Andata e ritorno fra etica e Dio

Vito Mancuso è un teologo, e questo di per sé non dovrebbe rendermelo particolarmente simpatico.
È però anche persona particolarmente intelligente, di quella intelligenza capace di esprimersi in ragionamenti compatti e lucidissimi, un’ intelligenza tagliente, si suole dire.
Ed è anche persona di assoluta onestà intellettuale, disposta a seguire il proprio ragionamento fino alla fine, qualunque sia la conclusione a cui il ragionamento perviene, rinunciando alla tentazione di piegarlo ad una tesi precostituita. Non è poco, di questi tempi.
Vale dunque la pena leggerlo, se non altro per mettere alla prova le proprie convinzioni di fronte ad un interlocutore particolarmente forte.
Ho parlato tempo fa del suo libro “L’ anima e il suo destino”, che mi aveva lasciato ammirato ma non convinto. Con piacere ritrovo il suo limpido discorso in un saggio dal titolo “Dall’ etica a Dio” , contenuto nell’ Almanacco di Filosofia N. 6 di Micromega, dedicato ai temi della religione, della democrazia e dei non sempre facili rapporti fra le due.
Molti laici tendono oggi ad interessarsi molto di Dio e della religione, oltre a Flores d’ Arcais mi viene in mente Scalari. Nel mio piccolo, capita anche a me, come i pochi frequentatori di questo luogo hanno ormai a loro spese imparato.
 
Il punto di partenza è la constatazione che non esiste fondamento teoretico all’idea di Dio, quanto meno non ne esiste nessuno compatibile coi tempi moderni. Non mi è chiaro se la bellissima prova ontologica di Sant’ Anselmo (Dio è l’ essere perfetto, dunque deve esistere altrimenti non sarebbe perfetto) abbia mai davvero convinto nessuno dell’ esistenza di Dio, oggi di sicuro non convince nessuno, come non convince nessuno la prova cosmologica o qualsiasi altra prova variamente argomentata nel corso dei secoli.
Non c’è fondamento teoretico, però l’ idea di Dio non solo sopravvive ma continua ad affermarsi in tutto il mondo. Come mai ?
E’ chiaro che credere in Dio rende un po’ più facile affrontare i problemi della vita e della morte, c’è qualcuno lassù che pensa a noi, ci consola l’ idea dell’ aldilà, la vita eterna e quant’ altro. D’ accordo.
Ma il punto che solleva Mancuso è più stuzzicante. Da dove viene l’ idea stessa di Dio ? Qual’ è il fenomeno fisico che l’ ha fatta nascere ? Perché a qualcuno viene in mente che Dio (forse) esiste ?
 
Mancuso identifica questo fenomeno con la coscienza del bene.
L’ uomo è l’ unico essere liberi (fino ad un certo punto…) dalla dittatura degli istinti. Può fare ciò che vuole, può fare il male e può fare il bene.
L’ uomo non è buono. Legno storto, lo definiva Kant. Eppure, da questo legno storto può venire l’ idea di bene, di giustizia, la coscienza morale. Una specie di miracolo.
Ma da dove viene questa aspirazione ad elevarsi ? E’ un’ aspirazione di origine divina, rispondeva Kant.
Mancuso invece dice: osservate la natura, pensate a come siamo fatti: particelle che fanno atomi che fanno molecole che fanno cellule che fanno organi…
La nostra fisiologia è un inno all’ organizzazione, all’ ordine, alla collaborazione, all’ armonia della parti.
L’ istinto del bene, della giustizia altro non è che il riflesso di come siamo fatti, affiora in noi dalla struttura stessa dell’ essere,. È questo principio, che ci viene dalla nostra stessa natura profonda, ciò che noi chiamiamo Dio (o Logos o Dharma, o Tao…).
È dunque l’ idea di Dio che affiora da quella di bene, e non viceversa..
Mancuso è il primo a rendersi conto che ciò di cui parla è un principio divino impersonale, lontanissimo dal Dio che le storie della Bibbia descrivono, e che questo costituisce un problema teologico non indifferente. Ma non è di questo che vorrei parlare.
Né vorre sollevare il problema del male, che immagino Mancuso attribuirebbe alla tendenza dell’ universo al disordine ed all’ aumento dell’ entropia.
 
