Dicembre è buio

È andata, anche stavolta.
 
Non è nemmeno difficile spiegare perché dicembre mi stia storicamente antipatico, un fatto ormai cementatosi negli anni, sistematico, che si ripresenta con implacabile certezza stagionale.
Mi sta antipatico e lo temo, due fenomeni che non di rado si accompagnano.
Non è difficile spiegare, e si può forse ricondurre tutto ad una sola parola: ipocrisia.
Dicembre è il mese più ipocrita del calendario.
Fa finta di essere un mese festoso e giulivo, ma non è vero.
È un mese in cui lo stress lavorativo usuale non cala, anzi è acuito dalle scadenze di fine anno (chi non ce le ha ?), e a questo si somma lo stress delle festività.
A partire dagli auguri (A chi ? E dov’è finita la lista dell’ anno scorso ? E perché non mi sono segnato quelli ricevuti ? E stavolta di chi mi dimenticherò ?) per continuare coi regali (avevo un anno di tempo e figurati se ne ho messo da parte uno che sia uno. E ora come faccio ?), e via con le code il traffico la ressa nei negozi. Sapendo benissimo che fra meno di un mese tutto quello che sto comprando lo offriranno a metà del prezzo che sto pagando.
 
E via così, con le visite per scambiarsi gli auguri con gente che non vedi e non senti da un anno esatto e che non rivedrai né sentirai per un altro anno e ci sarà il suo perché, le persone che ti stanno a cuore non aspetti Natale per cercarle, ma stasera bisogna fare finta che ti siano mancati e rispondere che sì, certo, questa volta sicuramente riprenderemo i contatti, “non appena passate le feste”.
Ipocrisia pura nello sfarzo luccicante di una festa che ti obbliga allo sforzo di apparire felice perché a Natale si è tutti più buoni.
 
Claustrofobia di pranzi che esondano fino a metà pomeriggio in sale da pranzo piene di fumo (non vorrai fare il rompiscatole salutista a Natale, vero ?).
Claustrofobia di cene che non hai ancora fatto in tempo a digerire il pranzo e non puoi non pensare alla fatica che ti costerà smaltire questi chili.
Problemi con la bilancia, e problemi coi bilanci, personali e non che pare sia obbligatorio fare proprio adesso.
 
Ma poi che storia è che uno debba divertirsi alla data prefissata e non quando ne ha la voglia e l’ occasione ? E’ come la pretesa dei luna park, o parchi divertimento, che già nel nome stesso adombrano l’ obbligo, imposizione e fastidiosa aspettativa. Se non ti diverti è colpa tua, non nostra, sembrano dire, e così io quasi facevo apposta a non divertirmi mai.
Ecco, per me dicembre è un po’ così.
 
Neppure presso l’ amata montagna trovo redenzione dal malumore, tra settimanabianchisti assatanati di visibilità coi 4×4 formato (e color) carrofunebre napoleonico, e folle di tute fluorescenti ammassate davanti allo skilift come il giorno prima alla mensa aziendale.
Né c’è salvezza nelle case, dove i televisori petulano a tutto volume programmi di cosiddetto intrattenimento.
 
Finite le feste, torna la vita vera, e meglio così.
Troppo negativo, vero ?
 
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3 commenti su “Dicembre è buio

  1. utente anonimo ha detto:

    Nessuna troppa negativita’, Melogrande…
    L’inverno e’ tempo di abbracci e tutto quel clamore, quella frenesia, quei pasti, quella forzatura di auguri e sorrisi…no, non mi piace particolarmente. Anche io la trovo piuttosto ipocrita. L’inverno, cosi’ come dicembre e gennaio, e’ tempo di silenzio, di neve che cade, di camini accesi, di passeggiate sentendo lo scricchiolare secco della neve fresca sotto le suole. Di amici cari, di amori gentili, di abbracci sinceri.
    Ciao…
    Loredana

  2. RedPasion ha detto:

    no, non sei esagerato.

    però… pensa… a casa mia dal 23 a capodanno… siamo stati più o meno tutti molto male per un terribile virus intestinale… e quindi abbiamo avuto il privilegio di saltare tutti i pranzi gli auguri i regali ecc…

    questo però non mi ha fatto star meglio, pur detestando lunapark, carnevale e festività più di te…

    cioè… avrei preferito obbligarmi ad un cenone…piuttosto che affidarmi a delle flebo:)

    TUTTO è molto relativo e la nostra visione della vita… dipende… da ciò che abbiamo dentro… e… intorno.

  3. capehorn ha detto:

    Dovrebbe essere il tempo della lentezza. Il tempo privilegiato della lentezza.
    La campagna dorme, c’è neve (almeno quest’anno). Eppure la gioia di natale ti prende alla sprovvista e le sue imposizioni rituali, sconvolgono il ciclo del silenzio. Quasi a dimostrare che la vita di tutti i giorni è presente, che non puoi non cortocircuitare (perdonami la nefandezza linguistica, ma data l’ora…) Dopo l’exploit, ritorneranno usati ritmi, come una macina da mulino.
    Lo so neppure la montagna, così cara riesce a sottrarsi al rito pagano e becero dell’ultimo modello di carrarmato urbano, al “derniér crì” fluo dello sciatore molesto.. Rimane, per chi può il camino, il ciocco fiammeggiante, e le parole sospese tra una favilla e l’altra di qualche amico, che crede ancora nell’inverno e nell’elogio della sua lentezza.
    CapeH

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