Di corsa verso

 

Aveva nevicato di notte, non tanto, le strade erano pulite, i campi però si erano imbiancati, un po’ di neve era rimasta sospesa fra i rami spogli degli alberi allineati lungo il viale, oppure stava accucciata in cima ai cespugli ed alle siepi.

Sui campi, il manto era quasi uniforme.

La mattina l’ aria era molto fredda, e l’ umidità della notte aveva lasciato una nebbia leggera, così che in lontananza il campo innevato sembrava che perdesse peso e si levasse in aria, senza interruzione di colore o di densità, semplicemente la stessa sostanza del campo pareva decollare, sollevandosi prima a mezz’ aria per poi proseguire ancora più in alto verso quello stesso uniforme colore lattiginoso che invadeva il cielo.

Tutto dello stesso bianco, ma non bianco innocente, era un bianco perlaceo ed iridescente, bianco decadente e perfino un po’ corrotto.

 

Nell’ aria gelida e calma il silenzio era pressoché assoluto, sentiva il passo ritmato della propria corsa, il respiro regolare, persino, gli pareva, il pulsare forte del sangue.

Il fruscio improvviso proveniente dai rami di un albero parve fragoroso, mentre districandosi a fatica si levò in volo all’ improvviso un uccello di colore nero, un grosso merlo oppure un piccolo corvo, non c’ era stato il tempo di distinguere il colore del becco. Curiosamente, si era levato in volo tagliandogli la strada invece di allontanarsi nella direzione opposta.

 

Riprese il ritmo della corsa, ma quel volo radente lo aveva scosso dallo stato di gradevole  torpore mentale a cui spesso conduce la corsa regolare, e non potè fare a meno di ripensare alle poche parole scambiate quella mattina.

 

Ma che senso ha ? la domanda lo aveva sorpreso.

Cosa ?

Tutto questo.

Nessuno, probabilmente. Tutto ciò che inizia deve finire, altrimenti non potrebbe mai nascere niente di nuovo.

Possibile che non abbia senso ?

Forse ciò che davvero non ha senso è solo il bisogno di trovare un senso a tutto.

L’ amore resta.

Per un po’, qui e là. Ma non è dato per sempre. Occorre averne cura, costruirci attorno. Fare progetti. Costruire. Faticare.

Strinse le palpebre, il sudore salato bruciava gli occhi. Accelerò il passo.

 

Curiosamente, sentiva il cuore leggero.

 

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11 commenti su “Di corsa verso

  1. RedPasion ha detto:

    “il fatto che la vita non ha un significato è una ragione per vivere, l’unica in grado di darle un senso” [Cioran]

  2. capehorn ha detto:

    Si è più leggeri, perchè il nostro amare, pensare, costruire giustifica il confessare di aver vissuto.
    Non ci liberiamo di un peccato, acquisiamo la coscienza di noi stessi.
    CapeH

  3. melogrande ha detto:

    Il fatto che le cose abbiano una traiettoria e non restino piatte, proprio questo gli dà un senso. Una storia infinita senso non ne ha.

    E la finitezza percepita rende ancora più intenso, semmai, il desiderio di vita.

  4. LaPoetessaRossa ha detto:

    Anche il mare con le sue onde, trasforma le coste, erode, accarezza.

    Lascia tesori sulla sabbia, è capace di portare al largo ciò che non ci piace o di trattenere all’orizzonte le nostre più intime speranze, e anche i sogni…quando pensa non sia ancora il tempo giusto per farli avverare.

    Un lupo in riva al mare è un azzardo poetico che mi permetto.

    Il resto non si spiega che con altre parole […]

    Ma non finisce mai nulla se non quando muore.
    Tutto si trasforma.
    E le trasformazioni sono impreviste.
    E sanno, a volte, stupire.