Vorrei piuttosto tornare al cuore del problema, se sia l’ idea di Dio a generare quella di bene o piuttosto il contrario.
La questione non è nuova, e mi ha fatto tornare in mente il famoso dilemma di Eutifrone. In questo primo (e contorsionistico) dialogo platonica Socrate affronta per l’ appunto questo problema: una cosa è buona perché piace a Dio o piace a Dio perché è buona ?
La prima alternativa, cioè che il bene sia ciò che piace a Dio, comporta, come è facile vedere, un elevato grado di arbitrio, tanto più che non abbiamo la possibilità di chiedere direttamente a Dio se una cosa gli piace veramente, e dobbiamo accontentarci di ciò che altri uomini ci assicurano essere l’ opinione divina.
E se a Dio dovesse piacere l’ omicidio, questo diventerebbe una cosa buona ?
La domanda non è affatto surreale, è esattamente ciò che pensano oggi i terroristi islamici e pensavano ieri crociati, inquisitori ed uomini di chiesa dediti alla persecuzione di streghe ed eretici. “Dio lo vuole” è sempre stato un meraviglioso alibi per fare ciò che si vuole, sempre.
La seconda alternativa, che Dio ami ciò che è buono, parte dal principio che l’ idea di bene preceda quella di Dio. È la via percorsa per l’ appunto da Mancuso, per il quale l’ etica precede, e non segue, la religione. Ma se l’ etica precede Dio, in qualche modo se ne svincola, e non è possibile eludere la domanda se sia veramente necessaria l’ idea di Dio, una volta che si sia dato un fondamento autonomo all’ etica.
L’ aspirazione al bene io credo possa essere derivata in modo del tutto indipendente su base naturale ed evoluzionistica, benchè non ci sia ancora una teoria universalmente accettata.
L’ uomo è un animale sociale. Fu cacciato dalle foreste che costituivano l’ ambiente naturale dei primati a seguito dei cambiamenti climatici fu costretto ad avventurarsi nelle savane, pericoloso terreno di caccia dei grandi carnivori. Un uomo non ha grandi armi naturali, né di offesa né di difesa, non ha zanne né artigli né corazza, non può difendersi da un leone e non gli è neppure facile uccidere una gazzella. Può solo contare sulla sua intelligenza, e sulla collaborazione. Una squadra che si muove in modo coordinato può catturare qualsiasi preda, e difendersi efficacemente da qualsiasi predatore. Questo è ciò che ha innescato lo sviluppo tumultuoso del cervello dell’ uomo, l’ invenzione del linguaggio, la società, i riti.
L’ idea di comunità comporta quella di collaborazione. Necessita di armonia, di giustizia, di altruismo, di bene. La sopravvivenza della comunità impone la condivisione del principio di giustizia reciproca, di solidarietà, di quel principio variamente espresso da massime quali “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”, “comportati sempre come se il tuo comportamento dovesse divenire modello universale”, o nella forma più estrema di tutte “Ama il prossimo tuo come te stesso”, comandamento che rende superflui tutti gli altri.
L’ idea di bene è insita nell’ evoluzione della specie umana.
Ma non del tutto. I geni sono egoisti, si sa, ed in una comunità di individui perfettamente giusti ed altruisti un individuino egoista avrebbe un successo strepitoso prendendo da tutti senza dare niente in cambio. Gli egoisti si diffonderebbero rapidamente, ma non del tutto. Perché, al contrario, una società di soli egoisti si dissolverebbe in una guerra di tutti contro tutti, ed i suoi membri perirebbero indifesi.
Esiste un punto di equilibrio, una miscela di altruisti ed egoisti, di buoni e cattivi, di giusti ed ingiusti. Un punto di equilibrio che dipende dalle contingenze storiche, dalla severità delle sfide che la comunità affronta, dalle idee dominanti in quella comunità, ma che comunque si raggiunge sempre.
Quella miscela curiosa di bene e male che vediamo intorno a noi e, talvolta, dentro di noi.
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7 commenti su “Andata e ritorno fra etica e Dio

  1. melogrande ha detto:

    Eh, sì, è davvero pallosetto questo post, mi rendo conto …

  2. RedPasion ha detto:

    no, non dirlo…
    l’ho già letto una volta…
    ma per commentare… devo rileggerlo…
    non è noioso… è
    IMPEGNATIVO…

  3. capehorn ha detto:

