Lasciatemi l’ autunno

Lasciatemi l’ autunno. Non è Ottobre il mese crudele. Non per me, almeno.
L’ estate m’ aveva intorpidito ed impigrito, disteso sulla spiaggia affollata, rintronato di calore, vivendo per mesi nella corporeità del sole sulla pelle, fatto io stesso percezione tattile e rombo nelle orecchie, pressione bassa e sguardo illanguidito. Sognare grilli e cicale, verande ombrose e cinema all’ aperto sperando in un serale sollievo non era poi così bello, nè mi piaceva l’ idea di girare in città con la camicia incollata, su metro, bus o treni di sofferta umanità. No, non era bello. Incastrato poi tra asfalto e lamiera calda, o in fila col vassoio, oppure brulicante fra i simili con l’ acqua al ginocchio. No, grazie. Non era così bello.
 
L’ autunno invece ripiega e focalizza la mente, riprende la trama sfilacciata dalla calura estiva, quando è stato giocoforza lasciare che le cose andassero un po’ per la loro strada, mancando la concentrazione la voglia l’ energia la convinzione o ciò che serve per tenere in mano il timone della propria vita.
Estate alla deriva, frutto del caldo, della stanchezza, della scarsa lucidità.
 
Niente di male intendiamoci, che il timone va pure allentato di tanto in tanto. Non siamo perfetti. Abbiamo debolezze e limiti e fragilità. Ci voleva il fresco per rimettersi in piedi.
 
Oggi è concessa rinascita, nell’ aria che rinfresca e rianima pensieri e pressione arteriosa, rinascita nei colori che trasmutano alchemicamente, mentre il fare recupera il suo ruolo.
Oggi l’ atmosfera è limpida e ferma, talvolta è semmai addolcita dalla nebbia che sembra alabastro, bucata dal volo nitido e sicuro degli uccelli che sfrecciano bassi.
L’ aria non tremola più in controluce, i colori sono dati con mano ferma, adesso, da un pittore più consapevole dei suoi mezzi, per dire.
 
Rialzando il bavero affretto il passo, l’ aria è fresca ma i colori no, quelli sono da caminetto acceso, un giallo che tramuta in ocra che tramuta in rosso vivo, toni caldi e commossi come me.
 
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9 commenti su “Lasciatemi l’ autunno

  1. capehorn ha detto:

    Son ripassato, leggendo di essere gradito ospite. Mi precipiterò a leggere Occidente Occidente. Hai una prosa saporosa e mai come Ottobre “Dai tini con le pance piene prepara mosto ed ebbrezza” (Il Vate di Pàvana uno dei miei mentori) mi spinge a chiosare, che supponenza, le tue ricche righe. Sì Ottobre è il mese del fuoco. L’ultimo ruggito dell’anno che declina. Ammonisce gli uomini, attenti siate pronti il gelo non tarda ad arrivare. Godete di questa natura, tra poco sarà il nulla.
    I gialli, i rossi e quest’aria che sa di bagnato, di terra pronta a ricevere per poi germinare di nuovo. Sembra un’amante in attesa, vogliosa e gioiosa. Ottobre, mese di promesse, che sa mantenere, ma solo se abbiamo atteso ai ritmi giusti delle stagioni. Attenderò l’inverno e se lo permetti porterò, la prossima visita due castagne e una buona bottiglia. Son savoiardo, anzi il Carducci mi schifò, repubblicano. Le mie colline le penso un manto di colori. Sceglierò un vino corposo, da fuoco di braci, da silenzi e caute parole.
    A presto
    CapeH

  2. capehorn ha detto:

    Ora me ne vado veramente, ni sono permesso di copiare tutto Occidente, per una lettura calma e che abbia un senso. Ti ringrazio ancora della tua ospitalità e della tua disponibilità. Mi domandavo, mentre leggevo se vuoi essermi amico. Attendo fiducioso, grazie.
    CapeH
    p.s. naturalmente la cosa sarà reciproca, qualunque sia la tua decisione.

  3. utente anonimo ha detto:

