Kàthodos Ànodos

 
 
 
E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito e non voglio fare il verso al professor Guccini ma sono qui che osservo il sole che ride calando, e non dietro al Resegone, che questo non è proprio possibile e lo sapevano tutti tranne Carducci. Insomma è il tramonto.
È un tramonto che s’ allarga e stratifica e trascolora di rosso e di blu, manca solo il raggio verde, peccato, ma lo spettacolo è davvero maestoso ed anche un po’ inquietante.
Mi ritrovo, chissà poi perché, ad immaginare di vederlo con gli occhi dell’ antichità classica, quanto potevano trovarlo più inquietante a quei tempi, senza troppa cultura scientifica e razionalismo e teoria della gravitazione universale, appena un po’ di astronomia semimagica e basta.
Va bene, lo so che antico non vuol dire stupido e nemmeno serve essere troppo secolarizzati e positivisti per intuire che anche domattina il sole rispunterà dall’ altra parte dell’ orizzonte come ha sempre fatto tutte le mattine.
D’ accordo.
Però.
Questo sole che sprofonda, insomma, verrebbe da chiedersi, con un po’ di preoccupazione, di preciso dove va.
Dove passa le notti ?
 
Sul serio, se la Terra è piatta, nessuno può davvero sapere cose c’ è sotto, dall’ altra parte del disco, insomma proprio dove il Sole sembra tuffarsi in questo preciso momento. Giusto ?
Gli Inferi, l’ Ade ? Il nulla eterno, forse. Satana, Caron dimonio ? L’ elefante che sostiene il peso del mondo ? Che diavolo c’è là sotto ?
Insomma, l’ inquietudine di vedere il Sole (il Sole !) sprofondare verso il luogo dell’ ignoto non è cosa da trascurare.
Sì, va bene, domattina il Sole spunta dall’ altra parte, lo so, lo ha sempre fatto.
È sicuro.
 
… MA SE GLI SUCCEDE QUALCOSA ? …
 
Non è uno scherzo.
Il dubbio che al Sole gli potesse succedere qualcosa doveva essergli venuto davvero agli antichi, se avevano inventato il mito di Fetonte.
Fetonte era figlio di Helios, l’ auriga che guidava il cocchio di Zeus.
In qualche modo il ragazzo riuscì ad estorcere al padre la promessa di fargli fare un giro sul cocchio, trainato dai cavalli alati, così che tutti sapessero di chi era figlio. Una cosa tipo andare al bar col Cayenne di babbo, per dire. Del resto nell’ Olimpo, si sa, non abbondava il buon senso.
Inutile dire che il ragazzo perse ben presto il controllo del potente veicolo, producendo danni irreparabili sia in Cielo che il Terra (la Via Lattea ed il deserto libico per la precisione) e seminando il panico, finchè Zeus fu costretto ad abbatterlo con un fulmine.
Per inciso, precipitò in Padania.
 
Insomma, il Sole muore tutte le sere al tramonto, o se non muore perlomeno parte per un luogo che occhi umani non hanno mai osservato, e dal quale perciò non si può avere assoluta certezza che ritorni.
Sarà anche un fondo di dubbio piccolissimo, ma c’è.
E del resto, dove va a finire di preciso chi sprofonda in un sonno pesante e privo di sogni ?
Si, certo, anche dal sonno ci si ridesta tutte le mattine, è sicuro.
Ma dove poggia questa certezza ?
 
E chissà poi che questa quotidiana “morte” del Sole non sia all’ origine di tanti altri miti nei quali il protagonista affronta un viaggio verso l’ ignoto, scomparendo alla vista degli uomini, e si addentra in un qualche luogo misterioso e pieno di prodigi.
C’è l’ Odissea, il viaggio di Giasone, Orfeo, Dante e chissà quanti altri.
L’ eroe parte superando una soglia all’ apparenza inviolabile, come fa il Sole quando scompare nel mare, o sotto la terra. E sparisce alla vista degli uomini, affrontando pericoli e nemici, schivando trappole micidiali, trovando alleati insperati. Riemerge poi con un tesoro, o un amuleto, o un dono soprannaturale. Trasformato, rigenerato. È stata dura ma ce l’ ha fatta, come Indiana Jones.
Eccolo qui di ritorno, per sempre felice e contento.
 
