Scogli scelti

 
 
 
E così sto un’ altra volta qui, precariamente seduto su uno scoglio davanti al mare a guardarlo muovere come se fosse la mia stessa vita agitata e passata ad aver molto da fare così occupata ed intensa e sempre in movimento da non aver avuto il tempo e forse la voglia di guardarla mentre passava.
Dove sono stato, che cosa ho fatto in tutto questo tempo ?
Faccio persino fatica a mettere a fuoco.
Dov’ ero, che facevo mentre tutta questa vita mi passava addosso come l’ acqua di una doccia ?
 
Gli scogli di Sferracavallo erano aguzzi e taglienti e bisognava stare attenti quando ci si sedeva ed anche quando si camminava, ma per quanto attenti sempre ci scappava un dito sanguinante da disinfettare con l’ acqua di mare. Ci andavo con l’ autobus che passava davanti casa mia, spesso appena salito a bordo ci trovavo già i miei compagni di classe, altrimenti ci si aspettava al capolinea. E poi si andava insieme a prendere il sole e fare il bagno, a metà mattina uno di noi a turno andava fino alla friggitoria in piazzetta e comprava pane e panelle per tutti. Una volta mentre facevamo il bagno tutti insieme vedemmo un ragazzo correre verso i nostri vestiti, svuotare le tasche e scappare via di corsa prima che noi potessimo tornare a riva. Da allora uno di noi rimase sempre a fare la guardia mentre gli altri erano in acqua.
 
Ero davanti al mare d’ inverno pure ai tempi dell’ Università e del primo grande e riluttante amore.
Si arrivava in macchina davanti alla scogliera e si rimaneva a parlare, carezzare, baciare, discutere, litigare. Quando il litigio era forte si scendeva dalla macchina e si camminava avanti e indietro col vento forte che s’ infilava fra i vestiti e spettinava i capelli, poco male per i miei corti e ricci, ma i suoi erano lunghissimi e lisci e dopo ci metteva un sacco di tempo a spazzolarli prima di tornare a casa. Si camminava avanti e indietro agitati abbracciando ciascuno se stesso, un po’ per il vento che sollevava i vestiti e un po’ no. Su quella scogliera ci tornavo persino da solo qualche volta, quando avevo litigato pure con me stesso.
 
Ero su un altro scoglio, anni dopo in Liguria, lavoravo da un po’ a Milano ma ancora non avevo perduto la speranza di frequentare il mare e mi imponevo sveglie militari e chilometri forzati per arrivare di buon ora, a me il mare è sempre piaciuto di mattina presto ed andare in albergo la sera prima non me lo potevo permettere, con quello che spendevo già d’ affitto. Quella volta c’ ero andato coi colleghi e qualche amico recuperato nel residence che salassandomi mi ospitava. Salimmo sul traghetto a Camogli per andare a fare il bagno a San Fruttuoso, poi nel pomeriggio la più classica e scontata delle gite, a Portofino, ma quella passeggiata fianco a fianco con la più bella dell’ ufficio è rimasta nel ricordo. Non se ne fece nulla, comunque, né allora né poi.
 
Gli scogli di Cala Rossa sono invece, per l’ appunto, rossi, o meglio si tratta di rocce a strati orizzontali bianchi e rossi, è un gioco della natura questa piccola insenatura vicino a Terrasini e lì bisognava lasciare la macchina nel parcheggio e superare un giardinetto con le panchine scrostate dove generazioni di Salvo avevano inciso amore eterno alle loro Cettine. Chissà.
Quella volta ero con il mio amico A., le nostre fidanzate e colleghi dell’ Università, e c’ era una roccia proprio a picco sul mare, era alta cinque o sei metri e sotto l’ acqua era verde e profonda abbastanza da potersi tuffare in sicurezza, e con simulata sicurezza anch’ io ci andai, però vista da lassù l’ acqua sembrava davvero lontana e minacciosa. Ma indietro non si torna in certi casi, ci guardammo in faccia ed A. mi disse “Come finisce si conta” e si lanciò nel vuoto ed io dietro, che altro potevo fare, e per lunghi secondi mi si fermò il respiro e per quello che ne potevo sapere anche il cuore, lunghi secondi di vita interrotta prima dell’ impatto freddo, feroce e liberatorio con l’ acqua che fa rinascere.
 
A Camogli di scogli non ce n’ è tanti, ma c’è un ristorante sospeso nel vuoto come una mensola che era destinazione fissa invernale e non è che si mangiasse un gran che bene ma sembrava di volare sul mare e sopra e sotto sfrecciavano i gabbiani. Arrivarci attraversando la pianura nebbiosa ti faceva sbucare fuori all’ improvviso nel bagliore del sole d’ inverno che era come un sorriso del mondo ed una promessa di vita nuova. Sembrava tutto così bello e sembrava che non dovesse mai finire ed invece finì.
Non Camogli, la promessa.
 
 
 
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7 commenti su “Scogli scelti

  1. capehorn ha detto:

    Già, cosa ci facaimo noi quì, adesso?
    E’ primavera e non è tempo di bilanci, lasciamoli all’autunno.
    però prima scuotiamoci di dosso gli ultimi rimasugli di quest’inverno.
    Poi però, pensiamo al prossimo scoglio.

    ps: grazie dei passaggi.

  2. Diaktoros ha detto:

    Fortuna che non credo nelle promesse di una vita nuova (anche perché ormai non esistono più gli zii d’America). Se poi uno vuole veramente cambiare vita non sta tanto a pensarci e la cambia davvero… in peggio.

  3. chiccama ha detto:

    sìì tutto finisce, ma non muore…
    restano le tracce dentro e fuori, e le orme dei passi fatti prima si confondono con quelle dei passi che farai…

    il mare aiuta, almeno lo fa con me, è la mia ombra e sulla riva riesco ad aamre anche ciò che è finito… e riesco persino a dognare che chissà, magari , un giorno…

    un abbraccio
    chicca

  4. chiccama ha detto:

    oggi soltanto

    con tanto tanto affetto!!
    chicca

  5. RedPasion ha detto:

    anch’io son qui per gli
    Auguri:)

  6. melogrande ha detto:

    Grazie a tutti, ricambio di cuore.

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