    Non so se sia il ritmo dell’estate a darmi la sensazione di perdere un po’ il timone della mia vita lasciando che le cose vadano avanti da sole, senza che io me ne dia troppa cura ma certo è una sensazione che talvolta provo. Capita quando i punti di riferimento, le cose importanti della mia vita sembrano scolorare un po’ e rimangono sullo sfondo, si sfocano. Riprendo poi il timone quando, magari, solo per un colpo di fortuna, ripensamenti, impegno, cura, passione questi miei punti di riferimento tornano ad essere ben presenti, saldi. Magari sono cambiati un po’ ma di nuovo sento che ci sono.
    Pensando all’estate devo dire che in fondo mi piace. Mi piace camminare in montagna, mi piace la luce che d’estate colora le vette che amo, mi piace il verde che immemore si staglia nell’infinitamente azzurro. Si adoro il verde. E questo non perché sia sinonimo di vita (magari è così nella simbologia dei colori ma non è questo a cui mi succede di pensare) ma piuttosto perché trovo che esprima bene il legame intimo, profondo che abbiamo con questo nostro mondo. Verde: saldo e radicato alla terra. La sola casa che abbiamo. Anche del mare amo di più le tonalità del verde. Molto meno quelle azzurre. Il verde mi regala serenità, calma, senso di concretezza. L’azzurro invece mi fa provare una sensazione di irrequietezza, di perenne insoddisfazione, di continua ricerca. L’infinitamente azzurro: il cielo. Quel cielo ignoto. Quel cielo che pone domande senza dare risposte. Domande dalle quali non rifuggo ma che certo talvolta mi lasciano un gran senso di vuoto, di desolazione, di frustrazione.
    Dell’estate mi infastidiscono i miti abusati del riposo forzato e dell’altrettanto forzato divertimento.
    E poi in autunno di nuovo gli impegni, il lavoro, insomma tutte le cose serie della vita ed allora forse da qui la sensazione che con l’autunno le cose si rimettano a posto, che la nostra vita che ci sembrava aver rallentato il ritmo riprenda a scorrere con ordine, con forza, con rinnovato vigore.
    E poi che dire l’autunno mi piace in sé. Ma questo amore è legato ai ricordi di infanzia. Ai ricordi del tempo in cui con mio padre ritornavo al paese dei miei nonni paterni. Un picoclo paese circondato da boschi di faggi. Ed allora Melogrande puoi immaginare quale esplosione di colore, di giallo, di rosso. Forse anche mio padre amava l’autunno dei suoi boschi. Sono colori che mi sono rimasti nell’anima e allora mi basta vedere un albero tutto giallo, o solo scorgerne un altro che si sta vestendo di rosso per ritornare su qui monti tanto amati, ancora una volta in compagnia di mio padre tanto amato.
    Ho riletto quanto ho scritto e mi rendo conto che dal tuo post sono nati pensieri diversi, tra loro slegati, sono più che altro emozioni ma ho deciso di lasciarti comunque queste poche righe.

    Demian

  4. melogrande ha detto:

    Con vero piacere, Capehorn, non so tutti hanno capito Ottobre, diceva il vate, ma chi ama la montagna ed il buon vino credo faccia meno fatica.

  5. melogrande ha detto:

    Demian, se le emozioni che descrivi sono state originate ciò che ho scritto, non posso che esserne contento.
    L’ autunno ha sempre in qualche modo richiamato alla vita, e lo fa sempre di più con il trascorrere degli anni.

    Le foglie ingiallite
    rifiutano al cielo
    la fine imminente.
    Il colore infuocato,
    è protesta suprema,
    è più forte memoria.
    Così sono io
    che splendo più intenso,
    e m’ incendio
    di un ultimo fuoco di vita.
    Sarò consapevole rogo.

  6. chiccama ha detto:

    amo l’autunno in tutto!!
    nella tenerezza dei suoi colori, nelle foglie dei faggi, nelle foschie mattutine e nelle pioggia che ricolora i verdi, rinnova la loro vita e li accompagna verso i toni del tramonto

    c’è un luogo (chiamato “I Lagoni”) nella mia terra di origine, verso l’alta collina dove si trovano tre piccoli laghi, per raggiungerli si percorre un sentiero lungo circa 3 km tutto contornato da faggi, ci vado sempre almeno una volta quando sono a casa…lo spettacolo dei colori è da togliere il fiato…

    è un tempo per rimettersi in moto dolcemente , per assaporare il frizzante fresco del mattino…

    grazie Francesco per questo momento…
    chicca

  7. utente anonimo ha detto:

    Anch’io sono per l’autunno, è una stagione bella da camminare.
    E poi i colori svelano molto, si può riconoscere un acero tra i pini o i faggi a distanza di chilometri.
    carlo

  8. melogrande ha detto:

    che dire di più ?

  9. capehorn ha detto:

    “Tra i rapidi scoppi di rossi infuocati, di gialli assolati e di ocre
    che attendono il vento che le impasti alla terra,
    in quast’aria nebbiosa di cui usmo gli umori, solo non sono.”
    Ti regalo due versi il resto lo trovi a casa mia, quando puoi passa, son lì sul terzo scaffale. Ci son le castagne e una bottiglia di rosso, già aperta Profuma di viole, di bosco e tabacco. Mesci senza risparmio, a tuo gusto, finchè sei sazio.
    CapeH
    ps. dovrò accludere qualche foto della mia montagna. Mi urge, quest’ansia.

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