Per sempre ?
Eh, no, non prendiamoci in giro.
Perché il viaggio vero è in realtà tutto il contrario.
Si viene al mondo sbucando da un grembo,  una porta misteriosa e magica, la sorgente e l’ Origine del Mondo, che se avete visto il quadro di Courbet non c’ è molto da aggiungere.
 Si attraversa dunque questa porta dell’ Origine del Mondo e si entra in una realtà piena di pericoli, trappole, nemici e poche figure protettrici.
Si lotta, si ama, si matura, si costruisce a poco a poco la propria anima e con quella, presto o tardi, serenamente o traumaticamente si riattraversa la soglia dell’ ignoto (non la stessa di prima, eh …) per tornare di là, nel luogo di cui nessuno può dire, il luogo indicibile, la Notte Eterna, il buio perenne.
 
Forse non è la notte, il viaggio pericoloso. Forse la Notte è il luogo natale, quello a cui ritornare.
 
E se fosse invece il giorno, il viaggio pericoloso, di qua dal paradiso ?
 
 
 
 
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6 commenti su “Kàthodos Ànodos

  1. feritinvisibili ha detto:

    Passo di qua per cercare pensieri, come in altri (pochi blog) e dato che ne trovo di stimolanti per me ti ringrazio. Personalmente sono decisamente dell’idea che gli unici inferno/paradiso di cui abbiamo certezze è senz’altro qui, sulla vita terrestre, e ne ho conosciuti tali che sarebbe per me davvero difficile immaginarne di peggiori/migliori.. Buon -quasi- fine settimana

  2. capehorn ha detto:

    Si ritorna a pestare antiche eppur sempre nuove peste.
    Da quanti secoli cerchiamo una risposta alla Notte dell’Uomo.
    Quale sarà il giaciglio che ci ospiterà per un sonno, di cui non sappiamo il tempo.
    Per alcuni la Notte dell’Uomo è la vita vissuta; per altri questa è solo una cornucopia da cui attingere a piene mai le frutta più succose.
    Eppure quella inevasa, certa risposta, non c’è. Ci rimane sospesa e di certo si ripresenterà con l’alba di un nuovo giorno.
    Stomolanti, come sempre, i tuoi post.

  3. utente anonimo ha detto:

    vorrei ricordare che non è il Manzoni a far tromontare il sole dietro al Resegono ma è il Carducci nell’ultima strofa de “La battaglia di Legnano”

    ernesto

  4. melogrande ha detto:

    Verissimo !

    Manzoni aveva familiarità coi luoghi, difficilmente avrebbe preso un abbaglio simile, Carducci invece era toscano.

    Mea culpa, correggo subito.

    Ti ringrazio.

  5. utente anonimo ha detto:

    OK. Sai riconoscere e correggere un errore. Merce rarissima di questi tempi. Bravo.

    ernesto

  6. astrogigi ha detto:

    Al Sole è data facoltà che a noi umani è negata: il giorno in cui morirà, nascerà a nuova vita.
    sarà diverso, un pò più piccino, un pò più caldo, molto più bianco, ma continuerà a illuminare la sua zolla di Cielo…

    E quando anche questo nuovo ciclo terminerà, non sarà mai una morte difinitiva perchè il suo respiro continuerà ad insufflare vita ll'inerte, partecipando a nuove generazioni di Stelle.

    Solo l'uomo muore.
    Magari non moriranno i suoi quarks che come quelli del Sole si attoriglieranno ad altre esistenze, ma quell'essere unico che risponde al mio nome non ci sarà mai più come mai era esistito prima.

    Questo è il nostro destino di unicità.

    Melo mio amico grande. 

    e meno male che di astrogigi ce n'è uno solo….

    GB

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