Il mare in un bicchiere

 
“La poesia è indispensabile… ma vorrei sapere perché.”
Jean Cocteau
“Un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo”
Eugenio Montale
 
 
Il termine poesia deriva dal greco, e precisamente dal verbo “poieo”, che vuol dire fare, costruire, fabbricare.
Ma non nel senso di costruire ardite metafore ed associazioni liriche, macché.
Proprio nel senso di tirare su un muro una casa, un ponte. Un mattone sull’ altro. O costruire un tavolo. Un senso molto pratico e concreto, diciamo, molto materiale.
La poesia è costruzione, è qualcosa che si fa.
E l’ arte ?
Qui va ricordato che il termine greco che indica l’ arte è “techné”. La techné è l’ arte dell’ artigiano, del falegname, del carpentiere, la capacità di far bene un certo lavoro, non certo quello che noi intendiamo col termine “tecnica”.
 
La poesia nasce prima della parola scritta, e nasce come mezzo per tramandare storie, insegnamenti, persino per dare istruzioni pratiche. Un mezzo didattico.
Come fare a tramandare la conoscenza in un mondo di analfabeti ?
Esistono pochi, solidi trucchi.
Uno è quello di escogitare un rito.
Un rito è una pratica in cui ogni gesto, ogni postura, e soprattutto ogni parola assume un’ importanza assoluta, che impone rispetto. Ed è proprio questo uno scopo primario del rito: tramandare con estrema precisione.
Un altro trucco è quello di scrivere in versi.
I Greci non usavano la rima, usavano il ritmo. Ogni verso una precisa alternanza di sillabe corte e lunghe, così da dare un andamento musicale verso dopo verso, come una specie di cantilena. Anzi, non “come”. Si trattava proprio di una cantilena. Infatti un ulteriore espediente mnemonico era quello di accompagnare i versi con la musica. È più facile imparare a memoria una poesia piuttosto che un brano di prosa, ed è ancora più facile imparare a memoria il testo di una canzone piuttosto che una poesia, giusto ?
Parole e musica, dunque, ma per farne che ?
 
Performances pubbliche.
Già, perché la poesia greca non era fatta per essere letta nel chiuso della propria stanza, ma per essere declamata ( o per meglio dire cantata) davanti ad un pubblico.
 
Insomma, dovendo fare mente locale e cercare di immaginare Omero, viene in mente più Bob Dylan o Fabrizio De Andrè piuttosto che Montale. Un cantautore che si esibisce “live” in concerto, piuttosto che un solitario curatore di immagini ermetiche.
 
Una cosa così, me la immagino.
 
 
 
 
La poesia oggi ha perso ogni funzione didascalica. L’ ultimo esempio di poesia didascalica di cui abbia conoscenza è un curioso libro trovato nella biblioteca di mio padre, dal titolo “La chimica in versi” di un certo Alberto Cavaliere.
Più o meno conteneva strofe di questo tipo :
 
 
Il cloro è energico
come ossidante:
è pure un ottimo
decolorante,
e imbianca subito,
con forte azione,
le fibre tessili,
come il cotone.
L’acqua, sciogliendolo
piuttosto bene,
tutti i caratteri
del gas mantiene;
ma presto s’altera
sotto la luce,
perché l’idracido
così produce.

 
 

Persa la funzione didascalica, e persa anche la connotazione cantautorale, la poesia moderna si è fortemente asciugata, ridotta all’ essenza. Il poeta odierno è scettico e diffidente, diceva Wislawa Szymborska nel discorso del Nobel. Diceva invece Calvino che la poesia è l’ arte di far entrare il mare in un bicchiere, e questa mi sembra pur sempre la definizione più appropriata.
In una poesia ben riuscita ogni parola ha una triplice valenza, un senso letterale prima di tutto, poi un valore simbolico o metaforico per cui la poesia sembra che stia parlando di una cosa ed invece parla di un’ altra, ed infine un valore ritmico, musicale.
Ne viene fuori un concentrato di senso di tale densità che in una buona poesia nemmeno una parola può essere aggiunta, tolta o sostituita senza provocare un danno alla struttura tutta. Un addensarsi di significato così profondo ed importante da mettere l’ anima in comunicazione diretta con la realtà.
 
Insomma, se dovessi dire a cosa più si avvicina una bella poesia, ecco, io penso che non avrei dubbi nel rispondere.
Lo dico ?
 
Ad una preghiera.
 
Forse perché della fatal quiete
tu sei l’immago a me sì cara vieni
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe all’universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge

 
 
 
 
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10 commenti su “Il mare in un bicchiere

  1. RedPasion ha detto:

    poesia
    è libertà
    è voglia di volare
    è sofferenza e dolore
    solitario

    è toccare senza esserci

  2. feritinvisibili ha detto:

    Mi verrebbe voglia di discutere a lungo questo argomento, e ti ringrazio per il post. Personalmente penso che la poesia non stia solo in quella forma d’arte che è la scrittura, ma “nell’anima” di tutte le forme d’arte – che sarebbe poi cosa assai diversa dall’artigianato- almeno potenzialmente, poi dipende dall’artista… ma il discorso sarebbe troppo lungo qui…
    Piccolo scambio di poesie, questa è di un poeta serbo che credo sia sconosciuto in Italia:

