Immagina che

Se non avessimo speranza non soffriremmo.
L’ inferno comincia quando ci mettiamo a pensare che le cose potrebbero andare meglio.
 
John Berger – Una volta in Europa
Il temine “Immagine” viene dal latino Imaginem o Mimaginem, che contiene la radice greca di Mimos, imitatore. Un’ Immagine è una Rappresentazione, un Ritratto.
Immaginare vuol dire creare immagini interiori di qualcosa che esiste. Oppure di qualcosa che non esiste. O che non esiste ancora.
 
Immaginano i bambini che giocano a “facciamo finta che…”
Immaginano i narratori che inventano una storia.
Immaginano gli ingegneri che progettano un ponte.
Immagina il terapeuta che interpreta i sintomi, immagina l’ investigatore sulle tracce di un assassino.
Immagina anche il contadino, quando semina.
 
Immaginare ciò che ancora non esiste è il punto di passaggio verso l’ intelligenza, è ciò che dà la prospettiva al futuro, dà profondità rispetto al futuro stesso.
L’ intelligenza è in qualche modo legata all’ immaginazione di ciò che verrà, come se fosse una memoria del futuro, un ricordo di ciò che ancora non c’è.
Senza questa memoria del futuro si resta schiacciati sul presente, condannati alla realtà, a vivere la vita a mano a mano che accade. Senza progetti, senza fantasia. Reagendo alle circostanze come farebbe un animale, senza capacità di costruire.
 
L’ intelligenza intesa come memoria del futuro ci porta ad immaginarci una condizione diversa e più desiderabile di quella attuale, e questo crea uno scarto fra “dove siamo” e “dove vorremmo essere”, un desiderio di passare dal presente reale al futuro immaginato, una speranza.
In due parole, immaginare porta a non accontentarsi.
 
Porta anche all’ aggressività, probabilmente, perché più lo scarto è forte, più forte è anche il desiderio di colmarlo, e più forte il senso di intolleranza verso qualunque cosa o persona che si frapponga fra chi immagina ed il futuro desiderato ed immaginato.
Ciò che si immagina si desidera, costi quel che costi a chi immagina e talvolta agli incolpevoli altri. C’è un principio di dominio in questa aspirazione, c’è tutto il carattere dell’ Occidente, l’ istinto di torcere la realtà assoggettandola alla volontà.
È una cosa buona o cattiva, questa ?
 
C’è il principio del progresso, non solo quello del dominio, muoversi dalla situazione in cui ci si trova verso quella che si immagina. C’è soprattutto il principio della curiosità, dell’ instancabile perpetua ricerca che trova un senso in sé, non nella cosa cercata, tant’ è che quando ciò che si cerca è raggiunto subito scatta un meccanismo appetitivo che porta a cercare qualcos’ altro ancora.
Una dannazione, forse, ma forse anche una scintilla divina.
 
E così chi è nato in schiavitù può usare l’ immaginazione e figurarsi una situazione in cui lui non è più schiavo, o addirittura una in cui nessuno è schiavo, in cui non ci sono più padroni, in cui ciascuno può disporre del proprio destino.
La Bibbia racconta della schiavitù degli Ebrei in Egitto, durata generazioni e secoli interi. Mai però fra chi era nato in cattività si era persa la capacità di sognare la libertà possibile, la terra promessa, di immaginare un mondo libero. Come non l’ hanno mai persa i neri in Sudafrica o i popoli dell’ europa dell’ Est sotto la dominazione sovietica.
 
Qui non si parla di persone vinte ed assoggettate che continuano a coltivare il ricordo del tempo felice in cui erano liberi, qui si tratta di persone nate e cresciute in stato di privazione della libertà , per le quali gli stessi racconti dei padri corrispondevano a scenari mai visti ma solo immaginati.
 
Immaginare porta al desiderio, ma porta anche alla curiosità, porta ad esplorare, immaginando cosa potrebbe esserci dietro qualunque apparenza, quale sorpresa, quale inattesa realtà, quale magia potrebbe celarsi dietro l’ angolo.
La curiosità porta con sé frustrazione, ansia, insoddisfazione perenne, desiderio dinamico, movimento senza fine.
Ma così è anche la vita.
 
Un organismo vivente non è mai in equilibrio statico, non respira una volta per tutte, non si nutre una volta per tutte. Deve continure a respirare, a cibarsi. Se si ferma muore. Perché dovrebbe essere diverso per l’ anima ?
 
Se non cerca, se non ha curiosità, se non immagina più di ciò che vede, l’ anima muore.
Niente di più e niente di meno.
Annunci

5 commenti su “Immagina che

  1. capehorn ha detto:

    Hai immaginato tutto tu 🙂
    Io adesso cosa immagino ?-)
    CapeH

  2. genevievve ha detto:

    incanto…qui si sta bene…
    respiro arria fresca, aria pura…..

  3. RedPasion ha detto:

    ma l’inferno comincia anche quando si comincia a pensare
    che le cose non cambieranno mai…

  4. melogrande ha detto:

    E’ la stessa cosa, Red, se ci pensi.
    Aver paura che le cose non cambino o desiderare che cambino sono due facce della stessa medaglia.
    C’è sempre di mezzo l’immaginare un’ alternativa.

  5. DEBBY74 ha detto:

    bello il tuo blog complimenti ciao debby

che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...