  5. utente anonimo ha detto:

    Il senso, lo dice la parola stessa, e’ la ricerca di contatto, di profumi, di forme, musiche, suoni, colori, di brezza, di carezze, di respiri, di sapore, di dolcezza, in una giungla di altri odori, sapori che magari non ti piacciono, di colori spenti o troppo accesi, di rumori assordanti o troppi silenzi…
    Mettili tutti insieme, mescolali. Hai la tua vita.
    Un abbraccio, Melogrande, da LOREDANA.
    😉

  6. zop ha detto:

    ma che carino! il senso forse è solo nell’uomo e non nella natura…

  7. melogrande ha detto:

    Il senso è il mutamento, l’ evoluzione, il viaggio ?
    L’ ho sempre sospettato….

    PR, vengono in mente le parole altrui di Walcott :

    Tempo verrà
    in cui, con esultanza,
    saluterai te stesso arrivato
    alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
    e ognun sorriderà al benvenuto dell’altro
    e dirà: Siedi qui. Mangia.
    amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
    Offri vino.Offri pane.Rendi il cuore
    a se stesso, allo straniero che ti ha amato
    per tutta la tua vita, che hai ignorato
    per un altro e che ti sa a memoria.
    Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
    le fotografie, le note disperate,
    sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
    Siediti. E’ festa: la tua vita è in tavola.

    Un viaggio che in cui si ritrova se stessi, alla fine

    Zop,forse il BISOGNO di senso è solo nell’ uomo …

  8. utente anonimo ha detto:

    il mio senso sta nel fermarmi a guardare e la natura e’ il teatro in cui questo ha modo di essere.
    Interessante riflessione la tua e suggestiva la foto che hai abbinato.
    Un caro saluto
    Dona

    Se vuoi da me c’e’ un sondaggio che rispecchia in un certo senso questa tua riflessione

  9. melogrande ha detto:

    Ho votato, ho votato.
    Io sto a centrocampo…

    I commenti hanno portato in luce aspetti di cui non ero del tutto conscio scrivendo; evidentemente il senso della vita è una fissa, per me…

  10. utente anonimo ha detto:

    Il senso ultimo della vita.
    Domanda che a un certo punto della vita tutti quanti si fanno.
    Molti però presto l’accantonano per sempre.
    Altri perché convinti, o perché privi della forza necessaria,
    accettano le risposte offerte dalla religione.
    Altri ancora continuano a cercare la risposta.
    E sarà allora un lungo interrogarsi senza risposte.
    Ma ciò che è importante è proprio questo interrogarsi sul senso ultimo della vita e non perdere la voglia di cercare la risposta.
    Ma nel frattempo bisogna vivere. Ed allora è necessario dare un senso alle cose che facciamo.
    E lallora a natura avendoci creati animali socievoli ci rende capaci di scoprire un senso negli attimi della nostra vita. Certo è un senso limitato ma è un senso capace di sostenere i momenti della giornata, le giornate che si susseguono, il tempo che ci è dato. Scaflari nel suo ultimo libro “L’uomo che non credeva in Dio” parla di segmenti di senso che creano connessioni. Connessioni che creano senso. Mi sembra una bella immagine.
    Viviamo ed incontriamo persone che scambiano con noi la loro ricchezza sentimentale, il loro deposito di esperienza, la loro profondità di pensiero. Ecco allora che acquistano senso l’amicizia, l’amore, la compassione, il lavoro, i sogni, le ambizioni, persino la competitività.

    Da qui un’altra domanda: “cosa resterà di noi”. Resterà ciò che abbiamo lasciato nell’anima, nel cuore delle persone che abbiamo incontrato e con le quali per un po’ abbiamo condiviso il nostro percorso. Dobbiamo saper diventare luoghi e casa per le persone che incontriamo. Ma di questo abbiamo già parlato in un altro post.

    “Del resto noi siamo forme che casualmente la natura produce.” (Scaflari)

    hesse

  11. melogrande ha detto:

    Interessanti osservazioni che mancavano da un po’. Un gradito ritorno, Hesse…

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