    Aspettami ed io verrò di sicuro
    Soltanto aspettami a lungo
    Aspettami
anche quando la pioggia gialla riempirà la notte di tristezza
    Aspetta anche quando il caldo brucerà
    Anche quando la bufera cancellerà
    Aspetta anche quando nessun’altro altri piu aspetterà
    Aspetta anche quando le lettere smetteranno di arrivare da lontano
    Aspettami anche quando l’attesa tutti coloro che aspettano avrà stancato
    Aspettami ed io verrò di sicuro

    Non ascoltare quando ti diranno che è tempo di dimenticare
    E che le speranze ti mentono
    Che credano madre e figlio che io non esisto più
    Che allo stesso modo si stanchino tutti i miei amici
    E che bevano l’amaro vino per la mia anima nelle dimore
    Aspetta
    E non ti seder con loro
    E non bere niente
    Aspettami ed io verrò di sicuro
    Nessuna morte mi ammazzerà

    Che dica colui che non mi ha aspettato costui ha avuto fortuna
    Chi attendere non sa
    Non capirà ne saprà nessun altro
    Che tu mi hai salvato
    Tu l’unica con la tua lunga attesa
    Soltanto noi due sapremo come sono sopravvissuto al fuoco dannato
    Semplicemente tu mi hai saputo aspettare come nessuno al mondo

    Konstantin Simonov (1915 -1979)

  3. melogrande ha detto:

    La poesia è tante cose, e sono sicuro si potrebbe andare avanti all’ infinito. Ho provato a metterne in luce alcuni aspetti che a me stanno particolarmente a cuore.
    Grazie per la poesia di Simonov (in effetti non lo conoscevo…), le cose belle fanno sempre piacere.

    Vorrei solo aggiungere che secondo me nell’ antichità classica non facevano poi troppa differenza fra artigianato ed arte, anzi probabilmente l’ artista come lo intendiamo noi non c’ era proprio.
    Si trattava di saper fare bene qualcosa, perchè, secondo una bella citazione che trovata proprio sul blog di feritiinvisibili:

    “Spesso accade che le mani
    sappiano svelare un segreto intorno
    a cui l’intelletto
    si affanna inutilmente.”
    (C. G. JUNG)

  4. feritinvisibili ha detto:

    Grazie tanto a te, mi piace questo dialogo virtuale sulla poesia, è molto carina la poesia sul cloro, a proposito di chimica e letteratura-didattica-poetia, hai letto “Il sistema periodico” di Primo Levi?

  5. melogrande ha detto:

    Il piacere è semmai il mio !
    : )

    Sì, ho letto il sistema periodico, ed anche La chiave a stella di Primo Levi.
    Quest’ ultimo è un rarissimo esempio di narrativa ambientata nel mondo dei cantieri, un mondo che conosco, che ha tante storie da raccontare e pressochè nessuna visibilità al di fuori di chi ci lavora.

  6. capehorn ha detto:

    Nel medioevo, chi voleva entrare nelle corporazioni doveva esibire o fare un “capolavoro”, una sorta di esame .
    Il poeta ad ogni componimento si sottopone ad un esame. La tecnica gli permette di comporre l’opera d’arte per poter offrire un suo personale e continuo capolavoro.
    Grazie per per questa pagina.

  7. feritinvisibili ha detto:

    Paul Auster dice che l’artista ogni volta che crea cerca semplicemente di fallire nel miglior modo possibile… (scusa se continuo a partecipare a questo “colloquio” sulla poesia, ma non riesco a smettere….((-:
    Mi hai anche fatto venire voglia di rileggere La Chiave a Stella,

  8. melogrande ha detto:

    feritinvisibili,
    l’ aspetto migliore dei blog è il fatto di favorire il confronto di idee, i commenti sono sempre benvenuti…

  9. melogrande ha detto:

    Per una di quelle sincronicità che rendono sorprendente la vita, pochi giorni dopo avere pubblicato il post mi capita di leggere queste frasi :

    “Le poesie sono più vicine alle preghiere che ai racconti, ma nella poesia, dietro al linguaggio della preghiera non c’è nessuno. (…) In tutta la poesia le parole, prima di essere strumento di comunicazione, sono una presenza:”

    John Berger – E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto

    Vabbè, c’è sempre qualcuno che scrive le stesse cose meglio di te …

  10. chiccama ha detto:

    bello davvero questo post!!

    ho amato moltissimo i lirici greci, anche perchè mio padre ce li faceva studiare scandendo la “metrica” ed era proprio un ritmo che non era solo formale, ma faceva parte del “poetare” e quel raccontare pubblicamente i versi esiste anche nell’antica tradizione araba ..
    i poeti del basso medioevo arabo cantavo di donne, armi e cavalieri e declamavano i versi accompagnati dal suono del rababa
    in alcune zone del deserto saudita o anche nella zona del Wadi Rum questo modo di “dire” la poesia è rimasto… ed è emozionante…

    non so esattamente cosa sia ora la poesia,
    amo da sempre, Emily Dickinson è stata una delle mie letture giovanili che non ho mai abbandonato, i suoi versi per me sono un mettermi a nudo, in discussione, uno scavare dentro…

    a volte provo a scrivere mettendo insieme parole andando a capo che mi danno l’illusione di poesia (che non è), ma mi sento libera nel fare questo, è come “condensare” emozioni e pensieri in parole che evocano immagini…

    chicca

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