Rumore umano

“Sentivo il cuore che mi batteva. Sentivo il battito del cuore di ognuno.
Sentivo il rumore umano che facevamo tutti”
 
Raymond Carver –  Di cosa parliamo quando parliamo d’amore
 
 
 
Grigna 2
Ho spento la radio mentre venivo qui in macchina, stamattina presto.
Non avevo voglia di ascoltare musica. O perlomeno di ascoltare musica dalla radio. Oggi voglio ascoltare semmai quella che viene da dentro, musica è forse un termine esagerato, lo so, ma c’è dentro una vibrazione di fondo, un’ armonia, come di un meccanismo che funziona a dovere.
Un battito, un rombo, un suono, come se gli "organi" dell’ organismo diventassero per un momento anche "organi" musicali in grado di emettere chissà quali misteriose vibrazioni. Rumore umano. Eco interna di ciò che sta fuori.
Per sentirlo è meglio camminare, e camminare nel silenzio.
Ci vuole la montagna, insomma.
 
D’ inverno non è che riesci ad arrivare chissà dove. A strapiombo sul lago il rumore del traffico sulla litoranea non cessa del tutto, sopravvive, però arriva attutito, come ovattato, lontano e solo leggermente inquietante, come un sommesso “memento mori” o ricordati che quaggiù devi tornare.. Curiosamente assomiglia ad un infrangersi di onde, se non fosse che la superficie del lago è così calma è piatta da rendere incongrua questa illusione. Eppure, a tenere gli occhi chiusi sembra proprio il rumore del mare, non è fastidioso, è solo uno dei suoni che costituiscono questo apparente silenzio, come il fruscio dei rami ancora spogli ed i versi dei pochi uccelli ed il crepitare di una lucertola tra le foglie secche. Cercando di scorgerla lo sguardo incrocia gli ultimi ellebori mezzo appassiti dell’ inverno ed accanto le primule che cominciano a sbocciare, scontate metafore, lo so, il ciclo perenne della vita, sai che scoperta, ma non è per questo che sono venuto quassù.
 
Suoni dal di fuori e suoni dal di dentro si mischiano e si riflettono e si accordano fra di loro e sembra quasi che così debba necessariamente essere e che sia proprio questo lo stato di natura sempre favoleggiato ma invece si sa che non è vero ed è solo l’ illusione di un momento e vivere non è abbandonarsi ma resistere e laggiù si deve tornare, per l’ appunto.
 
Lo so, lo so,  eppure adesso sono qui, il sole mi scalda il viso nell’ aria ancora fredda del mattino e me ne resto ancora un po’ in ascolto, rumore umano ed anima del mondo, per una volta.
 
 
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8 commenti su “Rumore umano

  1. feritinvisibili ha detto:

    Ho letto con piacere il tuo post… rumore umano, quello dentro e quello fuori: eh sì… difficile conservare un orecchio al proprio e mantenere l’altro sulla realtà esterna.. ma mi rendo conto che il discorso che ho iniziato sarebbe lungo qui… ti auguro (anche a me stessa) di avere la capacità di ricreare quella pace dentro ogni volta che ne senti/amo il bisogno. Un saluto

  2. capehorn ha detto:

    A volte abbiamo bisogno di sentire i suoni. Che non siano solo caccole sul pentagramma, ma che sostituiscano per un momento l’assordante silenzio della nostra vita, convulsa ed agitata in una cacofonia acustica, aritmica, sincopata.
    Giusto per capire se siamo ancora vivi, se siamo capaci di riconoscere un elleboro o vedere il giallo di una primula, fiammeggiare timida tra le stoppie secche, di un lungolago che sa trasmettere il suono del mare. A chi porge l’orecchio.

  3. zop ha detto:

    il rumore umano è bellissimo. sì. a meno non si parli di un fischio all’orecchio, ovvio! 🙂

  4. utente anonimo ha detto:

    E’ vero ci vuole la montagna.
    Vette innevate ed un gran silenzio.
    Silenzio che avvolge il cuore e l’anima.

    hesse

  5. utente anonimo ha detto:

    mi hai fatto ricordare Ezra Pound:
    “L’albero m’è penetrato nelle mani,
    La sua linfa m’è ascesa nelle braccia,
    L’albero m’è cresciuto nel seno –
    Profondo,
    I rami spuntano da me come braccia.
    Sei albero,
    Sei muschio,
    Sei violette trascorse dal vento –
    Creatura – alta tanto – tu sei,
    E tutto questo è follia al mondo.”

    intima e profonda armonia con il mondo.
    per una volta la nostra anima diventa anima del mondo.

    Demian

  6. utente anonimo ha detto:

    Bello!….Complimenti.

  7. melogrande ha detto:

    Grazie a tutti, a me piace aggiungerci una poesia di Seamus heaney, non so di preciso perchè, ma c’ entra col tema del post.

    San Kevin e il Merlo

    E poi c’era San Kevin e il merlo.
    Il Santo è in ginocchio dentro la sua cella
    a braccia tese ma la cella è stretta
    Così deve sporgere il palmo irrigidito
    come una trave fuori dalla finestra
    affinché il merlo vi si posi
    per deporre e preparare il nido.

    Kevin avverte nel cavo della mano le uova tiepide,
    il pettuccio, la testina dal piumaggio ravviato,
    i piccoli artigli e, scoprendosi legato
    alla rete della vita eterna,
    è mosso a pietà: dovrà continuare a tenere la mano tesa
    come un ramo fuori nella pioggia e nel sole per settimane
    finché la nidiata non uscirà dal guscio per prendere il volo.

    *

    E siccome l’intera cosa è stata comunque immaginata,
    immagina tu d’ essere Kevin. Come ti appare?
    Dimentico di se stesso o in agonia perenne
    dalla nuca fino agli avambracci doloranti?
    Ha le dita indolenzite? Avverte ancora le ginocchia?
    Oppure, il nulla ottenebrato dell’oltretomba
    s’ è aperto un varco dentro di lui? Vaga lontano con la mente?
    Solo e riflesso limpidamente nel profondo fiume dell’amore,
    “Lavorare e non cercare ricompensa,” questa è la sua preghiera.

    Una preghiera recita il suo corpo interamente
    poiché ha dimenticato se stesso, dimenticato il merlo
    e solo, sulla sponda, ha scordato il nome del fiume.

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