    Riguardo l’impegno che si deve profondere nel seguire la tua millimetrica esposizione, è indubbio.Ne esco con gli occhi incrociati. Dunque etica precedente Dio . Dio come manifestazione di un’entità superiore. L’etica, giustamente, sarebbe il fondamento superiore a cui volgersi, in quanto svincolata a quello. Epperò l’etica se precede, l’idea di un Dio, qualunque sia la sua forma, rischia di soggiacere ad un’idea superiore,la quale dovrà, in qualche modo dare una risposta. C’è da domandarsi se l’etica è il secondo gradino mentre al primo c’è un qualcosa cui questa debba appoggiarsi. Come credente nell’esistenza di Dio e dalle sue manifestazioni, penso che Lui si si manifestato nel corso dei secoli attraverso quelle forme e quegli ideali, che più si attigliavano al momento. Ben inteso senza mai abbandonare, quale fondamento della sua esistenza, l’amore. “Ama il prossimo tuo come te stesso”. E’ vero che quì assistiamo allo scontro tra Kant e Rousseau e la concezione umana dei due, ma rimane imprescendibile come Dio si proponga all’uomo come amore. Ricordo ancora il tuo scritto riguardo la “lotta” tra cultura greco-romana e giudeo-cattolica e come la seconda abbia influenzato la vita dell’uomo negli ultimi 500 anni. Non è questo il luogo per ripercorrere antiche peste. Piuttosto riproporre, come sempre attuale la dicotomia, bene e male. Lo sforzo della risoluzione di quel problema ha portato l’uomo sino ad ora, con la fatica e la gioia del cammino fatto.
    Forse sarà pallosetto leggere e capire i commenti. Ma … chi di spada colpisce … 🙂
    CapeH

  4. melogrande ha detto:

    Mai non sia che mi lamenti di un commento, specie se articolato…
    Dunque.
    Mancuso si pone la domanda: da dove proviene l’ idea di Dio ?
    La sua risposta (se non fraintendo) è: arriva dalla cognizione del bene e del giusto, cognizione che è in qualche modo a monte dell’ idea di Dio e che la origina. Dio è il nome che diamo all’ idea di bene che portiamo dentro.
    E da dove arriva questa idea di bene ? Sempre secondo Mancuso l’ idea di bene altro non è se non l’ affiorare di quel principio di ordine ed armonia che presiede alla nostra stessa fisiologia.
    Un essere vivente è una struttura che tende all’ ordine in un universo che invece tende al disordine. La costruzione di una struttura ordinata richiede un principio di armonia e collaborazione, particelle che formano atomi, atomi chhe formano molecole, molecole che formano organi, organi che formano esseri viventi.
    “Bene” è il nome che diamo a questo principio che presiede alla nostra esistenza e di cui noi uomini siamo consapevoli.
    Questa idea di bene ci fa pensare che esista Dio.
    Fin qui, salvo errori o fraintendimenti, Mancuso.

    Io suggerivo che anche la collaborazione armonica FRA uomini potrebbe essere inscritta nella condizione umana e riflessa nei nostri geni.

    D’ altra parte mi chiedevo se, mettendo l’ idea di bene a monte di quella di Dio non ne risulti una relativa indipendenza dei due concetti, talchè l’ idea di bene possa essere condivisa anche da chi fa fatica a condividere quella di Dio.

    Il fondamento starebbe appunto nella natura umana così come l’ evoluzione l’ ha prodotta senza interventi trascendenti.

    Dostoevski riteneva che “senza Dio tutto è permesso”.
    Io non riesco a convincermi che sia così.

  5. capehorn ha detto:

    La mia era solo una celia, lo hai ben capito. E’ vero che l’idea del bene e del male sta nella genetica dell’uomo, sin da tempi più antichi. Uccidere un’ uro dava cibo al clan era una buona azione. Anche eliminare un clan aversario era positivo perchè ampliava il territorio, su cui stanziava il clan “uccisore”. Solo con una più articolata e sistematica proposizione di se, nel mondo, quindi anche con l’indroduzione di un’entità superiore e trascendente, l’uomo ha cominciato a formulare con esattezza l’idea del bene e del male e a tentare di giustificare l’una e l’altra. Giustificazioni non sempre appropriate, ma concordo con te nell’affermare che, contrario a Dostojevski, possiamo affermare che anche con la presenza di Dio sono possibili le cose. Non me la sento di assolutizzare, la permissione di tutte le cose senza la presenza di un freno, ancochè trascendente. L’uomo attraverso l’etica e i secoli di pensiero si è formato il concetto del bene e del male, con il concetto di Dio ne riafferma la sua immanente attualità.
    Per ultimo ti ringrazio per la fotografia. Questa domenica ha più senso, ora.
    Grazie.
    CapeH

  6. zop ha detto:

    nemmeno a me i teologi stanno simpatici… ma questo tuo pezzo più che pallosetto, mi pare un vero e proprio articolone che meriterebbe di essere tatutato sulla carta! un slauto. z

  7. melogrande ha detto:

    Eh, magari, Zop…

    Grazie davvero.

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