. Il paradigma scricchiola e nessuno sa su cosa e come aggrapparsi.
    In questi momenti così confusi, in cui tutto è messo in discussione dal suo contrarioe contemporaneamente quest’ultimo viene contestato, mi viene in mente un articolo del Codice di navigazione della Regia Marina Borbonica in cui veniva descritto, per filo e per segno quali fossero i passi da fare quando il comandante dava l’ordine “Facite ammuina!”
    I marinai sulla tolada dovecano scentere in coperta e viceversa, in una sorta di danza demenziale.
    Ecco mi pare che la nostra società faccia altrettanto, nella speranza che i nuovi barbari (?) non riescano a capire e abbandonino sogni di conquista.
    Temo però che questa “ammuina” stia da troppo tempo sul palcoscenico della nostra esistenza.

  3. capehorn ha detto:

    Mi scuso per gli evidenti errori di battitura.
    Sarà che sto “ammuinando” anch’io? 🙂

  4. melogrande ha detto:

    E’ un piacere, Hannah, sono sono riflessioni che metto per iscritto per chiarirle anche a me stesso.
    Sono contento che il tuo blog continui la sua strada.

    Carlo, fare ammuina mi sembra una metafora perfetta per questo tempo in cui nessuno pare sappia di preciso dove andare…

  5. Diaktoros ha detto:

    La caduta degli imperi si deve sempre a un concorso di circostanze, in cui però l’incapacità di gestire le strutture dal punto di vista economico mi sembra il fattore dominante. Ogni vicenda comunque ha le sue particolarità e anche la situazione attuale è diversa dai suoi precedenti storici.
    L’impero romano crollò perché la sua struttura fu minata all’interno da una modifica dei costumi e delle credenze incompatibile con la cultura romana originaria. La struttura difensivo-offensiva, correlata ad una superiore capacità tecnologica, che era stata lo strumento dell’espansione romana, venne sempre più deromanizzata e affidata a truppe barbariche. L’oppressione burocratico fiscale dell’amministrazione imperiale divenne insostenibile, al punto che chi abitava nelle aree di frontiera abbandonava le sue terre per trovare rifugio e libertà tra i barbari. Probabilmente una restaurazione dello spirito romano, con il rifiuto delle nuove religioni provenienti dall’oriente, l’incentivazione demografica, l’abbandono dei territori indifendibili, con una forte riduzione delle spese militari, il ritorno a un’educazione militare avanzata dei giovani delle terre fortemente romanizzate, nonché gli investimenti in nuove tecnologie militari avrebbero potuto rinsaldare l’impero e conservarlo per moltri altri secoli, finché anche altri popoli non si fossero evoluti e qualcosa di nuovo e superiore si fosse potuto sviluppare.
    Diversa è la storia dell’impero sovietico, minato dall’evidenza che l’azione degli individui spinti dal desiderio di profitto e in concorrenza fra loro produce maggiore ricchezza per l’intera società di quanto non faccia l’azione di unità lavorative irreggimentate da uno stato-padrone che agisce in regime di monopolio, sotto la spinta di un’ideologia egualitaria eticamente apprezzabile, ma purtroppo praticamente inapplicabile. Altri fattori furono probabilmente la necessità di allentare la guerra fredda e di cercare nuove forme di gestione globale della Terra in vista di ipotetiche minacce esterne (Quanto influirono sull’intelligence sovietica le sempre più frequenti notizie di avvistamenti di oggetti non identificabili?).
    La crisi attuale dell’Occidente può avere più sbocchi, con una variabile in più che non si presentava nei fenomeni precedenti.
    Si va da un nuovo medioevo teocratico, dominato dall’islam, in aree in cui la popolazione locale verrà gradualmente sostituita da immigrati, alla soluzione tradizionalista di ostinata difesa della cultura e della razza europea, che può arrivare fino allo sterminio legale per chi non sia compatibile con le tradizioni europee.
    Permane l’ipotesi dì un nuovo ordine massonico-progressista, che si sforzerebbe di globalizzare e integrare velocemente i popoli compatibili con la nostra cultura. Ma nulla vieta che si presentino ulteriori e impreviste variabili, dovute agli effetti di un salto tecnologico ulteriore o all’intervento di altre culture attualmente ai margini dei processi, come quelle cinese e indiana. Non dimentichiamoci dei possibili sconvolgimenti prodotti da una pandemia incontrollabile, da una guerra nucleare o dall’impatto con un corpo celeste sconosciuto.

  6. melogrande ha detto:

    Diaktoros, le ragioni che porti sono verosimili e tuttavia un consenso unanime non c’è.
    Le nuove religioni orientali, cristianesimo incluso, si diffusero per l’ impero tre o quattro secoli prima del crollo, e paradossalmente fu proprio la parte orientale dell’ impero a sopravvivere, ed anche il saccheggio delle provincie era un male antico.

    Mi pare però che l’ eccessivo sforzo economico per sostenere una politica dissennata di espansione a tutti i costi sia un elemento comune in tutti i collassi citati da kennedy (cita anche la Spagna e la Germania nazista) e questo mi fa pensare agli USA di oggi.
    Sul futuro, di certezze ne vedo proprio poche in giro.

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