Volteggiando

 
Su Heathrow si volteggia.
Sembra un destino. Tale è l’ affollamento dello spazio aereo sul più grande aeroporto di Londra, nonché il più trafficato d’ Europa, che una volta arrivati più o meno sulla sua verticale, nessuno ti toglie perlomeno venti minuti di graziosi volteggi panoramici ( a meno che non sia io a sbagliare ostinatamente compagnia aerea).
Una specie di sospensione nella sospensione, visto che già il viaggio di suo io lo vivo come una sospensione dello spazio-tempo, ma questa è una sospensione al quadrato, pare veramente di trovarsi immobili e lontani da tutto.
Si vive un involontario e forzato recupero della lentezza e non è detto che la cosa faccia male.
Non importa quanta fretta e quanti impegni tu abbia laggiù, e neppure quanto tu sia importante, qui devi stare, chiuso nella scatolina con le ali volteggiando su infinite distese di casette a schiera che sembrano quelle del monopoli, tutt’ attorno ad un pigro Tamigi color pozzanghera.
Parco della Vittoria, Viale dei Giardini, Vicolo Corto e Vicolo stretto, memorie mitizzate di pigri pomeriggi estivi, e qualcuno ha mai finito una partita a monopoli ?
Ricordi di tempo lento che sgocciolava a fatica mentre adesso sembra un rubinetto spalancato anzi rotto, con l’ acqua che si disperde per terra e l’ idraulico che non arriva, e tu che cerchi di fermare il flusso con le mani o quanto meno rallentarlo un po’ e non ci riesci.
 
Ti obbliga a recuperare la lentezza, un tempo così, isolato dal mondo, i telefoni sono spenti da quando il viaggio è cominciato, ma in questo momento non si può usare neppure il PC, né l’ iPod, né qualsiasi altra elettronicheria. Il libro che stavo leggiucchiando l’ ho messo via quando mi hanno fatto credere che stavamo per atterrare e non ho voglia di tirarlo nuovamente fuori dalla borsa.
 
Non resta che canticchiare davanti alle casette del monopoli.
 
 

 

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2 commenti su “Volteggiando

  1. RedPasion ha detto:

    sospeso…
    leggero…
    lontano da tutto

  2. capehorn ha detto:

    Il tempo della lentezza.
    E’ la disabitudine di questo mondo.
    Ci ricordiamo improvvisamente d’essere vivi.
    E il vivere, si fa quiete, spesso cercata, ma il più delle volte destinata ad essere ignorata.

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