Persistenza

 
 
È strano ed anche un po’ curioso, ma solo per chi crede che si debba essere monodirezionali, esseri tutti d’ un pezzo, psichicamente monoteistici e monomaniaci. Sempre uguali.
Insomma il fatto è che ho scritto un certo numero di post sul divenire, sul cambiamento, sull’ inevitabile evolversi di cose e persone e sull’ effetto che questo evolvere implacabilmente produce sulle relazioni umane. E mi trovo adesso a ragionare sull’ opposto. Su ciò che non cambia, o perlomeno su ciò che cambia meno di quanto ci si potrebbe attendere, su ciò che si mantiene negli anni, sul nocciolo duro della personalità.
Il cambiamento sorprende allo stesso modo in tutti e due i versi, nel veder cambiare cose che immaginavamo non potessero cambiare e nel vedere rimanere più o meno costanti cose che ci aspettavamo al contrario di veder mutare molto più rapidamente.
 
Ho vissuto la mia adolescenza in tempi alquanto ribelli e turbolenti, ci si rivoltava contro il “sistema” e le istituzioni tutte con rabbia ingenua e generosa, senza avere una precisa idea di cosa poi fosse questo “sistema” e soprattutto senza avere nessuna idea di cosa avremmo poi messo al posto del “sistema” se fossimo davvero riusciti ad abbatterlo. Una critica tutta al negativo e al distruttivo, molto ricca di accuse ed avara di risposte, fondamentalmente sincera ed immatura. Questo eravamo.
La parte distruttiva coinvolgeva tutte le generazioni precedenti, naturalmente, anche quella immediatamente precedente alla nostra, anche i nostri fratelli maggiori per così dire, tutti irrimediabilmente compromessi col “sistema”, secondo questo manicheo modo di vedere.
Li guardavamo con compatimento, i trentenni di quel tempo, che cercavano in qualche modo un equilibrio che a noi pareva piuttosto un disonorevole compromesso, una maturità che a noi appariva un’ “integrazione”. Mi rendo conto adesso di quanto fossimo ingiusti, ma a quei tempi mi domandavo davvero se valesse la pena di vivere a lungo o se tutta la parte di vita successiva al trentesimo compleanno altro non fosse che lunga e inutile agonia.
Ho il sospetto che l’ epica degli eroi maledetti del rock, meglio bruciare che svanire lentamente, avesse a fondamento considerazioni simili.
 
Stupidaggini, lo so, che passano da sole se non altro per il fatto che a trent’ anni poi ci si arriva e ci si rende conto che non si sta poi tanto male, e allora si comincia a spostare la bandierina della rottamazione necessaria, a trentacinque, poi a quaranta, poi sempre più avanti.
 
Poi, a guardar bene, non è nemmeno un problema di spostare bandierine e rimandare autorottamazioni.
La verità è che a vent’ anni mi ero costruito un’ immagine di ma stesso quarantenne che era una specie di adattamento del commissario Maigret: cappotto, sciarpa, cappello, pipa, abitudini consolidate. Pensavo che a quell’ età si trascorresse il tempo libero giocando a scopone o a tressette, alla bocciofila del paese, nella tranquillità dorata di un pomeriggio settembrino.
Vabbè, a dirla tutta io ero un patito di Nero Wolfe, che però come modello mi pareva davvero un po’ estremo ed impegnativo …
 
La verità non potrebbe essere più diversa da quell’ ingenuo sentire. Si arriva all’ età matura sentendosi molto più simili interiormente a come si era a vent’ anni di quano non traspaia probabilmente dall’ aspetto fisico esteriore.
Che anche qui, a volerla raccontare proprio tutta, io ed un discreto numero di coetanei facciamo molto più esercizio fisico adesso di quanto non se ne usasse ai tempi…
Insomma, di mezzo c’è questo fatto che all’ invecchiamento fisico non corrisponde affatto un equivalente e contemporaneo invecchiamento psichico, tutt’ altro. L’ anima, ad averne cura, a nutrirla ed interessarla, non invecchia proprio, evolve, muta, magari qualcosa abbandona ma solo per fare posto ad altro, altri interessi ed altre passioni, si arricchisce persino, forse. Ma non “invecchia” in senso proprio, o almeno può non farlo.
Ci si può ritrovare pieni di passioni e di desideri, come e più di prima, e questo semmai acuisce il dolore per un trascorrere del tempo che è comunque esterno, oggettivo ed implacabile.
 
Difficile esprimere queste emozioni meglio del buon W.B. Yeats.
 
Che cosa devo fare di questo assurdo,
O cuore, o cuore turbato, di questa caricatura,
Dell’età avanzata che m’è stata legata
Come alla coda d’un cane?
Mai io ebbi
Più eccitata, più appassionata, più immaginosa
Fantasia, né orecchio, né occhio
Che più si aspettassero l’impossibile,
No, nemmeno nell’infanzia, quando con lenza e insetto,
O con il più umile verme, salivo il dorso dei Ben Bulben
E avevo tutta la lunga giornata d’estate davanti a me.
Sembra ch’io debba invitare la Musa a far fagotto,
Scegliere Platone e Plotino per amici
Finché la fantasia e l’orecchio e l’occhio
Imparino ad accontentarsi di disquisizioni e occuparsi
Di cose astratte; o essere deriso da
Una sorta d’ammaccato pentolino alle calcagna.

W. B. Yeats – La Torre
 

 

 
 
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3 commenti su “Persistenza

  1. capehorn ha detto:

    Grazie amico caro, capisco il senso del pentolino ammaccato alle calcagna, che non è trascorso un mese, hai avuto la bontà di regalarmi.
    Neppure io immaginavo che mi serei arreso a quel mondo che tanto anelavo cambiare, ma a cui non sapevo cosa mettere in cambio.
    Ora mi trovo a cavalcare un’età nella quale cominci a capire di come effettivamente gli acciacchi ti danno il senso del tempo trascorso, ma la tua mente ancora non è sazia di conosciere, di sapere.
    Abbiamo ancora non l’avida fame di sapere, ma il gusto di assaporare il boccone scelto di volta con cura.
    E lo mastichiamo piano assaporandone le sfumature e cercando i gusti nascosti.
    Non divendo dimostrare più nulla agli altri, cerchiamo di dimostrarci degni della nostra ricerca.

  2. capehorn ha detto:

    Maledizione è scapatta una i di troppo, scusate tutti quanti voi che leggerete.

  3. Naima ha detto:

    qualche tempo fa (diciamo un 20 anni fa, quand’ero adolescente) fantasticavo sulla bandierina dell’anno 2000 chiedendomi come sarebbe stato il mondo per allora, che passi avrebbe fatto la tecnologia o la medicina piuttosto che i trasporti o la scienza per poi fare due conti e pensare che nel 2000 avrei avuto ben 27 anni…e m’immaginavo col caschetto, una gonna appena sotto al ginocchio, un golf di lana, un paio di mocassini ai piedi e qualche figlio. oggi vado per i 36, non ho figli, gioco ancora a pallavolo, giro il paese seguendo i concerti rock e leggo, cerco, scrivo più che quando avevo 16 anni. si direbbe un traguardo mancato…oppure, come hai saggiamente scritto, lo spostamento continuo di quella bandierina che diventa come quel segnalibro che si sposta a fine capitolo del libro e ti dici ‘leggo fino a qui e poi dormo’ e invece poi il libro ti prende così tanto che sposti nuovamente il segnalibro un pò più avanti. il brutto è che prima o poi il libro finisce, ma se è un buon libro – alla fine- sei felice di averlo letto tutto 🙂

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